Sbaglio sempre i tempi

A me il calcio non interessa, se non per prendere in giro i colleghi il lunedì mattina. Quindi guardo i risultati più o meno a caso, soprattutto dopo che le partite cominciano a ore casuali. La scorsa settimana butto l’occhio sulla homepage di Repubblica: la Juventus stava vincendo a Verona. La mattina dopo scopro che ha perso. Ieri vedo che l’Inter stava vincendo con la Lazio: stamattina vedo che i biancazzurri hanno rimontato. Diciamo che potrei anche fare a meno di dare un’occhiata ;-)

Sushi Shop: ora basta (sul serio)

Ricordate la mia storia con Sushi Shop? Il problema è che non sono mai riuscito a trovare un altro ristorante giapponese che facesse servizio a domicilio e avesse cibo apprezzabile. (Occhei, a me comunque dava fastidio tutto il Philadelphia™ che ci mettevano, ma amen). Avevamo così ripreso a servirci da loro.

Venerdì pomeriggio verso le 18:15 facciamo un ordine. Invece che il solito sushi box per due, facciamo degli ordini diversi; io prendo del sashimi, e il sito mi offre la scelta tra riso e miso come contorno in omaggio. Bene, dico io, non ho nemmeno bisogno di aggiungere del riso. Chiediamo che l’ordine ci venga portato alle 20. Alle 20.25 Anna telefona chiedendo “scusate, ma dov’è il nostro ordine?” al che ci viene detto “il fattorino è già partito da un po'”. Alle 20:40 Anna ritelefona: in quel momento suona il campanello. Prendiamo il sacchetto… e ci accorgiamo che manca il riso. Nuova telefonata di Anna: quello che le viene detto è nell’ordine
– vi rimandiamo il fattorino con il riso (siete già tre quarti d’ora in ritardo, dobbiamo ancora aspettare un quarto d’ora?)
– ah, ma il riso è in offerta solo a pranzo (peccato che nello scontrino sia segnato che c’è anche il riso, anche se a 0 euro)
– ma tanto non l’avete pagato (certo, ma se non fosse stato indicato che c’era noi l’avremmo aggiunto all’ordine).

A questo punto ho detto ad Anna di lasciar perdere. Quello che però lascerò definitivamente perdere sono gli acquisti al Sushi Shop. Innanzitutto si erano chiaramente dimenticati dell’ordine. Io ci metto io un quarto d’ora in bicicletta ad arrivare da lì a casa, e il fattorino va in scooter. Se guardate gli orari, sono giusto quindici minuti dalla prima telefonata all’arrivo, senza contare un banale particolare come il fatto che si erano anche dimenticati di mettere le vaschette per la soia, segno di sacchetto preparato in fretta e furia. Ma un sedicente servizio clienti che cerca solo una scusa dietro l’altra, invece che ammettere l’errore e dare chessò un credito di due euro o meglio ancora una porzione di riso in offerta nell’ordine successivo (costo marginale 30 centesimi…) non merita i miei soldi. Vorrà dire che torneremo a mangiare fuori.

A Field Guide to Lies (ebook)

Puro buonsenso. Se dovessi descrivere in due parole questo libro (Daniel J. Levitin, A Field Guide to Lies : Neuroscientist on How to Make Sense of a Complex World, Penguin 2019 [2016], pag. 266, € 9,49 (cartaceo: 12,64), ISBN 9780593182512) il mio lapidario giudizio sarebbe questo. Levitin, forse perché non è un matematico o uno statistico di professione, riesce a mostrare in modo semplice come sia facilissimo dare al lettore frettoloso un’idea completamente sbagliata di cosa sta davvero succedendo… il tutto senza nemmeno darsi la pena di falsare i dati. Tutto quello che serve è presentarli in maniera opportuna. L’autore non si fa problemi a riconoscere, soprattutto nella prima parte “Evaluating numbers”, il proprio debito verso il libro di Darrell Huff Mentire con le statistiche, meritoria opera ancora valida nonostante i suoi decenni e anche disponibile in italiano: di nuovo, non è un caso che nemmeno Huff fosse matematico. Qui naturalmente gli esempi sono più moderni, e per esempio quello del discorso di Rumsfeld (con le “unknown unknows”) è davvero da manuale; ma soprattutto le sezioni “Evaluating the words” e “Evaluating the world” vi aiuteranno a guardare alle notizie con occhi nuovi.

