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Lidl si ricorda del suo target

cassa automatica LidlQualche anno fa avevo scritto dell’introduzione delle casse automatiche alla Lidl, notando come il fatto che fossero solo usabili con carta di credito poteva dare qualche problema con parecchi clienti. In effetti per un bel po’ di tempo capitava spesso che le casse non fossero nemmeno accessibili, probabilmente per mancanza di una persona che controllasse la gestione.
Da un paio di mesi però due delle casse sono state aggiornate, e accettano anche i contanti. In effetti mi pare che comincino a essere piuttosto usate…

Aggiungo anche la possibilità di digitare a mano un codice a barre che non si riesce a leggere automaticamente. Poi è vero che quando l’ho fatto (su una confezione di 12 bottigliette d’acqua) l’assistente è subito corsa a vedere se io avessi cercato di fregare il sistema e passato la bottiglietta singola, ma tant’è…

(Immagine da https://www.lsa-conso.fr/lidl-teste-shop-and-go-pour-accelerer-le-passage-en-caisse,310176″>LSA)

Ultimo aggiornamento: 2024-02-28 18:05

La più grande invenzione dopo la ruota

Credo che come buona parte di voi io abbia il superpotere di aprire una confezione di medicinali dalla parte del bugiardino. A volte mi sono chiesto se sia un modo per vedere se i pazienti sono davvero pazienti. Bene: per qualche mese ho dovuto prendere il Frequil, un antiaritmico (no, non mi è servito a nulla e adesso provo un’altra molecola): come potete vedere dalla foto la scatola ha una freccetta in basso a destra che indica il lato dove aprire la confezione per non avere tra i piedi il bugiardino. Un piccolo passo per Big Pharma, un balzo enorme per l’umanità!

Il IX gennaio

Il 9 gennaio di centocinquantun anni fa morì Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, più noto come Napoleone III. Per commemorare l’evento, lo scrittore e poeta bolognese Olindo Guerrini scrisse (con il suo usuale pseudonimo di Lorenzo Stecchetti) un’ode, che forse farà riecheggiare qualcosa nella vostra mente…

Ei fu. Siccome immobile
Un padre capuccino
Guarda la goccia a pendere
Dal naso al suo vicino,
Così tranquilla e placida
La terra al nunzio stà,

Indifferente all’ultima
Ora dell’uom caduto,
E sol le vecchie pensano
Al caso impreveduto
Per combinare i numeri
D’un terno che verrà.

Lui folgorante in solio,
Dorato fino ai tacchi
Bardato come un asino
Di croci e di pennacchi,
Vide la Musa, e il cantico
Sciolto per lui non ha.

Ed oggi che il Demonio
Alfin l’ha presa in cura,
Questa del Corso Cesare
Volgar caricatura,
Parodia il vecchio cantico
Che tutto il mondo sa.

Dal due dicembre al Messico,
Dal Messico a Pechino,
Spinse alla preda l’aquila
L’imperator Pasquino
Oggi a giurar levandosi
Domani a spergiurar,

Fu vera infamia? — Capperi,
Se non è infamia questa
Anche il Neron di Tacito
Può sollevar la testa,
E i Mani di Caligola
Si posson consolar!

La tabaccosa e lurida
Genia dei Paolotti,
La turbolenta e lacera
Plebe dei Sanculotti,
La nobiltà del sangue
La boria del denar,

Tutti ingannò. L’Autocrate,
Il papa e le regine,
I regni, le repubbliche,
I preti e le sgualdrine:
Bugiardo nella polvere,
Bugiardo sugli altar.

Ei si nomò. Sorrisero
All’orgie della Senna
Le corna, le cantaridi
E il pepe di Caienna,
Blandizie ai reni esaustii
Dell’ebbro imperator.

E sparve. I dì nell’ozio
Trascorse in terra amica,
Triste, curando i calcoli
Dell’imperial vescica.
Dove peccò, l’Altissimo
Punisce il peccator.

Come sul dorso agli asini
Picchia la stanga e pesa,
E come i calci piovono
Addosso ai cani in chiesa,
Se per disgrazia pisciano
Sui piedi al sacrestan,

Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese,
Allor che fra le nebbie
Del cupo esilio Inglese
In mente gli tornarono
Le busse di Sedan.

Oh quante volte, pallido
Sul tormentato letto,
Chinato il volto livido
Sul vindice schizzetto,
Stette e dei dì che furono
L’assale il sovvenir:

E ripensò le splendida
Scene de’ suoi piaceri,
E il salto dei turaccioli,
E il cozzo dei bicchieri
Lo sparecchiar sollecito,
Il celere imbandir!

Ah, forse in tanto strazio
Un avvenir più caro
Gli sorridea; ma improvvido
Un medico somaro,
Gli diede il cloroformio
Tanto che l’ammazzòl

E l’avviò pei vindici
Sentier del bieco inferno
Ad espiar le infamie
In un arrosto eterno,
Ad espiar le vittime
Degli imperial’ Chassepots.

