Folle di scienza

Mi segnalano questo evento a Strambino, il 20 e 21 ottobre. Cito dalla pagina Facebook: «50 partecipanti. Due giorni intensivi di formazione, discussione, lavoro e buone mangiate, per provare a immaginarsi il futuro prossimo della comunicazione della scienza. […] La partecipazione è gratuita. L’organizzazione, inoltre, copre le spese relative ai pasti e ai trasferimenti in navetta dall’albergo principale alla sede dell’incontro.»

Strambino è tra Torino e Ivrea, un posto raggiungibile abbastanza facilmente dal nord-ovest (persino in treno, sempre che la Canavesana Chivasso-Aosta funzioni)… e poi la domenica c’è anche la festa del paese :)

_T-Minus_ (fumetto)

Questo fumetto (Jim Ottaviani, T-Minus : La conquista della Luna [T-Minus : The Race to the Moon], Le Scienze 2017 [2009], pag. 128, € 9,90, trad. Stefano Visinoni) racconta la storia della conquista della Luna (l’ora T: le varie date sono misurate come in un conto alla rovescia) con la corsa parallela russa e americana. L’accenno, più che agli astronauti, è posto sulle persone che sono state a capo dei rispettivi programmi, Sergej Korolëv da una parte e Max Faget e Caldwell C. Johnson dall’altra. La storia è interessante soprattutto per il lato russo che come sempre è meno noto, ma mi ha lasciato un po’ deluso: il tratto dei disegnatori Zander e Kevin Cannon è poco incisivo, e la scelta (italiana?) di un lettering diverso quando parlano i russi, con “a” ed “e” minuscole e И al posto di “N” diventa presto stancante. Niente da eccepire invece sulla traduzione di Stefano Visinoni.

Un asteroide ci seppellirà

Lo spot del Buondì Motta, con la bambina che recita una mielosa formula pubblicitaria e la sua mamma che la prende in giro e viene “punita” da un asteroide a forma di Buondì che l’annienta (vedetevi Artribune oppure Livecode se non ne avevate sentito parlare) sembra avere sbancato le discussioni in rete, superando persino gli sbarchi di migranti economici e no, e i pipponi su settembre = vero inizio dell’anno.

Mi chiedo solo come sia stato possibile arrivare a questo livello di odio per uno spot. L’avverarsi alla lettera di un’iperbole è una tecnica vecchissima, e non è che si possa sempre diventare dei Babbo Natale…

(una cosa che io non avrei invece voluto sapere è l’esistenza dei gruppi Facebook di mamme-pancine)

_La fisica del nulla_ (libro)

Una volta era facile parlare del nulla. Beh, no: una volta non si pensava che potesse esserci “il nulla”, proprio come non aveva senso parlare del numero zero. Ancora Cartesio non ammetteva l’esistenza del vuoto, e se ci pensate l’etere serviva allo stesso scopo nella meccanica newtoniana, la prima delle teorie fisiche trattate in questo libro (James Owen Weatherall, La fisica del nulla : La strana storia dello spazio vuoto [Void. The Strange Physics of Nothing], Bollati Boringhieri 2017 [2016], pag. 186, € 22, ISBN 978-88-339-2864-7, trad. Andrea Migliori); le altre sono l’elettromagnetismo classico, la relatività generale e la meccanica quantistica. Più che al significato fisico del concetto di vuoto (o se preferite del nulla), però, a Weatherall interessa mostrare le sue implicazioni filosofiche; s interessante la lettura che lui fa della diatriba tra Leibniz – che sicuramente il calcolo infinitesimale lo vedeva anche filosoficamente – e Newton, che oggettivamente io credevo meno interessato a tali speculazioni; sicuramente peculiari sono poi le sue interpretazioni della fisica quantistica – ma anche lì possiamo dire che ogni fisico ha le sue idee. Quello che si scopre è che il vuoto è diventato man mano sempre più “pieno”, nel senso di avere una certa struttura (o tante possibili strutture come nel caso delle equazioni della relatività, per non parlare della meccanica quantistica). Nel complesso un bel testo anche se non semplicissimo, aiutato dalla buona traduzione di Andrea Migliori.

