Come mai ci sono così tanti calciatori positivi al coronavirus?

La notizia che Cristiano Ronaldo è risultato positivo a SARS-Cov-2 – prontamente rilanciata da Lercio… – mi ha fatto pensare. Come mai ci sono così tanti contagi tra i calciatori professionisti? Le possibilità che mi vengono in mente sono le solite. A loro fanno molti più tamponi e quindi è più facile scoprire qualcosa, ma questo non collima con la scarsa diffusione generale tra la popolazione; più facile che in allenamento e nelle partite ci siano più contatti di quanto si pensi.

C’è anche l’ipotesi “i calciatori non sono geneticamente in grado di seguire le regole per evitare il contagio” che mi piacerebbe usare :-), ma l’ipotesi cozza col fatto che anche nel ciclismo ci sono molti casi, e un ciclista professionista in una grande gara a tappe non ha la forza di fare null’altro. La cosa mi preoccupa, perché potrebbe darsi che l’attività fisica pesante aumenti la probabilità di avere difese immunitarie più basse nei confronti del coronavirus. Ricordate il paziente zero italiano che era un maratoneta ancorché dilettante? Non so se siano stati fatti studi al proposito, ma voglio rassicurare i miei ventun lettori: in ogni caso io non rientro in quella categoria…

non bastavano le lettere normali?

Questi sono gli orari di ingresso di una scuola media milanese (no, non quella dei gemelli). Io capisco che il nome della classe è una semplice etichetta e non ha nessun significato pratico: ma qualcuno mi riesce a spiegare perché quest’anno hanno deciso di chiamare due classi prime “alfa” e “beta” anziché “A” e “B”? (che l’ultima prima sia “C” ha senso: fosse stata “gamma”, qualcuno si sarebbe sicuramente chiesto perché non si usava la lettera C…)

Il Codacons si dedica alle piste ciclabili!

È tanto che non parlo del Codacons. Ho anche una vita, sapete com’è. Ma ho appena scoperto che hanno presentato un esposto in procura contro la pista ciclabile in corso Buenos Aires. (Per par condicio mi pare corretto segnalare la gioia dei giornali di destra).

Ma qual è il problema? Si tolgono parcheggi? Si toglie spazio alle auto? No, quello sarebbe troppo facile e forse oggidì nemmeno accettabile da molti. Ecco quanto riportato:

«Non basta decidere di voler fare una pista ciclabile e tracciare sull’ asfalto con la vernice delle linee che dividano la carreggiata dalla ciclabile, tra l’altro senza alcuna delimitazione vera e propria, perché così facendo si mettono in pericolo le vite dei ciclisti e di coloro che vi transitano.»

Perfetto. Fate un bel respiro, mettete in moto il vostro neurone e pensate a cosa succedeva ai ciclisti che pedalavano per corso Buenos Aires prima del tracciamento della corsia ciclabile. (Garantisco che c’era chi lo faceva, e d’altra parte non c’era alcun divieto). Evidentemente, secondo l’illuminato pensiero del Codacons, in quel caso il ciclista era al sicuro perché in mancanza di spazio riservato egli produceva un’aura che teneva lontano le automobili… Vabbè, non c’è da stupirsi che dati questi ragionamenti l’ex eterno vicesindaco De Corato abbia gioito.

Tutto questo è però normale. La vera notizia è un’altra: leggendo l’articolo di Repubblica, pare che il presidente Codacons non sia più Carlo Rienzi! Mi sa che la cosa sia un po’ esagerata, nel senso che a quanto sembra c’è un collegio di presidenza e Rienzi continua a farne parte. Però converrete con me che quella sì che è una modifica epocale…

Anche i centesimi contano

Dopo che entrò in corso l’Euro, Bernardo Caprotti decise che le monete da 1 e 2 centesimi rendevano solo più complicata la vita, e così decise di arrotondare per difetto gli scontrini. In pratica, se il totale era 10 euro e 29 centesimi si pagava solo 10,25. Come dicevo, Caprotti avrà fatto un po’ di conti e deciso che il risparmio di tempo alle casse era maggiore di quei centesimi. Lo sconto funzionava però anche con i pagamenti elettronici.

Ieri sono andato a comprare alcune cose all’Esselunga, oltre che ritirare due libri di scuola dei gemelli; pagando con Satispay ho scoperto che – non so da quanto, credo solo da qualche giorno – nel caso di pagamenti non in contanti questo sconto è stato abolito. Nulla di illecito e nemmeno di illogico: anzi mi sarei aspettato che fosse sempre stato così visto che il tempo impiegato è esattamente lo stesso. Ma quanto valeva questo sconto? Ho provato a fare qualche conto spannometrico.

