In tutta la storia sulla riunione per commemorare i settant’anni della Nato, forse non ha avuto molta eco la minaccia di Trump di imporre dazi alla Francia (e a seguire a Italia, Turchia e Austria) in ritorsione alla Web Tax approvata dai transalpini.
Sì, lo sappiamo tutti che Trump ha poche idee ma fisse, e una di queste è quella dei dazi. E sappiamo anche tutti che i giganti del web pagano ben poche tasse, e soprattutto non le pagano in Italia o in Francia. Però la situazione complessiva è un po’ più complicata, se non ricordo male (e se mi ricordo male so benissimo che ci sarà qualcuno che mi correggerà). Uno dei punti fondamentali del commercio elettronico USA è che non paga la “sales tax”, a differenza di quanto accade in un qualsiasi negozio fisico. Ricordo che alla fine dello scorso millennio c’era stato un tentativo di togliere questo privilegio, tentativo che è stato prontamente rintuzzato. Ecco che quindi per un americano vedere uno stato, anche estero, che ti chieda delle tasse su un bene comprato online è un’eresia. Il fatto che a guadagnarci siano le aziende americane è bello, ma secondario.
Il guaio è che da un lato questa situazione non dovrebbe esserci, ma dall’altro risolverla significherebbe avere un vero coordinamento mondiale, e non mi pare che la cosa sia in vista… Insomma, aspettatevi tempi ancora più interessanti.

Una premessa doverosa per chi pensasse che questo libro (Vieri Benci e Paolo Freguglia,
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al