Le mille insidie del copyright

Conoscete la rivista La difesa della razza? È stata pubblicata tra il 1938 e il 1943, e come potete capire dal nome nasceva come braccio militante della campagna fascista contro gli ebrei (e le altre razze inferiori, dai negri agli zingari). Gli articoli della rivista erano spesso scritti da giovani letterati che poi hanno fatto carriera: Giorgio Almirante dovreste ricordarvelo in tanti, ma per esempio ho trovato un articolo di Vincenzo Buonassisi che almeno quelli della mia età conoscevano come critico gastronomico televisivo.

Secondo la legge sul diritto d’autore, la rivista è nel pubblico dominio, essendo passati 70 anni dalla sua pubblicazione. E in effetti potete scaricarla in vari posti, dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea a Wikimedia Commons. Fin qua sembrerebbe tutto chiaro. Però volevamo prendere la rivista e trascriverla su Wikisource: almeno per quanto mi riguarda è un documento molto importante e sarebbe utile averlo in un formato che permetta di copincollare il testo. Bene, la cosa non si può fare.

Come mai? Semplice (si fa per dire). Una rivista è definita come “opera collettiva”, il che significa che gli autori mantengono i loro diritti sui loro articoli, e questi diritti restano fino a settant’anni dopo la loro morte. Pertanto la rivsta come un tutto è disponibile, ma i singoli articoli no. Ma per come è fatta Wikisource, le singole pagine della rivista corrispondono a un file separato, e quindi si entra nel campo delle opere singole. Favoloso, vero?

Quando il deadname non era ancora morto

Come probabilmente sapete, Caitlyn_Jenner nacque col nome Bruce Jenner, e con quel nome vinse la medaglia d’oro nel decathlon nelle olimpiadi di Montréal. La pagina di Wikipedia è per l’appunto con il nome Caiytlin (se uno digita “Bruce” viene rimandato alla voce con il nome femminile); quando finalmente sono state disponibili foto post-transizione con licenza libera esse sono state aggiunte; la voce usa generalmente il femminile per riferirsi a Jenner, e fin qua direi che è tutto ok.

Però la frase nell’incipit è “In carriera, prima della transizione, fu campione olimpico del decathlon ai Giochi di Montréal 1976, nonché detentore del record mondiale della specialità dall’agosto 1975 al maggio 1980.” Regolarmente qualcuno mette quella frase al femminile, e io regolarmente la rimetto al maschile. Perché? Perché in quegli anni non aveva ancora affermato pubblicamente di essere transgender, e perché scrivere “campionessa olimpica” e “detentrice del record mondiale” genererebbero equivoci. Certo, si potrebbe scrivere “campionessa olimpica del decathlon maschile” e “detentrice del record mondiale maschile”, ma io ritengo che siano frasi così arzigogolate da peggiorare comunque la situazione.

(Lo so, mi piglierò una bordata di insulti per questo post. Amen.)

Quei vigliacchi di Wikipedia


Occhei, il post è di più di un anno fa ma l’ho scoperto solo in questi giorni. La pagina Facebook in questione ha questa descrizione:

«Questa pagina ha lo scopo di migliorare la qualità di Wikipedia attraverso la segnalazione di notizie inesatte, di notizie non riportate, di notizie riportate in maniera non corretta. Non saranno accettati post che trattano di altri argomenti.»

Come vedete, però, dopo alcuni mesi l’anonimo creatore della pagina ha pensato di non segnalare più, perché «questi buffoni da quattro soldi, essendo anche vigliacchi, usavano le mie informazioni per correggere e migliorare le pagine!» Premesso che non ho idea se le pagine in questione siano state corrette a causa delle sue segnalazioni o semplicemente perché qualcuno si è accorto autonomamente degli errori, credo che sia la prima volta che mi capiti di vedere qualcuno che si lamenta perché gli errori sono stati corretti. Ma non preoccupatevi! Il post continua così:

«Sto raccogliendo tutte le “le carenze” in una pubblicazione che renderà note, tutte insieme, lacune e bugie.
Ovviamente l’azione legale va avanti perchè anche se cancellano e correggono, tutto rimane nella cronologia.»

Dopo più di un anno non si è visto ancora nulla: probabilmente il raccogliente è vittima dell’effetto Tristram Shandy, e ci mette due giorni a recuperare tutti gli errori inseriti in una singola giornata…

Non si può vincere contro gli impaginatori!