In media lo “sconto centesimi” è di 2 centesimi per scontrino. Giuseppe Caprotti mostra che nella settimana di Natale del 2003 furono battuti 2 milioni di scontrini; la settimana forse non è tipica e sicuramente in più di 15 anni il numero di negozi è aumentato, ma possiamo stimare un totale di 100 milioni di scontrini all’anno. Un altro modo per fare il conto è vedere che il valore delle vendite 2019 è stato di 8,1 miliardi mentre lo scontrino medio è di 47 euro, il che dà un numero di scontrini annui intorno ai 170 milioni. Prendiamo insomma 150 milioni come stima. Infine, secondo la Banca d’Italia i pagamenti in contanti nei negozi corrispondono all’87% del totale: ma oltre ai supermercati ci sono anche panetterie, tabaccai e simili dove il pagamento non in contanti è la norma. Quindi possiamo supporre che nei supermercati ci sia un 40% di pagamenti elettronici.

Fatti i conti, avremmo 60 milioni di pagamenti fatti con strumenti elettronici che per moltiplicati per 2 centesimi danno 1,2 milioni di euro di ricavi in più l’anno (su un totale di 8,1 miliardi, ricordo). Diciamo che siamo sull’ordine di grandezza del milione. È tanto? È poco? Decidete voi. Sicuramente Paperon de’ Paperoni non si lascerebbe sfuggire questa opportunità :-)

Notizie scritte semplici

Qualche tempo fa la mia amica Silvia ha scritto su Facebook riguardo a un’interessante iniziativa di un quotidiano locale austriaco: le Nachrichten leicht verständlich, che dovrebbe più o meno significare “notizie facilmente comprensibili”. L’idea non è tanto quello di scrivere un “giornale per bambini”, come l’esperimento che Avvenire fece con Popotus; la Kleine Zeitung, in versione solo online, si rivolge espressamente a un pubblico adulto che però fa fatica a leggere articoli scritti in maniera molto arzigogolata – cosa che in tedesco è ancora più facile che in italiano – e pieni di forestierismi. L’esperimento mi sembra piuttosto interessante. La mia conoscenza del tedesco è molto scarsa, tra A1 e A2, e riesco forse a raggiungere il B1 nella comprensione di un testo scritto solo perché sono abituato a recuperare informazioni dal contesto. In effetti ho provato a vedere qualche articolo, anche su temi locali che quindi non potevo conoscere, e sono arrivato in fondo.

Lo so che in Italia i giornali sono scritti da persone che devono dimostrare di essere più colti di tutti (eccetto per quanto riguarda i temi scientifici, dove invece devono mostrare di non sapere nulla per loro precisa scelta). Ma credo che sarebbe bello avere anche da noi un’iniziativa di questo tipo, che avvicinerebbe forse più persone alla lettura e alla conoscenza del mondo odierno che è troppo complicato.

(Per le malelingue pronte a chiedermi perché io non cominci a fare la stessa cosa qui sul blog: i miei ventun lettori sono altamente selezionati e sono sicuro che si divertono a saltare tra i vari livelli dei miei testi. Onestamente, non ho nessun interesse ad allargare il mio pubblico: mica mi pagano a numero di lettori!)

posti liberi

Qui a Chiavari i bus sono tipicamente intercomunali. Ho notato che i mezzi più moderni, quelli che hanno la veletta digitale, in questo periodo alternano il numero della linea con la scritta POSTI LIBERI 31 (il numero può cambiare, ovviamente). Non che mi sia chiara la logica: serve perché se è pieno non si ferma?

Casse self service al Decathlon

Come dicevo ieri, sono andato a fare un po’ di acquisti; l’ultima tappa è stata Decathlon, dove ho preso un po’ di roba per la spiaggia per i gemelli. Mi sono messo in coda, e a un certo punto un baldo giovane assistente ha detto “carte o bancomat?” e al mio assenso mi ha messo davanti a una cassa automatica, quelle che due anni fa mi erano state precluse. Vabbè, scarico con calma tutta la roba, cerco di capire per quale magia basti metterle nel cassettone per venire prezzate, e più o meno ci riesco. Peccato che (a) le boccettine di plastica non sono passate, e ho dovuto prendere la pistola ancorché vietatissima per prezzarle; (b) il buono sconto che avevo come sempre non è stato letto, e quindi il baldo giovane è dovuto arrivare e digitare tutte le 20 cifre o giù di lì; (c) avendo lui dovuto entrare nel backend dell’applicazione, dopo avere pagato ho dovuto richiamarlo per rimettere tutto in sesto.

Ma la parte più divertente è stata la coppia che era dietro in fila – più giovani di me, quindi non rompete con l’Ok Boomer, quelli erano Gen X pura – che quando ha scoperto cosa avrebbe dovuto fare si è ritratta impaurita dicendo che mai e poi mai, preferivano starsene in coda…

pseudonimi

Non mi è molto chiara la differenza tra i due possibili nomi indicati nella busta con la carta d’identità elettronica.
Mi è ancor meno chiaro, covid o non covid, perché quando ho risposto al citofono il fattorino mi ha detto “Nexive, carta d’identità: gliela metto in buca delle lettere”.