La fatica della schwa

Sabato scorso la rubrica Buongiorno di Mattia Feltri è apparsa in pdf sul sito. (L’ho scoperto preparando questo post: in realtà sono su in montagna e per pluridecennale abitudine acquisto la Busiarda, quindi l’ho letta in cartaceo). Il motivo “di carattere tecnico”? Semplice: probabilmente per la prima volta nella prima pagina di un quotidiano a carattere nazionale, appariva – persino nel titolo! – una schwa. Il titolo in questione è infatti “Allarmi siam fascistə” e veniva preso in giro l’uso del carattere neutro suggerito su Facebook da “un’accademica della Crusca”, promuovendo sul campo l’ottima Vera Gheno.

Non ho ben capito la difficoltà di uare una schwa in una pagina web, ma comprendo il problema pratico della pronuncia. Più che altro vorrei però fare una proposta per evitare il maschile sovraesteso: introduciamo seriamente il neutro plurale in -a. Dunque avremmo “le ministra” esattamente come “le uova” (o “le terga”). Almeno per i nomi in -o/-a il problema non si pone. Riconosco che ci sono ancora margini di miglioramento: il plurale di “veggente” (che adesso è “veggenti” sia al maschile che al femminile) non può banalmente usare l’articolo “le” perché altrimenti passeremmo dal maschile sovraesteso al femminile sovraesteso. Ma non posso mica trovare le soluzioni tutte io!

L’aggiornamento all’ingresso delle chiese

Quando ero bambino, all’ingresso delle chiese c’erano le acquasantiere: tu pucciavi le dita nell’acqua benedetta e ti facevi il segno della croce. Le acquasantiere ci sono ancora, ma credo che non avessero più acqua da decenni: magari le vecchine strusciano ancora le dita per abitudine o speranza, ma nulla di più. Ora, con la riapertura delle chiese dopo il coronavirus, le acquasantietre sono state ufficialmente eliminate e sono stati messi in tutta fretta distributori di gel igienizzante da usare all’ingresso. Ma perché non si è pensato di benedire il gel? Prenderemo due piccioni con una fava!

cambio piattaforma per il blog

WordPress sta cominciando a diventare sempre più oneroso in termini di risorse richieste; in questi giorni ho persino avuto difficoltà a postare immagini nemmeno troppo grandi, senza riuscire a capire il motivo. Il messaggio di errore era “riducila a meno di 2500×2500 pixel”, ma la figura in questione era 600×500… Non parliamo poi degli attacchi informatici: il mio provider ogni tanto mi avvisa che deve bloccare momentaneamente l’accesso.

A questo punto ho cominciato a cercare in giro per la rete qualche piattaforma alternativa, sperando di migliorare la situazione: e direi che ci dovrei essere riuscito. Un mio amico stava lavorando a una nuova piattaforma di blogging, con delle caratterstiche davvero interessanti. In pratica, questa architettura, che il mio amico ha chiamato Ryba, è costruita sopra Ethereum. Questo significa che leggere un post e soprattutto postare un commento usano una piccola parte della potenza computazionale del client per farmi guadagnare qualche frazione di Ether, la criptovaluta collegata a Ethereum. È vero che il mio è un blog relativamente piccolo e quindi non diventerò sicuramente ricco, ma crediamo che questa proof-of-concept potrà poi essere replicata più in grande, e lui guadagnerà dall’uso di Ryba. L’unico problema – ma forse è un’opportunità… – è che i commenti consecutivi da parte di una stessa persona richiederanno più tempo per essere processati, quindi appariranno meno frequentemente. La lettura invece rimarrà costante: non perderete insomma più tempo del solito.

Stiamo ancora testando la piattaforma – che ha comunque una base dati compatibile con quella di WordPress, quindi non si perderà nessun contenuto passato – con un’installazione minimale. Se qualcuno è interessato a fare da betatester, mi scriva e vediamo come aggiungere l’utenza. Come dicono gli americani, sono davvero eccitato per questo sviluppo!

Aggiornamento: (3 aprile) Per chi stesse leggendo solo ora questo post, segnalo che era un pesce d’aprile. (In effetti in russo ryba, anzi рыба, significa pesce).

Tout se tient

Nel mio socialino di nicchia è stato riportato un tweet di @xjokerscars: “Le strade del signore sono infinite ma quelli di Codogno le hanno percorse tutte.” Leggendolo, mi è venuto in mente che Santa Maria Francesca Cabrini, patrona degli emigranti (tanto che le è dedicata la Stazione Centrale di Milano) fondò la sua congregazione… a Codogno. Visto che tutto torna?