Enit Open Library

In questi giorni Enit, l’agenzia nazionale per il turismo, ha lanciato il progetto Open Library. Tale progetto «nasce dalla volontà di mettere a disposizione degli stakeholder del turismo italiano un database di elementi multimediali distribuiti gratuitamente, con la finalità di fornire un ulteriore strumento a supporto della promozione turistica dell’Italia.» Tutte le immagini presenti hanno una licenza Creative Commons, che ne permette il riuso.

Bene, mi direte, non bastano già le immagini che si trovano su Wikimedia Commons? Beh, le risposte possibili sono due. La prima è che non è detto che Commons sia così noto a tutti quelli che cercano foto: non solo coloro della scuola “se una foto è su Internet la può usare chiunque” ma anche quelli che hanno una minima conoscenza del concetto di copyright. Ve lo dico subito: non sono così convinto della cosa.

La seconda risposta possibile è più interessante. Le immagini presenti su Commons hanno una licenza molto libera, essendo CC-BY-SA. Detto in altri termini l’autore permette qualunque tipo di riuso, anche commerciale, e qualunque tipo di manipolazione dell’immagine (che non sia diffamatoria, ma quello è indipendente dal diritto d’autore). Viene solo richiesto che sia indicato il nome dell’autore e che eventuali immagini derivate abbiano la stessa licenza. Enit Open Library invece accetta tutte le licenze CC, arrivando fino alla CC-BY-NC-ND nella quale è permesso solo l’uso non commerciale e lasciando intatta l’immagine. (Nella loro base dati ci sono già le immagini di Commons, naturalmente)

In teoria potrebbero esserci molti autori che non hanno mai postato le loro foto su Commons proprio perché vogliono mantenere un certo controllo sul loro uso; costoro potrebbero ritenere più interessante il concetto di Enit Open Library e quindi inviare le loro immagini là. In pratica? Non lo so, ma credo che sarà interessante vedere come evolverà la situazione: ecco perché è importante far conoscere l’esistenza di questo progetto.

8 pensieri su “Enit Open Library

  1. Bubbo Bubboni

    Sembra un progetto interessante.
    Però se fotografo ed invio un’immagine deturpata dalla spazzatura cementizia di qualche archistar tuttora inquinante sono sanzionato o salvato?

    1. .mau. Autore articolo

      quesito interessante. Dovrei controllare che cosa scrisse Franceschini in Art Bonus, ma mi sa però che saresti sanzionato anche con una CC-NC.

      1. mestessoit

        Il licensing pertiene le modalità di distribuzione, ed è linearmente indipendente dalle garanzie legali dell’autore dell’immagine: alias, nel bene e nel male esiste un responsabile legale (l’autore e/o il distributore) che ne risponde in questa sede.

        Ad es., l’autore deve avere i diritti di riprendere il luogo, ma anche avere la liberatoria di eventuali soggetti umani ripresi, oppure delle istituzioni locali coinvolte.

        1. Bubbo Bubboni

          Vero, per le persone, ecc. non c’è dubbio.
          Però, viste le finalità di Enit, il problema della spazzatura infotografabile è particolarmente rilevante.
          Tra l’altro non so neppure se sia lecito rimuovere digitalmente gli orrendi manufatti rendendo quindi i luoghi più belli del reale, ma anche perché criticare gli archistar è poco salutare.

          1. mestessoit

            “Però, viste le finalità di Enit, il problema della spazzatura infotografabile è particolarmente rilevante.”

            Qui entra in gioco l’editore, è lui che sceglie cosa mettere e cosa no, e non esistono rilievi penali/civili in questo ambito. Va da sé che se l’obbiettivo è quello di promuovere il turismo, la spazzatura non ce la metti.

            “Tra l’altro non so neppure se sia lecito rimuovere digitalmente gli orrendi manufatti rendendo quindi i luoghi più belli del reale”

            Anche qui non ci sono rilievi particolari, anche se è teoricamente possibile che un ente locale possa fare causa per danni, ma non mi risulta sia mai successo…

            “ma anche perché criticare gli archistar è poco salutare

            Dipende chi e come. Calatrava per dire è stato sommerso di merda ma non ci sono state reazioni particolari. Certo la diffamazione è sempre scomoda da gestire. Uno come Piano che ha moltissime entrature politiche in Italia è un soggetto oggettivamente più pericoloso da trattare.

          2. Bubbo Bubboni

            Mi risulta che degli enti siano stati minacciati perché osando rifiutare dei progetti (mi pare dopo la selezione tramite concorso) avrebbero di fatto diffamato l’archistar vincitore, per questo mi chiedo se la soppressione digitale (come in quel film dove viene cancellata l’orrenda “macchina da scrivere”) sarebbe punibile. Devo riprendere il libro “Queríamos un Calatrava”, dove si parla di un architetto noto più per le cause che per i progetti…

  2. mestessoit

    “Mi risulta che degli enti siano stati minacciati perché osando rifiutare dei progetti (mi pare dopo la selezione tramite concorso) avrebbero di fatto diffamato l’archistar vincitore”

    Detta così è una m*******a. Se mi dai dei link più precisi forse ci capisco qualcosa di più, ma non può essere in questi termini. C’è dell’altro sotto, sicuramente. Io penso che ci sia una sorta di scambio, dato che lo stato spesso vuole determinati sconti (non solo finanziari) e l’archistar alcune garanzie non propriamente edificanti. Se una delle due parti non è soddisfatta, son problemi :).

    1. Bubbo Bubboni

      …le minaccie tali restano… però il problema del diritto a modiche/proprietà intellettuale è noto e non semplice quando si tratta di grossi nomi (e grossi danni).

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