Il Messaggero di Sant’Antonio

Magari la scorsa settimana avete letto della situazione al Messaggero di Sant’Antonio, con i suoi otto giornalisti licenziati in tronco che hanno occupato la sede del giornale. Devo dire che mi ha stupito che ci fossero dei giornalisti veri e propri, cosa che poi ho scoperto non essere nemmeno così recente.
È abbastanza ovvio che nella crisi generale dell’editoria un giornale venduto solo per abbonamento e che ha un target di persone sempre più vecchio perde copie. È un po’ meno ovvio che il mezzo milione di copie indicato dal Post è un dato di una decina d’anni fa; le 260.000 indicate da Famiglia Cristiana sono probabilmente più vicine al vero. Quello che però non mi torna è cosa pensino di fare i frati; otto giornalisti hanno un costo molto inferiore ai due milioni e 700 mila euro di perdita dell’anno scorso, e quindi anche far scrivere gli articoli ai frati non cambierebbe molto le cose. Ma soprattutto: da dove arrivano tutte queste perdite, vista la tiratura non certo bassa?

Eppur si muove!

Stamattina ho raccontato dell’articolo della Stampa direttamente copiato da una voce di Wikipedia. Se ora andate a vedere l’articolo, potete vedere che è stato modificato, inserendo il link alla voce di Wikipedia (scrivendo “Qui la storia completa sul sito di Wikipedia […]”) e soprattutto indicando alla fine “(abbiamo corretto la precedente versione dell’articolo con il link a Wikipedia)”.

Proprio come stamattina ho stigmatizzato il comportamento del quotidiano piemontese, adesso esprimo pubblicamente il mio apprezzamento per l’inserimento della citazione ma soprattutto per avere esplicitato che l’articolo è stato per l’appunto corretto. Ricordo benissimo che un tempo nemmeno troppo lontano era impossibile ottenere una modifica a un testo pubblicato online, per la sacralità dell’articolo. Se proprio capitava di dover correggere qualcosa, il massimo che veniva fatto era aggiungere la postilla “modificato il xx-xx”. Giungere a spiegare cosa è cambiato è un passaggio epocale, e a mio parere un modo per aumentare la fiducia nella testata. Speriamo che il trend continui!

Scopiazzatori senza vergogna 2

Aggiornamento: (ore 15:55) Ora La Stampa ha modificato l’articolo, indicando esplicitamente Wikipedia come fonte. Leggi anche qui.

Per non dire che l’usanza di copiare spudoratamente da Wikipedia dimenticandosi di copyright e licenze non è solo appannaggio del Corsera, provate a leggere l’articolo della Stampa sulla chiusura della Pernigotti (versione archivata qui) e guardate cosa Wikipedia scriveva il 26 ottobre.

Ah, sì: magari ricordatevi anche di come l’italica stampa ha trattato noi wikipediani quando abbiamo cercato di spiegare perché a nostro parere la direttiva europea sul copyright era una schifezza. Quello – chissà come mai – non è stato copiato, anzi.

Scopiazzatori senza vergogna

Il Corsera…

… e Wikipedia

Nella prima immagine potete leggere un paragrafo di un articolo apparso martedì sul Corriere della Sera, articolo che potete anche trovare salvato su archive.org per i posteri. Nella seconda immagine potete vedere invece parte della voce di Wikipedia “Galleria Adige-Garda”: rectius, la versione del 7 ottobre scorso, tanto per mettere le cose in chiaro dal punto di vista dei tempi. Un raffronto interessante, nevvero?

Detto in termini forse più comprensibili: abbiamo quello che sarebbe il quotidiano italiano più autorevole, nella persona del suo giornalista Ferruccio Pinotti, che copia senza alcun pudore paragrafi di Wikipedia – e per fortuna che il copincolla è automatico, perché quando ha aggiunto il titoletto “L’mpatto sul Garda” non si è nemmeno accorto di aver fatto un refuso. Non solo una flagrante violazione di copyright (e di diritti intellettuali, visto che Pinotti non ha nemmeno avuto il buon gusto di aggiungere una frasetta “come spiega Wikipedia”), a cui si aggiunge la classica ciliegina sulla torta: il Corriere della Sera, come sempre, termina il suo articolo con le paroline magiche “© RIPRODUZIONE RISERVATA”.

Ricordatevi: questo è lo stato odierno del giornalismo italiano.

Come si soffia sul fuoco

Ieri il Giornale intitolava Pacchia per 5mila rom: anche loro prenderanno il reddito di cittadinanza. In realtà potrebbero essere molti di più. Secondo Stefano Zanero, dei 140.000 rom / sinti che vivono in Italia la metà è cittadina italiana; molti di loro hanno redditi vari, ma possiamo immaginare che qualche decina di migliaia di loro rientreranno nei criteri. E no, non li si può escludere, mi spiace: è tutta colpa dell’articolo 3 della Costituzione, che immagino sia anche quello che viene citato per la decisione di introdurre il reddito di cittadinanza.

