No, non è la BBC

Venerdì pomeriggio sono stato in corso Sempione alla Rai a registrare un intervento: sessanta secondi che prima o poi trasmetteranno all’una e mezzo di notte, dopo aver montato il tutto… mi ero preparato per due minuti, e ho dovuto improvvisare. Ma non è dell’intervento che voglio parlarvi.
Per arrivare nello studio di registrazione ho dovuto percorrere un po’ di corridoi interni. La sede sarà anche dei primi anni ’50, ma vi assicuro che lo stile è puro anni ’60. Un tuffo nel passato remoto. (Ovvio che le apparecchiature sono moderne…)

Ancora su veneto e italiano

A proposito del post di stamattina, mia mamma mi raccontava che un giorno, mentre eravamo nella solita transumanza estiva a Sacile, lei stava parlando con mia nonna che a un certo punto dice “Hatu capìo?” Io ai tempi avrò avuto tre o quattro anni e stavo giocando. Mi fermo un attimo, dico “Hatu capìo?”, ci penso su, aggiungo “Hai capito?”, e tutto soddisfatto per la traduzione quasi simultanea mi rimetto a giocare.

Occhei, ero strano già da piccolo.

Sentéve!

La settimana scorsa ero a Trieste a presentare Numeralia. Visto che ho un po’ di parenti dalla parte opposta del Friuli e i gemelli non erano mai stati lì, me li sono portati dietro per far loro vedere dove la loro nonna è nata e vissuta e dove io ho passato tutte le estati per qualche decennio. (Non preoccupatevi: durante la mia presentazione loro erano tranquillissimi, uno col mio tablet e l’altro con il furbofono a guardarsi i video di YouTube).

Essendo per l’appunto io di origine veneta (Sacile non è ancora vero Friuli) sono un terrone del nord, e pertanto la visita parenti è d’obbligo; quindi appena arrivati ho fatto il giro, ormai non troppo lungo per ragioni di anni trascorsi. Essendo veneti, di solito si parla in dialetto: io non lo parlo, ma lo capisco senza problemi e non ci faccio nemmeno caso. Quando però la cugina di mia mamma ha detto ai gemelli “sentéve!” ho visto il duo bloccarsi, e mi è venuto in mente che per loro la parola era assolutamente aliena. (Se non siete venetofoni, significa “sedetevi”). È stato un duro colpo per la mia teoria che il veneto è come l’italiano se non per qualche desinenza diversa 🙂

Occhiali

Ieri in pausa pranzo ho preso la bicicletta e sono andato in palestra (è a un paio di chilometri dall’ufficio, così ne approfitto per fare riscaldamento). Arrivato all’incrocio tra viale Regina Giovanna e via Maiocchi ho visto per terra un paio di occhiali da vista. Li ho raccolti e non sapendo che fare li ho lasciati su un cartellone provvisorio di quelli messi per la Design Week. Quando sono uscito dalla palestra non c’erano più: speriamo che siano stati recuperati dal proprietario e non siano stati buttati via perché avevo rovinato l’installazione…

Spavento la gente

Ieri alla fine della pausa pranzo, mentre stavo rientrando pedalon pedaloni in ufficio, mi sono trovato una tipa su una macchina Enjoy che – incurante dello stop, o fose pensando alla precedenza per dimensione veicolare – stava cercando di passare dove stavo passando io. Al io urlo “CRETINA!” si è fermata, lamentandosi che l’avevo spaventata.

Sono elettrizzato!

Stasera stavo per tornare a casa dall’ufficio e mi sono seduto per bloccare il PC. Ho toccato la tastiera, ho sentito un “fsh!” e il PC si è spento. (Poi ho provato a farlo ripartire e sembrava a posto, ma controllerò meglio domattina). Dev’essere stato tutto il giro di interviste per la direttiva copyright che mi ha lasciato qualche ione di troppo 🙂

Una novità assoluta

Stante le riprese fatte all’aperto e le mie lenti fotocromatiche che si erano doverosamente oscurate, per la prima volta in quasi cinquant’anni potete vedere un mio video dove mi potete vedere senza occhiali e quindi irriconoscibile. Vi risparmio gli altri file audio 🙂