giustizia?

Leggo che Beppe Signori è stato assolto (con formula piena) dall’accusa di avere truccato il risultato della partita Piacenza-Padova. Secondo quanto hanno stabilito i giudici, aveva sì ricevuto 30.000 euro ma non per truccare la partita bensì per diventare un testimonial (cosa che ovviamente non ha potuto fare).

Peccato che quella partita sia stata giocata nel 2010, cioè undici anni fa. In effetti Signori ha rinunciato alla prescrizione perché voleva un’assoluzione piena. Non trovate che ci sia qualcosa che non funziona?

Coincidenze?

Proprio mentre Aifa decide che anche chi ha tra 55 e 65 anni potrà usare il vaccino AstraZeneca, la multinazionale farmaceutica annuncia che dimezzerà le dosi fornite all’Unione europea. Coincidenza? Noi di .mau.ger pensiamo di no…

Scherzo. In realtà è una coincidenza, non foss’altro che perché la decisione di inserire altre coorti (tra le quali la mia) è solo italiana e non europea. Però un problema c’è. Posso capire che nel caso dei vaccini Pfizer e ModeRNA, che usano tecnologie mai testate su scala così grande, ci possano essere problemi di produzione. Ma quello AstraZeneca è un vaccino “standard”, e quindi non capisco perché arrivi un taglio così grande. I cinici potranno dire che cercano di vendere a prezzo maggiore le dosi che producono, e questo potrebbe anche essere in parte vero; ma comincio a pensare che la realtà sia un po’ diversa. Mi sa che AZ aveva promesso una capacità molto maggiore di quella tecnicamente fattibile, sperando in un qualche miracolo nei mesi successivi; la UE si è bevuta la storia, probabilmente perché faceva comodo anche a loro poter dire che sarebbe andato tutto bene e in fretta; il miracolo non è arrivato e tutti i piani vaccinali sono andati a gambe all’aria.

Insomma, alla fine chi ci perde siamo noi cittadini, cornuti e mazziati.

Scienza senza leggi scientifiche?

Nel mio socialino di nicchia ieri c’è stata una discussione a proposito di questo articolo, che spiega che due ricercatori intendono modificare un algoritmo che predice il moto dei pianeti del sistema solare per controllare il plasma nei reattori sperimentali a fusione dei laboratori di ricerca. L’articolo però non entra in particolari su questo campo di ricerca, e si dilunga invece su temi filosofici, partendo dall’algoritmo “astronomico” originario: in pratica, si chiede se ha senso fare scienza senza cercare leggi scientifiche ma semplicemente ammassando dati e ricavando regole di inferenza. Per la cronaca, l’articolo originale è sul sito del PPPL, con un paio di frasi in più e riferimenti a Matrix molto minori, ma sempre con questa deriva psicologica. È vero che nell’originale l’ultima frase pare evitare l’idea di una fisica senza leggi: Palmerduca afferma infatti che “questa tecnica può anche portare allo sviluppo di una teoria fisica tradizionale. È vero che in un certo senso nega la necessità di una teoria, ma può anche essere vista come un percorso per arrivarci. Quando cerchiamo di trovare una teoria, vogliamo avere quanti più dati possibile. Se non ne abbiamo abbastanza, possiamo usare il machine learning per riempire i buchi nei dati oppure espandere il dataset”. Questo è un concetto che mi fa rabbrividire, ma lasciamo perdere.

Detto questo, la teoria scientifica (che per le orbite dei pianeti vi ricordo essere solo approssimata, visto che anche il problema dei tre corpi non è risolvibile in forma chiusa) è semplicemente un modo per impacchettare conoscenza e farle occupare meno spazio. Se hai TANTI dati puoi trovare gli stessi risultati senza conoscere le leggi scientifiche, esattamente come puoi moltiplicare due numeri di sei cifre se hai qualche terabyte di spazio dove salvi tutte le moltiplicazioni possibili e lo usi come un’enorme tabellina. Fin qui, insomma, nulla di veramente nuovo. È vero, come mi hanno fatto notare nel socialino in questione, che in questo caso l’articolo parla di “algoritmo” e non di una tabellona da consultare; ma il concetto di base resta più o meno lo stesso. Al limite, filosoficamente parlando, potremmo discettare se un impacchettamento della conoscenza ancora maggiore ma incomprensibile alle nostre menti si possa considerare un miglioramento rispetto alle leggi scientifiche; ma non credo siamo arrivati a questo punto.

