Social Fixer

Forse vi siete accorti che qualche giorno fa ho accennato a Social Fixer. In effetti ho scoperto solo da poco tempo questa estensione per Firefox e altri browser che modifica l’uso di Facebook. Ma forse è meglio dire che ho scoperto che Zuckerberg nasconde opportunamente le feature che non gli piacciono, pur senza cancellarle perché altrimenti verrebbe tacciato di monopolismo di interfaccia. Avete presente quel post che ogni tanto riappare e che spiega “come fregare l’algoritmo di Facebook e vedere post diversi da quelli dei soliti noti”? Bene. L’opzione “Viewing most recent stories”, anziché la “Viewing top stories”, continua a esistere, anche se non saprei assolutamente dire dove settarla; Social Fixer permette di metterla per default e scoprire che comunque si perderebbe la maggior parte delle cose perché la gente scrive troppo. È anche possibile nascondere tutti i post, a cinquanta per volta, oppure nascondere quelli di un certo tema; cosa molto utile soprattutto se c’è qualcuno che ogni tanto posta rob Il fatto che sia tutto Javascript rallenta un po’ la visualizzazione… e anche in questo caso oserei dire che la cosa sia un plus.
Insomma, dateci un occhio!

Forse risolto il mistero della gita lampo parigina

Ricordate che vi avevo raccontato della mia gita-lampo al Louvre almeno secondo Google Maps? Bene, forse abbiamo la risposta. Maurizio Napolitano ha avuto un’esperienza simile, ha fatto qualche controllo e si è accorto che quando sarebbe stato ad Ankara era invece a Montichiari (BS) a vedere la finale di Champions League di pallavolo femminile con due squadre turche, che probabilmente si erano portati gli hotspot… che naturalmente secondo Google si trovavano al loro solito posto.

È bello trovare una spiegazione semplice e bella. Se poi è anche corretta (ovviamente non possiamo saperlo…) tanto meglio!

Il nuovo Facebook

Ieri mattina Facebook mi ha detto se volevo vedere il nuovo look che sta approntando. Non avendo molto da fare ho detto di sì, e questo è il risultato. (beh, in effetti uno può anche scegliere il tema chiaro. E naturalmente ho pixelato un po’ di dati più personali).

Il mio commento è “Facebook sta lavorando per i presbiti.” I font sono enormi rispetto a prima (in realtà non hanno ancora cambiato la parte dei settaggi) e ricordano parecchio Twitter. Per il resto, la riduzione delle informazioni (inutili) sulla colonna di destra mi pare accoppiata a un aumento dei post sponsorizzati, e soprattutto Social Fixer non funziona :-) Insomma, sono tornato alla versione standard… lo so che prima o poi mi toccherà, ma preferisco poi.

istigazione all’odio?

Con un tempismo perfetto (non solo a urne chiuse, ma dopo che la prima ondata dei commenti ai risultati stava calando) Facebook ha deciso di rimuovere il video di Salvini che citofona chiedendo se l’inquilino fosse uno spacciatore, perché “incita all’odio”.

Non ho voglia di contare quanti post incitino all’odio, ne vedo già troppi riportati dai miei contatti. Penso solo che se proprio Facebook pensa di dover dare pubblicità a posteriori che almeno faccia anche un esposto in procura.

Byte persi come lacrime al vento

Ogni tanto mi viene voglia di riprendere un mio vecchio progetto: un libro sulla filosofia di Wikipedia. In fin dei conti sono quindici anni da quando ho cominciato ad averci a che fare e quasi dieci da quando faccio il portavoce di Wikimedia Italia, quindi ho avuto tutto il tempo per pensarci… e soprattutto per scriverci su.

Recuperando il materiale da me postato in questi anni qui sulle Notiziole e su altri blog, ho trovato tante ripetizioni – il che non è poi tutto quel male, perché significa che la mia visione dell’enciclopedia non è cambiata troppo ma si è semplicemente affinata – ma ho anche scoperto che molti dei link che avevo messo portano a una pagina di errore. A volte c’è semplicemente stata una modifica dei link interni al sito: tanto per dire, quando da Movable Type sono passato a WordPress tutti i link sono cambiati. Io ho fatto una copia esplicita di tutti i miei post perché restassero disponibili con il vecchio nome, ma io sono probabilmente un’eccezione. Altre volte non esiste proprio più il sito: pensate per esempio a tutti i post che avevo scritto per Voices. (Occhei, me li sono salvati in un altro mio blog qui su xmau.com, ma di nuovo io sono un’eccezione. A volte si riesce a recuperare le informazioni passando dagli amici dell’Internet Archive; qualche volta un attento uso dei motori di ricerca permette di trovare una copia fatta da chissà chi oppure la nuova URL nel sito originale; ma capita che certo materiale sia perso definitivamente. E non parliamo dei commenti su Facebook, che tanto non si riesce a recuperare nemmeno a distanza di un giorno o due, quanto di articoli che probabilmente avevano avuto un certo interesse.

