Tanto per essere chiari: io non avevo mai visto nessuno dei quattro film precedenti, a partire dall’originale Jurassic Park coi due sequel per arrivare al reboot. Ma se leggete le mie notiziole sapete che non sono un tipo da cinema. Nulla di male: ho abbastanza conoscenze contestuali da non perdermi se con la famiglia me ne vado a vedere l’ultima puntata almeno per il momento della saga (sito ufficiale – scheda su FilmUp). Il problema è un altro. Se vi piacciono i film con un po’ di scene violente e tanti esseri meccanici in giro questo va benone. Però io sono dispostissimo ad accettare una suspension of disbelief (in pratica, che ci siano i dinosauri) se poi il resto della storia segue logicamente dall’ipotesi irreale. Ma già nei primi minuti uno si chiede perché bisogna recuperare i dinosauri dall’isola se tanto li si può clonare senza problemi. Qui la risposta ci sarebbe anche, ma parte dal principio che noi spettatori siamo furbi e i protagonisti degli imbecilli, il che non è una grande idea a meno che non si parli di un film comico… Insomma, due ore (abbondanti) sprecate.
Link tax e controllo copyright
Quando ieri durante l’Internet Day 2018 Luigi Di Maio ha parlato di voler proporre il diritto ad Internet, con mezz’ora di connessione gratuita al giorno, è riuscito con rara maestria a rendere irrilevante l’altra sua affermazione, quella che era davvero importante e che riguarda un tema caldo di cui in Italia si parla ancora poco: la possibile introduzione della cosiddetta link tax e del controllo preventivo degli upload.
Facciamo un passo indietro. La scorsa settimana la Commissione giuridica del Parlamento Europeo ha esaminato una serie di modifiche al testo della direttiva Digital Single Market che ora andrà al voto dell’Europarlamento. In questo frangente è stato scelto di approvare alcuni emendamenti – in linguaggio burocratico, si è preparato un testo di compromesso rispetto a quanto le varie lobby hanno proposto per bocca dei parlamentari – che renderanno più difficile, anziché più semplice, condividere materiale. Gli articoli relativi sono l’11 e il 13. Nel primo, viene introdotto il divieto di aggregare piccole porzioni di testo relative alle notizie prodotte dai media – porzioni che naturalmente hanno un collegamento al testo completo nel sito originale – senza un previo pagamento al sito originario; il termine tecnico è “ancillary copyright”, ma tutti la chiamano Google tax. Il secondo articolo, invece, inverte invece l’onere della prova e obbliga i siti che ricevono materiale da parte degli utenti di verificare preventivamente che esso non sia sotto copyright, mentre ora sono solo tenuti a eliminarlo dietro notifica degli aventi diritto.
A prima vista forse non si direbbe che ci sia nulla di male, anzi si afferma un sacrosanto diritto. Guardiamo però più attentamente quali possono essere le conseguenze pratiche. Per la link tax si fa molto in fretta, perché essa è già stata implementata in due nazioni europee, Germania nel 2013 e Spagna nel 2014. Risultato? In Germania la tassa la pagano (forse) i piccoli provider ma i media più importanti hanno dato a Google una licenza gratuita; in Spagna Google aveva semplicemente deciso di eliminare la sezione news (anche se a onor del vero io le vedo, ma non so che succede da un computer posizionato in Spagna). Trovate qualcosa in più raccontato qui. Per il controllo preventivo del copyright, il testo attuale – che potete vedere espanso in questo “semplice” diagramma di flusso – ha una serie di clausole di salvaguardia, come quella per l’uso non commerciale e la “clausola Wikipedia” che fanno capire come il principio degli Online Content Sharing Service Provider non sia poi così limpido da capire al volo chi è il buono e chi il cattivo.
Per come la vedo io, l’ancillary copyright va contro il diritto di citazione. Se le notizie appaiono davvero interessanti, qualche riga non è sufficiente e il lettore è portato a cliccare e andare sul sito originale, che a questo punto potrà guadagnare accessi e pubblicità: quindi chi fa le cose bene non stava perdendo nulla, e ora rischierà un calo di accessi non eccezionale (valutabile tra l’1 e il 2%) ma comunque nemmeno trascurabile, anche perché per Google quello delle news non è certo il servizio da cui ricava più soldi. Sull’articolo 13 potete scegliere i vostri benchmark leggendo quanto scrivono i guru di Internet da un lato e il presidente dei discografici italiani dall’altra (ma abbiamo anche il presidente di Confindustria Cultura e quello dell’associazione editori citati nell’articolo di Repubblica su in cima). Nel mio piccolo noto una cosa: ogni settimana o giù di lì il mio alert di Google mi segnala la presenza di copie piratate dei miei libri, e non credo proprio che la promulgazione di questa direttiva cambierà le carte in tavola. In pratica, i piccoli creatori di contenuti continueranno a non essere tutelati mentre i grandi non dovranno nemmeno più fare la fatica di specificare esattamente le violazioni di copyright nei loro confronti, limitandosi a una segnalazione generica “tanto qualcosa lo trovate sicuramente”. Un risultato favoloso, come vedete: aggiungiamo il fatto che un’altra commissione UE aveva preparato da un anno un testo molto più equilibrato ma è stata allegramente bypassata da quella dei giuristi. Bel mondo, vero?
