IBS, le regole cambiano

Il fidelity program di ibs.it dava dieci punti per ogni recensione postata sul loro sito (e approvata dalla redazione). Ancora martedì scorso era comparso il popup che ringraziava. Ma sempre martedì mi è arrivata una comunicazione dicendo che ne lla settimana passata avevo guadagnato 4 punti nella settimana precedente, e un asterisco diceva

* Per un limite massimo di 5 recensioni al mese. Dopodichè sarà comunque possibile continuare a recensire sui nostri siti e sulla Community Fuori di Libri, ma non verranno rilasciati ulteriori punti extra.

Bisogna dire che a ibs.it sono molto gentili a permettere di recensire anche senza punti. Comunque continuerò a postare le mie recensioni come facevo prima che dessero punti fedeltà. Però sarà molto meno probabile che io acquisti libri lì, visto che quei punti mi aiutavano ad avere la spedizione gratuita…

Poste Italiane e il codice BB1

La badante di mio suocero doveva attivare l’app di BancoPosta e non ci riusciva. Chiamano me, recupero username e password, mi accingo a inserire la sua carte… e mi trovo un “errore BB1”. Le ricerche su web non sono molto utili: in effetti tra i loro consigli c’era quello di aggiornare l’app, cosa che ho fatto ma senza risultati, e quindi siamo bloccati. Decido allora di chiamare PosteItaliane. Dopo un dialogo surreale con la loro AI più stupida della media, parlo con un’operatrice che mi dice che BB1 è un errore di sistema, con ogni probabilità dovuto ai troppi errori (e fin qui ci siamo), e che bisognava aspettare 24 ore per riprovare. Ecco, qui invece non ci siamo per nulla. Capisco che in caso di errori il sistema si premunisca e faccia un blocco, ma che il blocco non sia eliminabile da un supervisore, poprio no. Sì, ci sono soldi in gioco, ma non stiamo parlando di un caveau. Ma chi ha scritto quel software?

Ah: siamo poi andati all’ufficio postale e lì miracolosamente è funzionato tutto al primo colpo. Sarà stata l’aria di casa.

Jetpack Social a pagamento

Io scrivo i post sui miei blog, e poi generalmente li condivido su Twitter e Facebook, a volte anche su Linkedin, raramente su Tumblr. Per farlo, usavo Jetpack Social (di Attomatic, quelli di WordPress). L’altro giorno mi sono accorto che c’era una scritta “You currently have 21 shares remaining”, e ho scoperto che da qualche settimana la condivisione è limitata a 30 item al mese, a meno che non voglia pagare 12 euro al mese e arrivare a 1000 condivisioni al mese. Non che te lo dicano sul sito… anzi lo danno ancora free.

Sto cercando di capire quali sono le alternative possibili: NextScript, Social Media Auto Publish o Blog2Social parrebbero le migliori. Ma ci penso con calma.

Spam su Twitter

Delle spunte blu a pagamento su Twitter mi importa zero. Della pubblicità su Twitter mi importa ben poco, tanto sono sempre gli stessi messaggi (mica li blocco per vedermene arrivare altri diversi…)

Però sto cominciando a ricevere spam nei messaggi privati, e siamo ormai arrivati a uno al giorno in media. Questo sì che mi infastidisce, ma evidentemente non è una cosa che interessi a Elon Musk. chissà se ha fatto fuori i sistemisti che gestivano quei casi, o semplicemente non ci pensa neppure.

vale la pena bloccare Mastodon?

In effetti, leggendo attentamente, Twitter ha solo bloccato alcune delle principali istanze Mastodon e non tutte: quella piccina che uso io dovrebbe ancora girare senza problemi. Poi è vero che se si pingano molti server Mastodon arriva il messaggio “We can’t complete this request because this link has been identified by Twitter or our partners as being potentially harmful.” ma quella è un’altra storia. Più che altro io sono convinto che la mossa di Musk sia stupida per un’altra ragione: Mastodon non può semplicemente reggere svariate decine di milioni di utenti (adesso dovrebbero essercene 8 milioni sommando tutte le istanze) e quindi si farebbero più danni facendo aumentare il traffico fino a quando non è più sostenibile.

Ma se è vero che tra i tagli al personale di Twitter c’è anche quello dell’ufficio stampa, non credo che siano rimasti molti esperti di comunicazione…

Perché bookwyrm non può funzionare

Bookwyrm è un “social di lettura e recensioni, decentralizzato”, come si definisce esso stesso. Il “decentralizzato” significa che i vari siti federati, che condividono il software, sono indipendenti ma possono usare il protocollo ActivityPub per scambiarsi informazioni.

Io ho provato a iscrivermi a una di queste istanze e importare la mia libreria da Goodreads, come del resto indicato da loro stessi. (se importo da LibraryThing ottengo un server error) Quello che vedete nell’immagine è il risultato: più di metà dei miei libri non è stata importata (comprese alcune decine per cui il software non era così certo, e mi ha proposto un’opzione che era spesso la versione originale dei Miserabili di Victor Hugo…). Qualcuno potrebbe rispondere che le basi dati librarie sono costose e non possiamo pretendere che un sistema open source le possa acquistare. A quanto ho capito, se il libro non è già presente viene cercato su OpenLibrary e inventaire.io, che però non hanno certo una grande quantità di libri in italiano. Peccato che io stessi importando un file CSV che contiene i seguenti campi:

Book Id,Title,Author,Author l-f,Additional Authors,ISBN,ISBN13,My Rating,Average Rating,Publisher,Binding,Number of Pages,Year Published,Original Publication Year,Date Read,Date Added,Bookshelves,Bookshelves with positions,Exclusive Shelf,My Review,Spoiler,Private Notes,Read Count,Owned Copies.

Chiaramente non c’è la copertina, e quindi l’importazione rimarrebbe comunque incompleta: ma scrivere “Could not find a match for book” non ha davvero alcuna logica. Più sensata è la critica “beh, se il sistema è open source puoi modificare tu la versione di import”. Peccato che potrei avere voglia di farlo se non avessi alternative; ma visto che le alternative le ho, perché dovrei perderci tempo?

(Ps: c’è stato un rapido scambio con lo sviluppatore, che proponeva di permettere l’importazione di un csv definito dall’utente. Probabilmente potrebbe essere più utile: vedremo se sarà mai implementato. È ovvio che non posso pretendere nulla…)

i piani su Twitter di Elon Musk

Come sapete, alla fine Elon Musk è stato più o meno costretto a comprarsi Twitter. Ora ci deve fare qualcosa. A parte prepararsi a licenziare tutto il middle management che non ha scritto righe di codice almeno ultimamente, a quanto pare chi vorrà rimanere un utente verificato dovrà pagare 20 dollari al mese. Nate Silver, per esempio, non è molto contento della cosa, così come non lo è Lynda Carter.

La cosa non è un mio problema: non sono un utente verificato né ho nessun interesse a diventarlo. Devo però dire che non riesco a capire quale possa essere il ricavo pensato da una cosa del genere, e quindi perché mai Musk abbia pensato di farlo. Peggio ancora se questa dovesse essere una mossa propedeutica a far pagare Twitter a chiunque voglia usarlo: di nuovo, quanta gente sceglierebbe di pagare per un social network dove trovare del materiale decente è possibile ma richiede una faticaccia…