Come non detto

Dieci giorni fa avevo apprezzato il discorso di Giuseppe Conte. Purtroppo sono stato troppo ottimista: a quanto pare Casalino è tornato in auge. Abbiamo una comunicazione fatta via diretta Facebook, come Trump che fa le comunicazioni via Twitter. Una stretta non meglio definita, visto che non esiste ancora a questo momento la lista di quali produzioni saranno permesse e quali no, ma solo elenchi ufficiosi: e qua credo che il motivo sia la fila di delegazioni industriali che spinge per far considerare essenziali i loro prodotti; non per nulla il blocco partirà domani. L’unica cosa che sembra a prima vista diversa da quello che c’era in precedenza è il blocco delle scommesse online, il che è un segno preoccupante (perché vuol dire che la gente continuava a perdere soldi in un momento in cui non ce n’è bisogno).

Che avrei fatto io al posto di Conte? Beh, innanzitutto io non ci sono, e in secondo luogo non ho la possibilità di chiedere consiglio agli esperti. La mia idea naif sarebbe stata dire la scorsa settimana “tra sette giorni chiudiamo tutto, tranne le filiere per cui le associazioni di settore mi mostreranno che i loro prodotti sono necessari. Inoltre anche in quei settori occorrerà bloccare i prodotti non necessari e convertire nel caso la produzione, oltre che naturalmente applicare il distanziamento sociale”. Esempio banale, scritto dal fratello di un mio amico: «Uno dei consumabili venduti dalla mia azienda è un rotolo di tessuto filtrante usato nelle macchine utensili. Il caso vuole che lo stesso tessuto filtrante venga utilizzato per produrre le mascherine, più di un’azienda in queste settimane ci ha ordinato quei rotoli per produrle. Da domani la mia azienda chiude e alcuni produttori di mascherine telefoneranno in cerca del tessuto e nessuno risponderà.» Esempio meno banale: le telecomunicazioni sono sicuramente un asset strategico. Il mio lavoro nelle tlc non è così strategico, anche se recentemente siamo diventati “operativi”, ma tanto lo posso fare da casa e quindi il problema non si pone. Ma i call center outbound, cioè quelli che ci chiamano a tutte l’ore (gli inbound sono quelli che noi chiamiamo quando qualcosa non va), di strategico non hanno nulla. Alla fine sarebbe sempre il governo ad avere l’ultima parola, ma almeno ci sarebbe un’assunzione di responsabilità e non il solito scaricabarile.

Ripeto: è possibilissimo che la mia idea abbia buchi grossi come una casa. Ma come dicevo io non sono al comando (per fortuna) e non ho la possibilità di chiedere a chi potrebbe saperne più di me. Conte ha entrambe le possibilità: se non le usa è un problema suo. (Per quanto riguarda Fontana, lì è un semplice calcolo politico)

Priorità

Come racconta Il Post, l’ordinanza “chiudo tutto” della regione Lombardia è stata pubblicata inizialmente su Facebook. (In effetti, in questo momento il sito istituzionale copia semplicemente il testo Facebook e non riporta il testo ufficiale dell’ordinanza).

Indipendentemente dal giudizio sull’utilità e sulla applicabilità dell’ordinanza, la scelta di pubblicizzarla prima di averla scritta mostra perfettamente quali sono i veri scopi di Fontana (e del suo sodale Cirio in Piemonte).

Blocco o non blocco?

Apro Repubblica e trovo un titolone: Coronavirus, Senato, Salvini-Berlusconi rompono tregua, finita l’unità nazionale. Inizio a leggere l’articolo: trovo scritto «Il centrodestra infatti sale sulle barricate e minaccia di bocciare il decreto Cura Italia con le misure economiche anti-Coronavirus.» La cosa mi pare un po’ strana, considerando che per quanto ne so io è difficile che una minoranza riesca a superare la maggioranza a meno di franchi tiratori. Continuando, ho finalmente letto quello che a quanto pare è il casus belli: «Tanto che l’opposizione della Lega blocca il tentativo della maggioranza di limitare al massimo le sedute parlamentari: per varare il maxi decreto, che è già lungo 126 articoli ma assorbirà anche gli altri decreti finora approvati dal governo, dovranno riunirsi tutte le commissioni e dare i pareri.» (La maggioranza avrebbe voluto che fosse solamente discusso in commissione Bilancio).

Ora, potrei sbagliarmi ma ogni parlamentare fa parte di un’unica commissione (permanente: bicamerali e speciali non contano per l’approvazione del decreto); quindi possono essere tutte convocate in parallelo. Inoltre le commissioni dovrebbero essere convocate in sede referente – il “dare i pareri” dell’articolo; anche con voto contrario di qualche commissione dove l’opposizione ha i numeri per farlo, si andrebbe comunque in aula. Insomma, limitarsi al giudizio di una sola commissione non fa risparmiare tempo, e diventerebbe un precedente pericoloso. Qualcuno più esperto di me in procedure parlamentari mi sa dire se mi sbaglio, oppure in effetti tutta la polemica da parte del centrosinistra è pretestuosa?