Stamattina Il Sole-24 Ore pubblica un articolo di Riccardo Oldani per i vent’anni di Wikipedia, con intervista alla presidente di Wikimedia Italia Iolanda Pensa. L’articolo termina con questo capoverso:

È dunque il caso di festeggiare per i 20 anni di Wikipedia. Chiunque volesse farlo, il 15 gennaio o nei giorni successivi, può anche regalare un contenuto a licenza libera, per esempio caricando una foto, inserendo una nuova voce o modificandone una esistente.
Lo fa anche Il Sole 24 Ore: questo articolo è rilasciato con la licenza libera Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0. Buon compleanno Wikipedia!

e come wikipediani ringraziamo per il regalo. Però evidentemente gli impaginatori non erano della stessa idea, visto che come usuale l’articolo termina con Riproduzione riservata © come da articolo 65 della legge 633/41… Non preoccupatevi, però. È assolutamente legale che un’opera intellettuale abbia più di una licenza: in questo caso ogni utilizzatore può scegliere quella che preferisce. Perfino quando si scrive su Wikipedia si pubblica con più di una licenza: infatti, «Pubblicando, accetti le condizioni d’uso comprensive della informativa sulla riservatezza e accetti irrevocabilmente di pubblicare il tuo contributo sotto le licenze CC BY-SA 3.0 e GFDL.» È vero che in genere la doppia licenza serve solo per casi particolari, ma in questo caso appare chiaro che tutti coloro che riprendono quell’articolo lo faranno con CC-BY-SA 4.0. Resta però l’immagine buffa…

Vent’anni di Wikipedia

Il 15 gennaio 2001 entrò in rete il sito www.wikipedia.com (no, il nome del dominio non è un errore). Dopo vent’anni siamo ancora qui, nonostante già nel 2013 ci fossero uccelli del malaugurio. Perché funziona ancora? Mah, la storia è lunga e secondo me le risposte possono essere tante. Quello che vorrei far notare è che anche se a prima vista negli ultimi dieci anni l’aspetto dell’enciclopedia è rimasto lo stesso ci sono state molte migliorie dietro le quinte. Finalmente anche il mondo accademico ha generalmente superato la fase “Non usatela, perché è il MALE!” per arrivare a “Usatela pure, ma solo come punto di partenza” che mi pare molto più aderente alla realtà. Merito loro ad aver cambiato idea, ma probabilmente anche merito nostro che abbiamo cominciato a lavorare sul serio, cercando di inserire sempre le fonti usate per i testi e dando quindi la possibilità di permettere agli interessati di leggere altrove le informazioni. Pensateci un attimo: tutti i social network cercano di trattenerti per quanto possibile al loro interno, mentre Wikipedia fa di tutto per farti andare altrove! (Non che la cosa funzioni così tanto: io almeno mi trovo sempre impelagato a leggere voce dopo voce).

Se volete un resoconto (in inglese…) a più voci della storia di Wikipedia in questo ventennio potete andare su Medium: se volete sentire la mia brutta voce potete provare verso le 15:10 su InBlu2000 e forse anche intorno alle 21:30 su Radio Popolare.

C’è Wikipedia e Wikipedia

Ieri mattina sul Bar di Wikipedia – il posto dove si possono fare discussioni generali sull’enciclopedia – un utente anonimo ha scritto questo:

Non ho inserito apposta la notizia del vaccino del covid, annunciato dalla Pfizer già da più di 2 ore, per realizzare sotto quale sasso vivono gli utenti di it.wikidpedia. La versione inglese ha già aggiornato, si vede che là ogni tanto escono da sotto il sasso

Con buona probabilità il tipo in questione è un troll, considerando i suoi ulteriori commenti “Come ho detto, vivete sotto un sasso. Fonte terza cartacea? [nota: io avevo commentato parlando di “fonti terze”, non certo cartacee] Come nel 1.800? Manco accendete la TV, figurarsi le news finanziarie, sarebbe troppo. Wikinotizie? Piuttosto lo metto su un blog a caso, che ha gli stessi visitatori” e “Nel mentre è stato aggiunto….giustamente, e da un IP anonimo, mentre i wikipediani esperti chissà quale voce del 1.800 stanno ampliando, che leggeranno solo loro…attenzione che sotto i sassi fa umido”. Ma questo non è poi così importante, considerato che quelle frasi possono essere pensate da tanta altra gente che non ha ben chiaro come dovrebbero funzionare le cose. (Occhei, è probabilmente vero che pubblicando qui ho più o meno gli stessi ascoltatori che se scrivessi su Wikinotizie, ma quella è un’altra storia). Provo quindi a spiegare ancora una volta ai miei ventun lettori come dovebbero funzionare le cose.

