Automatismi non così precisi

Come sapete, a luglio mi si è staccata la retina e sono stato operato. Ho scritto così all’Avis per segnalare la cosa e sapere se sarei stato sospeso definitivamente come donatore di sangue; la risposta è stata “una volta era così, ma adesso le cose sono cambiate: a un anno dall’operazione le faremo una visita accurata e se non ci saranno problemi potrà tornare a donare”. Tutto bene.

A inizio dicembre mi arriva la mail automatica per ricordarmi che era passato il tempo previsto dall’ultima donazione e che quindi potevo farmi salassare. Vabbè, mi dico, quelle mail arrivano automaticamente contando il tempo passato. Però ieri me ne è arrivata un’altra, tipo quando non rinnovi un abbonamento a una rivista, dove mi si scrive «Non avendo ancora rilevato la Sua presentazione al nostro punto di raccolta, mi permetto di rinnovarLe l’invito nella speranza che possa essere accolto in tempi brevi, dato il difficile periodo nel reperimento di unità di sangue per gli ammalati».

Ora, è chiaro che c’è qualche errore nelle procedure automatiche che non verificano che io sia al momento sospeso dalle donazioni; ma se guardiamo la cosa da un punto di vista social, un reminder di questo tipo non è esattamente quello che ci si aspetterebbe per fidelizzare il donatore, che potrebbe non essersi recato al centro trasfusionale per mille validi motivi diversi. Mi sa che abbiano bisogno di qualche esperto del campo 🙂

(Poi lo so che Natale non è il giorno più adatto per questo tipo di messaggi, ma dopo aver smaltito il cenone provate ad andare a donare il sangue anche per me!)

PagoPA

Stamattina devo andare a fare la visita di controllo all’occhio. Ero tutto felice perché avevo scoperto si può pagare il ticket online: entro nel sito e non trovo più nulla. Mentre eroin attesa al numero non-verde-da-telefonino per le prenotazioni, mi è venuto in mente che il fatto che non ci siano prenotazioni non significa molto: ho fatto una ricerca avanzata per ospedale e finalmente ho trovato la mia ricetta. Sono 51 euro … più 1,50 di spese di gestione, perché lo Stato non vuole perderci soldi (e aggiungo io non ha nessuna voglia di fare accordi con le società gestrici di carte di credito). Essendo io tignoso, andrò un po’ prima e pagherò allo sportello (i robi automatici non hanno mai funzionato).

In realtà avrei potuto usare satispay… peccato che il mio budget fosse 50 euro. Avrei dovuto tentare il pagamento domenica sera, così avrei potuto alzare il budget 🙁

costi – benefici – Toninelli

Leggendo l’analisi costi-benefici per il Terzo Valico, almeno secondo quanto riportato da Repubblica, mi sono accorto di una cosa. Toninelli spiega che i costi supererebbero i benefici per 1 miliardo e 576 milioni, compresi «per esempio i minori ricavi dei concessionari autostradali oppure 905 milioni di euro di accise sulla benzina che non verrebbero incassate dallo Stato per via del cambio modale da strada a ferrovia». Evidentemente, quei costi sono misurabili, mentre il vantaggio di avere meno camion sulle strade no e quindi non sono valide, o almeno non sono state esplicitate dal ministro. Ma attenzione! «Il totale dei costi del recesso ammonterebbe a circa 1 miliardo e 200 milioni di euro di soldi pubblici. Di conseguenza il Terzo Valico non può che andare avanti.» Non mi è ben chiaro come sono stati fatti i conti: probabilmente sono stati inseriti anche il «miliardo e mezzo già speso, per lavori già eseguiti, che non è contemplato nell’analisi giuridica, ma che a quel punto sarebbe speso per nulla.» Peccato che quei soldi siano comunque stati spesi, e quindi non possono entrare nel conto perché non verrebbero comunque ricuperati.

