Rinnovo patente: la burocrazia inutile

A metà gennaio mi scade la patente. Nulla di strano fin qui. È già un po’ più strano che quando a metà novembre ho pensato di andare a prenotare la visita medica in ASL la prima data utile fosse l’11 gennaio, ma visto che appunto mi stavo portando avanti col lavoro questo non era chissà quale problema. Faccio la domanda, la rifaccio perché avevo perso qualche minuto per capire una cosa e lo slot prenotato era stato già assegnato a qualcuno, e mi si apre una pagina con tutta la documentazione necessaria e le cose da pagare.

Ora, capisco che la visita medica si paghi a parte (anche se 40 euro per sei minuti lordi mi paiono eccessivi), e mi sa che devo ancora ringraziare che io non sia costretto a pagare con un bonifico ma per gentile concessione “il pagamento può essere effettuato anche tramite bancomat presso il Ns. Ufficio al momento della visita”. Non capisco perché io debba pagare due bollettini, uno per imposta di bollo e uno per “diritti”, entrambi al Dipartimento Trasporti Terrestri. Non è possibile che a nessuno sia venuto in mente di unificare i pagamenti in un unico bollettino? Ma soprattutto non capisco come nel 2021, quasi 2022, questi pagamenti debbano essere fatti “utilizzando esclusivamente i bollettini postali precompilati a disposizione presso gli uffici postali” (grassetto e sottolineatura sono quelli originali del documento). Evidentemente da qualche parte alla Motorizzazione Civile salvano religiosamente tutti gli attestati di pagamento per fare poi dei festini…

P.S.: inutile dire che il pomeriggio stesso in cui sono andato in posta a pagare ho scoperto che si poteva fare tutto da qui.

I palinsesti dettagliati di Rai Radio Classica, parte 2

Come poi avevo aggiunto ieri al post di ieri, la Rai mi ha risposto dicendo che avevo scritto all’indirizzo sbagliato. Ho quindi rifatto la domanda a quello giusto, e in meno di un’ora ho avuto la risposta:

Ciao,
la funzione indicata verrà inserita successivamente con i prossimi rilasci dell’app.
Per noi è molto importante ascoltare l’opinione di tutti i nostri utenti per offrire un servizio sempre più in linea con le vostre preferenze di visione.
Nel frattempo ti consigliamo di verificare di aver aggiornato l’app RaiPlay Sound con l’ultimo disponibile ( al momento il 503)

Avete notato cosa c’è che non funziona nella risposta? A quanto pare, l’unico modo che ci sarà – in un futuro non meglio identificato – per conoscere i palinsesti sarà quello di usare l’app RaiPlay Sound. Ma io, che notoriamente sono anzyano, faccio una cosa inusitata: ascolto la radio… usando una radio. Perché mai dovrei avere un’app per leggere delle informazioni testuali che non sono nemmeno sotto copyright? A questo punto mi chiedo solo chi abbia convinto la dirigenza Rai a usare un sistema chiaramente subottimale per i radioascoltatori. Hanno loro promesso che con l’app avrebbero moltiplicato gli utenti?

Rai Radio 3 Classica e la morte dei palinsesti dettagliati

C’era una volta – prima ancora che io nascessi… – la filodiffusione. “Filo” stava per “via telefono”: si usavano frequenze più alte di quelle usate per la voce per mandare due canali audio, uno di musica leggera e uno di musica classica. Con gli anni si aggiunse un canale ausiliario per trasmettere la musica classica in stereofonia, e ci furono anche i primi timidi tentativi di trasmettere l’allora Quinto canale della filodiffusione in stereo almeno nelle grandi città.

Passano i decenni, la linea telefonica viene usata per tutt’altro, e la filodiffusione muore di inedia. Però la Rai, che si vanta ancora di essere un servizio pubblico, continua a mantenere il canale di musica classica. Sì, la potenza del segnale è miserrima e riuscire a sintonizzare bene l’antenna è una mezza impresa; per dare un po’ più di potenza al segnale si riduce la qualità audio; il nome del canale cambia ogni qualche anno. Una cosa però rimaneva costante: la pagina con il palinsesto dettagliato dei brani che venivano trasmessi. Quando ero bambino io li si leggeva sul Radiocorriere TV; poi è stata approntata una pagina web sul sito della Rai. La cosa era utilissima per chi come me non è un grande conoscitore di musica classica; ascoltavo qualcosa e aprivo al volo un browser per scoprire chi l’aveva scritta. Con Anna giocavamo spesso a “indovina l’autore”: di solito vinceva lei.

