Ancora sull’affaire Saviano

Dopo il post dell’altro giorno, ho trovato altre informazioni al riguardo sul sito Facebook di Michela Murgia. Se non ho capito male, queste iniziative romagnole (non c’è solo Saviano) partono da un libraio che organizza questi incontri, pagando l’autore e interfacciandosi con la scuola: «Il solo compito degli istituti scolastici è chiedere a chi aderisce liberamente al progetto di acquistare il libro (con il massimo dello sconto previsto dalla legge), leggerlo e prepararsi all’incontro con l’autore», cito dallo status di Murgia.

Beh, a me la cosa continua a non piacere. Siamo comunque alla mercificazione, e la volontarietà dell’operazione non mi pare proprio traspaia dalla circolare mostrata nell’altro post. (E se qualcuno il libro se lo fosse già comprato? E se qualcuno preferisse spendere meno e comprare la versione elettronica?) A questo punto sarebbe molto più onesto, se proprio si ritiene che il programma di studio preveda l’incontro con l’autore, di far pagare direttamente l’autore stesso, e al più attivare una convenzione con il libraio per chi vuol comprare il libro. Altrimenti poi non lamentatevi quando avremo gli sponsor che “gentilmente” ci invitano a comprare i loro prodotti per rifornire la scuola di carta igienica.

E se non ci sta?

Come vedete dalla foto, qui a Milano AMSA (l’azienda che si occupa tra l’altro dei rifiuti urbani) ha lanciato una campagna contro l’uso improprio dei cestini per la spazzatura, che vengono riempiti con la qualunque.

Ora non vorrei dire, ma ho come il sospetto che la gente butti nei cestini i rifiuti ingombranti perché non ha alcuna voglia di fare una raccolta differenziata, e AMSA non voglia i rifiuti ingombranti, oltre che perché occorre fare più passaggi per svuotare i cestini, perché quei rifiuti sono per definizione indifferenziati e pertanto abbassano la percentuale di differenziata. Tutto bene, ma perché mai questa gente dovrebbe essere intimidita o illuminata e cambiare le proprie abitudini?

Non c’è nemmeno gusto

L’alimentatore del PC di Anna sta facendo le bizze. Dopo rapido controllo, ieri pomeriggio verso le 17:30 ha acquistato su Amazon un nuovo alimentatore e già che c’era una spazzola da doccia. Stamattina alle 11 erano già arrivati.

Fast ma non troppo

Leggo sul Post che vista la soppressione dei Frecciabianca da Torino a Milano la regione Piemonte ha pagato Trenitalia per avere due coppie di treni Fast, annunciando che «i due nuovi treni veloci permetteranno di coprire la tratta Torino Porta Susa-Rho Fiera in un’ora e venti». Bella frase, vero?

Cominciamo a notare come non si parli di Torino Porta Nuova-Milano Centrale (o Garibaldi, che tra l’altro fa risparmiare cinque minuti), ma di Porta Susa-Rho Fiera. Se guardiamo il tragitto complessivo Porta Nuova-Garibaldi, questo viene percorso in un’ora e 45 (un’ora e 43 per il secondo treno, ma il primo che rientra da Milano ci mette due ore nette se per questo). Cosa c’è di veloce? il nome “Fast” e il fatto che si chiamino “regionali veloci“, con un tipico esempio di doublespeak, visto che la velocità è dovuta al fatto che fanno meno fermate. Per la cronaca, oggi i regionali veloci Porta Nuova-Centrale ci mettono un’ora e 52 minuti. Ah: detto tra noi i Frecciabianca Torino-Milano erano una presa per i fondelli, visto che ci mettono un’ora e 40 ma hanno una tariffa base di 26 euro per il tragitto, contro i 32 dei Frecciarossa che però fanno risparmiare 40 minuti e i 12,45 dei regionali veloci attuali che ci mettono 12 minuti in più. Semplice, vero?

