Cina, Wikipedia e copyright

Probabilmente non ve ne sarete accorti, visto che la notizia è passata solo su Wired (dove il titolista fa ancora fatica a distinguere Wikipedia da Wikimedia…) e CorCom: per il terzo anno consecutivo la Cina ha bloccato l’ingresso del movimento Wikimedia come osservatore in WIPO, l’agenzia delle Nazioni Unite che ha lo scopo di incoraggiare l’attività creativa e promuovere la protezione della proprietà intellettuale nel mondo. Dopo due anni in cui Wikimedia Foundation ha inutilmente cercato di essere accreditata, stavolta le richieste sono state fatte da alcuni capitoli nazionali (Francia, Germania, Messico, Svezia e Svizzera oltre all’Italia), e la richiesta esta stata portata al Comitato Permanente sul Copyright e i Diritti Connessi (SCCR) di WIPO. Niente da fare: come le altre volte, la Cina ha dichiarato he anche i capitoli Wikimedia locali sono complici nel diffondere disinformazione. Negli anni passati il dito veniva puntato contro Wikimedia Taiwan, indicato come eterodiretto dalla Foundation: quest’anno direi che non c’è nemmeno stato bisogno per i cinesi di cercare di spiegare quale disinformazione sul copyright cinese viene propagata da Svezia o Messico. A questo punto Nicaragua, Bolivia, Venezuela, Iran e Russia hanno colto la palla al balzo e fatto rinviare la decisione sull’accreditamento per mancanza di unanimità.

Anche ammettendo che Wikimedia Taiwan faccia opera di disinformazione assoldando persone che scrivano sulle varie edizioni linguistiche di Wikipedia, resta il punto di partenza. Qui stiamo parlando di un comitato che parla di copyright e diritti connessi – cosa che ci ha sempre visti coinvolti come Wikimedia Italia. Essere membri osservatori non ci avrebbe per definizione dato il diritto di voto, ma ci avrebbe permesso di far sentire meglio la nostra voce su temi di cui ci occupiamo da sempre. Invece nulla da fare, e questo per ragioni prettamente politiche e indipendenti dal tema istituzionale. Non che ci aspettassimo chissà cosa, ma resta un peccato…

Monarchie elettorali

Le elezioni presidenziali nelle Filippine sono state vinte dal figlio dell’ex dittatore Marcos, mentre la vicepresidenza è andata alla figlia dell’attuale presidente Duterte. Il trend non è certo limitato all’est asiatico: pensate alla famiglia Bush negli USA (e al tentativo fallito di Hillary Clinton, per essere bipartisan). Certo, il trend non è nuovissimo: anche solo nel nostro orticello italiano possiamo ricordare Giorgio La Malfa figlio di Ugo e Mariotto Segni figlio di Antonio: però mi pare che negli ultimi decenni sia cresciuto.

Un tempo avevamo i re (e poi le regine, man mano che la legge salica perdeva terreno e i primogeniti di qualunque sesso andavano bene). Col passare dei secoli il loro ruolo è in genere diventato più che altro cerimoniale, il che significa che anche se per la regressione alla media ci troviamo un regnante non molto furbo possiamo andare lo stesso avanti. Ora però stiamo rifacendo le dinastie in questo modo surrettizio, e visto che l’oclocrazia è sempre in agguato il figlio stupido / malvagio / paranoico può tranquillamente essere eletto pensando alle qualità vere o presunte del padre, con l’aggravante che in questi casi il potere è spesso tutt’altro che simbolico. Non so voi, ma la cosa mi preoccupa parecchio…

Intelligenza artificiale e politica immutabile

Ieri “mestesso” mi ha segnalato questo articolo, dove Tommaso Coluzzi esamina il programma politico di Fratelli d’Italia come presentato da Giorgia Meloni. Vabbè, non vale nemmeno la pena di segnalare la retorica di un incipit come «Fratelli d’Italia continua il suo cammino patriottico verso quelle responsabilità di governo che un domani non troppo lontano vorrà esercitare per restituire alla nostra Patria l’orgoglio della sua storia, le certezze di un presente di riscatto e la consapevolezza di un destino di grandezza.» Ma le parti interessanti sono altre.