_Nets, Puzzles, and Postmen_ (libro)

La teoria dei grafi è un campo abbastanza negletto nella cosiddetta “matematica per il grande pubblico”. A parte i ponti di Königsberg e il problema “acqua luce e gas”, non se ne parla molto, un po’ per la complessità della materia – basti pensare che il teorema dei quattro colori è stato risolto solo con il computer – non si trova molto materiale in giro. Ecco dunque l’utilità di questo libro (Peter M. Higgins, Nets, Puzzles and Postmen, Oxford University Press 2009, pag. 247, $24.95, ISBN 9780199218431), che permette ai lettori che non si lasciano spaventare dal trovarsi un po’ di conti (soprattutto nell’ultimo capitolo, che è una specie di appendice) una panoramica dei temi e metodi in questo campo, e i legami con altri campi apparentemente diversi. Lo stile è chiaro, e i più avventurosi possono provare a cimentarsi con i problemi sparsi nel testo e risolti nelle ultime pagine. Ma anche senza mettersi così in gioco è davvero bello scoprire come da un lato ci sono risultati a prima vista ostici che si possono dimostrare facendo poco più di qualche conto banale, e dall’altra che risultati apparentemente banali sono ancora al di fuori delle nostre capacità.

_La scienza in valigia_ (libro)

Mettiamola così. Quando si va in vacanza, è improbabile che uno si metta a guardare tutto con l’occhio di uno scienziato. E va anche bene così: la vacanza deve servire per staccare dalla routine. Ma per chi scienziato non è, può risultare invece divertente scoprire alcune curiosità del nostro pianeta, visto sotto la luce di chi cerca un posto diverso. Ecco qual è il taglio di questo libro (Jacopo Pasotti, La scienza in valigia, Codice Edizioni 2016, pag. 205, € 18, ISBN 9788875786014): Pasotti non si è messo a scrivere un trattato scientifico, ma si è proposto di raccogliere tante curiosità, dai posti con le temperature estreme e quelli con la maggiore biodiversità, oltre che raccontare per esempio come fa un aeroplano a muoversi in mezzo all’aria. Il libro ha anche un taglio ecologico, e ci racconta dell’impronta antropica che abbiamo in qualità di turisti; un’altra cosa da tenere a mente quando ci muoviamo, anche se spesso facciamo finta di nulla.

Gli “algoritmi umani” di Facebook

Mi è capitato solo ieri di leggere questo post di Arianna Ciccone che fa un po’ di considerazioni sull’aumento dei ban temporanei su Facebook: sempre più persone si trovano impossibilitate a postare per uno o più giorni perché un loro post è stato segnalato come non consono agli standard della piattaforma. Valigia blu ha raccontato che queste segnalazioni non vengono gestite da chissà quali algoritmi di intelligenza artificiale, ma da persone nel nostro caso italiofone – non necessariamente italiane, e sicuramente non di stanza in Italia – di aziende a cui viene subappaltato lo sporco lavoro di decidere in pochi secondi se quanto postato è effettivamente “punibile”. Le virgolette servono a ricordare che Facebook non è un servizio pubblico e può sempre fare quello che vuole. Arianna si chiede se Facebook abbia avuto il caldo consiglio di picchiare più duro sui discorsi d’odio più o meno diretti, oltre a non concordare con me sulla frase “Facebook può fare quello che vuole”, ma questo è comprensibile: come probabilmente sapete io non sono molto interessato a far conoscere il mio pensiero tanto al di là dei miei ventun lettori e quindi posso fregarmene, mentre per tanta altra gente usarlo diventa necessario. Ma questo non è poi così importante. Quello di cui invece vorrei parlare è la gestione delle segnalazioni.

Mentre per una tetta al vento è possibile immaginare che un algoritmo selezioni l’immagine e la mandi direttamente alla squadra di controllori, per i messaggi d’odio le cose funzionano ancora come una volta: quando un numero sufficiente di persone segnala un post, questo viene controllato. Il sistema funziona abbastanza bene in condizioni normali: ma non appena una persona o una pagina diventano abbastanza note è molto facile recuperare un gruppo di persone che segnali apposta un post normale che a loro non piaccia, sperando che nella fretta venga cancellato e magari il suo autore venga bloccato. Bene. Quello che mi chiedo è se non sia possibile (con i famosi mezzi algoritmici, o se preferite con i BigData di cui ci si riempie tanto la bocca) accorgersi come prima cosa delle segnalazioni di gruppo, e poi dare pesi negativi alle segnalazioni che corrispondono a post ritenuti buoni in prima o in seconda battuta. Questo sì che sarebbe un uso interessante, e probabilmente semplificherebbe anche la vita ai poveri censori a contratto…