I 370 gradi di Barbara Lezzi

Ammesso che il ministro Barbara Lezzi abbia davvero detto «Vogliamo un’informazione scientifica a 370°», e ammesso che non fosse una battuta (occhei, qui direi che possiamo andare sul sicuro), non riesco a capire perché così tanta gente si concentri su quella frase per fare i suoi pipponi e non sul resto dell’intervista (tra l’altro al ministro per il Sud, che non si sa bene a che titolo parli di TV, scienza e divulgazione). Non arrivo a dire che certe uscite siano preparate a tavolino, ma sicuramente ottengono il risultato migliore per chi è al governo.

welfare difficile

L’anno scorso siamo miracolosamente riusciti a guadagnarci un premio di risultato, e così ad aprile ci è stato dato… l’accesso al Piano Welfare di Edenred (quelli di Ticket Restaurant, per intenderci), dove avremmo potuto spenderlo in millanta bellissimi modi per noi, con un guadagno pratico del 10%: quello che non pagheremo in tasse. Va bene, dico, vediamo che succede: tanto alla peggio a fine anno mi daranno i soldi non spesi, giusto tassati un pochino. Certo, virgola, certo.

La scorsa settimana, all’approssimarsi della fine del periodo di scelta, ho cominciato a recuperare documenti. Per come sono messo, la cosa più semplice era tirare fuori i pagamenti per i gemelli; ho cominciato con quello del centro estivo aziendale, che mi sembrava il più semplice. In fin dei conti c’era persino scritto che i GrEst erano validi… Tiro fuori le fatture e le spedisco. Il giorno dopo mi arriva una mail in cui mi si dice che la domanda è stata rifiutata. Chiedo informazioni, e mi dicono che occorre dimostrare che ho effettivamente pagato quei soldi. Ora, quando avevo fatto le domande avevo anche spuntato la casella dove affermavo che non erano stati chiesti altri rimborsi per quelle fatture e che le avevo pagate effettivamente io, ma a quanto pare non basta. Rispondo dicendo “ma guardate che nella fattura è esplicitamente scritto che i soldi mi sono stati trattenuti dal cedolino aziendale!” Replica: “Deve mandarci copia del cedolino”. Bontà loro, mi è permesso di oscurare le altre voci. Il fatto che avrei potuto creare un PDF farlocco con quei dati a quanto pare non è stato considerato.

Ieri sono passato alla fase due: le ricevute della mensa. Mi è stato detto che posso scaricarle per cassa e non per competenza, e fin qui nulla di male. Recupero le due ricevute di febbraio: posto la prima… e si blocca tutto. In questo momento quando entro nel sito mi si dice che non c’è nessun piano associato a mio nome. Ah: ci sarebbe anche un Sito Tutto Nuovo, che da quanto leggo nella home page del sito vecchio è accessibile con le stesse credenziali: io ci ho provato e non sono riuscito a entrare. Siamo proprio sicuri che tutto questo giro sia stato fatto per dare i soldi a noi lavoratori?

Stefano Cucchi

In questi giorni Repubblica sta facendo una serrata campagna a proposito del caso Cucchi contro tutti i depistaggi da parte degli alti gradi dei Carabinieri. È una scelta molto marcata, considerato come l’opinione pubblica si pone rispetto a quanto è successo allora: il giudizio tipico che sento in giro è “tanto quello era un drogato, perché ve lo siete preso così a cuore?”… il che poi non è tanto diverso dal grande plauso per la nuova legge sulla legittima difesa che sta per essere promulgata, e con la quale io comune cittadino rischierò di più perché io non terrò certo armi in casa, ma chi venisse a rubare a questo punto sì perché tanto non ci perderebbe nulla.

Il punto naturalmente non è la colpevolezza o meno di Cucchi, quanto i fatti che l’habeas corpus sarebbe un principio che esiste da secoli, che la pena deve essere proporzionata alla gravità del crimine e che le forze dell’ordine devono essere al servizio dei cittadini. Evidentemente tutto questo non è più di moda.

Suicidio assistito: qualcuno mi spiega?

Per chiarire subito le cose: in questo post non entro nel merito dell’azione di Marco Cappato che portò DJ Fabo in Svizzera in modo che potesse accedere al suicidio assistito: parlo della sentenza di ieri che dà undici mesi al Parlamento per promulgare una legge, perché «l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti».

È vero che io non sono un costituzionalista, ma non sono riuscito a capire la logica. L’articolo 580 del Codice penale non punisce solo chi istiga al suicidio, ma anche chi «ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione». Quello che avevo capito è che i giudici di Milano avevano assolto Cappato (leggasi, la sua azione non era un’agevolazione al suicidio) ma allo stesso tempo avevano sollevato un dubbio di incostituzionalità sulla legge. Ora pare che la Consulta dica “in effetti l’articolo così com’è scritto funziona male, per favore aggiustatelo in fretta”. Ma cosa succede se il Parlamento non aggiusterà (in modo costituzionalmente corretto)? Per quello che capisco io, si sarà perso un anno e saremo punto e daccapo. A questo punto non valeva la pena di esplicitare quali erano le parti non costituzionali?

qualità dell’aria

Nelle giornate in cui si discute se bloccare o no i diesel Euro4 a causa della qualità dell’aria (e nelle quali mi trovo più traffico del solito, tra l’altro) scopriamo che Eataly ha pagato un sofisticatissimo sistema di filtraggio dell’aria… per il Cenacolo leonardesco. Non so voi, ma a me viene da pensare che di esseri umani ce ne sono tanti e quindi possiamo fare a meno di qualcuno di loro, mentre di Cenacolo ce n’è uno solo…

dove mettiamo questi rifiuti?

