Rousseau e l’autorizzazione a procedere contro Salvini

Io non faccio parte del gruppo di quelli che si lamentano perché nella domanda posta agli attivisti M5S su Rousseau “bisogna dire sì se si intende dire no”. Se il testo è quello indicato sul Fatto Quotidiano, le opzioni sono assolutamente chiare: “Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere” oppure “No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere”.

I miei dubbi sono sulla domanda che viene fatta:

“Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?”

Leggete attentamente la frase. Cominciamo a togliere l’inciso: “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?” La risposta sarebbe chiaramente “non so”: noi non siamo parlamentari e non abbiamo certo dati sufficienti a disposizione per rispondere a questa domanda. Ma c’è l’inciso, direte voi: un po’ come in quei compiti in cui l’insegnante, mosso a pietà dei suoi studenti, prepara la traccia in modo che chi è almeno un pochino sveglio capisce cosa deve fare. Dunque, la “tutela di un interesse dello Stato” sarebbe stata il “redistribuire i migranti nei vari paesi europei”. Beh, non è stato proprio del tutto così, ma probabilmente il votante medio se lo è già dimenticato. Ma anche ammesso che lo fosse stato, la domanda dovrebbe sorgere spontanea: perché solo in quel caso ci sarebbe stato un interesse dello Stato da tutelare, mentre per tutti gli altri sbarchi successivi tale interesse sarebbe misteriosamente scomparso? C’è qualcosa che non va.

Morale della storia: capisco che l’intelligencija pentastellata abbia bisogno di pararsi il culo e trovare una scusa per non fare quello che hanno sempre sostenuto essere doveroso, cioè votare per un’autorizzazione a procedere (che ricordo non è un’ammissione di colpevolezza, ma la possibilità di fare luce su una vicenda); immagino che la base grillina potrebbe anche cascarci; ma non è che per assomigliare più al partner di governo debbano proprio fare i cacasotto…

Come? Niente processo?

Leggo che Matteo Salvini non vuole essere processato per il caso Diciotti. Buffo, perché a suo tempo affermava esattamente l’opposto: ma è vero che gli unici a non cambiare idea sono gli scemi e i defunti, e Salvini non fa parte di nessuna di quelle categorie.

Quello che invece mi interessa far notare è un’altra cosa. Se l’intervista riporta correttamente le frasi pronunciate dal ministro dell’Interno, il suo punto di vista è «di aver agito per «la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante» e per «il perseguimento di un preminente interesse pubblico». Questo può essere vero o falso, e io non ho certo gli strumenti per accertarlo: questi ce li ha la magistratura, alla quale evidentemente Salvini si vuole sottrarre. L’autorizzazione a procedere non è il «giudicare le azioni di un ministro», ma è il verificare che il parlamentare non sia indagato per reati di opinione. Detto in altri termini, se un magistrato avesse voluto incriminare il vicepremier perché ha affermato che i rom sono una «sacca di minoranza e parassitaria», il Parlamento avrebbe dovuto negare l’autorizzazione senza se e senza ma, indipendentemente da quello che pensa di tali frasi. Ma qui, e lo dice Salvini che è un uomo d’onore, le sue scelte sono dovute a quelle che egli ritiene non solo lecite ma legali. Perfetto. Lasciamo deciderlo a chi è deputato a verificarle.

(Sì, ricordo perfettamente la storia della “nipote di Mubarak”, e quindi so bene cosa succederà. Però bisogna sempre ricordare perché esistono certi strumenti)

affluenza 15,5%

Ieri ci sono state le elezioni suppletive a Cagliari. Ha vinto il candidato della coalizione di centrosinistra, che prenderà il posto del pentastellato per caso e velista per passione che era stato espulso con ignominia dal gruppo M5S. Ma quello che fa più impressione è il dato sull’affluenza: si è recato alle urne il 15,5%, meno di un elettore su sei. Come dicevano nella Stanzetta dei bottoni, “in pratica solo quelli del csx e di CasaPound sapevano delle elezioni”.
Io non vivo a Cagliari, quindi non ho idea di quale sia stata la campagna elettorale: sapevo per caso che si sarebbe votato, e nulla più. Però il pensiero che basti sfogliare un giornale, guardare un tg, o aprire un social network per trovarsi inondati di “notizie” dei nostri esponenti politici di tutte le salse, epperò non si ritenga che votare per un singolo senatore deputato abbia chissà quale importanza, è terribile. È già un pezzo che siamo passati dalla democrazia all’oclocrazia, il governo delle masse; ma ora stiamo rapidamente scivolando verso l’eikonocrazia: il governo delle immagini, se mi permettete questo neologismo farlocco. L’unico momento che conta è quello del voto globale, e lì vince chi ha più like totali, indipendentemente da quello che afferma. Il peggio è che non se ne accorge nessuno.

Riscatto degli anni di laurea: a chi conviene?