Per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori, abbiamo l’esenzione dall’Irpef per i beni e servizi ceduti da parte del proprio datore di lavoro, così finalmente si potrà essere pagati in natura; la possibilità di monetizzare il TFR in busta paga con totale esenzione IRPEF, perché il TFR è «un sistema pensato quando c’era il posto fisso e un rapporto di lavoro durava 30 anni nella stessa azienda.» e «In un mercato del lavoro così veloce e dinamico, dobbiamo adeguare il sistema dei salari.» (In un mercato del lavoro veloce e dinamico, ammesso che ci sia, se cambi lavoro ti danno il TFR maturato. Ovviamente ci paghi le tasse su, con tassazione separata; ma il razionale scritto qua sopra è tirato fuori da gente che evidentemente non ha mai lavorato e non sa come funzionano le cose).

Quello che mestesso ha però segnalato è un altro punto, dove la logica del reddito di cittadinanza viene completamente scardinata. Immaginiamo pure che stabilire «per i primi 12 mesi di assunzione la completa esenzione IRPEF dei salari» abbia una certa quale utilità per il giovane neoassunto, che evidentemente verrebbe assunto con uno stipendio ben superiore ai 1000 euro al mese che al momento dovrebbero essere nella fascia non tassata (ma evidentemente chi ha preparato queste formule guadagna ben di più). La parte migliore è però quella che manda finalmente a casa i navigator – che in effetti non hanno fatto praticamente nulla: su questo direi che Meloni e io concordiamo – per un sistema completamente diverso. Verrà attivato (scusate il grassetto, ma è quello usato nel programma politico) un sistema di intelligenza artificiale per la collocazione e la formazione attiva. Sistema che sarà evidentemente perfetto, e dunque (anche stavolta il grassetto non è mio) Il giovane non potrà più scegliere se lavorare o meno, ma è vincolato ad accettare l’offerta di lavoro per sé, per la sua famiglia e per il Paese, pena la perdita di ogni beneficio con l’applicazione anche di un sistema sanzionatorio. (Ah, notate che nel trittico destrorso “Dio, Patria e Famiglia” abbiamo la sostituzione della divinità con il giovane. Non potete proprio dire che Meloni non abbia una grande stima delle nuove generazioni).

Rimaniamo sui trittici: non sappiamo se per Meloni e sodali il giovane dovrà combattere, ma certo deve obbedire al perentorio ordine di disporsi a fare il Lavoro Migliore. E sicuramente deve Credere alla Saggezza dell’Algoritmo (di Intelligenza Artificiale, mica albicocche artiche!) che ha appunto scelto per lui il suddetto Lavoro Migliore. D’accordo: come dicevo, fare peggio dei navigator non è così semplice, Ma non trovate che sia bellissimo vedere questa gente convintissima delle magnifiche sorti e progressive che l’Intelligenza Artificiale darà all’umanità tutta – o almeno alla parte che voterà Fratelli d’Italia – non quando sorgerà il sol dell’avvenire ma praticamente domani?

Parlare “a titolo personale”

Consiglio a tutti di leggere almeno ogni tanto Global News, il quotidiano cinese in lingua inglese che comunica il punto di vista ufficioso del governo locale. Nessuno vi costringe a cambiare le vostre idee e certi loro commenti, come «Will it be a shame for American politics if repeated “slips of the tongue” by the country’s top leader trigger a crisis that the American people cannot afford?», sono un po’ buffi: ma trovo che spesso il loro punto di vista sia interessante perché diverso da quello che ci troviamo davanti tutti i giorni.

