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rec 2026, recensioni

The Future of Graphic Design (ebook)

[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Leggendo il libro ho avuto la netta impressione che fosse scritto usando molto pesantemente l’IA. I brevi testi nelle singole pagine hanno una prosa generica che potrebbe essere tranquillamente applicata a concetti qualunque, quello che io chiamo “effetto oroscopo”. Le immagini del libro sono naturalmente creato con l’IA, ma dato che quella è la tesi del libro non ci trovo nulla di male. Ma prendiamo per esempio il concetto del Green-T. leggendo il libro scoprite che l’IA può aiutare a fare bellissimi progetti, che Adobe Firefly ha dei problemi con il testo nelle immagini (pagina 97), ma l’autore non indica quali sono le caratteristiche belle e brutte dei porgetti mostrati: come si può imparare qualcosa semplicemente guardando le immagini? Un altro esempio è il workflow di pagina 120. È corretto, o almeno penso che lo sia, ma non dà esempi di cosa fare in pratica. Il portfolio con i progetti creati da Soubra mostra che sa fare tante belle cose; ma ancora una volta non spiega nemmeno in una piccola parte perché ha fatto le scelte che ci presenta. Alla fine c’era qualcosa che corrispondeva a quello che mi aspettavo dal libro: ma ero ormai a pagina 183, un po’ troppo tardi.

Nader Soubra, The Future of Graphic Design, 2026, pag. 234, € 2,9, ASIN B0H423Z7S3 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 2/5

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The Dot and the Line (libro)

copertina Norton Juster era un architetto e professore universitario. Ma ha anche scritto libri per bambini: The Phantom Tollbooth, praticamente sconosciuto in Italia anche se Giunti ha pubblicato la traduzione Il casello magico mentre nel mondo anglosassone è famosissimo, e questo libriccino, che è stato anche reso in versione cinematografica diretta da Chuck Jones e che ha vinto l’Oscar nel 1965 (lo trovate su YouTube)
La storia è molto semplice: una linea che è innamorata di un punto, che però se ne sta con uno scarabocchio perché non è rigido. La linea riesce finalmente a piegarsi, ma continua a pensare che “la libertà non è una licenza per il caos” e quindi si esercita fino a fare di tutto; finalmente il punto comprende la differenza, lascia lo scarabocchio per la linea, e “vissero felici e contenti, o almeno ragionevolmente tali”. Come avrete capito, Juster amava anche giocare con le parole: nella quarta di copertina si dice che “L’autore vive con sua moglie nel Massachusetts occidentale, dove gestisce un gruppo di supporto per i numeri negativi”. Il libro si legge in cinque minuti, ma sono minuti divertenti.

Norton Juster, The Dot and the Line : A Romance in Lower Mathematics, Chronicle Books 2000, pag. 80, ISBN 9781587170669 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

Ultimo aggiornamento: 2026-10-10 23:01

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Non ti pago (teatro)

Mercoledì siamo andati al Piccolo (stranamente non pieno, su in galleria c’erano molti posti vuoti ma qualcuno l’abbiamo visto anche in platea) alla prima milanese di questo riallestimento di Non ti pago, commedia del 1940 di Eduardo De Filippo che è stata l’ultima regia del figlio Luca e adesso è riportata in scena dalla vedova Carolina Rosi nella parte di Concetta, con il ruolo di protagonista tenuto (bene) da Salvo Ficarra. Non so dirvi quanto Luca De Filippo abbia accresciuto la parte comica dell’opera: probabilmente parecchio, a giudicare da come i dialoghi sono stati presentati e dalla fisicità dei movimenti. Se posso fare un appunto a Eduardo, la scena iniziale servirà anche a definire il carattere di Ferdinando Quagliuolo, ma è piuttosto debole. Invece leggo da Wikipedia che tra il 1940 e il 1942 ha cambiato il finale (oltre che avere tradotto in italiano il testo, cosa che sicuramente ho apprezzato: quella invece è stata una grande idea, e la soluzione trovata è assolutamente inaspettata, ma in piena linea con la napoletanità che pervade l’opera di Eduardo. È immediato associare il lotto ai sogni, e la commedia parte proprio da un sogno arrivato alla persona sbagliata: ma qui il gioco si intreccia con fortuna e sfortuna in modo del tutto naturale. La compagnia tutta è molto brava, e teatralmente direi perfetta, cosa che purtroppo non sempre capita.

