niente da fare… o forse sì

C’era già la lettera di dimissioni pronta. Ma niente da fare: appena ho provato ad alzarmi, mi si è riaperta la ferita. Adesso dicono di provare con una roba che non ho mica capito, un’iniezione strana…

E invece no. Per i vascolari non sta uscendo sangue, il bozzo che sento è colpa dei linfonodi che si sono un po’ incazzati, e per loro io posso uscire. (Ho il sospetto che conti anche il fatto che oggi tra pronto soccorso e subintensiva c’era il pienone). Insomma, esco.

mia figlia non segue le mie orme

L’altro giorno Cecilia mi ha detto di essere stata eletta rappresentante di classe. Occhei, in terza media non è che la cosa conti molto, però c’erano 3+3 candidati per 1+1 posto, quindi l’elezione non era certo scontata.

E niente, non ha preso certo da me. Mi è capitato spesso di candidarmi (no, mai ad elezioni politiche o amministrative, sono sempre stato apartitico) ma generalmente sono stato trombato. Le uniche eccezioni sono state la prima elezione RSU (ma se non ricordo male il posto era quasi assicurato) e l’anno in cui sono diventato direttore esecutivo della Naming Authority, più che altro per veti incrociati. No, poi subito prima della fine della NA ne divenni vicepresidente, a dire il vero.

Ormai ho una certa età. Se mi capita, continuo a candidarmi per il cosiddetto “spirito di servizio” ma mi è molto chiaro che non ho l’interesse, e forse nemmeno le capacità, di fare il politico. La mia è una posizione di nicchia, come i ventun lettori di questo blog sanno bene: ho un piccolo seguito di affezionati sostenitori, ma non ho appeal sulle masse. Ce sto. (È questo l’indicativo di “stacce”?) Cecilia pare invece aver preso da mio padre, che pure non ha mai conosciuto, la capacità di essere un centro di aggregazione. Speriamo ne faccia buon uso in futuro!

Mi hanno hackerato il cuore

Da domenica sono in ospedale. Lunedì mi hanno fatto un’ablazione cardiaca: si brucia un pezzetto di cuore per evitare che arrivino delle fibrillazioni atriali (il cuore batte in modo casuale: se ne sono accorti per caso a luglio, ma questo lo racconterò un’altra volta.)

Passi che martedì sera mi è venuto un’enorme ematoma all’inguine, dove avevano infilato una delle sonde per l’operazione: sono sotto anticoagulanti, ci sta. Ma ieri sera mi è venuta un’altra aritmia, di cui mi sono accorto da solo perché non ero più monitorato: una volta che sai cosa cercare è facile. In teoria nei primi giorni dopo l’intervento può ancora capitare, ma la faccia della dottoressa non mi pareva così ottimista. Tutto un lavoro per nulla, che palle.

A ciascuno il suo inizio d’anno

Molti dicono che il vero inizio dell’anno capiti il primo settembre – o se preferite il lunedì più vicino al primo settembre. Io sono invece di un’altra scuola (pun intended): l’inizio si ha il primo giorno di scuola.
Stamattina ho accompagnato (in metropolitana) i ragazzi fin quasi a scuola e sono tornato (a piedi, saranno due chilometri e mezzo) a casa. Non ero più abituato a vedere tutta questa gente in giro, tra pedoni che bloccano i marciapiedi, ciclisti e monopattisti che sui marciapiedi sfrecciano anche in posti dove a fianco c’è una strada vietata alle auto (ma si sa, c’è il pavé e ci si fa male…) e automobilisti che si piantano in mezzo agli incroci o lasciano l’auto esattamente sopra le strisce pedonali, che immagino prendano come sistema di ausilio per il posizionamento…

il mistero del magnetino scomparso

Io ho un ciclocomputer (wired, l’unica volta che ho provato un wireless mi dava dati casuali; inoltre non ho voglia di usare il telefono anche per questo). Alcuni mesi fa il magnetino che si attacca a un raggio della ruota e che permette al sensore di calcolare la distanza percorsa tirò gli ultimi, e così ne comprai uno da Decathlon. A inizio agosto, l’ultimo giorno di ufficio, dovetti uscire a metà pomeriggio per andare dal medico: mentre pedalavo mi accorsi che il contachilometri non funzionava. Vabbè, si sarà sfasato il sensore, ho pensato: arrivato dal medico mi sono però accorto che il magnetino mancava proprio, mentre ero certo che al mattino c’era ancora.

È possibile che il magnetino sia caduto, ma la cosa mi pare molto improbabile: sarebbe stato molto più probabile trovarlo sceso in basso perché si era svitato un pochino. Insomma, se dovessi scommettere immagino che qualcuno me l’abbia tolto mentre avevo la bici parcheggiata in ufficio. Belle cose, vero?

Chi la dura la vince

Magari ricorderete che alcuni anni fa andai in causa contro la mia azienda perché parte di un aumento contrattuale non ci era stato dato perché assorbito nei superminimi: quella parte però non era pensionabile né generava TFR, e quindi il nostro stipendio totale in pratica si riduceva di qualche euro. In primo grado vincemmo, ma il giudice di appello (che non era un giudice del lavoro) ribaltò la sentenza. Amen.

A fine luglio scoprii per caso che una sentenza a Roma diede ragione ad altri miei colleghi, ma ormai mi ero scottato una volta. Però allegata a quella sentenza c’era anche un documento che avevo inutilmente cercato: l’accordo di armonizzazione che nel 2004 normò il passaggio da Saritel (contratto grafici editoriali) a IT Telecom (contratto telecomunicazioni). In quel’accordo c’era scritto che la differenza tra i minimi contrattuali e il nostro stipendio diventava un superminimo non assorbibile. Visto che dal 2004 non ho più preso nessun aumento ad personam, presi il PDF dell’accordo e lo mandai alla mia HR. L’altro giorno mi arrivò la risposta: «La voce Ad Personam Ass che è stata registrata in sap non è corretta. Ho provveduto a rettificare con “AD Personam Non Assorbibile” come da accordo Saritel e ripristinare l’importo iniziale».

Non che sia una cifrona, se non ho fatto male i conti sono una trentina di euro netti al mese, ma tutto fa brodo; soprattutto, giustizia è fatta :-)

commuting time

In questi giorni non posso andare in ufficio in bicicletta (tempo tipico di viaggio: 17 minuti da casa alla timbratrice). Ieri sono andato con i mezzi: 35 minuti. Oggi sono andato a piedi, camminando a buon passo: 35 minuti per circa 3700 passi. Banalmente, devo prendere tre linee diverse di metropolitana per tre, due e una fermata rispettivamente, oltre a un pezzo a piedi per raggiungere la prima linea – l’alternativa è una fermata di tram, ma l’attesa prevista lunedì era cinque minuti) e uno dall’ultima linea all’ufficio. Se vado a piedi posso seguire una linea abbastanza retta.
Il problema è insomma il fatto che Milano è una città a pianta radiale e oltre la 90-91 non ci sono linee tangenziali nella parte nord della città…

Un racconto: Telecomando quantistico

Chi di voi ha un’ottima memoria ricorderà che nel 2013 scrissi per L’n+1-esimo libro della fantascienza alcuni racconti. Ho riesumato uno di essi, “Telecomando quantistico”, l’ho rimesso un po’ in sesto per smussare qualche punto dove non bastava la sospensione dell’incredulità per andare avanti e l’ho finalmente fatto pubblicare sul sito di Forevera. Buona lettura!