Non proprio cassette di sicurezza

Credo di non essere il solo a pensare che la proposta salviniana di tassare i soldi nelle cassette di sicurezza sia un semplice ballon d’essai. Non credo proprio che si possa obbligare qualcuno ad aprire le proprie cassette. Però qualcosa da recuperare lo si trova molto facilmente. Ricordate Amato e il sei per mille prelevato forzosamente dai nostri conti correnti (e mai restituito, ovvio)? Ecco. Io comincio ad avere paura, anche e soprattutto perché ho il sospetto che nemmeno una misura di quel tipo scalfirebbe più di tanto il consenso del Capitano.

Come se volessero davvero Letta

Proviamo a leggere la notizia su Enrico Letta candidato alla presidenza del Consiglio Europeo senza paraocchi politici. (a) Stiamo parlando di un retroscena, cioè qualcosa che ufficialmente non esiste. (b) La notizia sarebbe trapelata dopo un incontro tra i vertici di popolari, socialisti e liberali, cioè tutte forze contro l’attuale governo italiano.

Quello che penso è che a questo giro l’Italia non si beccherà nessuna carica importante, anche perché in questo caso momento ne ha tre su cinque (Draghi, Tajani e Mogherini: le altre due sono Juncker e Tusk). Però gli altri europei devono salvare la faccia e quindi hanno fatto circolare un nome tecnicamente ineccepibile ma all’atto pratico improponibile, cosa che ai nostri va benone perché così possono continuare a tuonare contro i cattivoni di Bruxelles. Tutto qua.

Santini elettorali: Stefano Maullu

Una delle cose interessanti di queste elezioni europee è la mancanza di materiale cartaceo. A Milano, tanto per dire, non hanno nemmeno messo i cartelloni elettorali temporanei, e non mi pare che nessuno si sia scandalizzato. Lo stesso per la pubblicità elettorale: ho visto mi pare un paio di santini in tutto. Però…

Però ad Anna – la capofamiglia – è arrivata una lettera di stefano MAULLU (lui si scrive così, e chi sono io per andare contro il suo volere?) con tanto di slogan “MEGLIO MAULLU” con i colori gialloblu di Fratelli d’Italia dove l’attuale europarlamentare è approdato partendo da Forza Italia. Nella sua autobiografia spiega che è nato lo stesso anno in cui è morto Enrico Mattei, probabilmente per cercare il voto dei fan della metempsicosi; si dice fiero di essere stato assessore lombardo alla Protezione Civile quando dieci anni fa ci fu il terremoto in Abruzzo e di aver recuperato 700 milioni di finanziamento per la TEEM dalla Banca Europea degli Investimenti. Però, probabilmente per mancanza di spazio, non ha aggiunto che è stato condannato in primo grado per Rimborsopoli. O forse il fatto che la condanna sia con pena sospesa e non menzione gli ha fatto immaginare che non fosse necessario menzionarlo?

“Non sei il benvenuto”

Il tweet di Giorgio Gori con la foto dello striscione rimosso


Gli avvocati che mi leggono probabilmente mi faranno le pulci, ma posso immaginare che in punta di diritto esporre uno striscione contravvenga all’articolo 663 del Codice penale (nella parte “colloca iscrizioni o disegni”). In realtà la storia parrebbe più complicata, visto che il corrispondente articolo 113 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza è stato dichiarato quasi tutto incostituzionale; chiaro che una formulazione così ampia porterebbe a dover multare anche chi scrive col gesso “VIVA NIBALI” sul percorso del Giro d’Italia [nota: Makkox mi ha preceduto, come ho scoperto mentre stavo scrivendo]. E soprattutto non si capisce se e come sia stato ingiunto di togliere lo striscione prima di procedere con i vigili del fuoco.

Ma c’è un altro punto che io personalmente trovo più interessante. Chi è stato a dare l’ordine di rimozione, come ha chiesto Gori? Il testo non è diffamante, e non è nemmeno direttamente riconducibile al VicePresConsMin, anche se è chiaro a tutti a chi fosse rivolto. Il suddetto VicePresConsMin (o chi gli gestisce l’immagine pubblica) sa che comunque far parlare di sé è sempre utile per compattare i propri fan e aumentare l’esposizione mediatica, quindi potrebbe essere stata una sua idea: ma a differenza per esempio dei selfie fattigli a tradimento, qui potrebbe esserci un problema. Certo, la propaganda potrebbe tirare fuori roba tipo “CERTO, TU VUOI SOLO I NEGHER” (con qualche battuta sessista aggiunta, che non fa male), ma non è così facile. Quindi magari è stato davvero qualcuno più realista del re a far sì che il VicePresConsMin non trovasse quella cattiveria sulla sua strada? Peccanto che non potremo mai saperlo.

P.S.: A quanto pare la legge scelta è un’altra. Il Post spiega che sarebbe l’articolo 72 della legge numero 26 del 1948, che punisce «chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale, sia pubblica che privata», mentre il Foglio si lanciano in interpretazioni giuridiche peggio delle mie per dire che lo striscione era semplice propaganda elettorale. MAh. Io continuo a preferire la matematica, è più tranquilla.

Stakanovismo

Quello qui a sinistra (preso da Stefano Milano) è l’elenco degli impegni elettorali di Matteo Salvini tra oggi e domani.

Pensate a quel pover’uomo che nonostante tutto questo tour de force riesce a lavorare come ministro degli Interni e già che c’è a fare le funzioni di quattro o cinque altri ministri. E poi voi dite che è un fannullone che non ha mai lavorato? Vorrei vedere voi al suo posto…

Taglio o non taglio?

Ho scoperto che si sta votando una legge costituzionale per tagliare il numero di parlamentari (400 deputati e 200 senatori), e che la legge in questione vede favorevoli M5s, Lega, Fi e Fdi mentre sono contrari Pd, Leu, +Europa e Civica Popolare. Eppure mi pare di ricordare che qualche anno fa gli schieramenti erano praticamente opposti. Come cambiano in fretta le idee, vero?

(Io ero contrario prima e sono contrario adesso, perché non credo che siano questi i modi per tagliare i costi della politica, e soprattutto perché in questo modo le commissioni avranno una composizione ancora ridotta: ma lasciamo perdere)

Assenteisti parlamentari

L’Huffington Post, riprendendo un post dietro paywall del Fatto Quotidiano segnala gli onorevoli più assenteisti. Ho così scoperto che capofila al Senato è Tommaso Cerno, vale a dire “il mio senatore” (nel senso che è stato eletto nel collegio in cui voto).

Rassicuro i miei ventun lettori: l’anno scorso ho scelto apposta di annullare virtualmente la scheda – nel senso che ho votato per un candidato che sapevo non avrebbe mai visto il quorum neppure con il binocolo – perché non avevo nessuna intenzione di votarlo (come non avevo intenzione di votare il candidato di centrodestra, del resto).

Leggiamo insieme le notizie

Quando il ministro della pubblica istruzion… pardon, il ministro degli interni dice che vuole reintrodurre il grembiule, non ha senso replicare che è meglio pensare alle strutture pericolanti delle scuole. Per questo occorrono soldi, per introdurre il grembiule no.

Quando il ministro delle comunicazion… pardon, il ministro degli interni sentenzia che nessun esponente della Lega andrà da Fazio, il problema non sono i compensi del conduttore, quanto l’impedire che in queste settimane politici di altri partiti possano andarci, causa par condicio.

Il bello è che non c’è neppure bisogno di nascondere queste cose, tanto non se ne accorge nessuno. Il vero problema che abbiamo – non solo noi italiani, mi sa, ma non è che mal comune mezzo gaudio – è questo.