il solito test sulla personalità

Lo so, di questo tipo di testi ne ho fatti tanti, ma mi piace sempre perdere un po’ di tempo per vedere se e quanto sono cambiato.

Cinque anni fa ero di tipo INTJ, quindi “Stratega”; in questo giro sono invece stato classificato “Mediatore”, tipo INFP-T. In realtà il bilanciamento della mia identità è praticamente neutro, 51/49, e anche la parte di principi/logica (56/44) non è così schierata, ma il resto direi che ci becca abbastanza: soprattutto la totale mancanza di pianificazione è mia.

Ah: se fate il test ricordate che c’è anche la possibilità di indicare “neutro” ad alcune domande, anche se il pallino non si vede (probabilmente per influenzare chi fa il test e costringerlo a prendere posizione)

E chi sarebbero i “fruitori”?

Nelle vacanze di Natale siamo stati una settimana a Chiavari, a prendere un po’ d’aria più pulita di quella milanese (e visitare con Jacopo il pronto soccorso di Lavagna… ma quella è un’altra storia, finita comunque bene). Vicino a casa avevano messo una di quelle isole ecologiche che vanno tanto di moda, e in effetti nella buca delle lettere c’era un volantino la cui prima pagina è riprodotta qui.

Il marchingegno ha un lettore che viene attivato “con tessera sanitaria oppure QR code”, ma di codici non v’è traccia alcuna. La tessera sanitaria – che come saprete ha anche il codice fiscale salvato nella banda magnetica – è ormai il mezzo di identificazione più usato in Italia, funziona anche per i distributori automatici di sigarette… cosa che ha dell’umoristico, se ci pensate. Il problema era semplice: io non sono un residente a Chiavari, e questo è chiaro; ma come faccio a indicare che sono un “fruitore del centro storico”? Una rapida ricerca in rete non ha contribuito a fugare i miei dubbi: sul Levante, il sindaco aveva detto che questo era un passo per far pagare di più chi consuma di più, e quindi noi foresti non dovremmo avere diritto di gettare rumenta; ma nello stesso articolo l’assessore afferma che così si sarà «più vicini alle esigenze dei nostri concittadini e turisti».

Essendo io uno sperimentale, ho provato a strisciare la mia tessera sanitaria… e ho potuto conferire i miei rifiuti. Può darsi che questo funzioni solo adesso perché l’apparecchiatura è in versione sperimentale, ma intanto me la sono goduta 🙂

Esistono ancora

Vicino a casa mia, sulla strada per portare i bimbi a scuola, c’è un incrocio piuttosto pericoloso, che è stato inoltre progettato in modo che si possa accedere alla vietta sghemba che in teoria darebbe sull’incrocio solo da un lato. Peccato che in quella vietta ci sia una scuola privata, il che significa che tutte le mattine trovi qualche scooter che si fa tranquillamente i passaggi pedonali per evitare di fare il giro corretto.
Bene: sabato sera, mentre stavo andando a recuperare Jacopo ed ero con la bikeMI (rigorosamente condotta a mano per l’incrocio) ho visto uno che aveva con sé un motorino. Ha attraversato la strada, è arrivato sulla vietta, ed è montato in sella. Avrei voluto abbracciarlo 🙂

Globalizzazione e Bic a quattro colori

Uno dei grandi problemi della globalizzazione è che le aziende non ci mettono nulla a delocalizzare la produzione in uno stabilimento dove il costo del lavoro è minore: pensate alla storica fabbrica Pernigotti di Novi Ligure, solo per fare un esempio degli ultimi mesi.

Ugo mi segnala un caso simile in Francia, e lo fa perché mi conosce bene e sa che io sono un collezionista di penne a quattro colori. La Stampa, in edizione cartacea, riporta la notizia che la fabbrica Bic a Vannes, in Bretagna, è stata ceduta assieme alla società controllata Bic Sport. Il punto è che quella era l’unica fabbrica francese che produceva le penne a quattro colori, e la produzione sarà spostata probabilmente in Tunisia. Potete leggere qualcosa in più su Le Parisien (se non sapete il francese, c’è sempre Google Translate, ma so che voi siete un pubblico meraviglioso)

Nel caso vi chiedeste come mai la Busiarda abbia ripreso una notizia tutto sommato minore, la risposta è semplice: il barone Bich che fondò la quasi omonima fabbrica nacque a Torino, come raccontai… È facile riconoscere un piemontese da come racconta le cose!

Latte in outsourcing

Tipicamente noi prendiamo il latte all’Esselunga. L’altra settimana ero di fretta, avevo bisogno di un litro di latte parzialmente scremato e dovevo passare al Carrefour, così l’ho preso lì. Poi mi sono messo a controllare le etichette, come faccio spesso nei miei momenti oziosi… e ho scoperto che entrambe le catene GDO usano lo stesso fornitore, cosa che forse avrei anche potuto capire dalla forma della bottiglia.

La cosa più divertente è che mentre Esselunga dice tranquillamente che il latte è imbottigliato dalla Soresina, il Carrefour (che tecnicamente pur essendo stato acquistato da una vita dai francesi ha mantenuto il marchio GS) non lo dice da nessuna parte, chissà mai perché…

Aldi a Pioltello

Ho scoperto da poco che Aldi (il grande concorrente di Lidl in Germania, suddiviso non ho mai capito bene il perché in Aldi Nord e Aldi Süd) è effettivamente arrivato anche in Italia, almeno nel settentrione. Sapevo delle loro intenzioni, ma il fatto che a Milano città non ci fossero loro punti vendita non mi aveva permesso di accorgermi della cosa. Per curiosità ho provato a vedere dov’erano i più vicini, scoprendo che erano tutti in provincia; ma la cosa più divertente è stato vedere che ce n’è uno chéz Esselunga, a Pioltello. Chissà se è proprio a Limito, davanti alla sede legale degli eredi Caprotti…

Cittadino!

Fino a due mesi fa le notifiche degli esami clinici mi arrivavano via SMS. Poi ho modificato il mio account chiedendo che mi arrivassero via email, perché almeno è più semplice entrare nel sito. Questo è stato il risultato (sì, sono riconosciuto per la data di nascita). Forse potrebbero scegliere un testo un po’ più amichevole, non trovate?

indennità


Questa è la prima pagina odierna della Verità. Senza leggere l’articolo è difficile dare un giudizio su questi soldi: però considerando che quest’anno la famigerata manovra è stata riscritta quasi da zero in tempi rapidissimi, non mi sembra poi così strano che i dipendenti si becchino un bel po’ di soldi per dovere fare questi lavori al volo.