Diciamo che questo libretto (Tito Faraci, Mickey : Uomini e Topo, ADD 2016, pag. 144, € 6,99 (cartaceo: € 12), ISBN 9788867831449) dovrebbe spiegare come Tito Faraci pensa il “suo” Topolino. È chiaro che ogni sceneggiatore – come anche ogni disegnatore – vede il personaggio in un certo modo, per quanto costretto nelle gabbie dei “controllori” Disney. (Poi anche Faraci è della scuola secondo cui i vincoli aiutano la creatività, con l’aggiunta che dal suo punto di vista è anche possibile prendersi libertà che un fumetto standard non prevede affatto: insomma le cose sono più complicate di quanto potrebbe sembrare a prima vista). Immagino che la collana di ADD in cui il libro era stato pubblicato nel 2016 fosse per così dire leggerina, ma mi ha lasciato un po’ perplesso la troppa leggerezza del testo, specificata sin dall’inizio. Ci sono spunti interessanti, ma sono davvero sparsi qua e là.
Rileggere le traduzioni prima di pubblicarle?
Jacopo durante le vacanze estive deve tra l’altro leggere Viaggio al centro della terra, e gli abbiamo preso la versione Feltrinelli del 2019, tradotta da Stefano Valenti. Ieri ha letto le quattro pagine del primo capitolo, e ho scoperto che – a parte un “sanguedi” tutto attaccato – il «flacon d’acide nitrique» è diventato un flacone d’acido citrico. L’ho fermato mentre stava leggendo ad alta voce, dicendogli di stare attento alle parole, e lui tutto arrabbiato mi ha fatto vedere la riga incriminata. Che un ragazzo di dodici anni scarsi non abbia idea di cosa siano l’acido citrico e quello nitrico è un conto; che in Feltrinelli non ce l’abbiano è un altro conto.
Non oso pensare a cosa troverò nel resto del libro.
Risposta errata: un mio raccontino
La scorsa settimana, in uno dei miei momenti procrastinatori, ho buttato giù un brevissimo racconto – tecnicamente una fanfic, per darvi un’idea. Se volete leggerlo, lo trovate su Forevera.
Certificazione verde
Mi è appena arrivato un SMS da Min Salute:
Certificazione verde Covid-19 di MA*C disponibile. Usa AUTHCODE [redacted] e Tessera Sanitaria su www.dgc.gov.it o App IMMUNI o attendi notifica su App IO
Tutto bellissimo, non ho ben capito perché dover parlare di certificazione verde – va bene non usare Green Pass, ma il verde qui non ci azzecca molto – ma soprattutto ho un dubbio. Che me ne faccio di una certificazione monca, avendo io fatto per il momento una sola dose e non avendo mai fatto test molecolari? Non potevano aspettare la seconda dose (e i 14 giorni successivi) per mandarmelo?
Vaticano contro DDL Zan
Dall’articolo del Corsera non è molto chiaro quali sarebbero i punti del disegno di legge Zan che «riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato». Viene citato l’obbligo anche per le scuole private di «organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia»: ma chiunque abbia dei figli a scuola sa benissimo che le “attività” in questione sono di solito fatte così all’acqua di rose che nessuno se ne accorge. (E detto tra noi io abolirei queste attività in tutte le miriadi di giornate che sono spuntate in questi anni).
Detto questo, non so se sono l’unico a pensare che questa mossa non sia stata così felice: quello che traspare – vero o falso che sia, e qui mi sa che dipende molto da chi si ha davanti – è che Santa Romana Chiesa vuole continuare a insultare gay, lesbiche e trans.
Per la cronaca, il testo del DDL si trova qui: invito a leggere soprattutto l’articolo 4.
Libero riuso delle immagini e mancati introiti
Ormai lo dovreste sapere: una delle battaglie di Wikimedia Italia è quella di rendere liberamente fotografabili e pubblicabili, anche per scopi commerciali, le immagini del nostro patrimonio artistico. Dovreste anche sapere che ampi settori dei nostri governi – non importa di quale colore fossero – da quell’orecchio non ci sentono proprio. Ad ogni buon conto, la scorsa settimana in Commissione Cultura della Camera è stata approvata (all’unanimità…) una risoluzione che
impegna il governo ad adottare iniziative per promuovere, partendo dal recepimento della direttiva 2019/790/EU, una sistematizzazione ed un ammodernamento del quadro giuridico del diritto d’autore e dei diritti connessi, al fine di rimuovere i cosiddetti diritti connessi nel caso di riproduzione di opere delle arti visive di pubblico dominio non aventi carattere originale, come previsto dall’articolo 14 della direttiva UE 790/2019;
(per chi non è avvezzo ai temi, “non aventi carattere originale” significa che non si parla di foto artistiche ma semplicemente delle foto che si fanno per far vedere l’opera in questione.