Peyrano-Pfatisch

Questo è un obituary un po’ sui generis, suggeritomi da mfisk che evidentemente ha deciso che i blog sono morti. Come potete leggere sulla Stampa e su Repubblica, il negozio abbastanza storico Peyrano di corso Vittorio Emanuele chiude definitivamente, anche se la produzione e vendita continueranno nell’altro punto di corso Moncalieri.
Io posso solo dire che ancora nello scorso millennio comprare un piccolo cabaret di Alpini (stiamo parlando di Torino, non posso scrivere “vassoio”) significava fare un mutuo, visto che costavano 80.000 lire al chilo; non oso pensare ai prezzi attuali.

L’indulto ad orologeria per Chelsea Manning

Che Barack Obama cerchi in tutti i modi di infastidire il prossimo presidente Donald Trump è cosa che dovrebbe essere chiara a tutti. La battuta più divertente che ho letto a riguardo è «Sarebbe fantastico se si dimettesse il giorno prima del giuramento di Trump, così Joe Biden diventerebbe anche se per un singolo giorno il quarantacinquesimo presidente USA e tutto il merchandising “Trump 45th” sarebbe da buttare via». Però non ho per nulla capito la logica dell’indulto a Chelsea Manning che però non verrà scarcerata subito bensì a maggio.
Non entro nel merito politico, che lascio ai commentatori americani: da un lato c’è chi fa notare come Manning avesse un’idea ben diversa da quella di Assange e Snowden, volendo documentare gli orrori commessi dagli statunitensi perché non avvenissero più, dall’altro coloro che ritengono che qualunque azione di divulgazione di notizie riservate sia un pericolo per gli USA e quindi debba essere punito ancora più pesantemente di quanto fatto per evitare per quanto possibile nuovi casi. Però a questo punto Manning rimarrà ancora per quattro mesi in un carcere militare, con un’amministrazione politica colpevolista e che potrebbe cambiare le carte in tavola inventandosi nuovi capi d’accusa, e una militare che non penso apprezzerà molto questa prossima scarcerazione. Perché non scarcerarla subito, allora?

Google Translate sta davvero migliorando

A Capodanno avevo scritto un pezzo su Medium a proposito del futuro del giornalismo, partendo da un’articolessa del NYT da più di 80000 battute a proposito dei progressi di Google Translate.

L’altro giorno mi è capitato di trovare nel gruppo Facebook dei miei amici beatlesiani americani il link a una pagina di un quotidiano tradotta dal francese all’inglese: eccola qua. Non è certo una traduzione perfetta, a partire dal titolo (“proché” come sostantivo non può essere tradotto con “close” senza un nome vicino); c’è qualche punto un po’ debole, e sicuramente il testo è piuttosto piatto. Ma un anglofono può comprenderlo senza problemi, cosa che fino anche solo a un paio di anni fa non succedeva: e stiamo parlando di un articolo di giornale, non di frasette standard.

Voi che ne pensate?

Saddest Monday

Oggi sono a casa in solidarietà. Stamattina mi è arrivato un messaggio dalla biblioteca di Porta Venezia dicendo che era arrivato il libro che avevo prenotato: bene, faccio io, ne approfitto per passare alla Feltrinelli a vedere se trovo un libro da comprare, da Muji a prendere le penne 0,25 e alla torrefazione a comprare il tè che sta per finire. Risultato: Feltrinelli era chiusa per inventario, Muji era chiusa non si sa perché (la vetrofania diceva che sarebbe stata aperta alle 11 ed erano le 11:30 passate), la biblioteca oggi apriva alle 13:30 (e mi chiedo come mai allora l’sms sia arrivato alle 9 di mattina). In tutto questo mi sono dimenticato di passare a comprare il tè.

Tè e libro non sono un problema: se domani in pausa pranzo pedalo e vado in palestra sono più o meno in zona. Feltrinelli e Muji sono più un guaio, con la sacca da palestra dietro, ma non c’è nulla di urgente. Però, insomma… (Ah sì, l’acqua frizzante Simply è aumentata del 25%)