Gli abbonamenti cartacei a Repubblica

I miei suoceri ormai hanno una certa età. Considerando anche il fatto che in questi mesi le edicole vicino a casa loro hanno chiuso i battenti e la più vicina è a un chilometro di distanza, hanno pensato che sarebbe stato comodo fare un abbonamento (cartaceo: trovano comunque più comodo sfogliare il giornale che leggere un PDF) a Repubblica. Hanno così sottoscritto un abbonamento 7 giorni la settimana. Peccato che abbiano scoperto che essendo l’abbonamento inviato con PosteItaliane, sabato e domenica la copia non viene consegnata… e il lunedì ne arrivano tre.
Mio suocero è riuscito a contattare il servizio clienti di Repubblica – cosa per nulla facile! – e convertire l’abbonamento in un 5/7, spero congruamente allungato. Ma la mia domanda è un’altra. Come può l’ufficio abbonamenti di un quotidiano pensare che la gente voglia leggere le notizie due giorni dopo?

accesso silenziosamente riservato agli abbonati

Forse vi ricordate che nell’ultima ristrutturazione del sito di Repubblica era arrivato un patchwork di font, che dovevano servire a distinguere tra le notizie “riservate agli abbonati” e quelle “libere”. Stamattina stavo dando un’occhiata alla home page per trovare qualcosa da commentare e ho scoperto che ormai questa differenza non c’è più: sia gli articoli a www.repubblica.it che quelli a rep.repubblica.it – o almeno quelli che ho provato ad aprire, per dire i Rep TV non li tocco proprio – sono protetti.

Nulla da eccepire, se non un piccolo punto: mettere un’iconcina in home page segnalando che l’articolo è a pagamento sarebbe un segno di onestà nei confronti del lettore, non trovate? Oppure il modello di business considera anche le view della pubblicità che arrivano con quei clic?

(Ah: sarebbe interessante contare il numero di parole delle anteprime, così finalmente avremmo una misura condivisibile di cosa può essere un “breve estratto”, come da eurodirettiva copyright che è stata silenziosamente approvata dal Parlamento tre giorni fa. Come? Non ve ne siete accorti? In effetti non ho visto notizie sui giornali, ma magari era tutto sotto paywall.)

((Poi l’approvazione formale conta zero, visto che quella è una legge delega e quindi è il governo che dovrà fare i decreti attuativi))

E da dove dovrebbero prendere i 49 milioni, di grazia?


Oggi Il Fatto Quotidiano – almeno l’edizione in edicola parla ancora dei 49 milioni che la Lega deve versare allo Stato, e si lamenta perché arrivano dai fondi del 2×1000 ai partiti e che in realtà sono frutto di un magheggio tra la “bad company” che è la Lega originaria e la “newco” che è la Lega per Salvini. Almeno nelle righe teaser che io posso leggere c’è scritto questo.

Se però ci pensate un po’, i 49 milioni sono il risultato di avere preso doppi contributi ai partiti in una legislatura abbreviata, quindi ha senso che siano restituiti (con moooolta lentezza…) con i contributi ai partiti. E che sia la Nuova Lega a pagarli è corretto: anzi, mi aspetto che prima o poi facciano fallire quella vecchia proprio per non pagare, ma al momento la cosa funziona. Ma allora cosa vogliono al Fatto?

Concentrato di fallacie

Ieri sera mi è capitato di leggere il thread che parte da questo tweet di Salvatore Merlo, che leggo essere il vicedirettore del Foglio. Per comodità riporto il testo del tweet:

L’Italia ha vaccinato il 5,03 per cento della popolazione, proprio come la Gran Bretagna (5,51 per cento).
Ma noi abbiamo ogni giorno circa 500 morti. E loro quasi zero.
Perché?
Perché stiamo vaccinando le persone sbagliate.
Qualcuno dovrà risponderne

Non è facile indicare tutte le fallacie inserite in meno di 280 caratteri, ma ci provo lo stesso.

  • Merlo ha volontariamente (lo dice lui nel thread) scelto di parlare di vaccinati, cioè persone che hanno avuto due dosi del vaccino, e non di inoculati. Come sapete, per AstraZeneca si è scelto di allungare il tempo tra la prima e la seconda dose fino a tre mesi, per l’ottima ragione che già con una sola dose il rischio di morire per Covid è molto ridotto. Tralasciando il fatto che noi abbiamo avuto molte meno dosi di AZ e quindi non avremmo potuto comunque seguire la linea britannica, Merlo fa un conto intrinsecamente errato, considerando la vaccinazione come tutto-niente se ci sono o no le due dosi.
  • La lista delle priorità nelle vaccinazioni UK è questa. Come vedete, sono partiti esattamente come noi (operatori sanitari e RSA, poi over 80). La differenza è arrivata solo dopo con gli insegnanti, a cui erano state assegnate le dosi AZ che non si potevano inizialmente dare (in UE) agli over 60. Quindi non è un problema di priorità, ma di vaccini a disposizione.
  • Merlo non considera che in UK c’è stato un lockdown molto più stretto che da noi, e quindi le statistiche sulle vittime sono falsate in partenza.

Anche ammettendo caritatevolmente che tutto questo sia stato scritto per accendere la discussione, a voi verrebbe voglia di leggere un quotidiano la cui linea editoriale è gestita da persone così?

Google dà soldi anche agli editori italiani

Ieri sul blog di Google Italia è stato annunciato l’arrivo di Google News Showcase, che tradotto in italiano corrente significa “hanno fatto l’accordo con parecchi editori italiani”. Guardando la lista, spicca l’assenza di GEdI; ma abbiamo Cairo (Corriere della Sera), Caltagirone (Messaggero e Gazzettino), Monrif (Quotidiano Nazionale), Il Fatto Quotidiano, il Giornale e Libero. Insomma, una sventagliata di testate di tutte le tendenze politiche.

