Nella nostra mensa le bottigliette di acqua minerale cambiano spesso marca. In questi giorni ci è arrivata l’acqua Lilia, e ho scoperto – ricordavo pubblicità televisive di questa marca, ma senza che venisse specificata la sorgente – che è prodotta in provincia di Potenza. Ho dato un’occhiata alla composizione chimica dell’acqua e non ho trovato nulla di particolare: residuo fisso 341 mg/l, molti bicarbonati (254 mg/l), un po’ di calcio (32,4 mg/l) e di potassio (26,5 mg/l). Non è insomma un’acqua del centro Italia come Ferrarelle e Uliveto che può o no piacere ma ha comunque una certa “personalità”, se mi passa il termine, ma un’acqua oligominerale come tante altre prodotte dalle varie sorgenti alpine.
Insomma, perché mai queste bottigliette devono farsi più di mille chilometri per arrivare a Milano, con tutte le acque oligominerali della zona? (Naturalmente vale anche il viceversa, e non capirei perché in Basilicata debbano arrivare bottigliette d’acqua alpina: ma non ho idea di che acqua sia disponibile nelle regioni meridionali. Se qualcuno fosse così gentile da segnalarmelo, lo ringrazio). Non sono un fanatico del Km0 che a volte mi pare solo una fregatura, ma ci sono dei limiti, e non semplicemente chilometrici!
Statistiche
Seguendo xlthlx, ho preso il plugin di wolly e ho tirato fuori le statistiche di questo mio blog.
| Anno | Nr.articoli | Media caratteri per articolo | Caratteri tot per articolo | Media commenti | Commenti totali |
|---|---|---|---|---|---|
| 2025 | 460 | 2,141 | 984,782 | 3.6 | 1,653 |
| 2024 | 427 | 1,648 | 703,494 | 2.1 | 881 |
| 2023 | 493 | 1,641 | 808,616 | 2.5 | 1,244 |
| 2022 | 483 | 1,333 | 643,773 | 3.1 | 1,476 |
| 2021 | 496 | 1,374 | 681,463 | 3.0 | 1,477 |
| 2020 | 486 | 1,583 | 769,022 | 3.3 | 1,590 |
| 2019 | 514 | 1,395 | 717,012 | 2.5 | 1,275 |
| 2018 | 498 | 1,373 | 683,422 | 3.1 | 1,539 |
| 2017 | 498 | 1,398 | 695,784 | 3.6 | 1,792 |
| 2016 | 508 | 1,333 | 676,806 | 4.4 | 2,247 |
| 2015 | 411 | 1,513 | 621,552 | 4.6 | 1,872 |
| 2014 | 359 | 1,494 | 536,143 | 4.0 | 1,449 |
| 2013 | 450 | 1,324 | 595,623 | 4.2 | 1,889 |
| 2012 | 447 | 1,414 | 631,800 | 4.9 | 2,189 |
| 2011 | 490 | 1,457 | 713,904 | 6.1 | 3,002 |
| 2010 | 585 | 1,261 | 737,166 | 5.2 | 3,016 |
| 2009 | 929 | 1,364 | 1,266,525 | 5.8 | 5,400 |
| 2008 | 1,070 | 1,498 | 1,602,358 | 5.0 | 5,369 |
| 2007 | 990 | 1,225 | 1,212,164 | 3.3 | 3,247 |
| 2006 | 745 | 1,146 | 853,112 | 2.3 | 1,715 |
| 2005 | 606 | 995 | 602,640 | 1.8 | 1,095 |
| 2004 | 612 | 1,010 | 617,928 | 1.2 | 730 |
| 2003 | 521 | 776 | 404,143 | 0.3 | 174 |
| 2002 | 214 | 725 | 155,056 | 0.0 | 0 |
| 2001 | 40 | 680 | 27,175 | 0.0 | 0 |
Mi chiedo solo cosa avessi da dire tra il 2007 e il 2009; per il resto è illuminante notare quanto – se lasciamo perdere i primi anni – la lunghezza dei miei sproloqui è piuttosto costante.
Ah: avere una cifra decimale nel numero di commenti sarebbe utile, anche se il vero valore aggiunto – purtroppo non così banale da mostrare – sarebbe vedere la distribuzione del numero di commenti. Credo che molti miei post non siano commentati, e qualcuno finisca per sbaglio ad avere un risultatone.
_Anatomia del giudizio universale_ (libro)
Cosa significa per noi homines digitales essere “presi nella rete”? L’esistenza di Internet e dei social network ha cambiato la nostra ontologia? In questo lungo saggio (Paolo Bottazzini, Anatomia del giudizio universale : Presi nella rete , Mimesis 2015, pag. 428, € 26, ISBN 9788857529622) il filosofo Paolo Bottazzini riprende il concetto teorizzato da Rickard Dawkins e Stuart Kauffman, secondo cui la Rete è la dimostrazione classica di come anche la storia possa essere considerata da un punto di vista evoluzionistico e rappresentata per mezzo di un algoritmo matematico univoco, che toglierà sempre più spazio al caso e alla libertà personale. Solo nell’appendice finale svela il suo pensiero: che cioè questo non è vero, perché un algoritmo non è sufficiente e occorre che il ricercatore (rectius, il “filosofo”) ne ricavi un senso.
La prima parte del libro, “La rete come paradigma”, è un ottimo e completo – al più un poco ridondante – resoconto non solo di come funzionano la Rete, i social network e i grandi attori come Wikipedia e Google ma anche di come le dinamiche dietro ad essi siano poi le stesse che si vedevano ai tempi dell’antica Grecia, come capita assai spesso. Meno interessante la seconda parte, “La Social Network Analysis”, di nuovo piena di informazioni storiche ma a mio parere più che altro compilativa. Infine la terza parte, “Dal documento al monumento” riprende il discorso della tendenza a non considerare più la causalità come un tema fondamentale per il dipanarsi della storia, parlando di chi non solo ha messo al suo posto la casualità (come Dawkins con i memi) ma allo stesso tempo ne ha limitato la portata nella visione evolutiva globale.