Lercia, servil, malefica
Stampa alle mancie avvezza,
Che palpi eroi da trivio
E geni da cavezza,
Che beli il panegirico
Del birbo che pagò,

Alle sue calde ceneri
Bandisci il monumento,
Invidiando l’obolo,
Margotti, il tre per cento,
E Cora Pearl, la Taide
Che in braccio a lui posò.

(Era quasi un anno che cercavo inutilmente questo testo. La Rete ha tante cose, ma l’indicizzazione lascia a che desiderare. Stavolta mi è capitato per caso, e non me lo sono lasciato sfuggire)

Uomo batte Tetris

i pezzi del tetris Chi ha la mia età (ma forse anche una decina d’anni in meno) ha sicuramente giocato a Tetris in una delle infinite versioni. A quanto pare la più antica per console è quella Nintendo: leggo dalla BBC che un adolescente statunitense è riuscito a “rompere il gioco”, arrivando a un livello – il 137 – dove la console si blocca. Il tutto è stato reso possibile da una tecnica di gioco ideata nel 2010, l’ipertocco (“hypertapping”), in cui il movimento apparentemente inconsulto delle dita sul joystick è molto più veloce di quello standard e della velocità di caduta dei pezzi. Evidentemente i programmatori non avevano pensato che si potesse arrivare così in là, altrimenti avrebbero usato qualche kilobyte per una schermata “mi arrendo…”

L’unico mio dubbio è quello della frase “but as of last month, only AI had been able to reach the game’s true kill screen.” Come fa un’AI a muovere i pezzi del Tetris? E se si parla di movimento virtuale (un programma vede la posizione, sceglie una mossa, e questa mossa viene eseguita) a che serve un’AI quando basta un normale programma con un’euristica adatta? Ma si sa, oggidì bisogna sempre parlare di intelligenze artificiali…

Aggiornamento: (14:30) su Mastodon lowlevel mi segnala questo post di Tom’s Hardware (americano), dove la mia ipotesi che il sistema automatico per giocare a Tetris non fosse un’AI è confermata – ma non ci voleva molto – e specifica una cosa interessante. Il crash è dovuto a un bit overflow, quindi a un baco di programmazione che può arrivare in momenti diversi del gioco a seconda di come si è sviluppato. In realtà se non ci fosse il baco la versione Nintendo farebbe semplicemente rollover: dopo il livello 255 tornerebbe al livello 0.

Ultimo aggiornamento: 2024-01-04 14:27

messaggi di fine anno

Domenica sera, dopo aver visto il messaggio di fine anno di Mattarella (che abbiamo trovato più moscio dell’anno scorso) abbiamo provato a vedere cosa hanno detto Macron e Sunak. Il primo era più o meno sulle linee del nostro, intorno al quarto d’ora; il premier britannico ha detto che il 2023 è stato un anno bellissimo, che l’economia è cresciuta, l’inflazione si è dimezzata, e insomma gli inglesi vivono nel migliore dei mondi possibili. Il tutto in un minuto e mezzo: evidentemente non sapeva più che aggiungere…

Ultimo aggiornamento: 2024-01-02 15:46

A-Puzzle-A-Day

Per Natale Xlthlx mi ha regalato questo calendario. Come vedete, ci sono 12+31=43 caselle: due (giorno e mese) rimangono scoperte, e le altre 41 sono ricoperte da sette pentamini e un esamino. Ogni giorno bisogna trovare una configurazione che permetta di vedere il giorno e il mese corretto.

Cecilia ha molto apprezzato la cosa, ma si è poi fermata alla prima difficoltà… Se comunque volete provare il puzzle, c’è anche l’app ufficiale (Android, iOS).

“opzioni di fine vita”

Patagonia non è certo un negozio economico, ma ha sempre avuto un’attenzione particolare per i propri capi. Qualche anno fa si era rotta la cerniera del mio megamarsupio, l’ho portato in negozio e dopo qualche settimana il marsupio mi è tornato con una nuova cerniera. Il tutto gratuitamente (o se preferite, inserito nel costo dell’acquisto iniziale).

L’altra settimana prendendo la giacca a vento più pesante mi sono trovato il gancio della zip in mano. Guardando bene, la cerniera si era rotta. (Ok, io e le cerniere evidentemente non andiamo d’accordo). Mi sono preso un’altra giacca a vento Patagonia nell’armadio – confesso di averne tre, una nera, una rossa e una azzurra – e non appena ho potuto sono passato dal negozio di corso Garibaldi a portare il capo, scoprendo che dall’anno scorso hanno messo la sartoria in loco al posto dell’area bimbi. Consegno il capo, mi dicono che ci vorranno un paio di settimane – nessun problema, ovviamente – e mi danno il tagliando.

Il giorno dopo mi è arrivata una mail che comincia con «in occasione della tua visita presso il nostro negozio, hai fatto una cosa incredibile! La cosa migliore che possiamo fare per il pianeta è utilizzare più a lungo i capi che già abbiamo. Grazie per aver scelto di riparare il tuo capo.» (vabbè, una retorica che posso capire). Ma il punto 3 dice appunto «Se il tuo articolo non può essere riparato ma non vuoi dirgli addio, il nostro team ti illustrerà le opzioni di fine vita che hai a disposizione.» Non è leggermente esagerato?