Al netto della soddisfazione indicata da tutti gli attori, si riesce a capire che tra qualche settimana Google pagherà anche in Italia i famosi “diritti connessi”, oltre che “la possibilità ai lettori di accedere a contenuti selezionati dietro paywall”, qualunque cosa ciò voglia dire. Repubblica si limita a un trafiletto, mentre La Stampa ricopia più o meno pedissequamente il comunicato: in entrambi i giornali la notizia è nascosta nelle sezioni economia e finanza.

Sarà interessante vedere cosa succederà tra un paio d’anni, secondo me. È vero che senza giornali le Big Tech non possono postare articoli (tranne quelli di cronaca, che già da un po’ possono essere composti da intelligenze artificali…), ma è anche vero che c’è un grande rischio che i quotidiani diventino lentamente una propaggine della Grande G. Chi vivrà leggerà…

Minimizzare le morti per Covid

Stavo cercando dei dati visuali per farmi un’idea dell’andamento della terza ondata di Covid e ho commesso l’errore di consultare quelli di Repubblica, che potete vedere – in versione statica – qui sopra. Notate nulla di strano?

Mentre i valori “variazione totale contagiati”, “variazione attualmente positivi”, “variazione dimessi/guariti” (le linee rispettivamente rossa, azzurra e gialla) sono più o meno dello stesso ordine di grandezza e quindi facilmente riconoscibili se non si è daltonici, il numero di morti è molto più piccolo, diciamo un ordine e mezzo di grandezza, e quindi la linea corrispondente è completamente appiattita. Certo, se si sceglie di visualizzarla da sola allora la scala del grafico cambia e quindi si possono apprezzare le differenze nel tempo; ma allora tanto vale separare quella linea e lasciarla in un grafico da sola, visto che non si possono comunque fare confronti di nessun tipo con le altre.

Chi fa grafici per mestiere o abitudine sa bene cosa fare in casi come questo: si usano due scale diverse, indicate ai due lati del grafico, e magari si disegna anche la linea con scala differente in modo diverso per rimarcare la differenza. Certo, in quel modo si rischia che la gente confronti mele con pere; ma questo lo fa anche con un grafico così. L’unica idea che può giungere è che la mortalità per Covid è infima, dell’ordine di qualche punto percentuale rispetto agli infetti. A questo punto mi viene quasi da sperare che la cosa sia esplicitamente voluta, anche se non lo credo…

Modifiche a scoppio molto ritardato

dopo due anni e Qualche giorno fa Larissa Iapichino ha ottenuto il record mondiale femminile under 20 indoor del salto in lungo, eguagliando il record italiano di sua madre Fiona May. Due anni e mezzo fa il Corsera, nel suo supplemento LiberiTutti, aveva scritto un articolo sulla parte femminile della famiglia Iapichino-May. Solo che come vedete c’è stata una modifica il pomeriggio di domenica scorsa. Cosa è successo? Si è voluto aggiornare l’articolo con i nuovi successi di Larissa Iapichino? Qualcuno si è accorto che nel catenaccio c’era un refuso (“atletic a” anziché “atletica”)? No. Ecco qua la modifica che è stata fatta al testo originale.

Prima: «Larissa, oltre alla bellezza selvaggia di Fiona (nata in Inghilterra da parenti giamaicani) addomesticata dai cromosomi caucasici di papà, »

Adesso: «Larissa, oltre alla bellezza caraibica di Fiona (nata in Inghilterra da parenti giamaicani) mischiata ai cromosomi europei di papà, »

(nemmeno correggere “parenti giamaicani” in “genitori giamaicani”…)
Certo, possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno e apprezzare il fatto che ci sono voluti trenta mesi ma qualcuno si è accorto che forse certe espressioni non sono proprio il massimo. Io personalmente vedo una doppia sconfitta dell’italica stampa, che prima quelle espressioni le usa e poi le cancella più o meno silenziosamente.

Corrado Augias e il phishing


Quello che vedete qui sopra è il ritaglio di un brano dell’articolo di ieri di Corrado Augias. Nel caso vi chiedeste cosa sia esattamente successo, allego qui a destra l’inizio del brano della rubrica di ieri.

phishing Augias è del 1935. Posso comprendere che non sia abituato a vedere messaggi di phishing. Comprendo un po’ meno che scriva che il messaggio era “ben camuffato”, quando tutto il suo pezzo del giorno prima mostrava tutti gli errori di ortografia e di parole non tradotte in italiano, che aveva ovviamente notato perché è una persona di cultura. Ok, diciamo che per tutti noi vale l’effetto Fonzie e non è facile dire “oops, ci ero cascato come un pollo”. Prendiamo atto che si è scusato con i lettori; possiamo anche immaginare che ci sarà qualcuno che grazie a questi articoli avrà capito meglio che cosa è il phishing. Capisco un po’ meno il dileggio che c’è stato tutta la giornata di sabato su Twitter: d’altra parte la Schadenfreude è un concetto ben noto, soprattutto in un ambiente nerd.

Quello che io mi chiedo però è un’altra cosa. Perché gli articoli dei Grandi Vecchi non vengono mai verificati da nessuno prima di essere messi in linea e sull’edizione cartacea? Si eviterebbero tante figuracce e saremmo tutti più contenti. Non è un lavorone, nessuno chiede di correggere prosa oppure stile… ma forse anche questo è un segno di come il mondo della stampa si ponga oggi in Italia.