Domenica mattina abbiamo provato a giocare: peccato che la pagina che avevo salvato tra i preferiti fosse desolatamente stata eliminata. Vabbè, mi dico, avranno semplicemente riorganizzato il sito, basta trovare la nuova pagina. E invece no. La pagina del “palinsesto” attuale è questa. Potete controllare da voi come non ci sia nessun link ai palinsesti: solamente il nome delle trasmissioni che è qualcosa di completamente inutile perché quei nomi sono tipicamente etichette ultrageneriche. Certo, “Chi è di scena” ha brani operistici: ma quali brani non ci è più dato di sapere, a meno di cogliere il nome pronunciato all’inizio e alla fine del brano. Perché tanto odio? Al momento non mi è dato di saperlo. Ho provato a scrivere al servizio Scriver@i – dove tra l’altro il canale è ancora chiamato Rai Radio Classica, tanto per far capire quanto interessi loro; vediamo se ci sarà una risposta.

Aggiornamento: (10:30) la Rai mi ha risposto invitandomi a «contattare la Direzione Digital, editore della Rai sul web che cura e presidia i servizi interattivi e multimediali» (hanno anche indicato l’URL). Vi terrò aggiornati.

Aggiornamento: (8 gennaio) I palinsesti continuano a non essere presenti: però oggi ho sentito lo speaker annunciare prima dell’inizio di un brano che chi volesse ricevere i palinsesti può scrivere a radioclassica@rai.it, come avevo anche segnalato nei commenti. Vedendo quante persone arrivano a leggere questo mio post, immagino trovato con una ricerca su Google, immagino che gli ascoltatori di Radio 3 Classica siano parecchio arrabbiati…

Basta con gli omaggi pelosi

Siamo sotto le feste, e quindi sono in tante le fondazioni che ci chiedono soldi, ricordandoci quanta gente è bisognosa, eccetera eccetera. Fin qua non ci sarebbe nulla di male. Quello che però ho notato è che negli ultimi tempi le lettere di richiesta fondi hanno sempre più spesso incluso un “regalo”, come le matite qui fotografate. Qui però io comincio ad arrabbiarmi. Non è che la cosa nasca solo al giorno d’oggi. Quando ero piccolo, ricordo le cartoline della S.P.A.M. che appunto arrivavano regolarmente ogni dicembre. La cosa sembrava però essere svanita, salvo essere tornata da poco in auge.

Personalmente io trovo questo sistema molto odioso: mi sento come se mi volessero obbligare a ricambiare il regalo, e ho il sospetto che in effetti il motivo sia proprio questo. Inutile dire che questo mi fa immediatamente cancellare ogni possibilità di contribuire. Un paio di anni fa penso di avere raggiunto il mio top, Ho visto che l’ente che aveva mandato la busta aveva la sede a poche centinaia di metri da casa mia: un sabato sera (diluviava anche…) ho preso la busta e gliel’ho infilata nella loro buca delle lettere. Devo dire che non mi hanno più riscritto :-)

(comunque sì, potete dire che sono senza cuore, non mi offendo)

Dell’omologazione delle discussioni

Non so se i miei ventun lettori se ne erano accorti, ma il numero di post che scrivo sul cosiddetto “argomento del giorno” nel tempo si è ridotto parecchio. Io almeno ci ho fatto seriamente caso solo da poco. Ci ho pensato un po’ su, e la ragione non è (solo) snobismo.

Un primo punto da considerare è che io sono lento e ho bisogno di un po’ di tempo per formarmi un’opinione, soprattutto perché mi sono accorto che le prime informazioni che arrivano su un qualunque tema sono – consciamente o no – scritte in modo da tirare fuori una reazione di pancia. Ora, io non mi faccio troppi problemi a correggermi quando scrivo qualcosa di (palesemente) errato; però preferisco evitare di cacciarmi volontariamente in una situazione del genere, quindi lascio scorrere molte “notizie” delle quali non sono certo al 100%. Quando ho finalmente un’idea chiara del tema, è abbastanza probabile che qualcun altro abbia già detto cose molto simili al mio punto di vista; a questo punto non ha molto senso che io aggiunga la mia voce. (Il mio snobismo si estrinseca anche nel cercare di scrivere cose da un punto di vista diverso da quelli che si trovano in giro, sì. Non è un banale “essere fuori dal coro”: posso tranquillamente trovarmi dentro il coro ma fare un contrappunto perché i miei motivi sono diversi da quelli della maggioranza, pur concordando con i risultati)

Ma soprattutto c’è un punto per me molto importante: l’omologazione sempre maggiore che vedo in giro. Il mio amico Antonio Pavolini probabilmente parlerebbe di “agenda setting”: io mi limito ad osservare che ormai potremmo parlare di meta-pensiero unico. In pratica, non importa se le persone sono a favore o contro una certa tesi: anzi, è opportuno che ci siano almeno due fazioni distinte pronte a combattere a suon di commenti, perché è tutto traffico che cola. Quello che è importante è però che ci siano relativamente pochi temi su cui parlare, in modo che ciascuno di questi temi abbia molti partecipanti e quindi generi la massa critica di cui sopra. Se ci pensate un attimo, la situazione che ho descritto è ancora più pericolosa del semplice “pensiero unico”: in quel caso ci si potrebbe accorgere che c’è qualcosa che non va anche senza essere complottisti che vedono tutto avvenire contro di loro, mentre qui le diatribe nascondono la povertà dell’insieme di idee con cui si ha a che fare quotidianamente.