Insomma, se si leggono i numeri nudi e crudi bisognerebbe fermare l’opera, ma Toninelli dice di no, che si farà, pur con l’arrampicata sugli specchi “ma allora i binari devono arrivare fino al porto” (mah, sul sito lo dicono già, ma d’altra parte credo che i binari ci siano già). Qualcuno sa spiegarmi se non ha capito nulla lui, non ho capito nulla io oppure è giusto un po’ di fumo negli occhi?

Poi dite che uno sceglie Amazon

L’altra settimana abbiamo deciso che la nostra vecchia macchina per il caffè ormai aveva tirato gli ultimi, e così ne abbiamo cercato una nuova. Guardando in giro ne ho trovata una sulle offerte online di Unieuro con un bello sconto (Anna ha detto “per forza, è bruttissima!”, ma quella è un’altra storia). Il sito la dava anche “disponibile”. Così domenica sera ho fatto l’ordine, indicando di volerla ritirare in negozio. Ricapitoliamo: prodotto in offerta e disponibile, quindi si suppone che a magazzino ci fossero: consegna in negozio, quindi sfruttando la logistica già pronta. Risultato: lunedì pomeriggio ci dicono che la mail è stata ricevuta correttamente, martedì pomeriggio che l’ordine è stato preso in carico, venerdì pomeriggio (era sant’Ambrogio, ma a quanto pare la cosa era irrilevante) che era arrivato in negozio. A parte questa storia che tutte le mail sono spedite dopo le 17:30 (prima si faranno altri lavori…) forse c’è qualcosa che non funziona nella logistica interna. Vogliamo parlarne?

Amazon e le spedizioni: presa per i fondelli?

Qualche giorno fa ho comprato un lettore MP3 per la palestra, visto che quello che ho usato in questi anni sembra essersi scassato (non riesco più a schiacciare la plastichina per farlo partire e fermare, si direbbe che le connessioni interne si siano spostate). No, non uso il telefonino per queste cose. Vabbè, scelgo un coso da 28,99 euro: a questo punto mi manca un centesimo per arrivare alla spedizione gratuita. Che faccio? Prendo una biro multicolore per la mia collezione. Quelle che ho scelto sono indicate come “prodotto plus”, con tanto di spiegazione «Il Programma Plus consente ad Amazon di offrire migliaia di prodotti a basso prezzo che sarebbe troppo costoso spedire singolarmente. Questi prodotti vengono spediti con ordini uguali o superiori a EUR 19,00.» Nulla di male. Ieri mattina mi arriva il messaggio “ah, per fare più in fretta ti mandiamo la penna da sola”. Non trovate ci sia qualcosa che non funzioni?

(vabbè, poi ieri sono partiti con la promozione http://www.amazon.it/ricevigratis – secondo me vogliono vedere se ridurre il casino sotto Natale)

Fatture elettroniche

Occhei, Anna è una libera professionista e quindi che esistano le fatture elettroniche lo so (come so che all’atto pratico è praticamente impossibile gestirsele da soli e quindi è nata una simpatica nicchia di aziende che vendono abbonamenti per il loro software che interagisce con l’AdE). Però mi ha lasciato abbastanza perplesso scoprire che il Garante per la privacy ha avvertito l’AdE ai sensi del GDPR che il sistema da essa preparato non garantisce la “privacy per design” come richiesto: tradotto in italiano, è stato mal progettato e quindi inerentemente poco sicuro.

Giusto per essere chiari: l’attuale governo non c’entra nulla. La valanga è partita già da un pezzo, e comunque sono due anni e mezzo che il GDPR esiste, anche se è entrato in vigore solo a maggio. La patata bollente è però loro e non so cosa penseranno di fare: un ennesimo rinvio? Un decreto attuativo che diminuisca la privacy? (difficile, ma non impossibile con loro). Più che altro mi chiedo perché un sistema di per sé giusto come quello della fatturazione elettronica sia stato implementato così male in ogni senso. Il vero guaio è quello.