Una notizia come quella del vaccino viene da noi bollata come recentismo: qualcosa di cui non si sa ancora quanto sia effettivamente importante nel lungo periodo. Ma come, direte voi, un vaccino per il Covid non è una notizia importante? Sì, quando effettivamente avrà l’ok delle autorità sanitarie lo sarà. Peccato che in questo momento il vaccino non ci sia: dopo i titoloni vari e il boom in borsa, si è scoperto che Pfizer si era “casualmente” dimenticata di aggiungere che il suo vaccino è ancora in corso di sperimentazione, e i risultati pubblicati erano preliminari. Insomma, non esattamente una notizia per cui non avere aggiornata la voce Pfizer dopo due (2) ore dall’annuncio fa cascare il mondo: nulla di troppo diverso da tutti i vaccini Covid fatti in Russia. Scrivere “informazioni” come quelle serve giusto come cassa di risonanza ai comunicati stampa aziendali. Non serve per nulla a chi sta cercando una notizia, visto che – come scrivevo qualche giorno fa – Wikipedia non è internet, e la notizia era presente più o meno ovunque. Ricapitolando: correre dietro i comunicati stampa serve solo a distogliere l’attenzione dal resto, e porta il rischio di scrivere falsità. Falsità che poi si possono correggere, certo: ma non si fa più in fretta a non scriverle direttamente?

Ultimo punto. Wikipedia in lingua inglese ha fatto una scelta diversa? È un loro diritto. Ogni edizione linguistica ha la sua comunità e fa delle scelte. Su en.wiki c’è una quantità di roba a mio parere assolutamente inutile; ce n’è parecchia anche su it.wiki, ma lì si va a ordini di grandezza superiore. Lo spazio disco costa poco, ma questo non significa che bisogna infilare di tutto: più roba c’è, tra l’altro, più è difficile controllarla. Io ritengo che le scelte di Wikipedia in lingua italiana siano migliori di quelle dell’edizione inglese: voi fate pure come volete :-)

Wikipedia non è l’Internet

Ieri sono stato evocato su Twitter, in qualità di ideologio wikipediano, a proposito dei contenuti di questo podcast di Rick DuFer (Riccardo Dal Ferro). Il mio giudizio tl;dr è stato quello del titolo di questo post: “Wikipedia != Internet”. Ma visto che sono in disaccordo con praticamente tutto quanto detto nel podcast, tanto vale che metta giù qui gli appunti che mi sono preso mentre ascoltavo il podcast, in modo da permettere a chi è interessato di sentire l’altra campana.

Cominciamo subito con il caso che ha fatto partire il tutto: nelle elezioni americane di martedì scorso, una delle polemiche secondarie è stato il caso di Theresa Greenfield, candidata al Senato in Iowa che però non aveva una voce su Wikipedia (in inglese) fino a metà ottobre. La voce relativa a Greenfield veniva sempre cancellata, dando come motivo il fatto che la candidata in questione non fosse sufficientemente rilevante; d’altro canto la sua avversaria, essendo la senatrice in carica, aveva ipso facto una voce nell’enciclopedia. DuFer si scaglia contro la mancanza, affermando che è un segno dei bias di Wikipedia. Io faccio notare che è un po’ difficile parlare di bias rispetto a una decisione che sarà stata presa dieci anni fa, e che dunque – giusta o sbagliata che sia – non ha nulla a che fare con il caso specifico ma rispecchia un criterio generale. Il criterio tra l’altro c’è anche in Wikipedia in lingua italiana. Durante le elezioni 2016 a sindaco, Virginia Raggi e Chiara Appendino non hanno avuto una voce su di loro finché non sono diventate sindache di Roma e Torino. (Stefano Parisi ce l’aveva, ma perché era ritenuto rilevante per altre ragioni, come del resto Beppe Sala). Le comunità di Wikipedia in italiano e in inglese hanno ritenuto che essere semplicemente candidati non basta: è una decisione sicuramente “politica” che in futuro potrebbe essere rovesciata, ma è assolutamente neutra, nel senso che non nasce per fermare una certa parte politica.