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The Tiger That Isn’t (ebook)

copertina Veniamo assediati dai numeri. Come possiamo capire se sono davvero importanti oppure no? Blastand e Dilnot in questo saggio mostrano cosa possiamo fare per capire se siamo di fronte a “una tigre” (qualcosa di davvero pericoloso, a cui quindi dobbiamo fare attenzione) oppure a qualcosa che non lo è affatto. Direi che il “riassunto dei riassunti” nell’ultima pagina del libro dà un’ottima idea dei temi. Eccolo qua, con una rapida mia spiegazione. Buona lettura del libro!

Le grandezze devono essere suddivise (in qualcosa di dimensione umana) / I numeri sono puliti, la vita no (e quindi i numeri possono solo essere un’approssimazione) / Contare fa venire il mal di schiena (e quindi nelle scienze sociali si hanno sempre approssimazioni) / Il caso è sempre nascosto (quindi dobbiamo sempre tenere conto che quello che vediamo è frutto del caso) / Le strisce non sono tigri (non dobbiamo fare inferenze senza verificare che siano corrette) / Gli alti e bassi capitano (quello che sembra un trend potrebbe essere una fluttuazione) / Non confondete media con metà (la metà è più spesso la mediana, per esempio) / Non su può vedere il tutto dal buco di una serratura (un solo numero, media o mediana che sia, non può raccontare tutta la storia) / Rischio = gente (il rischio è sempre da considerare rispetto a noi stessi, non come numero astratto) / Molti conteggi non lo sono (ma si è solo preso un campione) / No data, no racconto (i numeri possono essere cattivi, ma averli cattivi è sempre meglio che non averli affatto) / Non lo sanno neppure loro (spesso abbiamo dei numeri raccolti male, e quindi dobbiamo fare attenzione a usarli) / I numeri scioccanti sono spesso sbagliati (o perlomeno richiedono prove molto forti per crecere loro) / Mi spiace, ma non sei un giorno di primavera (i confronti impossibili li può fare solo Shakespeare, non mischiamo mele con pere) / A causa B… forse (correlazione non significa causalità)

Michael Blastland e Andrew Dilnot, The Tiger That Isn’t : Seeing Through a World of Numbers, Profile Books 2010, pag. 240, € 9,35 (carttaceo: 14,24), ISBN 9781846681110 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

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Coyote vs. Acme (film)

locandinaComincio subito con un’affermazione che vi stupirà: capisco perché Warner Bros aveva deciso di non mandare nelle sale (o in tv, o in streaming) questo film. La storia è troppo debole, e soprattutto ricorda troppo Chi ha incastrato Roger Rabbit? (più che Space Jam). Tanto per dire, prendiamo la scena del ritorno ad Albuquerque dopo l’audizione al Congresso. È chiaro che gli sceneggiatori non avevano un’idea per terminare il film, dato che Wile non poteva catturare il Road Runner ma non poteva neppure perdere del tutto la faccia. Ma la scena davanti allo studio legale non ha nessun senso. Lo stesso si può dire per il ruolo di Titti, che sembra piazzato a forza. Paradossalmente venderlo alla Ketchup, da cui ci si aspetta di meno, è stata una buona mossa.

Per il resto, l’arringa di Kevin Avery che spiega come il Coyote dovrebbe essere un esempio per tutti per la sua capacità di non arrendersi mai è toccante; ma confesso che mi sono sentito più vicino a Foghorn Leghorn che spiega che è proprio la resilienza dei cartoni e il loro essere indistruttibili il motivo per cui la ACME (A Company Making Everything, vi ricordo il retronimo) li tortura per far funzionare meglio i prodotti per gli umani. Daffy Duck probabilmente non sarebbe d’accordo, così come non lo è il whistlebrower (poco) segreto, ma quella è un’altra storia. Ciò detto, il film è comunque piacevole da vedere, soprattutto per chi ha la mia età e conosce praticamente a memoria le dinamiche; ma credo appunto lo sia soprattutto per noi vecchietti, anche se a mia figlia diciassettenne è comunque piaciuto.

