Monthly Archives: May 2020

Come fare più test per il coronavirus

Un post di qualche settimana fa di Jordan Ellenberg racconta di come in Nebraska siano riusciti a fare la “moltiplicazione dei test” per verificare la positività al coronavirus. Se i laboratori non possono fare più di un certo numero di test al giorno – perché non hanno le capacità logistiche sufficienti oppure perché non hanno abbastanza materiale per il test – si può infatti usare un trucco. Invece che testare un campione per volta, se ne mischiano cinque insieme, prendendo metà del campione di ciascuno e si fa il test sul risultato composito. Se il test è negativo, nessuno dei cinque campioni era positivo; se invece il test è positivo, allora si riprendono i campioni iniziali e li si testa a uno a uno. Semplice, no? Beh, non è proprio tutto oro quel che luccica.

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Quando semplificare peggiora le cose

QUI NON SI PARLA DI POLITICA. Però a volte le affermazioni di un politico possono essere alla base di un discorso che riguarda la matematica. Mi riferisco all’affermazione di venerdì scorso dell’assessore lombardo Giulio Gallera, che commentando la notizia della discesa dell’indice di contagio Rt ha detto «L’indice Rt a 0,51 vuole dire che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette…. Questo vuol dire che non è cosi semplice trovare due persone infette nello stesso momento per infettare me», ma soprattutto ha insistito: «Ho dato una semplificazione che fosse comprensibile a tutti sul fatto che il virus stesse rallentando. Ho voluto spiegare a tutti un concetto scientifico […] Non c’è nessun misunderstanding, ho il compito di provare a semplificare concetti scientifici».

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John Horton Conway e la matematica come gioco

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To boldly go where no configuration had gone before! (da Wikimedia Commons)
Come sapete, l’11 aprile scorso John Horton Conway è morto, per complicazioni legate a CoViD-19. In rete trovate tantissimi ricordi, comprese interviste pubblicate in passato. In inglese potete per esempio leggere l’obituary del New York Times; il ricordo di Elizabeth Landau sullo Scientific American; quello di Rachel Thomas su Plus Magazine; un articolo di Siobhan Roberts, che ha scritto la biografia di Conway Genius at Play, in cui specifica che “Conway’s ego is so sizable that it seemed to demand its own font” – per i curiosi, la font è Alegreya Sans.

Se siete diversamente parlanti inglese, niente paura: gli amici di MaddMaths! hanno anch’essi pubblicato tante cose. C’è il lirismo di Nicola Ciccoli; un intero capitolo dal libro di Roberto Lucchetti e Giuseppe Rosolini Matematica al bar; la “macchina per produrre numeri primi” raccontata da Alessandro Zaccagnini; i Soldati di Conway presentati da Davide Palmigiani, anche se io amo di più i dialoghi di Roberto Zanasi (Qui, qui e qui le tre puntate). Ultimo arrivato, Andrea Zanni per il Tascabile. E vorrei partire proprio da questi post, diversissimi tra loro, per raccontare quello che a me ha sempre colpito del Conway matematico: il suo amore per i giochi.

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