Ps: mi stanno già arrivando i primi messaggi di posta elettronica con gli adempimenti che *io* (semplice cittadino) devo fare per acquistare per esempio una copia di un quotidiano online. Sarà un delirio.

Gramellinitudine

Ieri non ho parlato del rapimento di Silvia Romano, perché non avrei sapto cosa dire né riguardo a lei né all’ONG che l’ha mandata in Kenya (da sola?). Non ho nemmeno parlato del Caffè di Gramellini, perché non credo che abbia molto senso discutere di quello che in fin dei conti non è tanto diverso da un blog qualunquista se non per il numero di persone che lo leggono.

Visto che però oggi Gramellini è tornato sul luogo del delitto, posso sprecare anch’io qualche parola. Nella rassegna stampa di stamattina a Radio Popolare Gianmarco Bachi ha esplicitato quello che è anche il mio pensiero: se tu dici che ieri stavi difendendo la giovane e nessuno ti ha capito – ma neppure al Corriere, se sono stati costretti a ingaggiare il terzista per antonomasia quale è Pigi Battista per un controcanto – allora hai un problema di comunicazione. E la cosa è davvero grave: saranno quarant’anni che tu fai il giornalista, e le parole dovresti saperle usare. Per completezza, ecco qua le ultime righe del suo Caffè di ieri, quelle che non sarebbero state lette dalle “centinaia di gabbiani da tastiera”:

Silvia Romano non ruba, non picchia, non spaccia. Non appartiene alla tribù dei lamentosi e tantomeno a quella degli sdraiati. La sua unica colpa è di essere entusiasta e sognatrice. A suo modo, voleva aiutarli a casa loro. Chi in queste ore sul web la chiama «frustrata», «oca giuliva» e «disturbata mentale» non sta insultando lei, ma il fantasma della propria giovinezza.

Ragazzi, è un trucco retorico vecchio come il cucco. Stai formalmente difendendola, dicendo che la vera colpa è nostra che rimpiangiamo la nostra giovinezza, ma in realtà insinui il dubbio che un po’ “oca giuliva” lo sia davvero. Controprova: i miei ventun lettori sono tipicamente un po’ più giovani del pubblico medio del Corriere, ma non proprio teneri virgulti. Avete rimpianti per non essere andati voi da giovani in missione? Il problema insomma non è tanto l’incapacità di pensare figlia dei socialcosi, quanto l’incapacità di scrivere in modo che anche i socialcosisti capiscano, tipo con l’altro trucco retorico vecchio come il cucco di scrivere tutto il testo contro la cooperante e terminare con “O no?”. Prima di parlare di “dittatura dell’impulso”, insomma, forse Gramellini dovrebbe provare a ripensare a come ha scritto il pezzetto di ieri. “Cosa” ha scritto è una sua scelta che io non sindaco, ma sul come se ne può parlare eccome.

Donazione volontaria obbligatoria

Io sono un donatore di sangue (attualmente sospeso causa distacco retina, ma magari la prossima estate potrò riprendere). Credo che sia una delle pochissime cose, assieme al sesso anagrafico, che ho in comune con Matteo Salvini; poi non so se lui prima di fare le sue fotografatissime donazioni consegni un foglio in cui ingiunge di non dare i suoi globuli rossi a qualche negher-o-assimilato.

A parte le battute, l’idea di obbligare gli studenti (maggiorenni, quindi nemmeno tanti) a donare il sangue è una cosa che mi fa rabbrividire. Capisco che dulce et decor est pro patria sanguinem dare, ma un obbligo imposto è il modo migliore per far sì che questi ragazzi in futuro staranno ben lontani dalle autoemoteche.

Ma probabilmente sono io che come al solito non ho capito. A Salvini non gliene frega un tubo della cosa, gli basta avere avuto anche ieri i titoloni sui giornali.