il mio primo sondaggio politico

Io sono iscritto a Google Opinion Rewards, i sondaggi da pochi centesimi somministrati via Google. Con quegli spicci ogni tanto mi compro un ebook da leggere :-) Generalmente mi arrivano sempre le stesse domande, e quando dico “stesse” non penso solo a quelle sulle recensioni dei posti che ho visitato ma proprio domande ricorsive identiche: devo avere già scritto di quella che mi chiede se sono sposato e poi passa al neerlandese per chiedere qual è il mio reddito familiare. Però, a differenza di altri miei amici, non mi era mai arrivato un sondaggio politico… fino a stamattina.

La domanda era su come io giudicavo Matteo Renzi: non so chi abbia commissionato il sondaggio. Ho risposto “Altro” e specificato qualcosa tipo “sarebbe bravo, se non fosse troppo pieno di sé”. L’unica cosa triste è che questo mio sforzo ha prodotto un guadagno di 8 (otto) centesimi e probabilmente la fine della mia carriera di opinion maker in trentaduesimo: dare una risposta diversa da quelle precotte implica troppo lavoro da parte di chi gestisce i risultati…

Proposte di amicizia facebookare

Nelle vacanze di Natale ero senza computer e quindi accedevo a Facebook dal tablet, usando l’apposita app, anziché dal PC. L'”esperienza” cambia molto: da desktop devo per esempio avere messo in un qualche momento del passato un’estensione di Firefox che elimina i post sponsorizzati (credo sia il Facebook Container, per i curiosi). Ma la cosa più interessante è che l’app mi mostra i nomi dei possibili nuovi contatti insieme ai commenti dei miei amici, e quindi scopro cose nuove.
Come ben sanno i miei ventun lettori, il mio approccio con Facebook è abbastanza particolare. Tutti i miei post sono pubblici, il che significa che non scrivo mai nulla di davvero personale; in compenso i miei “amici” sono quasi tutte persone che ho conosciuto de visu, salvo qualche rarissima eccezione proveniente dai tempi eroici della telematica amatoriale e quindi da un quarto buono di secolo. Inoltre non aggiungo mai nessuno spontaneamente: se qualcuno con quei requisiti chiede l’amicizia la accetto, altrimenti vivo tranquillo. Questo significa che da desktop non clicco mai sull’icona degli amici; ma l’altra settimana in vacanza avevo solo il tablet con l’app, che mostra i possibili contatti insieme alle altre notifiche, e quindi ho fatto caso a chi c’era. Tra i vari nomi mostratimi da Zuckerberg c’erano colleghi vari, gente che stava su Friendfeed, amici sconosciuti di amici conosciuti… e signorine.
Attenzione: per esempio uno dei miei contatti, amico di infanzia che abitava al piano sopra casa nostra, è un fotografo di moda, e quindi ogni tanto mi trovo signorine che condividono con me la sua amicizia FB. Nulla insomma di strano. Ma queste altre signorine sono puri suggerimenti senza alcuna ragione esplicita e senza nulla che mi faccia capire cosa dovremmo avere in comune. A volte il loro profilo non ha nulla di pubblico e un numero quasi nullo di amici, e qui posso immaginare che magari pagando il giusto qualcuna di loro possa chiedere di essere presentata a gente a caso. Altre volte però ci sono post pubblici, magari condivisi da altri perfetti sconosciuti ma senza alcuna relazione con quello che seguo io, e i profili sembrano assolutamente reali. Gli ultimi nomi? Lisa Beltramello, Fabiana Eroico, Valèria Cipriano (con l’accento, sì), Eliana Fares, Elisa Napulè, Lara Biasi, Elena Gambacurta, Rosamaria Cardone, Alina Inayna, Itza Marie Sánchez. Appaiono e scompaiono esattamente come le altre proposte: dopo qualche giorno vengono eliminate dalla lista senza che io faccia nulla. Sono sempre donne; no, nel mio profilo non ho scritto di essere “in cerca”. Qualcuno ha idea del perché Mark me le presenti?

