Green Pass e musei

Non solo i ristoranti vedono una fronda contro l’obbligo di presentare il Green Pass per potere entrare. Come potete leggere su Facebook, l’annuncio del Museo Egizio che richiederà il Green Pass ha suscitato un vespaio, con le ormai ubique tifoserie che si insultano tra di loro, lamentandosi contestualmente di essere insultate.

Sono curioso di sapere quanti di coloro che fanno sprezzantemente sapere urbi et orbi che loro non metteranno più piede al museo (non che potrebbero farlo…) ci fossero andati negli ultimi anni. Ma soprattutto mi chiedo perché mai ci siano persone che si lamentino con il Museo Egizio che si limita ad applicare una legge senza aggiungere nessun commento. Avrei capito un’invettiva contro un governo Mengele che impedisce alla gente di acculturarsi se non accetta di diventare cavia di un esperimento genico (sic), ma così mi viene solo da sorridere tristemente.

Figli di papà

Stranamente la polemica su Marco Travaglio che ha dato del “figlio di papà” a Mario Draghi non si è ancora spenta sui social. Evidentemente non c’è molto altro di interessante su cui parlare.

Ora, il dizionario registra che figlio di papà è “giovane favorito dalla ricchezza e dalla posizione sociale della famiglia”. Vabbè, Draghi non è giovane ma diciamo che lo è stato. Sappiamo anche che suo padre è morto quando aveva 15 anni, ma questo non è necessariamente rilevante nell’essere o no figlio di papà.

Ma la vera domanda è “Supponiamo pure che Draghi sia / sia stato un figlio di papà. E allora?” Quello che fa ora non funziona perché ha avuto una partenza avvantaggiata?

Consumatori di toner

L’altro giorno Anna è andata con i ragazzi in piscina, e per sicurezza ha prenotato il biglietto. Per ciascuno di loro la ricevuta – da presentare in piscina – era di una pagina intera; e oltre ai dati la pagina conteneva l’immagine che vedete qui a fianco.

Non ho nulla in contrario che in questa paginata ci siano i loghi degli sponsor, che tra l’altro sono in grigino chiaro e non danno molto fastidio. Ma vi rendete conto della quantità di toner che si spreca per stampare quell’inutile disegno? E non venitemi a dire “ma tanto te lo porti sul telefono”. Anna per scelta non ha dati sul telefono, e comunque l’aveva lasciato a casa perché non le serviva. Quello che è successo in pratica è che ho editato il PDF per togliere le figure; già che c’ero ho leggermente compattato il tutto, facendo stare i biglietti in due pagine. Avessi avuto più tempo, probabilmente ce l’avrei fatta con una sola…

Sconti a chi abita vicino

ingresso ridotto L’altro giorno la newsletter su Milano del Post – Colonne – ha raccontato di ADI Design Museum, che offre l’ingresso scontato a chi abita in un raggio di 15 minuti a piedi o in bicicletta dalla sua sede.

Capisco la trovata pubblicitaria; ma a me personalmente la cosa pare stupida per due motivi. Il primo è che banalmente non è dato sapere se io sono arrivato al museo in bicicletta o in automobile, quindi la logica di dire “promuoviamo una città più vivibile localmente” è fallace. Il secondo è che se vuoi fidelizzare chi abita vicino sarebbe meglio pensare ad abbonamenti annuali molto scontati per queste persone. Non essendoci ancora andato, non ho idea se in quel caso abbia senso visitare il museo più volte, a differenza per esempio del Museo della Scienza e Tecnologia che però li fa a chiunque; però se si dice di voler fare qualcosa di nuovo che lo si faccia davvero.

(Per amor di cronaca: il CAP dove vivo è uno di quelli che dà lo sconto, ma tanto Anna e io siamo abbonati annuali ATM e quindi l’avremmo lo stesso)

“divisa impropria”

Avevo letto qualcosa su Facebook, ma come spesso capita la notizia era stata riportata in modo così confuso da essere inusabile. Ora ne parla la BBC: la nazionale norvegese di beach handball che giocava gli europei è stata multata per avere indossato una divisa impropria: pantaloncini anziché la parte inferiore del bikini.

