la vera fine del trumpismo?

risultati in Georgia In questo momento, come si vede dall’infografica del New York Times qui sopra, uno dei due seggi senatoriali in ballotaggio in Georgia è assegnato ai democratici, mentre per il secondo ci vorrà un riconteggio (per la gioia dell’ancora per poco presidente Trump). È comunque improbabile che ci siano quasi 13000 voti in più per i repubblicani, il che significa che alla fine il Senato rimarrà 50-50 e quindi almeno fino alle prossime suppletive in mano ai democratici.

Devo ammettere di avere sopravvalutato Donald Trump. Pensavo che tutto il suo casino di questi due mesi servisse per convincere gli elettori repubblicani a votare in massa e far loro mantenere il controllo del Senato, ma a quanto pare persino una buona parte di repubblicani moderati ne ha avuto a basta di questi quattro anni, e pensa a una Rifondazione Repubblicana o qualcosa del genere. Resta sicuramente una percentuale notevole di ammiratori di Trump, ma senza il supporto dall’alto non so quanto riusciranno a rimanere uniti. Chissà che succederà tra due settimane, però…

Chi sarà il committente?

Ieri sera mi è arrivato il testo di un sondaggio di Google Rewards. Ultimamente stanno (ri)cominciando ad apparire sondaggi politici; e stavolta – per miseri nove centesimi – mi è stato chiesto quale sarebbe stato secondo me il miglior presidente del consiglio per i prossimi mesi. Due scelte (più un “altro” che stavolta ho lasciato perdere per non trollare troppo): Giuseppe Conte e Mario Draghi.

Indipendentemente dalle mie scelte, mi chiedo se questi sondaggi siano stati commissionati da Conte o da Draghi…

Guerrafondai d’altro tipo

Si sa che il Nobel per la pace è una delle maggiori ipocrisie dei nostri tempi. Si pensi a quello avuto da Obama “sulla fiducia” nel 2009 e a cosa hanno fatto gli Stati Uniti durante il suo mandato. Prendiamo ora il successore di Obama. Molti ancora oggi dicono che in fin dei conti Trump è stato meno guerrafondaio di Obama, non avendo aperto nessun conflitto armato. Ma prendiamo per esempio la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Marocco, benedetta dall’attuale amministrazione. Come “regalo” al Marocco, gli USA hanno riconosciuto la sua sovranità sul Sahara Occidentale, dove da decenni c’è un conflitto strisciante, che ultimamente si è di nuovo acuito. Certo, ufficialmente gli USA non hanno fatto nulla. Ma in pratica?

(Lasciamo poi perdere le esecuzioni capitali che continuano a esserci, violando una moratoria di più di un secolo nel periodo di transizione tra due presidenti. Ah, già: Trump continua ad affermare di avere vinto le elezioni)

Grandi idee da grandi statisti

Qualche giorno fa, Dario Franceschini ha proposto ai suoi omologhi che l’Europa si doti di piattaforma digitale per promuovere contenuti culturali. In effetti sono dodici anni che l’EU ha promosso Europeana; secondo me il nostro ministro dei beni culturali dovrebbe prendere da parte Franceschini e segnalarglielo.

(Magari Franceschini conosce anche Europeana, anche se non ne sarei del tutto certo. Perlomeno nel 2014 ha partecipato a un incontro con l’allora direttrice esecutiva di Europeana. Ma il concetto di “promuovere contenuti culturali” per lui si declina in “facciamo pagare la gente per vedere cose”, dove però non si devono pagare quei cattivoni dei nuovi player OTT da Amazon a Netflix bensì i vecchi player nostrani. Ma onestamente direi che questa corrente di pensiero è comune alla maggior parte dei politici italiani)

teatrini

Dite quello che volete, ma io sono ragionevolmente certo che se al governo ci fosse l’attuale opposizione, oppure se lo scambio fosse tra governo e presidenti delle regioni, ci sarebbero state le stesse misure prese ora con le stesse identiche polemiche, anche se naturalmente a parti invertite.

Le decisioni prese mi piacciono? No. Però ne comprendo il motivo – non ci vuole molto, basta vedere il numero di morti giornaliere e ricordarsi che esse corrispondono a casi sorti già dopo l’inizio della colorazione delle regioni – e le accetto. Qui invece si continua a pensare solo al proprio orticello.

Gli estremi si assomigliano

I sauditi potranno anche smentire, ma è assai probabile che Netahyahu e bin Salman si siano davvero incontrati. Potranno odiarsi a vicenda, ma sono entrambi abbastanza spregiudicati da sapere bene di avere parecchie cose in comune, e quindi che conviene loro allearsi strategicamente per far fuori gli altri nemici. In fin dei conti non vi ricordate del patto Molotov-Ribbentrop?

Mi pareva che ci fosse qualcosa di strano…

Due mesi fa scrivevo a proposito del contratto firmato tra AssoDelivery e UGL “Però mi chiedo come mai questa scelta di firmare in autonomia: probabilmente c’è qualche ragione specifica ma non ne ho alcuna idea…”. Oggi ho scoperto la ragione: come spiega (bene) il Post, in questo modo le aziende rappresentate da AssoDelivery cercavano di evitare quanto richiesto dalla legge 128/2019, forse il più grande successo di Giggino Di Maio, che inseriva i rider nel contratto collettivo della logistica e quindi li inquadrava come lavoratori dipendenti.

Mi limito a rimarcare la consonanza di intenti tra datori di lavoro che vogliono risparmiare il più possibile e un sindacato che vuole dimostrare di essere “importante”…

Scaricabarile

Il braccio di ferro sul – o “sui” – lockdown dimostra ancora una volta che non è possibile fare politica in Italia. Nessuno vuole prendersi la responsabilità di decidere cosa chiudere: Conte vuole che siano le regioni a farlo, molti governatori – con in testa l’ineffabile Fontana – non ci pensano nemmeno a perdere consenso e spingono per la chiusura generalizzata che non ha molto senso. (Detto tra noi, probabilmente si sarebbero dovute chiudere già la settimana scorsa le province di Milano, Monza e Varese… ma lo scaricabarile è trasversale e anche Sala rema contro, per paura dei commercianti e dei baristi locali)

Peccato che ogni giorno che passa la situazione peggiori, e che affidarsi al senso civico della gente sia una barzelletta che ormai non fa più nemmeno ridere.