La diffusione dei quotidiani

Invece che parlare del titolo odierno di Libero, Marco Mazzei ha pensato bene di pubblicare gli ultimi dati sulla diffusione (cartacea + elettronica) dei quotidiani italiani. Era un po’ che non guardavo cosa succedeva, e in effetti di cose ce ne sono. Il Corriere della Sera ha ripreso di gran lunga il primo posto, e diffonde il 30% di copie in più di Repubblica: in compenso la Gazzetta dello Sport è molto scesa, pur restando il quinto quotidiano più letto. Il Sole-24 Ore ha ripreso la terza posizione dopo lo scandalo delle copie gonfiate. Il Fatto Quotidiano è in caduta libera, anche se quello messo peggio è Tuttosport. Ma quello che è più interessante è che ormai Avvenire si trova saldamente al sesto posto, con un numero di copie vendute molto importante nell’asfittico panorama italiano. Insomma, essere all’opposizione e non filogovernativi aiuta ;-)

_Numeralia_ (libro)

Vabbè. Ormai avete fatto l’abitudine ai miei libri. È però anche vero che ciascuno di essi ha qualcosa di diverso dagli altri, anche perché altrimenti non avrebbe molto senso continuare a scriverli. Stavolta, per esempio, di matematica vera e propria ce n’è poca. Sì, se proprio volete ne trovate anche, ma garantisco che potete leggere ed apprezzare Numeralia (Maurizio Codogno, Numeralia, Codice Edizioni 2019, pag. 206, € 16, ISBN 9788875787554, link Amazon) anche saltandole a piè pari. Quando Codice mi chiese se avevo un soggetto “pop” per un nuovo libro, ero a corto di idee. Ho fatto così un brainstorming con mia moglie Anna che mi ha suggerito di parlare dei numeri “interessanti” da un punto di vista non matematico. In fin dei conti noi usiamo i numeri per tantissime cose: per indicare le linee degli autobus, per dare i voti a scuola, per giocare a tombola. Partendo da lì mi sono messo a divagare – il titolo di lavoro del libro era “Divagazioni numeriche”: quello definitivo è molto meglio – tra storia, letteratura e scienza, scoprendo tante cose. Per esempio, non è vero che la carta bruci a 451 gradi Fahrenheit, checché ne pensasse Ray Bradbury; la storia secondo cui il nome Google nacque perché chi doveva registrare il sito googol.com aveva capito male lo spelling è probabilmente falsa, anche se riportata nel sito stesso di Google, e che i traduttori di Guerra e pace hanno corretto una frase riportata in francese rendendo però sbagliato il calcolo numerico sottostante che non dà più 666. Ma quest’ultima cosa non è un grande problema: è probabile infatti che il vero numero della Bestia sia 616…
Spero insomma che il libro vi piacerà e vi divertirà almeno quanto mi sono divertito io a scriverlo!

“premetto che ho molti amici ebrei”

Premessa: il senatore pentastellato Elio Lannutti scrive un post: «Gruppo dei Savi di Sion e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale, portò alla creazione di un manifesto: ‘I Protocolli dei Savi di Sion’. Suddiviso in 24 paragrafi, viene descritto come soggiogare e dominare il mondo con l’aiuto del sistema economico, oggi del globalismo, dei banchieri di affari e finanza criminale». Il casino che ne esce fuori è tale che persino Giggino Di Maio deve prendere le distanze. Che fa allora Lannutti? Si rimette a scrivere, partorendo il post citato qui sopra.

Che i Protocolli dei Savi di Sion siano un falso storico dovrebbe essere noto a chiunque: ma in effetti la Costituzione non prevede che i parlamentari abbiano un qualsivoglia titolo di studio né che venga loro fatto un esame di cultura generale. Ma quello che io non sopporto è leggere qualcuno che scrive “condividere un link non significa condividerne i contenuti”. Palle. Se non condividi i contenuti di un link lo dici esplicitamente nel post, possibilmente spiegando perché non li condividi: altrimenti fai semplicemente la figura del bimbetto che sa solo dire no. Se condividi un link senza commentare allora stai condividendone i contenuti. Che poi il tuo elettore tipico si comporti esattamente come te significa semplicemente che il livello culturale è sceso ancora più in basso di quanto si potesse pensare anche solo dieci anni fa. E patetiche scuse come “non volevo offendere nessuno” sono ancora più offensive, anche se a questo punto immagino che Lannutti non può rendersene conto.

