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27/11/2010 Uncategorized

Ci sono bilioni e bilioni

In questi giorni sto leggendo un libro di Mario Livio, Dio è un matematico. Sono ancora all’inizio e quindi non posso fare una recensione, ma posso segnalare una frase che mi ha colpito come grossolano errore di traduzione: a pagina 76 c’è l’inciso «(provate a scrivere per esteso su un assegno 8,4 miliardi di dollari, il debito pubblico statunitense nel luglio del 2006, nello spazio destinato alla cifra in numeri).» Non occorre essere dei geni della finanza per accorgersi che la cifra indicata è troppo piccola: basta pensare che il debito pubblico italiano è intorno ai 1800 miliardi di euro, e che una singola manovra finanziaria spesso ha valore superiore a tale cifra. Non sono andato a cercare il dato specifico, ma posso immaginare che il vero valore fosse 8400 miliardi di dollari, insomma mille volte tanto.

Come è stato possibile un errore simile? In fin dei conti non c’è nemmeno la scusa di confondersi tra lire ed euro, dollari erano e dollari sono. Il problema è probabilmente diverso, ed è legato alla differenza tra britannici e statunitensi nel dare i nomi ai numeri. Noi in Italia abbiamo i milioni, poi i miliardi, poi? Io preferisco usare le migliaia di miliardi, ma probabilmente alcuni di voi hanno sentito parlare di bilioni. No, i fantastilioni e i fantastiliardi di zio Paperone non contano, qui si vogliono numeri con un significato ben preciso. Anche nella lingua inglese c’è il termine “billion”; però non c’è accordo su quanto vale. Per gli americani, infatti, 1 billion vale 1000 millions, 1 trillion vale 1000 billions e così via; per gli inglesi invece 1 billion valeva 1 million millions, 1 trillion valeva 1 million billions e così via. Perché ho usato il passato? Perché nel 1974 l’allora primo ministro britannico Harold Wilson, come si può leggere sulla voce della Wikipedia in inglese, in un’interrogazione parlamentare stabilì che d’allora in avanti la parola “billion” nelle comunicazioni governative doveva essere considerata pari a mille milioni, «come nell’uso internazionale».

Come capita spesso quando i governi decidono di legiferare, però, la situazione si è ingarbugliata ancora di più. Nel 1975 la matematica francese Geneviève Guitel coniò i termini échelle courte (scala corta) ed échelle longue (scala lunga) per riferirsi ai due tipi di definizione per il bilione, ma ho il sospetto che la cosa non sia nota praticamente a nessuno: io almeno l’ho scoperta solamente adesso. In compenso, l’Unione Europea non poteva non mettersi a legiferare in proposito: in un allegato di ottocento e passa pagine di una direttiva dedicata al «ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose per ferrovia» (non vi sto prendendo in giro, potete andare a vedere per conto vostro) in fondo a pagina 19 si trova una tabella con multipli e sottomultipli, e scopriamo così che in italiano si deve usare legalmente la scala lunga e quindi parlare di milione, miliardo, bilione, biliardo, trilione. La stessa cosa capita in francese (million, milliard, billion, billiard, trillion) e in tedesco (Millionenfach, Milliardenfach, Billionenfach, Billiardenfach, Trillionenfach): in inglese invece si deve usare legalmente la scala corta e quindi parlare di million, billion, trillion, quadrillion, quintillion. Il primo che viene a parlarmi di unificazione europea lo strozzo.

Tutto questo fa venire voglia di usare la notazione scientifica senza dare nomi ai numeri: un bilione nella scala corta è 1012, nella scala lunga è 1015, e non ci sono più ambiguità possibili. Però in un testo discorsivo in effetti usare degli esponenti non sta bene, e capisco l’esigenza di avere una parola specifica; in casi come questo però sarebbe sempre opportuno fare un controllo qualitativo spannometrico e accorgersi che l’accezione nella scala corta portava a un risultato troppo basso per essere verosimile. Non per nulla la traduzione automatica, per quanto migliorata in questi ultimi anni, non dà ancora risultati così buoni da usarla direttamente!

Post scriptum: alla fine ho fatto una ricerchina in rete e ho trovato la frase originale, che è «(try writing a personal check for $8.4 trillion, the U.S. national debt in July 2006, in the space allocated for the figure amount)» (grassetto mio). A quanto pare avevo torto: sono proprio stati i traduttori (o i revisori…) a prendersi una cantonata. Ma tutto il resto è vero!

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