tutto è dovuto

A giudicare da tutti gli screenshot che ho visto tra ieri sera e stamattina, pare che la pagina Facebook di INPS Per la famiglia sia subissata di lamentele da parte di persone che non hanno ottenuto il reddito di cittadinanza oppure hanno avuto una cifra miserrima rispetto alle loro aspettative. Fin qui nulla da raccontare, non mi sarei aspettato qualcosa di diverso: il lamentarsi è tipico, come tipico è il lamentarsi con chi non c’entra nulla, nella fattispecie il gestore della pagina Facebook. L’Inps prende il testo della legge, fa i conti e tira fuori un risultato: può darsi che i conti siano sbagliati, perché per esempio la domanda è stata compilata male e non risultano alcune condizioni che aumenterebbero il reddito percepibile; ma se tu ti fidi di quello che trovi scritto sul gruppo Facebook e non fai nemmeno una domandina al CAF o alle poste forse hai qualche problema a monte, e il reddito di cittadinanza non ti aiuterà più di tanto. (Come dice sempre Antonio Pavolini, è anche tipico il trovare poi il backslash di quelli che si lamentano di chi si lamenta…)

Più interessante, anche se a posteriori anch’esso immaginabile, è leggere di gente che tranquillamente afferma di stare lavorando in nero (l’immagine iniziale, che però non ho visto direttamente e quindi per quanto ne so potrebbe essere un fake, o magari la signora ha avuto un lampo di intelligenza e ha cancellato il post), oppure il disoccupato che percepisce già il reddito di disoccupazione e si incazza perché gli hanno dato solo i quaranta euro di differenza (l’immagine qui a destra, relativa a questo commento), o ancora tanti altri esempi che potete leggere nell’articolo del Post. Tutta gente che non solo ritiene che tutto sia loro dovuto, ma che non ha le competenze cognitive necessarie per accorgersi che sta divulgando al mondo informazioni che forse dovrebbe tenersi per conto suo. La mia sensazione è che il vero guaio di avere sistemi sempre più user friendly è che la gente li usa senza sapere cosa sta facendo. Non è una questione di elitismo: non è che ci dovrebbe essere meno gente a usare i socialcosi, ma bisognerebbe fare corsi seri di alfabetizzazione informatica che sarebbero molto meglio dei cosiddetti lavori socialmente utili.

Termino con una nota più leggera, quella del povero addetto social media della pagina – immagino e spero che ce ne sia più di uno, altrimenti è peggio che i lavori forzati – che risponde a un interlocutore che evidentemente aveva abbastanza tempo per leggersi quella pagina senza doverlo fare per lavoro. Sappi che ti capisco e non ti invidio.

XXX is requesting more info about your post

Da qualche giorno, nelle notifiche che mi arrivano sui post della pagina Facebook “.mau.” (che è diversa dalla mia bacheca, tipico caso di sdoppiamento di personalità) il testo è cambiato: non mi viene scritto “XXX commented on the link you shared” ma “XXX is requesting more info about your post.”
Non ricevo mai moltissimi commenti, quindi non sono ancora riuscito a capire se questa è una nuova risposta generica per vedere se sono attento o un messaggio che parte automaticamente quando c’è una frase con un punto interrogativo o ancora qualcos’altro. Voi che ne sapete?
(Dopo avere preparato il post, mi sono arrivati un classico “commented on the link you shared” e un “is requesting more info about your post”, nessuno dei quali aveva un punto di domanda. Anzi, le “maggiori informazioni richieste” erano nel primo commento, non nel secondo.

I segreti del newsfeed di Facebook

Perché non ho pensato che la notizia di ieri secondo cui Facebook avrebbe finalmente spiegato perché una certa notizia appare nel nostro newsfeed non era un pesce d’aprila? Semplice. Un pulsante “perché vedo questo post?” non dà nessuna vera indicazione su come funziona l’algoritmo, esattamente come la lista degli ingredienti su una lattina di Coca-Cola non ti permette di rifare la ricetta.