Prendiamo l’editoriale sull’ennesima gaffe di Joe Biden, che non solo ha affermato che Putin non dovrebbe restare al potere ma poi ha specificato che quello era “il suo pensiero personale e non la politica ufficiale statunitense”, sconfessando anche il maldestro tentativo di mettere una toppa da parte della Casa Bianca (“il punto del presidente è che non si può permettere a Putin di esercitare il potere sui suoi vicini o sulle regioni al di là della Russia”). Gli è che io posso esprimere il mio pensiero personale qua per i miei ventun lettori, tanto il mio pensiero – personale o ufficiale che sia – non conta un tubo. Se tu sei il presidente degli Stati Uniti d’America, ma anche se sei il PresConsMin italiano, l’amministratore delegato di un’azienda quotata in borsa o il vescovo di Vattelapesca – non puoi farlo. O dici quella che è la posizione ufficiale della tua corporation o taci. E questo uno come Biden che è in politica da una vita dovrebbe saperlo.

Fallacie logiche e dove trovarle

medici ucraini
Ho scoperto questo tweet di Fabio Dragoni: «Sostituire medici italiani non vaccinati con medici di un paese con uno dei più bassi tassi di vaccinazione al mondo 🤔…» (e link all’articolo della Stampa).

Chissà perché, Dragoni si è dimenticato di aggiungere che il personale sanitario deve essere vaccinato: eppure, anche se arriva dalla Bocconi, ha deciso di dedicarsi alla sanità. Detto in altro modo, quanto la popolazione ucraina sia vaccinata o no è irrilevante in questo contesto, dove è solo importante verificare che i sanitari ucraini sfollati in Italia lo siano.

Ovviamente una spiegazione c’è. Dragoni scrive per La Verità, che è notoriamente no vax. Quindi lamentarsi perché “prima i non vaccinati stranieri” segue esattamente la linea del quotidiano. Visto che le fallacie hanno sempre un senso?

Secondi lavori per i politici

Leggo via Good Morning Italia che data la crisi ucraina Matteo Renzi si è dimesso con effetto immediato dal CdA di Delimobil, la maggiore azienda russa di car sharing. Altre dimissioni eccellenti sono quelle di Esko Aho (ex premier finlandese) dal CdA di Sberbank e di Christian Kern (ex premier austriaco) dal CdA delle ferrovie russe. Tutta il mondo, o almeno l’Europa, è paese e i politici sono sempre pronti a trovare posti lautamente retribuiti in grandi aziende? Beh, no.

Se diamo credito a quanto scrive Wikipedia, sia Aho che Kern si sono ritirati dalla politica attiva. Nessuno di noi è tanto ingenuo da pensare che la loro cooptazione in quei consigli d’amministrazione sia solamente legata alle loro capacità – anche se Kern prima di entrare in politica lavorava in quel ramo – e non al fatto che abbiano ancora tanti amici e conoscenti nel mondo politico. Però almeno formalmente le cose stanno così. La stessa cosa accade negli USA, per dire: un ex presidente guadagna molto di più dopo il termine del suo mandato ma resta la norma non scritta che non può più fare politica attiva.

Renzi no. Continua a essere senatore e capo del suo partitello. La vedete ora la differenza?

Due no a due referendum

Io sono solo un costituzionalista da tastiera, ma l’avevo scritto sei mesi fa: per come era stato preparato il quesito referendario sul referendum per l’eutanasia, sarebbe stato ben difficile un ok della Consulta. Il punto è che la legge che sarebbe risultata in caso di vittoria dei SÌ non avrebbe semplicemente legalizzato il suicidio assistito, ma avrebbe anche portato alla possibilità di un omicidio di un consenziente, il che è una cosa ben diversa.

Mi sarei invece aspettato l’ammettibilità del referendum sulla liberalizzazione della cannabis, ma in effetti la spiegazione di Amato pare sensata: il taglio anche solo della singola parola “coltiva” avrebbe lasciato aperta la porta – almeno teoricamente – a tutta una serie di droghe molto più pesanti della cannabis. In effetti mi chiedo se non sarebbe stato molto più semplice proporre di togliere dalla tabella I dell’articolo 14 di quella legge l’inciso « 6) i tetraidrocannabinoli e i loro analoghi;» ma magari anche in quel caso ci sarebbero state droghe non leggere liberalizzate. (Per completezza: sempre tecnicamente parlando io leggo il quesito referendario come “potrò coltivarmi la cannabis ma non cederla”, ma sono appunto un costituzionalista da tastiera).