Se quanto riportato dal Sole-24 Ore è corretto, da qualche parte nel decreto quota 100 + reddito di cittadinanza c’è anche una norma per il riscatto degli anni di laurea per i “giovani” (gli under 45), che dovrebbero pagare “solo” 5.241,30 euro per ogni anno da riscattare. Tutto bene? Beh, dipende.
In pratica, invece che prendere l’ultima retribuzione guadagnata al momento della domanda si usa il reddito minimo già usato per gli inoccupati. Ma la norma vale solo e unicamente per chi ha la pensione calcolata con il metodo contributivo: c’è proprio un codicillo che parla di prima occupazione a partire dal 1996. Cosa significa questo? Semplice. Hai da tre a cinque anni in più di anni di lavoro, e quindi in certi casi puoi andare prima in pensione, ma la tua pensione sarà più bassa perché hai pagato meno contributi, come dice la legge Dini e ribadisce la legge Fornero. Succede insomma la stessa cosa che con quota 100: l’impianto di base della legge Fornero rimane intatto, e si apre solo alla possibilità di anticipare la pensione senza però che i soldi che ti verranno statisticamente dati fino alla morte aumentino. Risultato: prendi meno soldi. La cosa ha perfettamente senso, visto che la legge Fornero nasceva proprio per fare in modo di giungere in equilibrio una volta a regime; ma mi sa che non sia quello che tanti votanti l’attuale governo volevano. Chi ci guadagna, almeno nel breve termine, è l’INPS che potrebbe ricevere un po’ di soldi da chi nonostante tutto deciderà di riscattare la laurea. Lasciamo poi perdere che tutte queste considerazioni partono dall’ipotesi che non vada tutto a ramengo: insomma, fate i vostri conti.

Salvini e i selfie

Repubblica fa l’articolo sugli etnei che si lamentano perché ieri mattina, dopo il terremoto in Sicilia, il vicePresConsMin ha postato un selfie dove sta mangiando pane e Nutella. Nella mia bolla c’è chi dice che tutta la strategia di Luca Morisi sta andando a gambe all’aria, ricordando anche il fratello del pentito di ‘ndrangheta ucciso la sera prima nonostante fosse sotto protezione (del Viminale) che forse era qualcosa di più importante della colazione del Capitano.

Tecnicamente è ovvio che quel post era stato preparato in anticipo, e può anche darsi che la squadra social di Salvini si sia dimenticata di cancellarlo visti gli eventi, o addirittura che non esista un’emergency room che funzioni in questi casi. Ma io non ne sarei così certo. Tutte queste argute e puntuali analisi partono sempre dal punto di vista di chi vorrebbe Sal***i fuori dai piedi, e parlano a chi è d’accordo con loro. Ma la mia sensazione è che alla stragrande maggioranza dei suoi fan importi un tubo di terremoto e morti di ‘ndrangtheta, e segua calorosamente le colazioni del suo beniamino, ancorché parecchio ingrassato, un po’ come si seguono le telenovelas. Controprova? Non mi pare che nessuno dei marchi commerciali ampiamente citati in queste immagini abbiano fatto alcuna azione – legale o no – per dissociarsi, segno che anche loro ritengono che la pubblicità che ricevono sia più positiva che negativa. Meditate, gente, meditate 🙂

duevirgolazeroquattro

A parte le facili battute, c’è una ragione ben specifica per cui la nuova proposta di legge di bilancio italiana pone il rapporto deficit/PIL al 2,04%, ed è legata alla richiesta della Commissione europea di scendere dal 2,4% iniziale all’1,95%. Questa ragione può essere descritta con una singola parola: arrotondamenti.

In genere il rapporto viene indicato con una singola cifra decimale. Quindi il 2,04% viene arrotondato per difetto al 2%, esattamente come l’1,95% (c’è una formula piuttosto astrusa che regola l’arrotondamento quando l’ultima cifra significativa è un 5, e quindi si potrebbe penzolare da una parte o dall’altra). Ergo, Salvini e Di Maio Giuseppe Conte ha limato qua e là per arrivare al massimo deficit possibile che però formalmente avesse lo stesso valore di quanto chiesto dalla Commissione.

Non so voi, ma a me viene in mente quando alle superiori facevamo i temi, dovevamo scrivere quattro pagine e c’era sempre chi scriveva   l a r g o   l a r g o   per mostrare di avere ottemperato all’obbligo richiesto…

I “comuni cittadini” pentastellati

L’unica cosa che mi può venire in mente è che il sito EFDD-M5SEuropa non sia ufficiale ma una parodia (ad ogni modo per sicurezza ho salvato la pagina.

Tale Ignazio Corrao, il pentastellato più votato alle elezioni europee 2014, si lamenta perché «I prezzi di cibo e bevande utilizzati dai catering all’interno della Commissione europea sono inspiegabilmente alti», e pertanto «Questi mancati risparmi colpiscono i cittadini». Ora, non so voi, ma io in Commissione europea ci sono entrato una volta in vita mia per vedere l’atrio, ancora ai tempi in cui il presidente era Prodi. (E comunque vorrei sapere dove trovi un espresso a 1 euro e 20 in tutta Bruxelles e dintorni) Insomma, gli unici “cittadini” colpiti da questi prezzi esagerati sono i lavoratori interni, oltre agli europarlamentari. Chi è che una volta berciava di kaste?