vigili urbani

Stamattina alle 8 c’è stato un incidente all’incrocio tra viale Marche e via Murat. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, visto come gli scooter guidano incuranti di tutto quello che c’è intorno a loro. Ad ogni modo, un’ambulanza era piazzata di traverso all’inizio di via Murat, immagino perché il ferito aveva comunque bloccato la strada. Questo non sarebbe un grandissimo problema, perché in quel punto la strada è così larga che si può andare contromano per quel tratto lasciando una corsia per le auto in direzione centro, che tanto in teoria non possono poi girare a sinistra e devono incanalarsi per forza.

A dire il vero, oltre all’ambulanza c’era anche un’auto dei vigili urbani, parcheggiata sulla ciclabile di viale Marche che in effetti doveva comunque essere bloccata per permettere il soccorso. Fuori dalla macchina c’erano due vigili sul marciapiede. Cosa facessero quei due vigili non mi è stato per nulla chiaro, ma sicuramente doveva essere qualcosa di molto importante.

L'”Open Access” di Nature

Non è mai stato un mio problema, non avendo io fatto carriera accademica: ma la pubblicazione su una rivista scientifica di un articolo non è un processo semplice. Uno scrive l’articolo, lo manda a una rivista, che a sua volta lo manda a un certo numero di altri ricercatori in quel campo (i peer reviewer) che lo leggono e decidono se va bene – quasi mai, almeno nella forma originale. A questo punto, se comunque l’articolo è ritenuto interessante, c’è un ping pong con l’autore che modifica il testo per rispondere alle richieste dei peer reviewer e questi che rileggono. Alla fine l’articolo viene sperabilmente pubblicato.

In tutto questo non ho mai parlato di soldi. Il modello classico è che i peer review non beccano un centesimo, l autore non becca un centesimo e l’editore si fa i soldi vendendo a carissimo prezzo la rivista, tipicamente alle università che devono pagare il pizzo per avere la speranza che gli articoli dei propri ricercatori vengano accettati. Di editori ce ne sono tantissimi, ma quelli davvero importanti sono tre o quattro; pubblicare su altre riviste conta poco o nulla. La situazione è abbastanza insostenibile, tanto che almeno per le materie scientifiche in pratica si tende a saltare il passo della peer review e pubblicare direttamente su arXiv che è un gigantesco archivio elettronico. In fin dei conti, in matematica per esempio chiunque (ehm…) può verificare i risultati, se ne ha voglia.

Un’altra possibilità di cui si parla da un pezzo è l’Open Access, dove gli articoli sono liberamente scaricabili dagli interessati. E quindi come funzionano le cose? Che sono gli autori, o le istituzioni dove lavorano, a dover pagare per avere il privilegio di essere pubblicati. Dopo Elsevier, è arrivata anche Springer: ecco dunque che Nature annuncia pomposamente e gioiosamente che dal 2021 avrà un bellissimo sistema Open Access. L’autore dovrà semplicemente pagare 9500 euro ($11390, £8290) per pubblicare un articolo. Ma quel che è meglio è che prima del processo di peer review l’autore dovrà pagare 2190 € “non-refundable”, insomma a fondo perduto. I quasi diecimila euro sono molto più alti di quanto richiesti da altre riviste, “ma volete mettere il prestigio di pubblicare su Nature? E poi comunque un po’ di sconto per le riviste meno blasonate nel nostro portfolio possiamo anche concedeverlo”.

Insomma, non c’è solo il problema degli scienziati che pur di contendersi un posticino in tivù si mettono a sparare le peggio idiozie. È tutto il mondo della ricerca scientifica che non funziona più.

Gli estremi si assomigliano

I sauditi potranno anche smentire, ma è assai probabile che Netahyahu e bin Salman si siano davvero incontrati. Potranno odiarsi a vicenda, ma sono entrambi abbastanza spregiudicati da sapere bene di avere parecchie cose in comune, e quindi che conviene loro allearsi strategicamente per far fuori gli altri nemici. In fin dei conti non vi ricordate del patto Molotov-Ribbentrop?

È il momento giusto per la webtax!

Premessa: ci possono essere tantissimi motivi, legali oppure pratici, per cui la mia proposta sia insensata. Non mi offendo se me li spiegate nei commenti.