Ieri un articolo del Sole-24 Ore ha finalmente tirato fuori un po’ di numeri sui ricavi che i musei a oggi ottengono dallo sfruttamento commerciale delle immagini delle loro opere. Veniamo così a scoprire che il tanto lodato accordo quinquennale con Bridgeman Images che avrebbe dovuto far vendere i diritti a chi fa questo mestiere ha portato ai tre musei che hanno firmato il protocollo (i Musei Reali di Torino, la Galleria Nazionale dell’Umbria e la Pinacoteca di Brera) dal 30 aprile 2019 al 31 gennaio 2021 la bellezza di 3550 (tremilacinquecentocinquanta) euro, di cui 616 da Brera (mica la pinacoteca di Pian del Re…).
E i musei che hanno scelto di fare da soli? beh, qualche soldo in più lo prendono, anche se bisogna tenere conto dei costi di gestione che nel caso Bridgeman non ci sono. Per esempio nel 2019 il Mart ha guadagnato 27000 euro. Ma sicuramente chi i soldi se li fa sono gli Uffizi, che nel 2018 – annus mirabilis, almeno a detta del portavoce del museo – hanno ricavato 452.735,50€ con le licenze. Mica pizza e fichi, direte! Certo. Ma per darvi un’idea del giro d’affari del museo, nel 2019 gli incassi dei biglietti sono stati 34 milioni. In altri termini, le licenze per uno dei musei più importanti del mondo “valgono” poco più dell’1% di quanto si ottiene con i biglietti. Secondo voi, insomma, ne vale la pena?
P.S.: A chi preferisce non parlare di soldi ma della necessità per lo Stato di controllare l’uso che viene fatto delle immagini ricordo che ci sono altri articoli del codice civile al riguardo, e che questo non ha nulla a che fare con un presunto “diritto di proprietà per osmosi” (non si può certo parlare di diritto d’autore per un dipinto rinascimentale…)
Enit Open Library
In questi giorni Enit, l’agenzia nazionale per il turismo, ha lanciato il progetto Open Library. Tale progetto «nasce dalla volontà di mettere a disposizione degli stakeholder del turismo italiano un database di elementi multimediali distribuiti gratuitamente, con la finalità di fornire un ulteriore strumento a supporto della promozione turistica dell’Italia.» Tutte le immagini presenti hanno una licenza Creative Commons, che ne permette il riuso.
Bene, mi direte, non bastano già le immagini che si trovano su Wikimedia Commons? Beh, le risposte possibili sono due. La prima è che non è detto che Commons sia così noto a tutti quelli che cercano foto: non solo coloro della scuola “se una foto è su Internet la può usare chiunque” ma anche quelli che hanno una minima conoscenza del concetto di copyright. Ve lo dico subito: non sono così convinto della cosa.
La seconda risposta possibile è più interessante. Le immagini presenti su Commons hanno una licenza molto libera, essendo CC-BY-SA. Detto in altri termini l’autore permette qualunque tipo di riuso, anche commerciale, e qualunque tipo di manipolazione dell’immagine (che non sia diffamatoria, ma quello è indipendente dal diritto d’autore). Viene solo richiesto che sia indicato il nome dell’autore e che eventuali immagini derivate abbiano la stessa licenza. Enit Open Library invece accetta tutte le licenze CC, arrivando fino alla CC-BY-NC-ND nella quale è permesso solo l’uso non commerciale e lasciando intatta l’immagine. (Nella loro base dati ci sono già le immagini di Commons, naturalmente)
In teoria potrebbero esserci molti autori che non hanno mai postato le loro foto su Commons proprio perché vogliono mantenere un certo controllo sul loro uso; costoro potrebbero ritenere più interessante il concetto di Enit Open Library e quindi inviare le loro immagini là. In pratica? Non lo so, ma credo che sarà interessante vedere come evolverà la situazione: ecco perché è importante far conoscere l’esistenza di questo progetto.
Quizzino della domenica: Forza 1000
Ci sono 924 modi diversi di scegliere sei numeri tra i dodici di questo rettangolo. Però per uno solo di essi la somma dei sei numeri è 1000. Riuscite a trovare quali sono i sei numeri?
![[121 - 156 - 187 - 176 - 200 - 124 - 154 - 221 - 209 - 132 - 133 - 166]](https://i0.wp.com/xmau.com/wp/notiziole/wp-content/uploads/sites/6/2021/06/q524a.png?resize=300%2C128&ssl=1)
(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p524.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema originale)