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29/08/2012 Uncategorized

Parole matematiche: indice

Non è così semplice parlare dell’etimologia della parola indice, fidatevi. È chiaro a tutti che la parola latina da cui deriva è index (che all’accusativo fa indicem… i nomi della terza declinazione sono i più rognosi perché nelle lingue neolatine sono stati generalmente scelti accusativo e ablativo, e non il nominativo. Gli inglesi invece, che evidentemente non avevano mai avuto bisogno di usare la parola prima che arrivassero i romani e nemmeno per vari secoli dopo che se ne andarono via, hanno mantenuto la forma originaria. Ma chiudiamo questa parentesi).
Il guaio è che c’è una specie di circolo vizioso: il nome rimanda al verbo “indicare”, ma poi c’è disaccordo. Per il De Mauro e il DELI, infatti, in-dicare è il frequentativo di in-dicere, e quindi quello che conta è il nominare qualcosa; per etimo.it, invece, c’è stato un passaggio in mezzo, e deve essere esistito un verbo “dicare” che avrebbe avuto il significato di “mostrare”. Non so, a me con tutta questa roba viene solo in mente il peanutsiano “mostra e dimostra” (“show and tell” per i puristi).

Se voi pensavate che tutto nascesse dal dito indice che indica… beh, forse avete anche un po’ di ragione, visto che “indice digito” (“col dito indice”) lo troviamo già in Orazio. Resta il fatto che nel Trecento si parla del dito indice, quello «allato del pollice»; il Castiglione nel 1529 parla poi dell’indice inteso come lancetta, e tre anni dopo l’Ariosto lo usa nel senso di elenco dei capitoli di un libro… quello che poi darà il nome all’Indice dei libri proibiti. Se volete, la cosa più interessante è che Dante non usa la parola nella Divina Commedia!

In matematica l’avanzata della parola è più lenta. Parallelamente all’uso generale, non è stato Galileo a usarla per prima, ma ci siamo andati vicino: è infatti Evangelista Torricelli a parlare di indice nel senso di “numero, rapporto che esprime una proprietà in modo qualitativo o quantitativo”. Non pensate che la parola non sia più usata in questa accezione! L’indice di rifrazione in fisica oppure l’indice di un sottogruppo in algebra arrivano da lì. L’indice che distingue a1 da a2 è stato coniato invece dall’altra grande creatrice italiana di parole, Maria Gaetana Agnesi.

E l’indice di borsa? E l’indicizzazione del paniere Istat? Mi spiace dirlo, ma è un anglismo di ritorno, che parte dalla brutta parola inglese indexation (“numero indicante la variazione in più o in meno dei prezzi, partendo generalmente dal valore 100”), e entrato in italiano nel 1963. Insomma, l’indice che va a picco non è la lancetta che si muove verso sinistra, se non per una sorta di metonimia.

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