Diecimila notiziole

Ebbene sì. Questa che state leggendo è la decimillesima notiziola di .mau., come potete vedere dallo screenshot qui sopra. (Sì, ci sono già altri post pronti, ma quelli saranno appunto nel futuro) È vero che a settembre il blog diventa maggiorenne, e quindi di tempo ne è passato tanto; ma diecimila post sono un risultato piuttosto importante che mi sembra doveroso festeggiare.

Ho biecamente sfruttato il plugin di Wolly per vedere come sono stati distribuiti i post nei vari anni, e ho scoperto l’acqua calda. Ecco le statistiche fino all’anno scorso:

Anno	Post 	(avg)	#chars  	(avg) 	comments
2018 	494 	1,383 	683,153 	3.1 	1,539
2017 	494 	1,407 	694,945 	3.6 	1,792
2016 	508 	1,333 	676,801 	4.4 	2,247
2015 	411 	1,513 	621,552 	4.6 	1,872
2014 	359 	1,494 	536,144 	4.0 	1,449
2013 	450 	1,324 	595,620 	4.2 	1,889
2012 	447 	1,414 	631,800 	4.9 	2,189
2011 	490 	1,457 	713,902 	6.1 	3,002
2010 	585 	1,261 	737,144 	5.2 	3,016
2009 	929 	1,364 	1,266,499 	5.8 	5,400
2008 	1,070 	1,498 	1,602,377 	5.0 	5,369
2007 	990 	1,225 	1,212,135 	3.3 	3,247
2006 	745 	1,146 	853,124 	2.3 	1,715
2005 	606 	995 	602,690 	1.8 	1,095
2004 	612 	1,010 	617,913 	1.2 	730
2003 	521 	776 	404,143 	0.3 	174
2002 	214 	725 	155,056 	0.0 	0
2001 	40  	680 	27,175  	0.0 	0

A parte il 2001 in cui ho cominciato a scrivere a settembre e il 2002, l’unico anno in cui non ho fatto in media almeno un post al giorno è stato il 2014. In realtà ero convinto di averne fatti molti di meno: è vero che al momento ho una striscia di 138 giorni consecutivi in cui ho postato qualcosa, e che ieri avevo tanto da dire e di post ne ho scritti ben quattro, ma non mi sono davvero accorto di essere così prolifico…

Il massimo della mia attività si colloca nel periodo d’oro dei blog (2006-2009); curiosamente il massimo dei commenti per post è però sfasato di due anni (2008-2011). Il software dei primi anni non permetteva commenti, per la cronaca. Dal 2006 in poi la lunghezza media dei post è stata piuttosto costante (io scrivo poco, si sa) e curiosamente il 2017 e il 2018 hanno visto lo stesso numero di post. Cosa scrivo? Tutto quello che mi passa per la testa e che non ritengo troppo personale. Il tutto sempre con il mio punto di vista che può essere o no quello comune (di solito non lo è, ma solo perché altrimenti non penso valga la pena scriverne: insomma non è anticonformismo ma solo scrematura bayesiana). Non è detto che io abbia ragione, a volte devo poi correggermi pubblicamente, ma ho la presunzione di far pensare i miei ventun lettori, che siano o no d’accordo con me. Non riuscirei ad avere uno di quei blog con millanta accessi giornalieri, perché le uniche possibilità sono cercare lo scontro oppure fare i mielosi e non sono interessato a nessuna delle due cose: la mia strada è diversa e continuo a seguirla imperterrito.

Che altro da dire? Io nulla, voi non so :-)

busta numero 1, numero 2 o numero 3?