Tornando all’articolo, c’è un’altra frase che manca nella traduzione: «“If we live in a simulation, our world has to be discrete,” Qin said.» Per come la vedo io, Qin (e ovviamente il dottorando Palmerduca) sono partiti dall’idea “se il mondo fosse una simulazione, allora anche noi possiamo lanciare simulazioni ancorché più grossolane e ottenere risposte”; ma naturalmente A→B non è la stessa cosa che B→A, quindi tutto questo non dice nulla su come è fatto il nostro universo. Detto tra noi, poi, non vedo nessuna ragione logica perché – pur ammesso che il nostro universo sia una simulazione – questa simulazione debba necessariamente essere digitale e non analogica. Il fatto che noi siamo diventati bravini con le simulazioni digitali non significa che siano l’unico modo teoricamente possibile di fare una simulazione.

In definitiva, è interessante l’idea che una procedura di machine learning possa forse essere adattata per un problema del tutto diverso; ma sarei molto cauto a passare alla metafisica…

S’io fossi

quesito
S’io fossi cinico, direi che il 40% di NO al quesito su Rousseau è stato studiato a tavolino per mostrare che il voto è stato onesto.
S’io fossi perfido, direi che è la percentuale di simpatizzanti che non ha capito la domanda.
Ma io sono tanto buonino (cit.) e penso che il testo del quesito sia semplicemente grillspaining per fare in modo che la posizione del MoVimento sia chiara.

niente mail fuori orario di lavoro!

fuori orario non si accettano mail
Venerdì nel tardo pomeriggio cerco di prendere in prestito elettronico un libro da MediaLibraryOnLine; il libro in questione però non è scaricabile. A volte queste cose capitano: non è un grave problema, basta scrivere all’help desk e il link viene ricreato. Ho così scritto, e mi è arrivata una risposta automatica della quale ho allegato uno stralcio. (La maggior parte della mail conteneva la risposta ad alcune faq)

Lungi da me il chiedere che ci sia un helpdesk in funzione h24. Ma il punto di scrivere una mail, e non aprire una chat o un sistema di instant messaging, è proprio quello di poter avere una gestione differita della richiesta. Spedisco la mail venerdì sera, lunedì (o anche martedì o mercoledì, se ci sono troppe richieste) qualcuno mi risponderà con calma. Invece Medialibrary ha scelto di rispondere solo alle mail che arrivano man mano.

Se la cosa vi pare normale, pensate a cosa succederebbe se le cassette per le lettere avessero un meccanismo che impedisca di imbucare una missiva fuori orario di lavoro…

Contratti secretati

Una delle tante cose che io non capisco è perché i contratti per acquisto e opzione dei vaccini Covid siano secretati. Già ho dei problemi a capire perché il costo di acquisto non debba essere pubblico: la cosa ha senso nelle trattative tra privati perché non voglio farti sapere che sconto ti ho fatto, ma ero ingenuamente convinto che nel caso di governi quei soldi dovessero essere rendicontati. Mica stiamo parlando dei servizi segreti!

Più in generale, la logica sarebbe dovuta essere “si secreta solo quello che deve restare segreto, il resto è pubblico”. Evidentemente non è stato così. Sono tanto complottista se dico che sapevano tutti fin dall’inizio che c’era il rischio che le case farmaceutiche non sarebbero riuscite a mantenere i ritmi promessi, e quindi si sono doppiamente premunite mettendo la clausola e chiedendo la segretezza?

Brexit e gli inglesi

Io sono del partito “l’Unione Europea così com’è non potrà mai funzionare”. Credo che occorrerebbe passare dall’unanimità per le decisioni politiche a una doppia maggioranza qualificata, tipo 75%+1 delle nazioni e 75%+1 degli abitanti. Ciò non toglie che tutti gli alti lai delle imprese britanniche che si sono accorte che Brexit non è stato il paradiso promesso (l’ultimo articolo che ho letto è questo mi fanno ridere, anche se non per la ragione che forse credete.