PS: leggere cosa scrive chi è favorevole alla formulazione è sempre molto istruttivo, perché dimostrano che la loro preoccupazione non è rispettare i diritti dei detentori di copyright – cosa su cui concordiamo tutti – ma ottenere più soldi a ogni costo.
“You are now verified on Google”
Domenica sera non sapevo che fare, ho fatto una riceca sul mio nome-e-cognome, e poi ho cliccato su una scritta in grigino che diceva più o meno “sei tu?”. Sono arrivato a un modulo (disponibile in varie lingue, ma non in taliano”, gli ho mostrato che effettivamente editavo le pagine di Maurizio Codogno, ho inviato una brutta foto di me con in mano la mia patente, e lunedì sera mi è arrivata una mail dai signori Google Search Team che dice appunto che sono verificato.
A che serve tutto questo? Assolutamente a nulla. Cito: «If accepted, your suggested edits will be added to the Knowledge Graph, where they will help Google return richer information and more meaningful results to users’ queries.» Insomma, se mi venisse voglia di dare loro altre informazioni e queste informazioni piacessero loro se le terrebbero in pancia. Ma anche no.
_Ritorno al Giurassico_ (mostra)

Domenica siamo andati con i bambini a vedere la mostra Ritorno al Giurassico alla cascina CentroParco del parco Nord. La mostra è piccina, ma le animatrici erano molto brave e il duo ha apprezzato molto ed è stato attento, il che è sicuramente molto positivo e apprezzabile. Detto questo, però, ci sono dei margini di miglioramento nella gestione pratica. Non è infatti possibile pagare con bancomat ma solo in contanti, e soprattutto non c’è wifi e quindi chi vuole scaricare l’app si trova un download di 198 MB che può dare un duro colpo al proprio piano dati. Tra l’altro ci è stato detto che l’app avrebbe anche funzionato – leggasi mostrato le immagini di realtà aumntata – con i gadget che ci hanno dato alla fine, ma non c’è stato verso almeno con il mio Sony. Peccato.
strana targa
Ieri sera ho visto parcheggiata una vecchissima Alfa Romeo 1300 decappottabile, che ha suscitato la meraviglia di Cecilia che era con me, meraviglia ancora accresciuta dal sapere che la macchina probabilmente era più vecchia del sottoscritto.
Quello che ha meravigliato me è la targa. Come vedete, i caratteri della targa sono quelli attuali per le targhe squadrate e non lunghe (ZA nnn ll), ma il suo formato è quello d’epoca, che i più vecchi tra i miei ventun lettori dovrebbero ancora ricordare. Qualcuno sa se la Motorizzazione Civile prevede la possibilità di fare targhe così per auto d’epoca?
ballottaggi
Il risultato dei ballottaggi è abbastanza chiaro. Lasciando da parte i posti dove il ballottaggio era solo una formalità, c’erano tre possibilità: centrosinistra-centrodestra, M5S-centrosinistra
centrodestra-M5S. Nel primo caso gli elettori M5S hanno votato centrodestra, nel secondo caso gli elettori del centrodestra hanno votato M5S, nel terzo caso gli elettori del centrosinistra non sono andati a votare.
Questo significa che il governo attuale (Lega con M5S a fianco come utile idiota) rappresenta effettivamente la volontà popolare e quindi è il migliore dei governi possibili.
Quizzino della domenica: quanto vale l’area?
Nel disegno qui sotto vedete un quadrato di lato unitario in cui è stata disegnata una diagonale e un segmento che unisce un vertice alla metà del lato opposto (e che quindi è lungo (&sqrt;5)/2), come ci insegna il teorema di Pitagora). Quanto vale l’area del triangolo colorato?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p323.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema di Ed Southall.)
_Breve storia dell’infinito_ (libro)
Ho letto per la prima volta questo libro (Paolo Zellini, Breve storia dell’infinito, Adelphi 1980, pag. 257, € 20, ISBN 9788845909481, link Amazon) più di trent’anni fa, dopo avere seguito qualche lezione di teoria della complessità tenuta da Zellini all’università di Pisa. Risultato: non ci ho capito nulla. Ora, dopo trent’anni, l’ho ripreso in mano e finalmente ho capito qualcosa: non tutto, perché il testo è davvero pesante e le mie conoscenze di filosofia sono ridotte, ma abbastanza per riuscire a seguire il filo del discorso. Le parti migliori sono a mio parere quella iniziale sul concetto di apeiron tra i greci e quella finale che mostra come il “paradiso di Cantor”, con l’attualizzazione dell’infinito, è meno sicura di quanto si legge nei vari testi divulgativi e no. Insomma, non è il testo migliore per comprendere come l’infinito viene trattato in matematica a meno che non si abbia già un’idea oppure si abbiano ottime basi di filosofia.