Viviamo insomma una contraddizione. Si dice che si produce una quantità incredibile di informazione, in un giorno tanta quanta era stata prodotta dall’invenzione della scrittura al 2000 o giù di lì, ma la stragrande maggioranza pare essere effimera. E notate che sto parlando di testi, quindi di materiale che occupa relativamente poco spazio. Certo, potremmo obiettare che anche la nostra conoscenza dei documenti del passato è assai lacunosa; ma allora c’era una ragione pratica per questa scarsezza, ragione che oggi manca. Non pensate che sia una sciagura, indipendentemente dall’importanza di quanto scriviamo?

Tartinville e Google

Nel mio socialino di nicchia ci si è messi a parlare del metodo di Tartinville per le disequazioni di secondo grado (fidatevi: non ne volete sapere nulla. Nemmeno io ne avevo mai sentito parlare, e così ho cercato di scoprire chi fosse questo Tartinville. Ho così ingenuamente chiesto al signor Google “Tartinville wikipedia”, ottenendo come primo risultato quello mostrato qui sopra. Tutto bene? No.

Se uno va ad aprire quella pagina scopre che di Tartinville non v’è traccia. Però Google sa lo stesso che Tartinville è un matematico francese: evidentemente ha usato altre informazioni semantiche che aveva: sia per la nazionalità – mica è così facile per una macchina immaginare che Tartinville sia un cognome francese – che su di me, evitando di mostrarmi il fotografo Bernard e la coreografa Françoise (in alternativa, ci sono state in passato molte ricerche; Google ha verificato chi cliccava dove e ha parsificato il contenuto di quelle pagine). Che poi la parola “wikipedia” gli abbia fatto perdere il lume della ragione e quindi non abbia verificato se effettivamente il nome fosse ivi presente è un dettaglio. Questa espressione di intelligenza artificiale a voi forse non sembra chissà che cosa, ma a me fa molta più paura di un campione mondiale di go.

Ah: per la cronaca “il mio” Tartinville di nome fa Arthur.

Una visita lampo al Louvre

Google mi ha mostrato la cronologia dei miei spostamenti. (Considerando che mi sa che tanto se li salva comunque, direi che è fondamentalmente inutile dirgli di non salvarli). Bene: secondo lui lo scorso giugno avrei fatto una gita lampo al Louvre. Ma soprattutto in ventinove minuti sarei tornato in treno da Parigi fino a Chiavari.
No, non correggo i dati, come Mountain View spera. Nessuno mi obbliga a farlo e io non ci guadagno nulla, anzi. Però devo dire che questo dato spurio mi stupisce (e mi preoccupa), ma mi stupisce ancora di più vedere che non ci sono stati controlli automatici per toglierlo…

Chiariglione e la storia di MPEG

mpeg

(dal sito di Leonardo Chiariglione)

Ogni tanto sui giornali si legge di Leonardo Chiariglione, “il babbo dell’MP3”. Non sono in molti però a sapere che MP3 era solo un pezzetto della suite di protocolli MPEG, studiati per codificare i video in maniera ottimale: tecnicamente si dovrebbe parlare di MPEG 1 Layer 3 (quello audio), ma ai tempi le estensioni dei file erano al più lunghe tre caratteri e quindi l’abbreviazione ha preso piede.

Chiariglione ha fatto la sua carriera in CSELT, e per una serie di buffe circostanze ho sempre avuto un ufficio vicino al suo, il che aveva senso quando io ero nel gruppo “voce” e lui era a capo di quello “immagini”, ma forse un po’ di meno quando io sono passato a fare Internet ed eravamo tutti finiti in un open space dove ogni tanto lo si sentiva gridare al telefono “Hai! Hai! Hai!” (Chiariglione parla correntemente giapponese, e come sapete i giapponesi sono abituati a dire di sì anche se la risposta corretta sarebbe stata “no”.) Ad ogni modo, a parte i pettegolezzi, Chiariglione è indubbiamente stato la forza trainante del movimento MPEG, comprese alcune scelte che probabilmente non conoscevate, come il fatto che i codec MP3 fossero sotto copyright (dei tedeschi del Fraunhofer, almeno per l’Europa) e richiedevano pertanto una licenza d’uso; questo nasceva per convincere la grande industria a investire nella tecnologia, sapendo che avrebbero potuto guadagnare. Ad ogni modo, qualche mese fa Chiariglione ha scritto un ebook che racconta la storia tecnica e politica di MPEG: se siete interessati potete andare sul suo sito e scaricarla. Buona lettura!