recensioni

rec 2026, recensioni

The Blog up (libro)

Leggere oggi un libro sui blog pubblicato nel 2014 può essere visto come esercizio di necrofilia. È vero che si diceva già nel 2008 che i blog fossero morti, ma adesso i blogger sono davvero una specie in via di estizione, perché la gente preferisce di gran lunga scrivere nei social network: rimaniamo in pochi dinosauri. Io però ho voluto prenderlo in prestito dalla biblioteca perché volevo vedere come la storia dei blog in Italia veniva vista dall’esterno, e ho scoperto che era completamente diversa da come la vedevo dall’interno. I pionieri del 2000 non li ho mai filati, e non sapevo nemmeno esistessero: in compenso ho solo trovato qualche nota sull’onda del 2001 (quella dove sono arrivato anch’io), il che mi sa che vuol dire che la mia bolla era proprio una bolla. Ammetto poi di avere solo dato una rapida scorsa alla seconda parte del libro, quella che parla di “modellamento sociale dei blog”, e “relazioni sociali”; è chiaramente una parte di una tesi di laurea magistrale, ma non sono riuscito a capire cosa tutto quello abbia a che fare con i blog. In definitiva, un’occasione sprecata.

Elisabetta Locatelli, The Blog up : Storia sociale del blog in Italia, Franco Angeli 2014, pag. 224, € 35, ISBN 9788820458508 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili

Voto: 2/5

recensioni

Le città di pianura (film)

locandina del filmIo ho passato tutte le estati da bambino e ragazzo a Sacile, con giri in bicicletta che sconfinavano spesso nel trevisano; e ho continuato a passarci fino a pochi anni fa: insomma la pianura dell’alto Veneto mi è ben nota. Da questo punto di vista posso assicurarvi che non ho trovato nulla di strano nelle scene del film, che ho visto nella sala cinematografica dell’alta val Brembana mentre ero in vacanza. Le battute del conte, che rivolgendosi a Giulio dice con nemmeno troppo velato disprezzo “ma lui parla meridionale!”, oppure degli altri due protagonisti Doriano e Carlobianchi che alla domanda “E Rovigo?” rispondono “Rovigo non esiste!” mi paiono del tutto normali, così come le cadenze degli attori  (Roberto Citran/cavalier Fadiga ha esattamente l’accento di mio zio). Però non sono davvero riuscito a capire il significato di un film come questo: probabilmente sono uno senza cuore. Ah: le “musiche originali di Krano” mi hanno dato l’effetto “mettiamo qualche accordo a caso per dire di essere innovativo”. Non fanno per me.

rec 2026, recensioni

Il senso del doppio (libro)

Non posso certo definirmi un esperto di enigmistica classica, ma un minimo la conosco. Di matematica ne conosco un po’ di più. Insomma, avevo buone aspettative da questo libretto, che parte dalla raccolta dell’enigmistica matematica pubblicata per qualche decennio su Archimede; devo dire che sono rimaste deluse. La prima parte, con la spiegazione di come funzionano i giochi enigmistici, è ben fatta, e anche la terza, con esempi di giochi enigmistici a tema matematico pubblicati da chi non ha una formazione matematica specifica, è buona, soprattutto perché non viene data semplicemente la risposta ai giochi ma c’è una spiegazione contestuale utile per chi non ne sa. La parte centrale, quella con i giochi veri e propri, soffre però del fatto che gli autori, prima di essere enigmisti, sono matematici: capisco che il vincolo di un lessico matematico negli esposti dei rebus (grafici e testuali) e nelle frasi bisenso è molto rigido, ma garantisco che non sono riuscito a trovare quasi nessuna soluzione. Molto meglio la parte degli indovinelli e dell’enigmistica moderna (nel senso enigmistico del termine, gli schemi dove le parole da trovare sono all’interno del testo scritte come xxxxxxx), dove c’è più libertà e quindi i risultati sono migliori. L’appendice con le somiglianze tra matematica ed enigmistica non mi ha detto molto, ma lì potrebbe essere stato un mio problema.