Posso infatti capire che i doganieri UE stiano divertendosi un po’ con i poveri albionici, tipo quando confiscano loro il panino al prosciutto… un po’ come succedeva quando si prendeva il traghetto e si andava in Sardegna. Ma i problemi sono anche con i paesi non europei. Prima infatti gli accordi commerciali erano sotto l’ombrello dell’Unione, ora a quanto pare non c’è nulla. Sapendo che questi accordi non si fanno in una settimana o in un mese ma nemmeno un anno, mi sarei aspettato che il governo britannico si fosse attivato a suo tempo per un accordo ponte che lasciava le regole attuali valide per l’Europa fino alla conclusione di un nuovo negoziato: ma a quanto pare ciò non è successo. Tutto questo era assolutamente indipendente dalle trattative con l’Europa: eppure non c’è stato.

Noi italiani siamo esperti nel fare le cose alla carlona, ma mi pare che anche dall’altra parte della Manica non siano messi così bene…

Abissine, copy e shitstorm

il testo originario La storia delle “abissine” del pastificio La Molisana – trovate la storia su bufale.net e un racconto molto più completo su Gambero Rosso mi pare un classico esempio di come il combinato disposto tra la sciatteria dei copy e la voglia di sangue dei social network porti a risultati assurdi.

Guardando il testo che da un paio d’anni era presente nel sito del pastificio – e ancora reperibile su Web Archive, se uno sa come cercarlo… per comodità l’ho anche copiato su archive.is – si capisce senza ombra di dubbio che bisognerebbe applicare una moratoria alla professione di copy, visto che buona parte dei testi da loro prodotto non hanno alcun senso pratico. Per la precisione, al copy che ha scritto quel testo bisognerebbe togliere immediatamente la tastiera. Uno che scrive «formato dal nome che è già “storytelling”…» dimostra sin dall’inizio che non ha idea di cosa deve fare. Non parliamo poi della frase successiva, “La pasta di semola diventa elemento aggregante? Perché no!”. Se davvero il copy avesse scoperto che il MinCulPop aveva inviato una velina ai pastifici, perché celebrassero anche nei formati della pasta le Grandissime Vittorie dell’Italia, allora sì che sarebbe stato uno scoop. Ma quei nomi con ogni probabilità erano stati dati per la banale ragione che al tempo erano di moda, e sono pronto a scommettere che il copy ha persino pensato che la frase fosse divertente, anzi “intrigante”, soprattutto con quel “perché no?” finale. In compenso dovrebbe essere chiaro a tutti che l’inciso “Di sicuro sapore littorio” si riferisce al nome della pasta, e non certo al suo gusto; qua la colpa non è del copy, insomma, ma delle conoscenze di analisi logica della gente.

Detto tutto questo, non mi stupisco troppo che Niccolò Vecchia abbia fatto partire la shitstorm (nota: io non posso visualizzare quel post, non so se perché è stato cancellato o perché lui pubblica solo per i suoi amici). Non mi stupisco per nulla che Laura Boldrini abbia ripreso il tutto. Mi stupisco invece della rapidità con cui, nonostante la festa dell’Epifania, i gestori del sito della Molisana siano riusciti a cambiare al volo la pagina incriminata, non solo togliendo il testo incriminato ma anche modificando il nome del link alla ricetta (che inizialmente parlava di abissine) e persino l’immagine del pacco di pasta. Ok, si sono dimenticati di cancellare l’immagine originale, ma nessuno è perfetto.

Ma quello che mi preoccupa seriamente è la scelta del pastificio, che anziché limitarsi a eliminare il testo e assicurare che sarebbe stato riscritto in modo che fosse chiaro che non si intendeva alcuna apologia di fascismo hanno scelto di cancellare un pezzo di storia semplicemente per una protesta in rete. Lo so. Mentre sto scrivendo i supporter di Trump hanno assalito il Senato USA, in quello che a tutti gli effetti è un tentativo di golpe; uno potrebbe pensare che il calare le braghe da parte della Molisana sia una cosa da nulla. Non sono d’accordo. Sono in rete da più di 35 anni; so che se cominciano a passare queste autocensure ci troveremo in un amen in un sistema che non permetterà più di esprimersi in libertà.