Sogni

Stanotte, in un lungo sogno in cui c’entravano Paul McCartney e un vestito blu che era importantissimo ma non so perché, a un certo punto mi sono trovato all’aperto. Mi guardo in giro, e mi dico “Sono a Roma ed evidentemente sto sognando. Ammappate però come ricordo bene questo scorcio della città!” Inutile dire che “lo scorcio” non aveva nulla a che fare con Roma.

BikeMi è attenta al cliente!

Martedì sera, mentre tornavo a casa, ho forato. In teoria avrei un copertone antiforatura :-( Vabbè, ero abbastanza vicino al mio ciclista, quindi porto la bici a mano fino a lì, gliela lascio e vado a prendere un BikeMi per rientrare a casa. Con il nuovo sistema tariffario si è finalmente reso possibile unificare la tessera BikeMi con quella dell’abbonamento ATM, cosa che avevo immediatamente fatto. Arrivo alla stazione e faccio fatica a par passare la tessera. Vabbè, dico, magari il segnale è un po’ più debole. Arrivo, lascio la bici, passo la tessera per segnalare la consegna: dopo un po’ la stazione va fuori servizio.
Mercoledì mattina vado a prendere una bici: alla prima stazione la tessera non prende, alla seconda non solo non prende ma la stazione va fuori servizio. A questo punto comincio a pensare che il problema sono io: prendo la metro per andare in ufficio e chiamo il call center per segnalare la cosa. Mi vengono mandati i codici temporanei, e pensavo che la cosa finisse lì. Invece mezz’ora dopo sono stato direttamente chiamato dalla centrale che voleva avere più informazioni di quante arrivate via call center.

Apprezzo molto questa attenzione al cliente: speriamo ora che riescano a mettere a posto le stazioni, perché altrimenti ho dei grossi problemi (il touch screen è pensato per le persone di altezza normale, sbaglio sempre la parallasse e non posso evidentemente vedere se ho digitato correttamente la password…)

Un giorno in tribunale (parte 2)

Ricordate che a maggio ero andato in tribunale dal giudice del lavoro per una causa contro la mia azienda? Bene, oggi c’è stata la seconda udienza con sentenza: abbiamo vinto, e quindi dovranno ridarci i dieci euro al mese che ci avevano ingiustamente tolti, oltre agli arretrati vari. Occhei, di per sé l’azienda può andare in appello: ma il fatto che l’avvocato della parte avversa non fosse presente e avesse mandato una giovane collega che alla domanda del giudice “avete altro da dichiarare?” si è rimessa a quanto indicato nella memoria scritta mi fa pensare che la storia terminerà qua.

Aggiungo solo una cosa. Il consenso generale di noi lavoratori è che l’introduzione dell’elemento retributivo separato sia nato come ballon d’essai per essere usato molto più pesantemente in futuro, partendo dal principio che per un euro o due al mese (quello che stavo in pratica perdendo) non si sarebbe mosso nessuno. Questo è stato uno dei casi in cui far parte di un sindacato è servito, perché abbiamo potuto fare una causa di gruppo e arrivare a ottenere il risultato.

Amazon Author Central

Venerdì scorso Paolo Alessandrini mi chiede come ho fatto ad avere una pagina autore su Amazon.it. La mia risposta è stata “chi se lo ricorda”; poi ho guardato un po’ in giro e ho capito che avevo creato una pagina autore su amazon.com attraverso Author Central. Così ci ho rifatto un giro, ho interagito (via email) con il servizio clienti, e ho scoperto che (a) non esiste il concetto di “pagina autore” su amazon.it, ma in un certo senso quella americana percola qui da noi; (b) il fatto che ci siano miei libri dove sono indicato come “Maurizio Codogno” e altri dove sono “Codogno Maurizio” è un ostacolo insormontabile, che può essere solo superato convincendo gli editori a cambiare il modo in cui il mio nome è indicato… oppure indicando che “Codogno Maurizio” è il mio nome d’arte; (c) amazon.com importa le traduzioni in turco di Matematica in pausa pranzo e Matematica in pausa caffè, ma dice che sono state scritte dal mio traduttore. Se mi è concesso dirlo, mi sembrano un po’ cioccolatai…

Le Betula non sono le Birkenstock

Un paio di anni fa ho comprato dei sandali “Betula by Birkenstock”. Mi era abbastanza chiaro che Betula è un loro marchio economico, e quindi non mi aspettavo per esempio le cinghie in cuoio. Però non mi aspettavo nemmeno che di colpo mi cedesse una cinghia mentre stavo camminando e soprattutto senza essermi mai accorto che si stava staccando. Mi sa che non le comprerò più.