A proposito di neutralità: no, non è la varietà delle fonti, come raccontato nel podcast. Il concetto è più complicato: le fonti non devono essere semplicemente varie ma avere un peso più o meno proporzionale a quanto la conoscenza comune afferma. Banalmente, non è che nella voce “Figura della Terra” occorre che i terrapiattisti abbiano lo stesso risalto di chi ritiene che la terra sia più o meno sferica; viene giusto lasciato un collegamento alla voce Terra piatta. Questo è stato un punto fermo sin da quando Wikipedia si è trasformata in un’enciclopedia… perché Wikipedia non è nata come enciclopedia! Se non lo sapete, il 15 gennaio del 2001 venne creato il sito wikipedia.com (!) per raccogliere informazioni che poi sarebbero state vagliate ed eventualmente usate da una redazione (!!) per compilare una “vera” enciclopedia, Nupedia. La storia è poi girata in maniera completamente diversa: Nupedia è morta senza lasciare traccia e Wikipedia ha preso il suo posto come enciclopedia. E quello (parliamo del 2003… è stato il momento in cui Wikipedia si è necessariamente “burocratizzata”, seguendo la terminologia di DuFer. La cosa era necessaria per l’ottima ragione che non può né vuole essere orizzontale, ma vuole categorizzare la conoscenza: in modo non definito dall’alto e sicuramente imperfetto, ma facendo comunque delle scelte.

D’altra parte tutti i ragionamenti di DuFer partono da un punto di vista errato: esattamente come Facebook non è Internet, Wikipedia non è Internet. Wikipedia è un sito. Tra l’altro, non è un sito di informazione; il fatto che la gente si informi su Wikipedia è un problema innanzitutto per la gente ma anche per Wikipedia che si trova tirata per la giacchetta e intimata ad aggiungere “informazioni” (la biografia di Greenfield…) che possono essere tranquillamente trovate nel resto della rete. La storia che Wikipedia sarebbe dovuta essere qualcosa di diverso per l’informazione è semplicemente un falso: ha sempre voluto essere una raccolta meditata di informazioni, un utile punto di partenza ma non certo la Verità Rivelata.

Altro punto su cui sono in totale disaccordo è quello riguardante la disintermediazione. Per me è ovvio che la disintermediazione non esiste né può esistere, a meno che ci sia una nicchia così minuscola che chiunque può vedere tutto… Sì, DuFer ha ragione quando dice che all’inizio si era in pochi, si era elitisti, e quindi non c’era intermediazione. Io sono in rete da trentasei anni, ho ben presente quello di cui si parla. (Prima probabilmente non si poteva nemmeno parlare di elitismo quanto di sparuti gruppetti…) Ma non siamo più in quel mondo, nel bene o nel male. C’è troppo materiale per non avere un certo tipo di filtro. I podcast – per fare il suo esempio – sono ancora in numero forse trattabile se ci si limita a quelli in italiano, ma quelli in inglese stanno già ben oltre quella soglia. Lo stesso vale per Wikipedia: non può disintermediare, perché troppo grande. Non esiste un mondo perfetto in cui ci sia pura disintermediazione: avresti comunque l’intermediazione dell’algoritmo di ricerca – o dell’algoritmo di presentazione come in Facebook, o di un algoritmo che “ti presenta i contenuti che dovrebbero essere più rilevanti per la tua user experience”. D’altra parte, la “redazione di Wikipedia” da lui auspicata cosa sarebbe se non un’intermediazione?

Termino con due piccole note. Una in realtà non è una nota ma un appunto che mi sono preso e non riesco più a inserire nel contesto: verso la fine DuFer ha detto qualcosa per cui ho commentato “elitismo != gerarchizzazione” ma non mi ricordo assolutamente a quale proposito (e no, non mi rimetto ad ascoltare il podcast :-) ). La seconda è una bocciatura di nuovo totale del suo concetto per cui sarebbe necessaria una “responsabilità dei creatori dei contenuti”. No, il mondo non funziona così. Non puoi sperare che i creatori di contenuti siano tutti responsabili; per questo migliaia di persone passano il tempo su Wikipedia a fare “le operazioni burocratiche” che tanto poco gli piacciono perché tarpano la disintermediazione. Purtroppo bisogna anche fare i conti con la realtà.