Margherita Barile e Giuseppe Pontrelli, Il senso del doppio : La matematica fra rebus e indovinelli , YouCanPrint2024, pag. 156, € , ISBN 9791222738307 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 2/5

Ultimo aggiornamento: 2026-08-27 15:57

rec 2026, recensioni

La scienza vista da una filosofa (libro)

copertina Direi che l’idea di base di questo libro è che non si può dire che tutto il mondo è in realtà fisica (il riduzionismo forte, ma anche quello più debole) per l’ottima ragione che non lo è nemmeno la fisica stessa! Cartwright, filosofa della fisica con tanti amici (almeno a giudicare tutta la gente che ringrazia all’interno del libro!) mostra come non solo il riduzionismo di tutte le scienze alla fisica non è possibile, ma nemmeno la fisica stessa è tutta riconducibile a un unico principio: i metodi in un sottocampo sono diversi di quelli di un altro sottocampo. Nella prefazione Cartwright scrive «Vedo la scienza e il suo funzionamento come un gigantesco set di Meccano, con gli scienziati simili a una rete di costruttori esperti e operosi che lavorano insieme in squadre diverse su progetti diversi»: un qualunque esperimento richede una serie di ipotesi che a loro volta hanno altre ipotesi alla base, come appunto in un enorme set di Meccano. (Ah, mi chiedo solo se i più giovani sanno cosa sia il Meccano… potrei dire Lego, ma non è la stessa cosa). La sua visione del mondo è che è qualcosa di “screziato”, dove non ci sono leggi sempre valide al 100% ma ci sono sempre eccezioni perché ogni caso è leggermente diverso. Le leggi fisiche si ricavano cercando di costruire un “piccolo mondo” eliminando per quanto possibile tutti gli effetti collaterali: fa l’esempio del test della Gravity Probe B per verificare la relatività generale. Questo non significa che la conoscenza scientifica sia intrinsecamente impossibile! Nella conclusione infatti spiega «la scienza per me opera in maniera diversa: produce risultati affidabili non scoprendo i segreti più profondi della natura, ma imparando, faticosamente, a produrre quei risultati in modo affidabile.» Compito anch’esso improbo, ma forse più vicino agli uomini. Ottima la traduzione di Alessio Bucci, che mantienne la piacevolezza di un testo che secondo me mostra la filosofia nella sua luce migliore, qualcosa che ci costringe a pensare e rivedere i nostri pre-giudizi.

Nancy Cartwright, La scienza vista da una filosofa : [A Philosopher Looks at Science], [], pag. 199, € 22, ISBN 9791254500866, trad. Alessio Bucci – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5

rec 2026, recensioni

Le chiese di Milano (libro)

copertinaQuesto libro, anche se formalmente ancora a catalogo Electa, non pare essere acquistabile: io l’ho preso in prestito in biblioteca. Come tutte queste strenne, oltre che avere un peso non indifferente, il libro ha delle bellissime immagini delle varie chiese. La parte che mi è piaciuta di più è la sezione sulle chiese che non esistono più, dove evidentemente le uniche fonti che ci sono rimaste sono quelle scritte e i disegni dell’epoca salvo in qualche caso più fortunato in cui c’è stata la possibilità di fotografare la chiesa prima della distruzione; molto bella anche la storia delle singole chiese, con le spiegazioni di come si sono modificate nel tempo; il tutto con dovizia di rimandi ad altre fonti, se proprio si è interessati a una singola chiesa. L’altra faccia della medaglia è che spesso i testi sono scritti per addetti ai lavori, e ho fatto spesso fatica a capire di cosa si parlava.

Le chiese trattate sono soprattutto quelle fino al 1800; per le successive un’appendice dà qualche informazione su quelle che gli autori hanno ritenuto essere più interessanti da un punto di vista architettonico.

Maria Teresa Fiorio, Le chiese di Milano : Edizione illustrata, Electa 2008², pag. 493, ISBN 9788837037635
Voto: 4/5

,
recensioni

Spider-Man: Brand New Day (film)

locandina Io sono fermo ai supereroi Marvel degli anni ’60, massimo ’70. Ho qualche idea del casino che ha fatto Marvel in questi decenni, a partire dal multiverso che permette di fare reboot a iosa, e della quantità di supereroi e supercattivi che è stata aggiunta. Aggiungete il fatto che non ho visto i tre film precedenti di questa linea temporale, e potete immaginare quanto io abbia capito della trama di Spider-Man: Brand New Day, anche considerato che le troppe scene di combattimento presenti dovrebbero avere l’avviso “sconsigliata la visione a chi è a rischio di epilessia”. Ho così scoperto solo dopo la visione che Frank è il Punitore (io pensavo fosse già apparso negli episodi precedenti, anche perché non conoscevo il personaggio) e poi solo per caso che Jean Grey faceva già parte dell’universo Marvel (e di nuovo non la conoscevo). Almeno sapevo già che zia May non aveva nulla a che fare con la zia May originale, quindi mi sono risparmiato questo colpo.