L’Agenzia delle Entrate mi scrive (e mi telefona)

Premessa: io sono pigerrimo, e soprattutto mi dà un fastidio enorme – frammisto alla paura di sbagliare – dover fare i conti per le tasse. Così da quando è arrivata la dichiarazione dei redditi precompilata io mi sono affrettato ad accettarla ogni volta: magari qualche detrazione in più l’avrei trovata, ma non penso che valga la pena di fare tutta quella fatica per pochi euro. Insomma, anche quest’anno ho regolarmente accettato la mia dichiarazione, il giorno successivo a quando si poteva cominciare a farlo.

Mercoledì pomeriggio mi arriva una mail col minaccioso titolo Avviso dichiarazione precompilata, con il mio simpatico codice fiscale e il testo

la avvisiamo che è stata corretta una lieve anomalia nel Quadro D nella sua dichiarazione precompilata. Pertanto, se non lo avesse già fatto, la invitiamo a controllare attentamente gli importi inseriti nel rigo D3. Se riscontrerà degli errori la invitiamo a correggerli con l’invio di un modello Redditi correttivo del 730 inviato.

Mi viene anche detto che se do loro un recapito telefonico mi spiegano il tutto a voce “al più presto”. Vado sul sito dell’Agenzia, guardo il rigo D3 – sono i miei fantasmagorici ricavi come diritto d’autore – e noto che in effetti non è stata segnata la ritenuta d’acconto. Rispondo dunque all’indirizzo indicato segnando il mio numero di telefono. Il giorno dopo (cioè ieri) alle 13, mentre ero in palestra, sento squillare il telefono: numero romano. Era l’Agenzia delle entrate. La signora mi conferma quello che avevo intuito guardando il modulo, e mi suggerisce di entrare nel sito, fare un modello Redditi (credo il primo mai fatto in vita mia…) dove modificare i dati nel rigo equivalente al D3, e chiedere i soldi (saranno un trecento euro, tra ritenute che avevo già pagato e imponibile minore perché con le opere d’ingegno si conta solo il 75% e non il 100%) in compensazione nella dichiarazione dei redditi futura.

In tutto questo ho un po’ di domande alle quali so che nessuno mi darà risposta. (1) Come è possibile che il 730 precompilato possa avere un errore così marchiano? Ho guardato i cud di Hachette e Vallardi che mi hanno pagato, e non c’era nulla di separato. (2) Perché l’Agenzia – che in qualche modo si deve essere accorta della cosa – non ha direttamente corretto il 730? (3) Perché l’Agenzia ha comunque deciso di chiamarmi, considerando che io non me ne sarei mai accorto?

Mobili da montare e viti da avvitare

Ieri abbiamo montato due nuovi mobiletti da esterno per buttare via quelli che avevamo e che erano conciati malissimo. Il secondo (marca Terry) non ci ha dato soverchi problemi, ma il primo (Spaceo) ci ha fatto fermare a un certo punto, a causa delle viti da avvitare nella plastica. Il problema era che non c’era non dico il buco ma almeno una guida per la vite, e la plastica era così spessa che le viti non si avvitavano né con l’avvitatore né a mano. Ho provato a prendere il trapano: purtroppo non avevo punte apposite ma solo da muro, e quindi è andata buca (perdonatemi l’orribile gioco di parole). A questo punto mi sono detto “a mali estremi, estremi rimedi”: ho tirato fuori il saldatore e ho bucato. (Tanto non devo fare saldature :-) )

Però ho il sospetto che ci sia qualcosa che non vada in tutto questo… magari sbaglio qualcosa di banale, oppure è proprio il concetto di buchi che è sbagliato.