Ingorghi e biciclette

Ieri ho continuato a monitorare l’incrocio di piazza Principessa Clotilde, che in teoria sarebbe bloccato “a causa della pista ciclabile di piazza della Repubblica”. Alle 8:40 era tutto tranquillo, nonostante ci fossero anche i vigili assieme al semaforo (e siano passate non so quante auto con lampeggiante mentre aspettavo il mio turno). Invece alle 17:30 era tutto bloccato. Il guaio è che l’ingorgo non era solo in direzione piazza della Repubblica, ma anche verso piazza XXV aprile, dove a quanto ne so non ci sono piste ciclabili in costruzione. Chi potranno insomma incolpare i giornalisti?

Piazza della Repubblica – post scriptum

Una piccola nota al post di stamattina. Oggi a pranzo, tornando dalla palestra, ho avuto il frisson di attraversare piazza della Repubblica sulla bellissima e nuovissima e segnalatissima pista ciclabile. In effetti non mi è parso di vedere ingorghi, nonostante ci fossero (a) i semafori accesi e (b) una vigilessa in mezzo all’incrocio. Addirittura, attraversati i bastioni, il pezzo di pista sulla piazza che non è in corsia protetta ma solo disegnato sulle pietre era praticamente tutto libero, tranne che per un’auto che era proprio piazzata prima dell’incrocio con via Parini. Di chi era quell’auto? Dei vigili 🙁

eh sì, è colpa della pista ciclabile

Sabato mattina il Corsera presenta una galleria fotografica eloquentemente intitolata “C’è la ciclabile, caos in piazza della Repubblica”. L’articolo correlato ha un titolo un po’ più neutrale (“Apre la pista ciclabile, ma in piazza Repubblica scoppia il caos semafori”) ma scrive che «Gli ingorghi dell’ultima settimana si devono ai nuovi semafori installati (anche) a protezione della pista ciclabile.»

Io lavoro lì dietro, il che significa che cinque mattine e cinque sere la settimana devo attraversare quegli incroci, in bicicletta da piazza Principessa Clotilde o a piedi in piazza della Repubblica. Inoltre due o tre volte la settimana passo la pausa pranzo in palestra, e devo attraversarlo di nuovo. Insomma, un minimo di esperienza ce l’ho. Orbene: lo spazio fisico della pista ciclabile è lì da mesi, quindi non è quello che può avere creato le code di questi giorni. Inoltre la pista è stata aperta venerdì, e il casino c’era già giovedì. Come mai? Semplice: i famigerati semafori giovedì erano spenti, e c’erano i vigili a gesire il traffico. Insomma le bici non c’entravano nulla.

Per fortuna l’articolo di ieri ha corretto il tiro e si è limitato a parlare di semafori 🙂

Bici e portici

Il mio amico Vittorio Bertola ha ragione. Venerdì ero a Torino, dovevo andare al Toolbox (dalle parti del Mauriziano, per i torinesi in ascolto) e avendo un po’ di tempo a disposizione ho percorso via Sacchi. Sotto i portici passa un numero abnorme di biciclette, il tutto quando dall’altra parte della strada c’è una pista ciclabile con il vantaggio di non avere alcun incrocio fino a corso Sommeiller e nemmeno pedoni vicini. La giornata era piacevole, e quindi non c’era nemmeno la scusa del brutto tempo. Perché allora? Paradossalmente l’avrei compreso nell’ultimo tratto, quello più vicino alla stazione, dove la pista ciclabile viene spostata sulla carreggiata e occupata dai bus intercomunali Giachino.

Non che a Milano sia tanto diverso. Tutte le mattine, quando porto i bimbi a scuola conducendo regolarmente il mio velocipede a mano, sul marciapiede passano due o tre ciclisti nonostante nella via parallela ci sia una bella pista ciclabile. Probabilmente però il pavimento liscio sotto i portici è ancora peggio. Possibile che i ciclisti non ci arrivino proprio?

Più ticketless di così…

Trenitalia, come del resto buona parte della popolazione italiana, ha questa predisposizione a inventarsi parole che assomigliano all’inglese ma non lo sono affatto. I biglietti del treno possono essere per esempio presi in modalità “ticketless”, cosa che farà alzare più di un sopracciglio a un albionico: quello che si voleva dire era probabilmente “paperless”, cioè non cartacei.