Cioccolatai 2

Ieri il governo ha annunciato una serie di misure per il contenimento del coronavirus che accelerano sulla possibilità di non trovarsi tutti insieme ma sfruttare le tecnologie di rete. Oggi rinvia il referendum sul taglio dei parlamentari “allo scopo di assicurare a tutti i soggetti politici una campagna elettorale efficace e ai cittadini un’informazione adeguata”. Notate nulla di peculiare?

A che serve Borgonzoni?

Non ci crederete, ma non ci vedo nulla di così strano se Lucia Bergonzoni, non essendo riuscita a diventare governatrice dell’Emilia-Romagna, se ne stia ben lontana dal consiglio regionale. È sempre stato così da che io mi ricordi, e la cosa è indipendente dal partito di appartenenza. Che Salvini poi dica “Lucia vorrebbe stare qui, io sono brutto, cattivo ed egoista, e quindi chiedo alle persone di darmi una mano laddove mi serve” non significa di nuovo nulla. Beh, no, di per sè è anche vero; ma è ovvio che lui scrive così perché la “gggente che si indinnia” scriva tanti post e gli dia tanta pubblicità.

Insomma nulla di che. È più interessante vedere che succederà con la querela a don Alberto Vigorelli

Analisi post voto

Per la Calabria, penso si possano prendere a prestito le parole che don Lisander usa a proposito della morte di donna Prassede: quando si dice che si è votato, è detto tutto. Il risultato in Emilia-Romagna è più interessante. Che i pentastellati avrebbero fatto meglio a seguire l’intuizione di Renzi e non presentarsi nemmeno, è evidente: meno evidente è capire quanti voti siano passati alla Lega (o a Fratelli d’Italia) e quanti al centrosinistra.

La regione appare divisa, come del resto si immaginava, tra uno zoccolo duro sinistrorso nella pianura centrale e una forte componente di destra negli appennini e agli estremi, non solo Piacenza ma anche Rimini; il Papeete conta. L’altro risultato interessante è che Bonaccini non ha avuto il contraccolpo della riconferma, il che mi fa immaginare che in fin dei conti la regione non era stata governata così male anche se non si poteva fare gli esami ospedalieri di domenica.

I confronti con il 2014 mi paiono poco utili, perché c’era stata un’affluenza così bassa che i numeri sono completamente cambiati; ricordate inoltre che nel 2014 Salvini stava ancora preparando la sua rincorsa. Guardiamo invece le europee dell’anno scorso, dove l’affuenza era praticamente la stessa (67,3% contro il 67.7% di ieri). Bene: si vede che nonostante la lista Bonaccini (che potrebbe avere intercettato il voto dei pentastellati non di destra) il PD ha incrementato i consensi di tre punti percentuali, mentre la Lega ha perso quasi due punti; nonostante l’ulteriore crollo di Forza Italia, chi ci ha guadagnato di più è FdI. Immagino che nei social si parlerà poco di questi dati specifici, ma ho come il sospetto che nelle segreterie saranno molto considerati; non so a cosa porteranno nella Lega, mentre immagino che la strategia dell’opossum di Zingaretti continuerà.

(Una volta o l’altra dovrei dire qualcosa sulla campagna elettorale di Giorgia Meloni che ha deciso di cavalcare consapevolmente la campagna “fate i memi contro di me, che così guadagno voti”…)

E ora che farà Giggino?

C’è una cosa che non ho mai capito in questi passi indietro dei politici di professione: ora Di Maio, ma possiamo anche pensare a Salvini Meloni Zingaretti e chi più ne ha più ne metta. Per tutto quello che si può dire di male di “Giuseppi” Conte, è comunque un ordinario universitario: se putacaso smettesse di fare politica il suo posto è lì che lo aspetta. Ma questi? Ci saranno mai sufficienti strapuntini per tutti?

referendum non abrogativo

La notizia non è che la Consulta ha bocciato la proposta di referendum abrogativo presentata dalle regioni a trazione centrodestra (e quindi oggi ocme oggi Lega). La notizia non è nemmeno la motivazione per la bocciatura, cioè l'”eccessiva manipolatività del quesito referendario”. Tradotto in italiano, quando fai un referendum elettorale devi lasciare una legge funzionante, perché non si sa mai quando si vota; il che rende difficile modificarla a tagliuzzamenti vari. (Abolire in toto il Rosatellum non sarebbe stato un problema, da quel punto di vista). Ma visto che togliere la parte proporzionale avrebbe lasciato un parlamento monco di seggi, i proponenti avevano affermato (al di fuori del quesito) che tanto la legge che si stava in parte abrogando dava al governo la delega per rifare i collegi elettorali, e quindi era tutto a posto. La Suprema Corte ha invece rimarcato che a questo punto si tirava troppo per la giacchetta il governo. Sono abbastanza certo che anche i promotori, o almeno quelli con un minimo di cultura legale, sapevano perfettamente che non è che se ti danno l’incarico di ristrutturare una casa allora tu puoi anche buttarla giù e rifarla da capo perché il committente ha cambiato idea.

La (brutta) notizia è che la Consulta ha ritenuto di dover esplicitamente anticipare questa parte della sentenza: evidentemente si immaginava i trenta giorni di polemiche sul nulla nel caso di attesa della sentenza. Ma tanto l’arbitro non viene più considerato dal teatrino della politica, anzi dall’avanspettacolo che ormai è diventata.