Carnevale della matematica #137 (quasi): GOTO Rudi Matematici!

Perché il “quasi” nel titolo? Semplice. Quei mattacchioni dei Rudi Mathematici (e no, non è un refuso che nel titolo manchi l’acca che c’è invece qua) hanno ben pensato di denominare il carnevale in questione come 1/α.

Immagino sapevate tutti che quell’alfa indica la costante di struttura fine; quello che nessuno poteva immaginare è che i Rudi hanno deciso di cominciare il loro post con un racconto. Spero solo che l’iniziativa non prenda piede, perché renderebbe le cose molto complicate…

Iscrizioni alle medie

I gemelli non andranno nella scuola media che avremmo voluto. C’è stato l’assalto alla diligenza: noi siamo lontani da quella scuola, sarebbe sulla strada per il mio ufficio ma non è “così” vicina all’ufficio per guadagnare punti sufficienti. Ci è stato proposto lo spostamento nella seconda scuola del plesso, ma quella è davvero irraggiungibile da casa nostra. Vedremo cosa succederà: la scuola fighetta che è la nostra seconda scelta è vicino al mio ufficio per davvero, ma essendo una seconda scelta potrebbe già essere piena.

Ma quello che mi fa davvero specie è cosa succederà nella media che al momento si trova letteralmente al piano di sopra della nostra scuola elementare. In genere questa scuola ha tre classi per anno; solo il nostro anno ha avuto un boom di iscritti e sono arrivati a quattro classi. Bene: le voci di corridoio dicono che riusciranno a fare una classe di prima media. Io posso anche essere caritatevole, e pensare che l’attuale dirigente scolastica (che tra l’altro pare abbia detto “tanto dovranno tornare per forza tutti qua”) abbia ragione e siano tutti i genitori ad andare contromano. Ma in ogni caso l’Ufficio Scolastico Regionale dovrebbe prendere atto che la situazione non è sostenibile e fare qualche spostamento. Secondo voi cosa succederà?

Social Fixer

Forse vi siete accorti che qualche giorno fa ho accennato a Social Fixer. In effetti ho scoperto solo da poco tempo questa estensione per Firefox e altri browser che modifica l’uso di Facebook. Ma forse è meglio dire che ho scoperto che Zuckerberg nasconde opportunamente le feature che non gli piacciono, pur senza cancellarle perché altrimenti verrebbe tacciato di monopolismo di interfaccia. Avete presente quel post che ogni tanto riappare e che spiega “come fregare l’algoritmo di Facebook e vedere post diversi da quelli dei soliti noti”? Bene. L’opzione “Viewing most recent stories”, anziché la “Viewing top stories”, continua a esistere, anche se non saprei assolutamente dire dove settarla; Social Fixer permette di metterla per default e scoprire che comunque si perderebbe la maggior parte delle cose perché la gente scrive troppo. È anche possibile nascondere tutti i post, a cinquanta per volta, oppure nascondere quelli di un certo tema; cosa molto utile soprattutto se c’è qualcuno che ogni tanto posta rob Il fatto che sia tutto Javascript rallenta un po’ la visualizzazione… e anche in questo caso oserei dire che la cosa sia un plus.
Insomma, dateci un occhio!

Wikipedia tradotta con Google Translate?

Mi è capitato di finire su it.que.wiki. Vista da lontano pare un semplice clone di Wikipedia, ma se si comincia a leggere ci si accorge di qualcosa di strano. Il testo pare essere tradotto automaticamente dalla Wikipedia in lingua inglese. Quale sia la logica di tutto questo mi sfugge :-) (sì, la logica del sito in generale è “se qualcuno finisce da noi ci guadagniamo con gli ad”, ma a questo punto fai più in fretta a clonare direttamente la versione linguistica corretta, no?)