_Patria 1978-2010_ (ebook)

Trentadue anni di storia patria, più di mille pagine (e fortuna che ho comprato la versione in ebook): se dovessi definire in una parola questo libro (Enrico Deaglio, Patria 1978-2010, Il Saggiatore 2010, pag. 1035, € 6,99, ISBN 9788856502138, link Amazon) lo definirei monumentale. Per ogni anno dal 1978 al 2010 – gli ultimi tre sono stati aggiunti nella seconda edizione – troviamo una serie di schede su alcuni avvenimenti occorsi, legati insieme dal punto di vista di Deaglio che racconta di una patria assediata dalle mafie, dai politici corrotti e dagli imprenditori dappoco. Ogni anno termina con un libro e una canzone scelti come rappresentativi, e a volte con un ricordo personale di Deaglio. Ci sono imprecisioni qua e là, come il dimenticarsi che monsignor Luigi Bettazzi scrisse esplicitamente di essere andato a votare ai referendum sulla fecondazione assistita sfidando il non expedit del cardinal Ruini qui narrato; ma in complesso il libro mi è stato utilissimo soprattutto per la storia dei primi anni, che ho sì vissuto di persona ma che come adolescente non mi erano stati così chiari.

Macron e il “sopraprezzo”?

Leggo sul sito BBC che da oggi in Francia non si può più vendere a prezzo di costo o quasi, ma che ci deve essere almeno un ricarico del 10% sul prezzo all’ingrosso. La cosa non mi è molto chiara: l’articolo inglese dice che «big food and drink brands can no longer be sold at cost price» ma aggiunge subito dopo che «many shops’ own-brand products are expected to get a bit cheaper. Such goods often come from smaller firms», e soprattutto scrive che scopo del provvedimento nasce per favorire i piccoli produttori. Ho provato a dare un’occhiata a Libération e fr.wiki pur con la mia scarsa conoscenza del francese e la mia pigrizia che non mi fa usare i traduttori automatici: se non sbaglio il ricarico minimo è per tutti i prodotti. Immagino che la combinazione grande marchio / grande catena di distribuzione permetta di tagliare i profitti su un prodotto molto venduto, rifacendosi sul resto: per un piccolo produttore questo dovrebbe essere meno facile. Ma questo non è affatto detto, e in effetti sembra che in Francia non siano così felici di questa legge. Chissà che si direbbe da noi…

E questo come spunta?

Mi è appena arrivato sulla casella di posta aziendale un messaggio da parte di sedicente «liuda baradina », con titolo «Thank you». Il messaggio è chiaramente uno spam: tanto per dire mi è stato inviato in Bcc e non in To. Fin qui insomma nulla di strano. Quello che è strano è che il testo del messaggio è «Maurizio Codogno Thank you for the help yesterday. Will keep in touch! Regards».

Ora, non è difficile per uno spammatore recuperare il mio nome e cognome se ha il mio indirizzo aziendale di posta elettronica, visto che c’è scritto. Però a questo punto tanto vale mandarmi il messaggio direttamente con un To:, cosa che darebbe anche più l’idea di un vero messaggio. E spero che Microsoft Exchange non abbia una metavariabile che venga tradotta con nome-e-cognome, perché quello sì che sarebbe un problema.

Qualcuno ne sa di più? Sarà solo un test da parte del nostro gruppo interno antispam?

No al 5G?

Stamattina, tra le pubblicità passate su Radio Popolare, ce n’era una di un’associazione contro le antenne per i telefoni 5G. Il mio commento è uno solo: non si sono svegliati un po’ tardi? Secondo loro gli operatori telefonici non si farebbero ridare tutti i miliardi sborsati per poter usare le frequenze, insieme ai soldi spesi per le infrastrutture?

Proprio come venti mesi fa

Nel 2017 avevo raccontato di come il prezzo del caffè alle macchinette dell’ufficio fosse aumentato da 33 a 36 centesimi senza preavviso, giusto con un piccolo adesivo appiccicato sulla macchinetta. Lunedì un nuovo adesivo ha portato il prezzo a 40 centesimi, un po’ più del 10% di aumento. (La macchinetta col caffè Lavazza è “solo” passata da 50 a 53 centesimi, per la cronaca).
Ho come il sospetto che la mia grande azienda abbia preteso un rincaro dell’affitto dei locali, e il fornitore si sia adeuato nel modo più classico: ma come disse Pasolini (era lui?) non ho le prove.

Coglionaggine

Mario Improta, meglio noto come “Marione”, è il vignettista più o meno ufficiale del MoVimento 5 Stelle. Come tale, incarna perfettamente l’area vaffanculista, con una finezza tale da avere avuto spesso i propri account bloccati.

