poster elettorali

Mancano due settimane alle elezioni comunali, e finalmente si vede qualche poster elettorale appicciato agli spazi. (Nella foto non ho preso Maurizio Lupi che era a destra della Lega). Fino a metà della settimana scorsa non ce n’erano. Rispetto a vent’anni fa c’è comunque un crollo dei numeri: non credo che la cosa dipenda solo dalla mancanza di soldi (ah, qualcuno spieghi a Bernardo che non sono stati i cattivissimi acher a rubare e diffondere il suo audio), ma proprio perché ormai quel tipo di poster non interessa più. Chi i soldi ce li ha ha usato i seipertré oppure i festoni attaccati ai pali della luce (e qui vince di gran lunga la destra). La cosa più buffa è che dopo decenni di maggioranza bulgara di destra gli unici due santini che ho trovato in buca delle lettere erano di candidati che appoggiano Beppe Sala.

Mi dite com’è la situazione nel resto dell’Italia?

Attivazione libri digitali

Eh sì, è cominciata la scuola e mi tocca attivare i libri digitali. Rispetto all’anno scorso ho qualche idea in più su come farlo, per fortuna: ma restano sempre delle peculiarità che non comprendo. Mondadori Education per esempio ha due modalità: inserimento PIN per i libri dal 2018 in poi, e bollino SIAE per i precedenti. Ora mi capita che WikiMath sia del 2017, e quindi un cecato come me deve leggere dei numerelli sul bollino. Ma questo è il meno! Dopo aver faticosamente copiato quei numeri, mi è arrivato un errore “INSERIRE SOLO LE PRIME DODICI CIFRE DEL CODICE ISBN”. Ora, il codice ISBN ha 13 cifre. Lo so, la tredicesima è di controllo, quindi che ci sia o non ci sia è irrilevante per riconoscere il libro. Ma proprio per questo cosa ti costa guardare solo le prime 12 cifre? E no: nella schermata di inserimento non c’è scritto “inserire le prime dodici cifre del codice ISBN”…

Il libro che non può essere nominato

eresia Un articolo di Repubblica racconta del boom editoriale di un libro novax edito da ByoBlu. Del libro me ne importa poco: ho troppo poco tempo per mettermi a leggerlo, e come si sa non vale assolutamente la pena di provare a smontarlo.

C’è però una cosa che mi ha stupito. Come vedete, l’articolo spiega che Eresia è al secondo posto tra i libri più venduti della settimana, aggiunge anche che il terzo in classifica è Io sono Giorgia (quello prima o poi lo leggerò, in fin dei conti mi sono anche sciroppato Secondo Matteo), ma è insolitamente reticente su chi è in testa: «Al primo posto della classifica della settimana c’è un prodotto Feltrinelli». Essendo io un curiosone, sono andato a vedere e ho scoperto due cose. La prima è che stiamo parlando solo della sezione saggistica: la narrativa italiana e straniera vendono molto di più. Ma questo è abbastanza normale, soprattutto in estate. Più interessante è scoprire qual è “il prodotto Feltrinelli”: Io posso. Due donne sole contro la mafia di Pif e Marco Lillo.

Io penso sempre male, come ben sa chi mi conosce: però mi fa ridere che a Repubblica non solo si continui la pessima abitudine di non inserire collegamenti esterni per approfondire le notizie da loro riferite, ma si eviti anche di “fare pubblicità” – si fa per dire – alla concorrenza. Ho appena guglato e scoperto che Marco Lillo scrive per il Fatto Quotidiano, ed è anche un miniazionista della società…

semafori notturni accelerati

La scorsa settimana siamo stati a Chiavari a cena con dei nostri amici. Per rientrare a casa, siamo come al solito sotto la ferrovia all’altezza di viale Millo, e noto che il verde del semaforo è durato pochissimo. In compenso, anche il rosso non era durato a lungo come al solito. Occhei, mi dico, è vero che ho bevuto solo una media chiara ma magari è già stata sufficiente a farmi sballare completamente la mia percezione del tempo. Ma poi sono arrivato al semaforo con corso Genova, dove c’è il contasecondi per verde e rosso, e ho visto che effettivamente anche lì il tempo del verde era inferiore a quello standard. Mi sto chiedendo se a Chiavari abbiano regolato i semafori in modo diverso di giorno e di notte, per evitare che la gente si scocci e passi con il rosso…

il grande mistero del latte cagliato

A casa mia Anna beve latte parzialmente scremato, i gemelli latte intero e io prendo un goccio di qualunque tipo mi capiti tra le mani da mettere nel caffè. Il latte è fresco o microfiltrato. A Milano non ci sono grandi problemi: tanto per dire, il latte Esselunga si può bere anche il giorno dopo la scadenza senza problemi. A Chiavari, no. Il latte intero, di varie marche, uno o due giorni dopo l’apertura è già cagliato. Non è un problema di scadenza: quello che ho buttato via ieri sera (Coop Origine, ma capita lo stesso con il Tigullio) sarebbe scaduto il 2 settembre. Ovviamente il latte se ne sta in frigo da quando arriva a casa. Quale può essere la differenza acon Milano?

La Liguria e i foresti

Anna ha un problema con il suo bancomat IWBank. Funziona perfettamente per fare acquisti, ma non entra negli sportelli ATM. (Per la cronaca, alla fine abbiamo chiamato il call center e ci è stato detto che la tessera è smagnetizzata: probabilmente i POS usano il chip e quindi non se ne è mai accorta).
Ieri ha provato ad entrare nella filiale di Chiavari di Intesa-Sanpaolo, che l’anno scorso ha preso il gruppo UBI Banca e quindi anche IWBank. Le è stato detto che “sì, qui ci sono anche dei dipendenti IWBank, ma parlano solo con i chiavaresi”.

Ok, a ripensarci probabilmente questi dipendenti sono dei promotori finanziari e quindi possono solo gestire i clienti locali: ma a sentirlo dire così viene proprio in mente la classica rappresentazione dei liguri…

Rocchetto di filo


Ci ho perso un po’ per capire che il “rocchetto di filo” sarebbe un thread.
Non sono ancora riuscito a capire come mai – a parte la traduzione creativa – Twitter abbia deciso di mettermi l’intefaccia in italiano, visto che lavoro con Windows in inglese…

L’elettrico è il futuro

È vero che qui a Usseglio ci sono le centrali elettriche Enel (anche se la frazione dove vive mia mamma è andata avanti per una settimana con un generatore esterno mentre i tecnici cercavano di riparare un guasto alla linea a media tensione); ma mentre per trovare un distributore di benzina bisogna fare 30 chilometri e scendere a valle, ci sono ben due colonnine di ricarica elettrica :-)