Bene. Oggi ho portato al mare i suoceri guidando la loro auto, per poi rientrare a Milano in treno. Per sicurezza avevo prenotato il treno delle 15:32, naturalmente con un biglietto ticketless. Abbiamo fatto molto prima del previsto, così ho pensato di prendere il treno precedente che parte due ore prima. Sono arrivato in stazione, sono andato alla macchinetta, ho diligentemente digitato i vari codici e scelto il treno, e mi è arrivata questa schermata. A parte la poca logica di una ricevuta senza biglietto, non si capisce perché occorra una conferma: e non lo si capisce ancora di più considerato che io ho sì confermato, ma la ricevuta non è mica uscita. Insomma, una ricevuta receiptless.

Risultato: avevo memorizzato il numero del posto che era stato indicato a video; per fortuna poi dopo dieci minuti mi è arrivato un SMS di conferma, e dopo un’oretta ho anche ricevuto una mail con la conferma del cambio prenotazione. Tutto ok, perché il controllore è arrivato quando avevamo già passato Pavia…

Trenitalia e piano neve

Guardate, io mi faccio tranquillamente una ragione del fatto che a Roma e Napoli non ci fossero abbastanza scaldiglie e quindi a inizio settimana si è bloccato tutto per il freddo. In fin dei conti non è che capiti tutti gli anni un’ondata di freddo del genere.
Quello che non capisco è perché, con una previsione di neve nemmeno esagerata nelle regioni del nord, Trenitalia decida preventivamente di tagliare treni (per esempio si può leggere qui cosa è stato fatto in Liguria). Ci sono assurdità tipo eliminare i treni Voltri-Nervi che non devono nemmeno salire per le montagne. Non credo poi proprio che ci sia un calo dell’utenza corrispondente, anzi si rischia che alcuni per sicurezza lascino a casa la macchina o lo scooter – non considero la bicicletta 🙂 – e decidano di andare in treno. Dove li mettono?

Dell’inesistenza della linea 70

Stasera, dopo aver preso al doposcuola Cecilia, siamo andati a recuperare suo fratello che era stato a giocare con il suo compagno di classe. Il compagno in questione abita a una fermata di metropolitana, oppure quattro fermate di bus: una distanza che io mi sarei tranquillamente fatto a piedi, ma conoscendo la mia prole le ho detto “andiamo a prendere l’autobus, e poi torniamo tutti con la metro”. (Ricordo che a Milano il biglietto vale sì per 90 minuti, ma con una sola corsa in metropolitana). Siamo arrivati, c’era un po’ di gente alla fermata e non era indicato nulla sulla palina elettronica. Dopo dodici minuti finalmente è arrivato il messaggio con l’attesa prevista: 12 minuti. A questo punto ho deciso di prendere subito la metro. Peccato che ovviamente il problema si sia ripresentato al ritorno: siamo usciti alle 18:45, e la prima 70 è passata alle 19:12. Per la cronaca, i passaggi sono previsti ogni 9 minuti. Non trovate ci sia qualcosa che non va?

Priorità

In questi mesi stanno facendo una serie di lavori di viabilità (che a quanto pare non prevedono di togliere il pavè 🙁 ) su viale Monte Santo, riorganizzando le corsie di marcia e creando nel contempo un pezzetto in più di pista ciclabile che continuerà quella sui bastioni per finire nel nulla. Sul lato sud la pista ciclabile è stata completata ai primi di dicembre, ma è ancora transennata, perché manca l’ultimo strato di asfalto. In compenso, i tre posti auto che sono stati creati a fianco della pista sono già disponibili da prima di Natale. Direi che le priorità sono chiare.

(Ah: via Vespucci è stata risistemata alcuni anni fa, creando da un lato uno spazio dehors, dall’altro una corsia a senso unico, in mezzo qualche albero. A nessuno è venuto in mente di ricavare un metro e mezzo di spazio per una pista ciclabile contromano, il che significa che io per tornare a casa devo comunuque farmi un pezzo di viale Monte Santo stretto tra le auto in doppia fila e i binari del tram)