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How Charts Lie (ebook)

copertina Un disegno vale mille parole… il che significa che lo si può fare sbagliato in mille modi diversi, dove per “sbagliato” intendo dire che dà un’idea diversa da quello che dicono i dati. Ma Alberto Cairo spiega in questo libro che non è così semplice: un grafico non può mostrare contemporaneamente tutto, e quindi la scelta di cosa far vedere è in un certo senso politica. Poi naturalmente ci sono i grafici che mentono davvero: i capitoli del libro sono dedicati a come possono mentire. Abbiamo così i grafici che mentono perché sono progettati male, perché mostrano dati dubbi oppure insufficienti, perché nascondono o rendono più confusa l’incertezza, oppure perché suggeriscono pattern fuorvianti. Sapere cosa può esserci di sbagliato è ovviamente utile per accorgersi che un grafico “puzza”: da questo punto di vista il testo è ottimo. C’è anche una postfazione che riguarda il Covid, visto che la prima edizione del libro era uscita subito prima dell’inizio della pandemia.
Nota: esiste anche una traduzione italiana, Come i grafici mentono, edita da Raffaello Cortina, tradotta da Giancarlo Carlotti e con una breve prefazione per i lettori italiani: gli ho dato una rapida scorsa e mi sembra ben fatta.

Alberto Cairo, How Charts Lie : Getting Smarter about Visual Information, W.w.Norton 2020², pag. 234, € 10,03, ISBN cartaceo 9780393358421 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

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A Day in the Life (ebook)

[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Un NPC è un Non-Player Character, cioè un personaggio in un gioco di ruolo che non è controllato da un giocatore umano. L’idea dietro questa collezione di racconti è vedere cosa fanno davvero questi personaggi, magari interagendo con il SISTEMA o arrabbiandosi perché sono visti dai veri giocatori come semplici punti di racconlta informazioni che non si preoccupano del loro sentimenti. Il libro non è partito bene due dei primi tre rcconti non li ho proprio capiti. Poi però si riprende bene ed è interessante: vale insomma la pena di leggerlo. Menzione particolare per Barry the [Bush], probabilmente il migliore dei racconti. Commenti minimali:
▪ J.R. Wright, An Easy Day: Non l’ho capito. Sembra l’inizio di una storia più lunga, ma così non sta in piedi. 2/5
▪ Aztoroid Destroyer, Mistress of the Red Pour: È questo che mi aspettavo, un NPC con emozioni! 5/5
▪ David Nielsen, The Mare and Maiden: ??? Sono arrivato in fondo senza capirci nulla. N/A
▪ Pope Pug, The Garden for a Ghost: triste ma carino. 5/5
▪ Eura Abrams, Red’s Path Unlocked: fantastico. È tutto sbagliato, e questo è il bello della storia. 5/5
▪ Abruptly Mystic, Outstanding: è carino che un NPC veda i suoi limiti, ma mi pare manchi qualcosa. . 3/5
▪ Kim Smuga-Otto, My Boyfriend’s the Hero: non sono così sicuro che parli di NPC, e probabilmente è un capitolo di un libro; ma è comunque divertente. 4/5
▪ T. T. Reynolds, Exclamation Point: parte lentamente, ma acquista spessore man mano si va avanti. 4/5
▪ Kyle Burkett, Barry the [Bush]: un nuovo livello per gli NPC! 5/5
▪ IJ, Respawn and Chill: cerca di fare di tutto, ma senza una vera trama. 2/5

AA.VV., A Day in the Life : An NPC LitRPG Anthology, Riverfolk Books 2026, pag. 225, € 13.34, ISBN 9781959531128 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5

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Datemi una mappa e navigherò il mondo! (libro)

copertina È notizia di questi giorni (settembre 2026) che l’ONU ha approvato una risoluzione – che non ha nessun valore pratico, a dire il vero – per far sostituire la proiezione cartografica di Mercatore con quella denominata “Equal Earth”, che mantiene la proporzione tra le superfici dei continenti. Per la cronaca, la risoluzione è passata con 164 sì, sei astenuti e un voto contrario, quello degli USA che hanno affermato che la risoluzione era “superflua”. Ma qual è il problema che impedisce di avere una mappa perfetta? Gilberto Bini in questo agile libretto ce lo spiega da un punto di vista matematico, scomodando il grande Gauss: la Terra è intrinsecamente diversa da un piano, a differenza per esempio di un cilindro che è sì curvo ma non troppo. Bini fa una storia della cartografia e spiega perché certi tipi di mappe siano più utili in certi casi anche se in altri diventano scomode: è vero che per esempio la mappa di Mercatore dà un vantaggio visivo all’Occidente, e questa è la ragione per cui ha resistito così a lungo: ma per i navigatori del Seicento e del Settecento aveva il grande vantaggio di permettere loro di seguire la rotta nel modo più semplice possibile. La matematica della cartografia insomma non è solo politica ma anche pratica: leggere questo libro permette di capire che le mappe non sono solo esercizi di stile.
Gilberto Bini, Datemi una mappa e navigherò il mondo!, MateinItaly 2024, pag. 183, € 16, ISBN 9791298516212
Voto: 4/5

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