Il problema in realtà non si dovrebbe porre: per i cittadini italiani di origine rom e sinti, esattamente come per quelli di origine lombarda, napoletana o altoatesina, accedere al reddito di cittadinanza significherà anche dover accettare i lavori proposti, e nel caso di reiterati rifiuti perdere il reddito stesso. Quindi se effettivamente “i rom non vogliono lavorare” la misura sarà solo temporanea; altrimenti lavoreranno e avranno meno “tempo per rubare”. Ma tutto questo è chiaro ai lettori del Giornale? (al titolista immagino di sì)

Rep si porta avanti col lavoro

Come vedete, Repubblica parla della legge sul copyright digitale, ma solo con articoli a pagamento (rectius: articoli della versione cartacea che non sono leggibili in digitale se non dagli abbonati). Nulla di male: permettetemi però due considerazioni. La prima è che il modello (sensato, direi) di Repubblica consiste nel lasciare visibili le notizie che sono pubbliche e si trovano dappertutto, e mettere a pagamento gli approfondimenti dei loro giornalisti; quindi evidentemente le informazioni su questa direttiva non sono poi così pubbliche. La seconda è che non riesco a capire tutta la faccenda dello spingere la tassa sulle citazioni: basta appunto mettere gli articoli sotto paywall ed è tutto a posto. O forse quello che si vuole è un modello di giornalismo sponsorizzato dagli OTT, un po’ come la free press era sponsorizzata dagli inserzionisti? E allora ditelo chiaro, ché noi siamo stupidotti e non riusciamo ad arrivare a tali finezze!

Matematica o marchetta?

Ieri Repubblica ha pubblicato un articolo sul problema delle code. Vincenzo Borgomeo spiega come i ricercatori della Vanderbilt University in Tennessee abbiano finalmente mostrato in pratica quale sia la causa dell’annoso problema delle code in autostrada che nascono senza nessuna ragione.

Ora, che il problema sia di lunga data è indubbio: ne ho scritto anch’io in Matematica in pausa caffè dicendo che è ben noto e dandone la spiegazione teorica. Detto questo, garantisco che anche la dimostrazione pratica è ben nota: perfino con le mie limitate capacità visive attuali ho facilmente trovato questo video. D’accordo che siamo in estate e gli standard si abbassano ancora, ma perché postare questo articolo? Io sono andreottiano e penso male, ma il tutto mi pare più che altro una marchetta a favore del sistema di frenatura della Ford ben specificato nell’esperimento. Anche le università americane hanno bisogno di soldi, insomma…

Forse ci vuole davvero la Link Tax


Questo è un titolo nella home page odierna di Repubblica. Testo: “Se la vittima si è ubriacata volontariamente, la violenza sessuale resta ma non c’è aggravante”. Catenaccio: Per la Cassazione l’aumento di pena è giustificato se”a somministrare l’alcol è stato l’autore dell’abuso”. E via con l’indignazione da social.

Poi può capitare che per sbaglio qualcuno legga il testo dell’articolo, e scopre due cose. La prima è che la Cassazione ha sentenziato che c’era stata violenza (mentre in appello primo grado era stata accolta la tesi dei difensori degli stupratori, che «aveva sostenuto che non vi fosse stata condotta violenta da parte dei due, né riduzione ad uno stato di inferiorità, dato che la ragazza aveva bevuto volontariamente». Essersi ubriacata significa che la ragazza non aveva dato il consenso all’atto sessuale, e quindi quella era violenza sessuale: senza se e senza ma. Quello che ha poi aggiunto è che visto che la ragazza aveva bevuto di sua volontà non si poteva aggiungere alla condana l’aggravante aggiunta in adell’articolo 609-3 comma 2 del Codice penale: se cioè l’atto è stato compiuto “con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa”. Non sono stati gli stupratori a farla ubriacare, quindi non hanno usato sostanze alcoliche. Tutto qui.

Abbiamo insomma un articolo che spiega correttamente le cose, un titolista che invece che scrivere “anche se ti sei ubriacata da sola è sempre violenza” (che è quello che ha detto la Cassazione) preferisce il titolone a effetto (aumento di pena “giustificato”? Tecnicamente è forse corretto, ma la parola ha una connotazione molto forte. Bastava scrivere “si ha quando”) e due esponenti politiche che evidentemente non sapevano assolutamente di che cosa si stesse parlando e hanno preso il titolo per oro colato. Sto cominciando a rivalutare la Link Tax che l’Europarlamento ha momentaneamente stoppato. Visto che con ogni probabilità Google deciderebbe di non dare più il suo servizio di news riusciremmo a ridurre la diffusione di questi titoli fuorvianti (se non faziosi, come suggerisce mfisk).

Aggiornamento: (17:00) ho corretto il testo iniziale, perché l’assoluzione è stata in primo grado mentre l’appello aveva sentenziato una condanna con aggravante che è stata tolta (giustamente, per le mie conoscenze di diritto) dalla Cassazione.