sondaggi con scontrino

Come i miei ventun lettori sanno, io vendo una libbra della mia carne digitale al Google Opinion Rewards. Ieri a pranzo sono andato al Libraccio a comprare i libri per le vacanze dei gemelli; tornato in ufficio mi è arrivato il link che mi chiedeva se volevo mostrargli lo scontrino. Per una volta avevo ancora con me lo scontrino in questione, non stavo nemmeno dando nuovi dati a Google (che sa già che ho dei figli in quell’età) e gliel’ho fotografato. Mi chiedo solo due cose: qual è il loro vantaggio nell’avere una prova dell’acquisto, oltre che a verificare che non dico fole quando affermo di essere stato in un certo posto, e perché la foto dello scontrino vale praticamente 11 centesimi. Il Google Opinion Rewards dell’altro furbofono, infatti, mi ha chiesto se ieri ero stato al Bricocenter, cosa che ho fatto per annullare un ordine che era in attesa da 50 giorni (per i curiosi, il mobiletto che poi abbiamo comprato altrove e montato ieri); quindi ho detto che sono entrato e non ho comprato nulla. La differenza tra i micropagamenti è stata per l’appunto 11 centesimi…

L’IVA sull’acqua

La scorsa settimana ho preso un po’ di cose al Carrefour, tra cui una confezione di sei bottiglie di acqua . La specificazione del supermercato serve perché i loro scontrini segnano la percentuale d’Iva sui singoli oggetti: ho scoperto così che l’Iva sull’acqua non è al 10% ma al 22% (almeno fino a quando non aumenterà).
Non è in effetti così strano, visto che uno può anche bere dal rubinetto e quindi non ha senso un’aliquota ridotta: però la cosa mi ha lasciato un po’ stupito.

velette

Ero convinto che a Milano le velette dei bus (la scritta che appare davanti) non fossero modificabili dagli autisti. Però stasera mi è passata davanti una 54 con su scritto

DUOMO M1-M3
VIVA GLI ALPINI

posizionamento elettorale 2019

Mah. Quello che vedete qui a fianco è il risultato del test elettorale di quest’anno, prodotto da EUANDI che sarebbe l’Istituto Universitario Europeo. Rispondendo alle varie domande e dando un peso all’importanza relativa che diamo alle domande, sono finito in una zona piuttosto grigia: se sono sovrapponibile al 75% e 74% a +Europa e PD rispettivamente (con il primo che ha scelte più estreme delle mie ma dello stesso tipo), e al 46% e 47% a Lega e Fratelli d’Italia, significa che o io sono amorfo o che non ci sono poi chissà quali differenze.

La divisione “sinistra-destra” indicata in uno dei grafici associati non ha molto senso, perché è puramente economica; più che altro mi chiedo se sia stata mediata con tutta la EU, e quindi noi siamo dei pericolosi comunisti economici (cosa che viste le nostre finanze potrebbe anche essere). Ma la cosa peggiore è stata almeno per me vedere i dati associati a tutte le nazioni europee. Ci sarebbe in effetti un partito che mi vede concordante all’87%, ed è tedesco: solo che è il Tierschutzpartei, che se il mio tedesco è ancora decente è un partito animalista (“partito per la protezione degli animali”, traduco io). È vero che voglio generalmente bene alla mia gatta, ma non è che arrivi così in avanti…

Test: che tipo di creativo sei?

Il test mi è arrivato dal socialino dell’odio, ed è stato prodotto da Adobe, che evidentemente deve rifarsi una certa qual verginità. Lo svantaggio è che è tutto in inglese, a meno che il sito non abbia preso le mie preferenze del browser: il vantaggio è che non ti chiede nessun dato, almeno esplicitmente. La cosa interessante è infine che a differenza dei test che si trovano in giro non ti svelano quale sarebbe il tuo tipo junghiano, ma ti dicono che tipo di creativo sei: perché non è vero che la creatività sia unica.

Ad ogni modo io sono uscito “Thinker”, un risultato assolutamente inaspettato: “Intellectual curiosity, ability to find and create meaning”. Certo che ho saltato tutte le animazioni tra una domanda e l’altra, che saranno anche fatte per mostrare quante cose belle si possono fare con i prodotti Adobe, ma ci mettevano una vita…

BikeMI con seggiolino

BikeMI elettrica con seggiolino (da https://www.bikemi.com/it/info-servizio/info/la-bicicletta-elettrica-con-seggiolino.aspx )

Da dicembre la schermata iniziale quando uno prende una bici di BikeMI è cambiata. Non ci sono solo le possibilità di prendere una bici normale o a pedalata assistita, ma anche una (elettrica) con seggiolino per portare un bambino. In effetti mi è parso che di queste bici ce ne fossero abbastanza, anche se non so se è tutto un bieco trucco da parte di ClearChannel che le sposta rapidamente qua e là; seriamente, mi pare più preoccupante che abbia già visto almeno un paio di quelle bici senza il seggiolino.
Posso pensare che queste bici facciano parte di un progetto pagato dall’Unione Europea e quindi non risultino come costo per il servizio; ma la cosa continua a lasciarmi perplesso. Mentre la pedalata assistita ha un suo perché, come potrebbero persino averlo le minibiciclette per bambini lasciate d’estate nei parchi, voglio vedere – e in effetti non l’ho mai visto, ma questo non significa molto perché magari io mi muovo in orari non standard – un genitore che mentre è in giro con suo figlio decide improvvisamente che è meglio farsi una bella pedalata. Insomma, tanto fumo e niente arrosto…

Strani a capo

Guardando le note del libro Tienilo acceso di Vera Gheno e Bruno Mastroianni – libro altamente consigliato, tra l’altro – ho notato come si fosse andati a capo nelle parole “dell’Heysel” scrivendo “dell’-” in fondo a una riga e “Heysel” all’inizio della seguente.
La cosa mi ha lasciato piuttosto perplesso. Quand’ero bambino io, la regola che non permetteva di andare a capo all’altezza dell’apostrofo (“Quel povero apostrofo non se ne può stare tutto da solo così!”) stava cominciando a cedere, mentre quella che imponeva di ripristinare la lettera elisa (“dello / Heysel”) stava fortunatamente cadendo in disuso. Il suggerimento che ci veniva dato era di evitare di andare a capo proprio lì, scrivendo piuttosto “del- / l’Heysel” e tagliando la testa al toro. Io non sono poi così talebano come mi dipingono, e un apostrofo in fin di riga come “dell’ / Heysel” mi farebbe al più alzare un sopracciglio. Però quel trattino mi lascia un po’ a disagio: per me è come equiparare l’apostrofo a una lettera come tutte le altre e la cosa non mi pare corretta. Voi che ne pensate?