In queste settimane molti negozi fisici sono chiusi per semilockdown. In altri i reparti non alimentari sono transennati per non far comprare: sabato scorso, mentre ero all’Esselunga, ho scoperto per esempio che non si potevano comprare gli aghi da cucito. Poi sono abbastanza convinto che se proprio li avessi voluti e fossi passato a una cassa automatica me li avrebbe passati, ma il principio è chiaro. Meno chiaro il principio per cui io non possa comprare le candele per l’avvento in un negozio, ma possa comprarle online da Amazon. (Ah, non c’entra nulla, ma ho scoperto che esistono persino le candele per l’avvento “tre viola, una rosa”, e non tutte rosse come quelle usuali. Credo che siano ben pochi anche i cattolici che sappiano il motivo della candela rosa).

Da qui nasce la mia idea meravigliosa. Se i negozi fisici non possono tenere aperto e quelli (grandi) online hanno fatto un boom, perché non sfruttare l’occasione per implementare finalmente una web tax? Sì, mi è chiaro che colpirebbe anche il negozietto che ha messo su il suo sito (o si è appoggiato al marketplace Amazon). Ma non dovrebbe essere una cosa impossibile da gestire, e si può anche immaginare un’esenzione sotto un certo fatturato annuo. O no?

e invece no!

La settimana scorsa scrivevo che gli ambrosiani erano in ritardo con il nuovo messale, e quindi non ci sarebbe stata la Piccola Rivoluzione delle preghiere. E invece no! Non avevo cercato abbastanza bene, perché altrimenti avrei scoperto che in attesa del messale completo l’arcivescovo Delpini ha approvato la parte relativa alla liturgia, che a questo punto se non ho capito male diventerà obbligatoria subito e non a Pasqua come è permesso nel rito romano.

Ma la cosa più spiazzante è che il “subito” sarà domenica prossima, cioè la terza domenica d’avvento (ambrosiano, cioè la prima domenica d’avvento per il resto del mondo cattolico). In pratica, si sono appiattiti alle posizioni romane e non hanno cominciato nel momento più logico liturgicamente. Cose da non credere!

(ah, ovviamente Camillo Langone si lamenta al solito. Mi chiedo solo se il titolo dell’articolo sia suo oppure no)

Quizzino della domenica: Tirare dritto

Alcune lettere maiuscole, come A, possono essere scritte usando unicamente segmenti; altre, come B, richiedono necessariamente anche tratti curvi. Qual è il numero più grande che può essere scritto in lettere usando solo segmenti?


(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p484.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da un post di Michael Lugo.)


Intelligenza artificiale (ebook)

È abbastanza interessante notare come in questo libro (Stefano Quintarelli et al, Intelligenza artificiale : Cos’è davvero, come funziona, che effetti avrà, Bollati Boringhieri 2020, pag. 153, € 9,99 (cartaceo € 16), ISBN 9788833935584) ci siano un nome noto, quello appunto di Quintarelli; un nome immagino noto nel mondo dei media, quello di Claudia Giulia Ferrauto che ha anche fatto la redazione del libro, e quattro giovani ricercatori: Francesco Corea, Fabio Fossa, Andrea Loreggia, Salvatore Sapienza che mi sa abbiano fatto la maggior parte del lavoro sporco. Ancora più interessante la scelta di non specificare chi ha scritto cosa… Dal mio punto di vista di anzyano che pur non avendo avuto a che fare con l’AI se l’è trovata spesso vicina il testo è troppo leggero. Per dire, il capitolo 2 è giusto un excursus storico, il 3 sui grandi temi è comunque a livello (di temi etici) estremamente alto. Anche quando nel seguito si parla di interazioni uomo-macchina ed etica, si rimane a livello molto più superficiale di quanto per esempio si può trovare in Superintelligenza di Nick Bostrom. L’unica parte che ho trovato davvero nuova è la trattazione di tipo economico, dove si mostra come il “commesso intercambiabile” dei negozi odierni ha il vantaggio per le aziende di costare di meno e quindi trasferire valore dalla persona al mercato. In definitiva, se non sapete nulla di intelligenza artificiale al di fuori dei titoloni apocalittici il libro vi sarà utile; se però avete già una qualche conoscenza potete farne a meno.

alla faccia della gradualità


Ieri sera (19 novembre, ore 21:45) mi è arrivata una mail dal comune di Milano con titolo “Cancellazione utenze obsolete al sito del Comune di Milano” e testo mostrato qui sopra.

Tutto vero: uso SPID per autenticarmi al sito del comune, e non è che mi serva l’account locale – che poi, visto che lo usavo sì e no una volta l’anno, aveva sempre la password scaduta. Però quattro giorni (scarsi) di preavviso mi sembrano ben poco graduali…