Risulta assai chiaro il perché io non posso che essere un blogger di nicchia: né gli omologati né gli “eterologati” (quelli che sono talmente fieri di dirsi “non omologati” che non si accorgono di essere omologati semplicemente in modo diverso) possono trovare qualcosa di interessante qui dentro…

Le detrazioni “poco importanti”


Siamo in periodo di riforma fiscale e si parla di tagli alle detrazioni “poco usate”, nel senso che meno dell’1% dei contribuenti ne usufruisce. Il Corriere si ricorda di essere il baluardo della borghesia e ci mostra quello che potrebbe venire eliminato: spese per gli asili nido, spese sanitarie per disabili, mantenimento dei cani guida dei ciechi (questo nemmeno scritto in grassetto, tanto i cani non leggono).
Io avrei capito una riforma che sposta strutturalmente quei fondi, in modo da ridurre il numero di possibili detrazioni lasciando allo stesso tempo i soldi per questi temi. Ma a quanto pare non sarà così: semplicemente si sceglie di togliere cose per cui saranno in pochi a lamentarsi. O almeno al Corsera cercano di far passare questo concetto. Interessante, vero?

vabbè rileggere la spesa, però…

Come avevo scritto, la tessera Fìdaty che uso all’Esselunga è ormai contaminata, e tutte le volte che vado a fare la spesa con l’infernale macchinetta viene chiesta una rilettura. Anna ha deciso di lasciar perdere e fare le spese grosse passando dalle casse presenziate; io mi sto impuntando e tutte le volte che devo prendere poche cose uso il marchingegno, per la serie “chi la dura la vince”. Però…
Stamattina dovevo andare fisicamente in ufficio; visto che aveva appena smesso di piovere e nell’intervallo di pranzo mi farò vaccinare contro l’influenza, dopo avere lasciato vicino alla scuola i ragazzi mi sono avviato verso l’Esselunga di Porta Nuova, dove ho comprato 2 (due) cose per la schischetta: un pezzo di pizza margherita e una bottiglietta d’acqua. Totale: 2 euro e 14 centesimi. Passo alle casse automatiche e appare il solito messaggio “la spesa deve essere riletta”. Mi sposto alla cassa rilettura, e aspetto: non arriva nessuno. Dopo qualche minuto ho fatto l’unica cosa possibile: telefonare al negozio e chiedere che mandassero qualcuno (arrivato poi immediatamente, dopo l’avviso all’altoparlante). Non mi sembra un sistema ottimale.

Non sappia il libro di letteratura quel che fa il libro di storia

storia romana Questo è il primo capoverso del libro di letteratura dei gemelli (Come scintille, Mursia 2018). Quando Jacopo mi ha raccontato cosa aveva studiato, mi sono messo le mani nei capelli.

Sono un boomer, d’accordo, ma mi è ben noto che la massima estensione dell’impero romano si ha sotto Traiano all’inizio del II secolo, non del terzo: e del resto sulla stessa piattaforma hubscuola del gruppo Mondadori lo si può leggere, cercando i testi di storia. Lo stesso si può dire per la fine dell’impero d’Occidente, che effettivamente termina nel 476 ma dopo almeno un secolo di sconfinamenti e invasioni oltre il limes (Attila vi ricorda qualcosa?)

D’altra parte andando alla pagina successiva troviamo un po’ di nomi per la letteratura italiana delle origini, e una cartina dove si mostra la localizzazione geografica di alcuni di loro. Nulla da eccepire su Cavalcanti e Dante, e nemmeno su Francesco d’Assisi. Parecchio da eccepire su Marco Polo: non perché i croati ritengono sia nato a Korčula, ma perché non ha scritto Il Milione, che è stato composto da Rustichello da Pisa a partire dai racconti di Marco Polo, e ad ogni modo è stato scritto in una lingua d’oil e quindi francese delle origini, non italiano. Ma soprattutto molto da eccepire sul fatto che pur raccontando della scuola siciliana e di Jacopo da Lentini, la cartina dell’Italia casualmente è tagliata per non mostrare la Sicilia, mentre sono certo che ai miei tempi non ci fosse questa avversione per quella che fondamentalmente è la prima vera scuola letteraria italiana…

Aggiornamento (9:00) Su Twitter mi hanno fatto notare che nel testo l’impero romano d’Occidente sarebbe terminato nel 476 avanti Cristo. Purtroppo ho spesso un blind spot per a.C./d.C, come avevo raccontato qualche anno fa.