A parte che fino alla settimana scorsa non sapevo dell’esistenza del beach handball e fino a cinque minuti fa non sapevo che era stato inventato in Italia, e ancora adesso mi chiedo che cosa abbia esattamente a fare con la pallamano dove dai ricordi scolastici qualche palleggio lo potevi anche fare, la multa conferma la mia ipotesi, che cioè almeno per il lato femminile la parte atletica è in secondo piano. O mi volete dire che gli shorts danno vantaggi competitivi?

I flame sugli zainetti Einaudi

Non lo credevo possibile, ma ieri ho visto su Twitter che c’era gente che si lamentava della campagna Einaudi “compra due libri, ti regaliamo lo zainetto in cotone”. Beh, no: essendo la mia bolla quello che è, in realtà ho visto gente che si stupiva che ci fosse gente che si lamentava per la campagna: la mia bolla è fatta di gente che dice “tanto i libri li compro lo stesso, se mi danno un omaggio tanto meglio”.

Io posseggo ancora uno zainetto a tracolla Einaudi della fine degli anni ’90 – ben prima che l’editrice venisse comprata da Mondadori, insomma – sempre ottenuto in offerta con l’acquisto di libri. È quello che usavo quando fino al 2019 andavo a cantare con il Forum Corale Europeo, il che significa che è bello tosto. Uso anche una tazza di ibs.it per il tè della mattina, tazza presa acquistando dei libri da loro. (Ah, da ibs.it gli zainetti sono esauriti :-) ). Potrei fare a meno di questi gadget? Certo. Ma appunto non mi sono costati nulla, visto che i libri me li ero presi per leggermeli, e non è che li avrei pagati di meno da qualche parte. Se poi qualcuno è così amante dei gadget da comprare libri che non leggerà mai, non è un problema mio. Però non posso fare a meno di chiedermi quanti libri l’anno leggono coloro che si stracciano le vesti per queste offerte promozionali…

Adesso però basta

Io non ho guardato la finale degli Europei di calcio. Non che io abbia guardato una qualsivoglia partita degli Europei, o che in genere io guardi partite o anche solo gli highlight. È una mia scelta, e non mi sognerei di sbeffeggiare o anche solo giudicare chi non può farne a meno: anche quelle sono scelte legittime.

Per la stessa ragione, mi sono rallegrato per la vittoria degli azzurri, mi sono divertito per i vari memi che ho visto in giro oltre che per i meta-memi, come quello del pallone imbustato con l’indirizzo cambiato: checché scriva il Corriere dello Sport, il tweet di Poste Italiane è stato pubblicato mezz’ora dopo quello di Royal Mail, come stereotipicamente corretto. E mi è sembrato logico che ieri i quotidiani avessero pagine e pagine dedicate alla vittoria.

Ma oggi è martedì, e trovarmi ancora i giornali occupati mi fa venire in mente solo il concetto di armi di distrazione di massa… per non parlare di articoli come questo di Claudio Tito, che ho ascoltato in rassegna stampa e poi scoperto che era addirittura liberamente disponibile. La retorica gronda manco fossimo in un cinegiornale Luce; l’analisi politica (Tito è corrispondente da Bruxelles) parte da “tutti gli europei ce l’avevano con i brexiters” e arriva ad affermare che – cito testualmente – «il campionato europeo abbia di fatto intercettato e suggellato una sorta di “rinascita nazionale”.» Poi uno si chiede perché ha praticamente smesso di leggere l’italica stampa.

sospeso il cashback

Secondo me non è poi chissà quale problema la sospensione del cashback di Stato, sospensione che immagino sia il preludio alla cancellazione. Se lo scopo era quello di abituare la gente ai pagamenti – micro o macro che fossero – senza contanti, sette mesi sono stati più che sufficienti. Se era sgamare i negozianti che non accettano contanti, non penso sia cambiato molto, anche se in effetti non ho dati su quanti abbiano per esempio cominciato ad accettare Satispay che sotto i 10 euro non chiede commissioni e quindi non dà nemmeno la scusa del piagnisteo sulle banche cattive.

(Comunque è bellissimo leggere chi spiega che il cashback porterebbe 2,5 miliardi di ricavi aggiuntivi a fine 2022 e quindi è un vantaggio per lo Stato spenderne 4,75)