Quello che ti verrà detto, insomma, non sarà né più né meno che quanto una persona un minimo sveglia ti saprebbe dire già ora: il post appare perché è di uno con cui hai interagito tanto, oppure di uno che hai appena amicato, o magari è un post che ha avuto tante interazioni e quindi probabilmente è interessante. Al massimo ci sarà qualcosa di ancora più vago: chessò, “a te piacciono i post dove ci sono immagini di paesaggi”. La cosa davvero interessante dell’annuncio è insomma il fatto che Zuckerberg si sente costretto a “mostrare qualcosa”. Sarà un effetto della direttiva copyright? 🙂

Salvatevi questi numeri

La Stampa è stato uno dei quotidiani che si è battuto di più per spiegare a tutti i suoi lettori la bontà della direttiva copyright. Non è quindi così strano che abbia pubblicato questa intervista a Éric Leandri, amministratore delegato di Qwant, motore di ricerca francese su cui non capisco come sia possibile definire una frase e non le singole parole…

Ma torniamo a noi. Leandri afferma che a suo parere «Un accordo ragionevole potrebbe prevedere una percentuale intorno al 4 per cento del fatturato totale della pubblicità», il che significherebbe per l’Italia tra i 70 e i 100 milioni l’anno. L’articolo non è molto chiaro al riguardo: ma direi che questo riguarda l’articolo 15 (ex 11), la tassa sulle citazioni, anche perché poi continua a raccontare che con il filtro ContentID Google sta già dando 2,5 miliardi l’anno a chi produce contenuti.

Lo so, ci vorranno due o tre anni prima che la direttiva venga recepita dal nostro parlamento. Ma per favore salvatevi quell’articolo, e tiratelo fuori a tempo debito 🙂

E questi da dove arrivano?

Cominciamo dall’inizio. Google ha deciso di far fuori Inbox. Quindi sul telefonino ho dovuto ritornare a usare Gmail, con due fregature: la prima è che non posso tenere insieme tutte le mie caselle email ma devo controllarle una a una, la seconda è che non sono riuscito a trovare nemmeno un modo per vedere in un solo colpo tutti i messaggi ricevuti a un singolo indirizzo se mantengo le etichette Google (social, promotions, updates e simili). Ho quindi eliminato le etichette, ma a questo punto anche la versione desktop non le ha più: amen, ho pensato, posso anche farne a meno. Ma come vedete dall’immagine, a questo punto sono spuntati da chissà quale anfratto gli ultimi messaggi di Google Buzz (ricordate?) di otto anni fa. Che senso ha tutto questo?

Aggiornamento (20:45) ho scoperto per caso come mai si vedono. In Settings → Multiple inboxes c’era una riga “is:buzz” che non so da quanto tempo fosse presente 🙂 (assieme a is:starred e is:draft. Alla fine ho tolto tutto)

Addio ICQ

logo ICQ

logo ICQ (da Wikimedia Commons, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Papirus-64-apps-icq.svg )

Vent’anni fa andava tantissimo di moda ICQ (che si leggeva “I seek you”, “ti cerco”), uno dei primi sistemi di instant messaging. Io come tanti avevo un’utenza ICQ, anzi un UIN, che era 2464356. Almeno fino al 2016 ce l’avevo, mettiamola così.

L’altro giorno si parlava di ICQ e ho provato a connettermi: niente da fare. Ho scritto all’assistenza che mi ha risposto “Ah, l’utenza è stata cancellata per inattività e non si può più recuperare nulla. Se vuoi, fatti un’altra utenza.” Capisco la cancellazione dei (non molti, credo) dati, ma il numero potevano anche lasciarlo disponibile… come avrebbero potuto mandarmi un avviso (l’email ce l’avevano) Ma ora l’azienda è russa, ed evidentemente hanno idee diverse. Direi che potrò sopravvivere anche senza.

Facebook, pagine gestite, segnalazioni

Fino a qualche tempo fa, se entravo in Facebook vedevo insieme alle notifiche sulla mia bacheca utente quelle che arrivavano dalle mie pagine (la .mau. generica che riprende i post del blog e quelle sui miei libri). Quindi mi accorgevo di cosa succedeva e rispondevo subito. Ora niente da fare: devo andare a cliccare sulle pagine, vedere se ci sono notifiche ed eventualmente rispondere, il che per un pigro come me è un casino. La colpa potrebbe essere forse del fatto che ho attivato un’utenza di scorta per gestire quelle pagine? E c’è un qualche modo per tornare a vedere tutte le modifiche?
Sono certo che qualcuno di voi saprà rispondere 🙂