Questa è una delle ultime vignette da lui postate. Che faccia ridere o no è ininfluente, come anche è ininfluente essere o meno d’accordo sul significato che lui avrebbe voluto dare alla vignetta: io mi limito alla comprensione del testo. Sul mio socialino di nicchia è stato affermato che «c’è il sottile sottinteso che se Landini critica chi combatte la povertà senza essere stato povero allora per coerenza lui, Landini, dovrebbe fare il contrario, quindi combattere qualcosa che conosce». Voi che ne pensate? (Per amor di precisione: non mi interessa come gli estimatori di Marione leggeranno questa vignetta. Sono abbastanza certo che troppa sottigliezza e sottigliezza negativa spesso ottengono lo stesso risultato per vie opposte, quindi dal suo punto di vista la vignetta è perfetta)

Come? Niente processo?

Leggo che Matteo Salvini non vuole essere processato per il caso Diciotti. Buffo, perché a suo tempo affermava esattamente l’opposto: ma è vero che gli unici a non cambiare idea sono gli scemi e i defunti, e Salvini non fa parte di nessuna di quelle categorie.

Quello che invece mi interessa far notare è un’altra cosa. Se l’intervista riporta correttamente le frasi pronunciate dal ministro dell’Interno, il suo punto di vista è «di aver agito per «la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante» e per «il perseguimento di un preminente interesse pubblico». Questo può essere vero o falso, e io non ho certo gli strumenti per accertarlo: questi ce li ha la magistratura, alla quale evidentemente Salvini si vuole sottrarre. L’autorizzazione a procedere non è il «giudicare le azioni di un ministro», ma è il verificare che il parlamentare non sia indagato per reati di opinione. Detto in altri termini, se un magistrato avesse voluto incriminare il vicepremier perché ha affermato che i rom sono una «sacca di minoranza e parassitaria», il Parlamento avrebbe dovuto negare l’autorizzazione senza se e senza ma, indipendentemente da quello che pensa di tali frasi. Ma qui, e lo dice Salvini che è un uomo d’onore, le sue scelte sono dovute a quelle che egli ritiene non solo lecite ma legali. Perfetto. Lasciamo deciderlo a chi è deputato a verificarle.

(Sì, ricordo perfettamente la storia della “nipote di Mubarak”, e quindi so bene cosa succederà. Però bisogna sempre ricordare perché esistono certi strumenti)

Papa Francesco e i siluri teologici

Papa Francesco è abituato a parlare molto a braccio quando è in aereo, dicendo spesso tutto e il contrario di tutto. Quindi non vale molto la pena discutere su quello che racconta: spesso sono cose che servono giusto per fare i titoloni sui giornali, come questo “Il Papa e l’aborto: «La misericordia è per tutti, anche per i bimbi»” che ho trovato sul Corriere di ieri (ma trovate le stesse frasi anche su Avvenire) grazie al mio amico Luciano. Luciano che ha specificato di leggere tutto l’articolo… perché la parte davvero importante è nascosta all’interno.

Prima Bergoglio, parlando dei preti sposati, afferma «la mia decisione è: il celibato opzionale prima del diaconato no. È una cosa mia, personale, io non la farò», e sembrerebbe una chiusura totale. Poi però si dilunga a citare padre Fritz Lobinger che ha proposto… non di ordinare sacerdoti degli uomini sposati, ma di dare loro solo il munus sanctificandi. Non essendo io un teologo non sapevo nulla di questa storia: cercando in giro ho scoperto che il sacerdozio dà tre “munera” (in italiano potremmo dire “funzioni” oppure “doni” a seconda di come li si vede): il munus regendi, quello docendi e quello sanctificandi. Il primo dà il diritto di governare (i fedeli); il secondo dà il diritto di insegnare; il terzo? dà il diritto di somministrare i sacramenti, come la confessione, l’estrema unzione e… la consacrazione nella messa.

Pensateci su un attimo. Un “vir probus”, o come diavolo verrebbe chiamato, non sarebbe un sacerdote e quindi il celibato dei preti non sarebbe formalmente toccato. Ma dal punto di vista del fedele medio l’unica differenza che forse vedrebbe è che userebbe paramenti messi in modo un po’ diverso: su queste cose Santa Romana Chiesa è attentissima, anche se i fedeli lo sono molto meno. (Sapete per esempio qual è la differenza tra come un diacono e un prete portano la stola?) Mi pare evidente, vista la specifica citazione di Lobinger, che Francesco sa perfettamente di che sta parlando, e ha cominciato a seminare il tutto facendo finta di doverci ancora pensare su. Attendetevi novità, insomma…