Ma il problema dei referendum italiani è proprio questo. Un referendum abrogativo deve per definizione togliere qualcosa, e non è detto che sia possibile farlo in modo così preciso come si dice di voler fare. (Poi nessuno mi toglie dalla testa il pensiero che non solo Magi e i radicali sapessero esattamente che sarebbe finita così, ma siano andati volontariamente giù di accetta e non abbiano cercato una formulazione con qualche possibilità in più di passare il vaglio della Corte Costituzionale, ma io sono un peccatore malpensante). La Corte ha già affermato che una legge sul fine vita ci vuole, ma come non può farla lei non può nemmeno permettere che sia qualcosa di completamente diverso. Dovrebbe essere il Parlamento a scrivere una legge, in modo da aggiungere e togliere quello che serve. Il Parlamento non ha intenzione di farlo? La colpa è nostra che votiamo le persone sbagliate. Punto.

Povero Sergio

No, cara BBC. Il ruolo del Presidente della Repubblica non è “soprattutto cerimoniale”, come hai scritto. (Ma non ti sei nemmeno accorta che la maggioranza dei due terzi vale solo per le prime tre votazioni). È come se ti dicessi che Elisabetta II ha un ruolo solamente cerimoniale. E non è nemmeno una cosa recente: sessant’anni fa se ad Antonio Segni non fosse venuto un cricco ci saremmo rischiati un golpe interno.

Mi dispiace davvero per Mattarella. Ho visto il suo “discorso” di accettazione: era incazzato nero (e lo capisco). Ma abbiamo un parlamento pieno di gente che ha paura di non arrivare a settembre e quindi alla pensione da onorevole, e che stava votandolo nonostante le direttive di partito, tanto che alla fine si rischiava davvero che venisse eletto per sbaglio… E i leader di partito? Eccoli, in ordine alfabetico.

Berlusconi: quelli che lo avevano convinto che sarebbe potuto diventare presidente dovrebbero essere arrestati per circonvenzione d’incapace. Per sua fortuna ha avuto un momento di lucidità e si è tolto dalla mischia prima delle votazioni.

Conte: non pervenuto. Nulla di diverso da quanto ci si potesse aspettare. Il suo unico risultato è stato quello di ringalluzzire Di Maio (Di. Maio. Capite? quello che nel 2018 voleva l’impeachment di Mattarella)

Letta: ha imparato da Zingaretti la strategia dell’opossum, che anche questa volta è stata vincente. Se ci pensate, è più o meno l’equivalente della battuta quando il sergente chiede alle reclute che i volontari facciano un passo avanti, tutti gli altri fanno un passo indietro e chi sta fermo si trova “volontario”…

Meloni: le possiamo dare un “più” per la coerenza. Vedremo se essere orgogliosamente e da sola a destra le farà guadagnare consensi.

Salvini: è riuscito a bruciare non so quanti nomi – non che fossero chissà che: ci pensate a Casellati col suo telefonino in mano negli incontri di Stato?. Oggi pomeriggio è riuscito a dire che il nome scelto era quello di Casini, poi che Conte e Letta gli avevano proposto Belloni e hanno fatto un improvviso voltafaccia (se Letta fosse stato così furbo, dovrei rivalutarlo eccome!), e poi si è intestata la scelta di Mattarella, che evidentemente per lui è un esponente del centrodestra viste tutte le sue dichiarazioni in questi giorni. Fossi un suo amico gli suggerirei qualche settimana di riposo assoluto, per vedere se riprende a ragionare.

Ok. Presidente, come dicevo sono contento per noi italiani ma mi dispiace per lei.