Peccato per la mancanza di un indice analitico, che sarebbe stato molto utile per riprendere i vari concetti espressi nel testo, e per i parecchi refusi.
Non si sa mai
Come forse sapete, a Milano le benedizioni delle case non si fanno nel periodo pasquale ma prima di Natale: gli ambrosiani devono sempre differenziarsi. Quest’anno stranamente non si è visto nessuno. Ieri però abbiamo trovato in buca una lettera, col testo “Chiedo scusa per il ritardo, ma non voglio lasciarvi senza benedizione” :-)
Leggere attentamente le avvertenze
Il Sole-24 Ore è stato tra gli ultimi giornali (ma c’erano stati anche parecchie persone su Facebook che ne avevano parlato) a raccontare dei 52 posti da visitare secondo il New York Times, e a lamentarsi perché per l’Italia c’è solo Torino, per di più solo in trentunesima posizione.
Se prima di lamentarsi avessero scorso tutta la lista, avrebberto trovato in fondo all’articolo del NYT un collegamento a un altro articolo, How We Picked the 52 Places to Go in 2016, dove si spiegano i criteri scelti:
We aim for a selection of places that we expect to be particularly compelling in the coming year; reasons might include a museum opening, a new transportation option or a historical anniversary
(“Abbiamo cercato di scegliere luoghi che pensiamo saranno particolarmente interessanti in questo nuovo anno: i motivi possono essere l’apertura di un museo, un nuovo tipo di trasporto o un anniversario storico”). Torino è entrata nella lista perché è stato rinnovato il Museo Egizio: d’altra parte l’anno scorso il primo luogo della lista è stato Milano, a causa dell’Expo. Evidentemente in Italia nel 2016 non si è trovato null’altro di nuovo: da un importante quotidiano mi sarei aspettato che si partisse da questo punto e si elencassero le novità italiane del 2016, non una semplice traduzione+piagnisteo. Ma tant’è.
Voci che non sono quelle che sembrano
La prima volta che udii Hurt nell’interpretazione di Timi Yuro, forse a causa della scarsa qualità della mia radiolina o forse perché pensavo a Fausto Leali e ad A chi, pensai che “Timi” fosse un uomo che cantava in falsetto. (Occhei, pensavo anche fosse un giapponese… Vabbè.)
Il guaio è che ho appena scoperto che la voce degli Amen Corner che cantano If Paradise (Is Half as Nice) è di un maschio, Andy Fairweather Low. Occhei, la canta nella stessa tonalità di Patty Pravo in effetti: però forse è meglio che io ascolti un po’ meglio, non trovate?
P.S.: sapevo che In Paradiso è un brano di Mogol-Battisti che ebbe un buon successo in Gran Bretagna (due settimane in testa alla classifica dei 45 giri), ma non sapevo che tecnicamente quella di Patty Pravo è una contro-cover della versione inglese, perché la prima versione italiana fu cantata da “La Ragazza 77″… Se ne impara sempre una nuova.
Libri distillati
Con la scusa delle vacanze di Natale, forse è passato sotto silenzio l’arrivo in edicola dei “Distillati”, una collana mensile di libri edita da Centauria che all’irrisorio prezzo di 3 euro e novanta centesimi ti promette di «goderti il meglio della narrativa italiana e internazionale in meno della metà delle pagine dell’originale, ma senza perderti nulla». Ne ha parlato anche Corriere
I vecchietti come me ricorderanno sicuramente i “romanzi condensati” di Selezione dal Reader’s Digest, che erano costruiti allo stesso modo: si prendeva un malloppone e si tagliavano le scene “non interessanti” per ridurre le sue dimensioni a un numero di pagine accettabile. (Occhei, in realtà i libri di Selezione erano comunque mallopponi perché ne infilavano quattro in un singolo volume, ma non stiamo a sindacare troppo). Centauria fa esattamente la stessa cosa, probabilmente favorita dal fatto che sembra che ci sia una tendenza ad allungare i testi: libri da 500-600 pagine non sono certo rari, e non tutti sono bravi nella lettura veloce. Da ragazzo ne avevo anche letto qualcuno, e non me ne vergogno mica. Ma in generale il mio giudizio, a differenza di quello che mi pare profilarsi su Goodreads, non è poi così negativo. Non mi pare che si stia parlando di classici, ma di narrativa fondamentalmente di consumo. Se uno vuole consumare di meno, perché non dovrebbe poterlo fare? Quanto ai tagli che andrebbero contro la creazione dell’autore, posso dire che il mio contratto per Codice per Matematica in pausa caffè prevede la cessione dei «diritti antologici e di condensazione» (anche se vi voglio vedere a condensare quello che scrivo…), ma uno scrittore di bestseller probabilmente ha (giustamente) maggior forza contrattuale, quindi è improbabile che l’operazione sia fatta contro la sua volontà. In definitiva, se qualcuno compra e legge quei libri buon per loro, semplicemente non regalatemeli :-)
Convertitore online
Forse non conoscete EPUB File Reader, un lettore di file epub (mannò!) per Windows + .Net davvero minimale (se avete già .Net, ovvio) e la cui unica pecca per me è l’impossibilità di aggiungere un proprio foglio CSS per modificare i default.
Bene, il creatore di epubfilereader ha anche il sito OnlineConverter che converte online (mannò) file in un formato leggibile da un ebook, e tante altre cose. Può sempre risultare utile :-)