Diciamo che mezz’ora di film in meno sarebbe stata utile; inoltre ho avuto dei forti problemi con la suspension of disbelief. Guardate: io non ho nessun problema a immaginare che un ragazzo morso da un ragno radioattivo ottenga dei superpoteri e riesca nel contempo a crearsi un’IA che lo aiuti. Ma non accetto che possa parlare al telefono con l’ispettrice di polizia senza che a nessuno venga in mente di triangolare la sua posizione e scoprire la sua identità…

rec 2026, recensioni

Magnifica Humanitas (ebook)

copertina La prima enciclica di papa Leone XIV è stata presentata come basata sull’intelligenza artificiale. In realtà non è affatto così: l’IA è sicuramente presente in molti punti, ma il vero scopo dell’enciclica è quello di aggiornare il mondo sullo stato della dottrina sociale nella Chiesa. D’altra parte non è un caso che Prevost abbia scelto come nome quello del suo predecessore che scrisse la Rerum Novarum.

Naturalmente l’IA ha una parte abbastanza importante, non foss’altro che perché sta diventando così pervasiva che non se ne può fare a meno; e il suo trattamento nell’enciclica è basato principalmente sul buonsenso, anche perché non si può certo pretendere né una visione filosofica né tanto meno tecnocratica. La visione teologica parte dalla doppia immagine di Babele, dove Dio punisce la hybris degli uomini, e la ricostruzione di Gerusalemme dopo l’esilio sotto la guida di Neemia, che riesce a convincere i reduci da Babilonia a collaborare tutti. È questa appunto la magnifica umanità che per Leone XIV dovrebbe essere l’obiettivo da porci.

Si sprecano ovviamente le citazioni ai predecessori e ai loro documenti; ma la parte che ho trovato più interessante è il mostrare come la Chiesa riconosca di avere sbagliato (per esempio sulla guerra giusta) e di vedere lo scorrere del tempo come un modo per capire meglio cosa è giusto fare.

Leone XIV, Magnifica Humanitas, Libreria Editrice Vaticana 2026, pag. 240, € 2,90, ISBN 9788826610931 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

rec 2026, recensioni

Damned Lies and Statistics

copertinaIl problema delle statistiche non è (solo) che sono spesso fatte male, ma che possono essere manipolate in buona o malafede. In questo libro, Joel Best si dedica alle statistiche sociali, quelle che riempiono spesso le pagine dei giornali anche da noi, e racconta tutti i modi in cui le cose possono andare male: dalla difficoltà di avere numeri corretti di partenza, ricordando che anche le decisioni alla base del raccogliere i dati in uno specifico modo sono di solito nascoste, all’incomprensione di alcuni dati, che vengono poi presi come bibbia da chi trova un vantaggio a usarli così, anche se magari si riferivano a casi diversi: ma purtroppo quando una statistica errata viene pubblicata è praticamente impossibile eliminarla. Best segnala soprattutto che gli attivisti di ogni tipo sono sempre pronti a scegliere i numeri che fanno loro più comodo. Come avrete intuito, il problema non è la matematica – non ce n’è poi molta nel libro – ma tutto quello che le sta attorno.
Come pars construens, Best dà alcuni suggerimenti. Quando ci si trova davanti a una statistica, le tre domande di base da farsi sono: Chi ha creato questa statistica? Perché è stata creata? Come è stata creata? Inoltre, ci sono alcuni segni che indicano che una statistica è ben fatta: innanzitutto non deve sembrare il risultato di una stima; deve essere poi basata su definizioni e misure chiare e ragionevoli; infine il campione scelto deve essere rappresentativo. Ricordate infine che l’innumeratezza non si trova solo tra chi legge le statistiche, ma anche tra chi le presenta…

Joel Best, Damned Lies and Statistics : Untangling Numbers from the Media, Politicians, and Activists, University of California Press 2012 [2001], pag. 219, € 13,75, ISBN 9780520274709 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

Torna in alto