_Lewis Carroll nel paese dei numeri_ (libro)

Lewis Carroll è noto a tutti per le avventure di Alice nel paese delle meraviglie. Alcuni sanno anche della sua mania di fotografare bambine, spingendosi fino a definirlo un depravato sessuale represso (anche se non si hanno notizie di alcun suo atto contro la pubblica decenza). Ma la sua personalità è molto più variegata, come si può leggere in questa biografia (Robin Wilson, Lewis Carroll nel paese dei numeri : Una biografia in otto canti [Lewis Carroll in Numberland], Bollati Boringhieri 2010 [2008], pag. 264, € 22, ISBN 978-88-339-7025-7, trad. Franco Ligabue) che racconta la sua vita a tutto tondo, compreso il suo lavoro come fotografo (uno dei più importanti del XIX secolo), di matematico (onesto, pur senza essere fuori categoria: importanti i suoi lavori sui sistemi di voto) e di persona comunque in prima fila nella società dell’epoca. La traduzione (disclaimer: conosco Franco Ligabue da una vita) è stata un mezzo tour de force per rendere le rime e i giochi di parole dell’originale, per il sollievo del lettore non madrelingua inglese.

L’evoluzione dei distributori

Quando negli anni ’90 del secolo scorso venne timidamente introdotta la modalità self service alle pompe di benzina, il risparmio era risibile: dieci, massimo venti lire al litro. Insomma con cinquanta litri di pieno se ti andava bene risparmiavi l’equivalente di 50 centesimi attuali, e uno poteva anche chiedersi chi glielo faceva fare ad alzarsi e sporcarsi le mani.

I tempi cambiano, e adesso possiamo affermare che il default è la pompa self service, tanto che i distributori indicano sempre più spesso quanto costa in più il rifornimento servito: ho visto anche 20 centesimi in più al litro, che è ben più del 10% del costo della benzina. Ma ho come il sospetto che la cosa non funzioni più così bene per i benzinai… o almeno credo che sia così vedendo promozioni come questa di Eni che “regala” una gommina di Cars 3 a chi fa “almeno 30 euro al Più Servito”. Mah.

Se loro lo scrivono è perché voi lo leggete

Se non ho capito male, parecchi quotidiani hanno raccontato con dovizia di particolari lo stupro avvenuto qualche giorno fa a Rimini. Almeno questo è quanto ho intuito leggendo non so quanti commenti su Facebook. No, meglio specificare: leggendo l’incipit di non so quanti commenti su Facebook, compresi quelli dell’assessora di Venaria che ha proposto la castrazione fisica contro di loro.

Tanto per chiarire: ho letto dello stupro e ho letto dell’arresto dei perpetratori. Non è che io voglia evitare certi tipi di notizie. Semplicemente, non trovo nulla di utile nel sapere certi particolari, che non cambiano per nulla la mia considerazione dell’avvenuto. Ma capisco perfettamente perché certa stampa li sbatte nero su bianco: perché tanta, troppa gente, ama leggere queste cose, giusto per potersi indignare sulla tastiera. Ecco: se a diffondere e commentare quelle notizie non ci fosse praticamente nessuno, buona parte dei ricavi pubblicitari legati alla visualizzazione sparirebbe, e magari questi comincerebbero a scrivere di qualcos’altro.

(non è un caso che non ci siano link in questo post, e nemmeno nomi :-) )

cattocomunismo

Ci sono solo due quotidiani che oggi aprono con la denuncia di MSF contro i governi che pagano la Libia perché incarceri i migranti: il manifesto e Avvenire.

Statistiche del sito per agosto 2017

Agosto, blog mio non ti conosco. E invece, rispetto a luglio, c’è stata una crescita. I visitatori unici sono stati 23.090 (massimo da marzo), le visite 42.521 e le pagine 88.745 (massimo da maggio). Merito degli stupri? La top 5 è infatti

  1. Stupri di serie A e di serie B: 2276 visite
  2. asseriamo Cazzate: 696 visite
  3. Codice 1000: 674 visite
  4. La leggerezza dei quotidiani: 593 visite
  5. Quizzino della domenica: gemelli diversi: 518 visite

(con altri quattro post che hanno tra le 488 e le 498 visite)

Il solito telem032.txt ha stavolta avuto 277 hit :-)

esigenze

La mia biblioteca di zona mi manda una mail per farmi sapere che dal 18 settembre le biblioteche civiche cambieranno gli orari «una maggiore uniformità di servizio e una migliore rispondenza alle esigenze dei cittadini.» Dev’essere per questo che l’orario di apertura si ridurrà, seppur di poco: le mie esigenze non sono poi così tante…

(leggo anche che «I nuovi orari intendono inoltre privilegiare l’apertura delle biblioteche nella fascia oraria pomeridiana, soprattutto nei giorni di venerdì e sabato caratterizzati da una maggiore affluenza di pubblico». A dire il vero la mia biblioteca continuerà a essere aperta il venerdì fino alle 19, mentre il sabato chiuderà alle 14:30 anziché alle 15. Siamo diversamente sabatisti)

il nostro ministro degli Esteri

Come avrete letto sui giornali, il nostro ministro degli Esteri Marco Minniti è andato a Bengasi a parlare con il generale Khalifa Haftar, quello insomma che controlla la maggior parte della Libia (diciamo Cirenaica e Fezzan, sulla Tripolitania probabilmente c’è un po’ più di gente sotto il governo ufficiale ma non è detto). Come? Minniti non è il ministro degli Esteri? E chi è allora? Mogherini? Gentiloni? No, sono stati promossi entrambi. Mi sa che il posto sia vacante :-)

A parte le battute, potrebbe anche avere senso non mandare il ministro degli Esteri a parlare con il capo di una milizia non riconosciuta formalmente dalla comunità internazionale. Minniti è noto per essere un poliziotto dentro, e quindi probabilmente ha parecchi punti di contatto con Haftar; il tenere il piede in due scarpe è una costante caratteristica della politica estera italiana, e una semilegittimazione come questa – pur richiedendo un equilibrio perfetto – può aiutare la nostra Realpolitik più dei colloqui a livello di servizi segreti che pur ci sono stati. Anche i tempi sono perfetti: l’offensiva macroniana di luglio sembra essere naufragata, e possiamo provare a riprenderci la nostra storica influenza. Ma posso comunque dire che la cosa è buffa?

Ultracrepidari di tutto il mondo, stattevene alla casa!

Licia spiega sul suo blog il significato del termine ultracrepidarian, che stranamente non è presente sul Merriam-Webster come voce a sé ma solo in una rubrica. L’ultracrepidario è la persona che esprime opinioni su qualunque cosa, specialmente quelle che non conosce: è un conio moderno – ma appare per la prima volta nel lessico inglese quasi due secoli fa! – dal latino ultra crepidam, “più in là della scarpa”, come da aneddoto raccontato da Plinio il Vecchio sul calzolaio che corresse Apelle sulla forma di una scarpa che questi aveva dipinto, ma che fu fermato dal pittore quando fece un’osservazione sulla forma del ginocchio, con la lapidaria frase “non giudicare oltre la scarpa”.

Credo che userò spesso questa parola :-)