L’incendio scoppiato domenica sera in Bovisasca a Milano (oh, io la puzza ho iniziato a sentirla solo mercoledì sera, e dire che abito a tre chilometri in linea d’aria…) fa finalmente venire a galla un annoso problema. No, il problema non è che casualmente tre giorni dopo il controllo dei vigili che hanno scoperto che quel capannone era abusivo è tutto bruciato. Quello è un problema annoso ma ben noto. Il problema è il riciclo della plastica in particolare e del resto in generale. Perché è bello dire che i comuni sono virtuosi e riciclano più del 50% dei rifiuti (ma già qua mi piacerebbe sapere se nel riciclo è anche compreso l’incenerimento). Ma se poi scopriamo che tutta la fatica che facciamo per separare la plastica e magari lavare i contenitori sporchi non serve a nulla perché poi di questa plastica non ce ne facciamo nulla da quando la Cina non la vuole più, ci sentiamo un po’ presi per il culo…

Tra l’altro ne parla anche il Corsera .

Diego Fusaro e i giornalisti

Giovedì il Giornale ha pubblicato un’intervista ad Aurora Pepa. Chi sarebbe questa signora? La fidanzata di Diego Fusaro. Chi è Diego Fusaro? Se non sapete chi sia, siete fortunati 🙂 La signora Pepa nell’intervista afferma di essere illibata, e per il resto spiega «lui si sveglia, si mette a studiare, io cucino per lui, pulisco per lui, stiro le sue camicie.»

Il migliore giudizio è stato quello scritto ieri dal mio amico Pier Luigi Tolardo, che cito in toto:

Aurora Pepa, fidanzata ufficiale del filosofo Diego Fusaro è ufficialmente, per me, la persona pubblica più spiritosa del 2018 e probabilmente del 2019: ha dichiarato in un’ intervista di essere ancora vergine, che non fa l’amore con Fusaro e di dedicarsi esclusivamente ai lavori domestici che in casa svolge solo lei, in attesa di sposarsi in chiesa.
L’intervista è una deliziosa presa in giro per centinaia di migliaia di italiani e italiane che in queste ore hanno abboccato all’amo e stanno commentando con battute volgari e pensieri più o meno progressisti.

Qualche ora dopo, LVI (nel senso di Diego Fusaro) ha scritto il post che ho scrinsciottato e messo qui in apertura. In effetti ha ragione: un giornalista a cui vengono raccontate queste cose non può “uscire dalla storia” e aggiungere le sue considerazioni. Sarebbe stato molto più corretto che Andrea Riva rifiutasse di pubblicarlo, togliendo così un po’ di pubblicità al fidanzato della signora Pepa. Sarebbe stato meglio per tutti, no?

Le simmetrie che non ci sono

Vi sarete sicuramente accorti che non ho parlato della vicenda del talk di Alessandro Strumia al 1st Workshop on String Theory and Gender (Nota che mi alienerà la totalità delle mie lettrici: l’idea di fare un colloquio con quel nome mi pare assolutamente balzana. Sarebbe per me stato molto più logico introdurre le quote rosa nelle presentazioni dei convegni. Il gender è evidentemente un problema, ma è un problema sociale, non della teoria delle stringhe)

Ad ogni modo, con una settimana di ritardo leggo il pippone di Andrea Giammarco e non ho molto da aggiungere. Innanzitutto, la presentazione è stata ritirata dal sito del Cern a causa della possibile diffamazione nella slide 15 (con nomi e cognomi di chi avrebbe fatto fuori Strumia). Io personalmente avrei semplicemente tolto la slide incriminata, ma non è un problema mio: tanto le slide sono recuperabili più o meno ovunque.

Quello che però mi pare molto più interessante, e che Giammarco mi ha fatto il favore di verificare, è che i dati portati da Strumia hanno un bias. Da un lato ha scientemente nascosto che per esempio nel famigerato concorso la commissione era composta da sette persone di cui una sola donna, e che i vincitori sono stati cinque ma dei risultati degli altri quattro non ha fatto parola. Ma soprattutto i suoi dati statistici non hanno tenuto conto di altri fattori che potevano modificare il risultato, un po’ come quando scrisse dei paper per spiegare un effetto che in realtà non c’era (per i non fisici, soprattutto i non fisici teorici: non è un peccato scrivere su qualcosa che poi si verifica essere un errore sperimentale, fintantoché l’articolo è scritto in modo scientifico e sensato. Tanto tutta la teoria delle stringhe funziona più o meno così 🙂 ) Nel caso in questione Strumia non ha tenuto conto delle condizioni al contorno, cioè che in genere per un maschio è più facile che per una donna poter aspettare una quindicina d’anni dopo il dottorato prima di ottenere un posto sicuro. Dal mio punto di vista di matematico questo chiude la faccenda indipendentemente da tutto il resto.