Ho letto il lancio Ansa sulla maturità 2019, e devo dire una cosa: questo governo ha il coraggio di entrare a gamba tesa su quello che è il punto focale del curriculum scolastico italiano. Certo, sono stati tanti i ministri che hanno riformato la scuola, ma lanciarsi così sulla maturità non è da tutti.
Ma andiamo nel dettaglio. È inutile: proprio non ce la fanno. La riforma è stata annunciata dal ministro Bussetti… con un video su Facebook, evidentemente perché non sapeva come mettere qualcosa sul sito ministeriale. Almeno avesse usato Instagram che è più seguito dai giovani… Ma tanto quello che conta è la spettacolarizzazione, non certo il contenuto. Quanto al contenuto, ammetto la mia ignoranza. Così ad occhio credo che il famoso quizzone non fosse una grande idea – ma magari non è così; la scomparsa della tesina eviterà una serie di copincolla da Wikipedia, ma allo stesso tempo impedirà di vedere chi è davvero bravo (perché potevi anche fartela scrivere da qualcuno, ma nell’esposizione si vedeva se ci avevi faticato e soprattutto se avevi capito quello di cui stavi parlando); la doppia seconda prova scritta sarà un’ecatombe almeno allo scientifico, perché chi fa mai compiti scritti di fisica? (E comunque a quanto pare le simulazioni sono copiate da un manuale usato negli anni ’80 nel biennio universitario…)
Ma quello che mi lascia davvero perplesso è la prima domanda all’orale che verrà sorteggiata. A che cosa serve il sorteggio? A nulla, se non a far venire ancora più ansia al maturando. Si ha paura che i membri interni diano una soffiata agli studenti? Con tre possibilità c’è ancora tutto il tempo di un ripasso veloce per non sembrare completamente digiuno della materia. Si vuole essere il più obiettivi possibile? Si preparino cento domande diverse, le si pubblichi a priori e si sorteggi da lì: a questo punto abbiamo comunque tutto il programma. No, ci vogliono le buste. E magari ci aggiungiamo una valletta in minigonna, tanto per capire qual è la suddivisione dei ruoli.

Aggiornamento: (7:22) niente buste obbligatorie, a quanto pare. Zar è andato a recuperare la circolare ufficiale, dove sta scritto

«la commissione provvede per ogni classe, in coerenza con il percorso didattico illustrato nel documento del consiglio di classe, alla predisposizione dei materiali di cui al comma 1 da proporre in numero pari a quello dei candidati da esaminare nella classe/commissione aumentato di due. Il giorno della prova orale il candidato sorteggerà i materiali sulla base dei quali verrà condotto il colloquio. Le modalità di sorteggio saranno previste in modo da evitare la riproposizione degli stessi materiali a diversi candidati.»

A questo punto presumo verrà usato il sano vecchio sacchetto coi numeri della tombola a cui molti studenti dovrebbero essere abituati. Meno spettacolarizzazione, ma con un altro problema di base che mi ha fatto notare Lorenza: la burocratizzazione estrema. Ora – anche senza tenere conto che la tesina è assimilabile a “parlami di quello che vuoi” – la commissione può tarare la complessità delle domande sul candidato, permettendo ai più bravi di mostrare le proprie capacità e dando una possibilità a chi cima non è ma ha sempre fatto il suo dovere di avere un voto onesto. Con il sorteggio questo è chiaramente impossibile. Ma forse uno deve valere uno.

affluenza 15,5%

Ieri ci sono state le elezioni suppletive a Cagliari. Ha vinto il candidato della coalizione di centrosinistra, che prenderà il posto del pentastellato per caso e velista per passione che era stato espulso con ignominia dal gruppo M5S. Ma quello che fa più impressione è il dato sull’affluenza: si è recato alle urne il 15,5%, meno di un elettore su sei. Come dicevano nella Stanzetta dei bottoni, “in pratica solo quelli del csx e di CasaPound sapevano delle elezioni”.
Io non vivo a Cagliari, quindi non ho idea di quale sia stata la campagna elettorale: sapevo per caso che si sarebbe votato, e nulla più. Però il pensiero che basti sfogliare un giornale, guardare un tg, o aprire un social network per trovarsi inondati di “notizie” dei nostri esponenti politici di tutte le salse, epperò non si ritenga che votare per un singolo senatore deputato abbia chissà quale importanza, è terribile. È già un pezzo che siamo passati dalla democrazia all’oclocrazia, il governo delle masse; ma ora stiamo rapidamente scivolando verso l’eikonocrazia: il governo delle immagini, se mi permettete questo neologismo farlocco. L’unico momento che conta è quello del voto globale, e lì vince chi ha più like totali, indipendentemente da quello che afferma. Il peggio è che non se ne accorge nessuno.