ladri di caschi di biciclette

Ieri mattina scendo in terribile ritardo per portare i bimbi a scuola e poi andare in ufficio. Vado a prendere la mia bici e noto che il casco della bicicletta di Cecilia è sul portapacchi della bici di Anna. Controllo e vedo che manca il caso di Jacopo. Tolgo l’archetto dalla mia bici e scappo. Arrivato in ufficio, faccio per togliere il casco e mi accorgo di non essermelo messo. (Questo non è poi così strano: io non penso al casco, lo lascio semplicemente attaccato alla bici in modo tale che debba per forza prenderlo quando pedalo. Poi ho una fascia per capelli che comunque stringe il cranio).

Visto che mercoledì non ho usato la bici causa pioggia nel pomeriggio, qualcuno ha deciso di rubare – o se preferite prendersi – due caschi tra martedì sera e giovedì mattina. Cosa se ne faccia uno di un casco da bicicletta usato non lo so proprio.

Le tribolazioni di un paziente in clinica

Come ricorderete, ieri avevo la visita finale di controllo postoperatorio dopo il distacco della retina. Per i curiosi, va tutto come doveva andare: la miopia si è stabilizzata a -4.5 sferiche senza astigmatismo, con cui arrivo a 10 decimi “dopo post-processing”. In parole povere: ho indovinato al primo colpo tutte e quattro le lettere della riga 10/10, ma per ciascuna di esse mi ci sono voluti cinque secondi perché il cervello desse un senso alla macchia colorata che vedevo.

Il problema è stato arrivarci, alla visita. Non tanto giungere sul posto: ero lì con quasi mezz’ora di anticipo. Peccato che al Regina Elena ci siano due (2) casse per prenotazioni e pagamenti: avevo dodici persone davanti e in dieci minuti ne sono passate due. A quel punto mi sono alzato, sono uscito, ho percorso duecento metri, sono entrato in Mangiagalli dove c’è un bellissimo Punto Giallo automatico; inserisco la mia tessera sanitaria, seleziono la ricetta, avvicino il bancomat contactless, mi esce la ricevuta, e me ne torno tranquillo al “mio” ospedale. Quando mi avevano telefonato per anticipare l’appuntamento mi era stato detto che la visita sarebbe stata al primo piano lì, e non dove indicato nel foglio: nulla di male. Salgo al primo piano, vedo una porta “controllo oculistico”, aspetto che arrivi un’infermiera, chiedo. Guarda i miei fogli, mi apostrofa malamente e mi dice che devo andare a pian terreno, dove ero andato in effetti due mesi fa. Scendo, nuova infermiera che mi dice “no, qui il dottore non c’è di sicuro”. Passo all’accettazione, sanno che in effetti erano state anticipate alcune visite, ma mi dicono che quella che ho in mano deve essere una ricevuta vecchia, perché c’è una prestazione che non c’entra nulla. Io replico “l’ho fatta un quarto d’ora fa, sulla tessera c’era solo quella, non è che possa fare altro” al che commentano “boh, però quando ha finito torni qui”. Risalgo al primo piano, l’infermiera di prima mi dice “doveva dirmelo che era per il dottor XX!” (“mica me l’ha chiesto…”) e mi manda in fondo al corridoio girato l’angolo. Nello studio c’è un altro dottore, che fa “XX dovrebbe essere a operare, aspetti qui un po'”. Dopo un altro quarto d’ora mi stufo, scendo, torno in accettazione. Alla fine una delle infermiere dell’accettazione sale con me, parla con un po’ di gente e conferma: XX sta per arrivare e posso aspettare intanto… al “controllo oculistico” dove ero partito. Nel mentre arriva un’altra coppia spersa, che era persino stata mandata al secondo piano. È poi arrivato prima uno specializzando che ha cominciato la visita, e infine XX.

Dulcis in fundo: XX mi ha confermato che entrambe le prestazioni (quella reale e quella indicata) hanno lo stesso codice e quindi sono equivalenti, quindi non c’è stato nulla da modificare. In compenso ho provato a prenotare per giugno la visita ambulatoriale e mi è stato risposto che giugno non era stato caricato a sistema… però settembre sì. Insomma devo riprovare tra qualche settimana.

Io ieri ero in ferie e non avevo molto da fare, però garantisco che non è stato banale. Forse un po’ più di chiarezza non sarebbe male 🙂

PagoPA

Stamattina devo andare a fare la visita di controllo all’occhio. Ero tutto felice perché avevo scoperto si può pagare il ticket online: entro nel sito e non trovo più nulla. Mentre eroin attesa al numero non-verde-da-telefonino per le prenotazioni, mi è venuto in mente che il fatto che non ci siano prenotazioni non significa molto: ho fatto una ricerca avanzata per ospedale e finalmente ho trovato la mia ricetta. Sono 51 euro … più 1,50 di spese di gestione, perché lo Stato non vuole perderci soldi (e aggiungo io non ha nessuna voglia di fare accordi con le società gestrici di carte di credito). Essendo io tignoso, andrò un po’ prima e pagherò allo sportello (i robi automatici non hanno mai funzionato).

In realtà avrei potuto usare satispay… peccato che il mio budget fosse 50 euro. Avrei dovuto tentare il pagamento domenica sera, così avrei potuto alzare il budget 🙁

scarsa (mia) memoria storica

Oggi ero in giro con Anna, e verso ora di pranzo siamo passati da piazza Fontana che era praticamente bloccata da camionette di polizia e carabinieri. Ci ho messo qualche istante prima di ricordarmi che è il 12 dicembre.

tanto c’è tempo

Io leggo vari libri in parallelo, a seconda di dove mi trovo e cosa ho sottomano. In questo periodo il mio “libro da furbofono”, quello che leggo nei ritagli di tempo, è Patria 1978-2010 di Deaglio. Al momento sono a metà del 1982, un ottavo del totale, e MoonReader Pro mi dice che mi mancano solo 12 ore per terminarlo. Non credo di farcela per il 2018.

I miei libri

Ho cominciato a scrivere libri molto tardi, il che è stata una fregatura – per me, almeno – perché il mercato si stava contraendo. Alla fine però ho accettato l’idea che non sarò mai famoso, ma ho continuato a scrivere perché in fin dei conti mi diverto ancora.

Ieri ho rimesso a posto la mia “pagina dei libri” a https://xmau.com/bipunto/libri.html e ho scoperto che ridendo e scherzando ne ho già scritti undici. Occhei, due magari non contano perché autoprodotti ma tutti gli altri hanno avuto un editore in un modo o nell’altro… Adesso mi tocca solo pensare a qualcosa di diverso da scrivere :-), oltre che naturalmente trovare il tempo per farlo. Ad ogni buon conto, l’anno prossimo un nuovo libro (ufficiale) uscirà, almeno spero!

Sushi Shop

Tipicamente una volta al mese ordiniamo un menu sushi a domicilio. Stante la difficoltà di trovare qualcuno che fa consegne in zona nostra – manco abitassimo chissà dove, siamo tra Maciachini e Niguarda – scegliamo Sushi Shop, nonostante la sua francesità che traspare non solo dalle quantità abnormi di Philadelphia nei maki ma anche dal sito che ogni tanto sbaglia lingua. Vabbè.

Solitamente gli ordini li fa Anna col suo account: oggi però era in aula e così l’ho fatto io con il mio account. Alle 18:30 compilo l’ordine e chiedo la consegna per le 20.45, perché prima rischiamo di non essere a casa. In effetti arriviamo per le 20.30, diamo da mangiare ai novenni… e poi aspettiamo. Alle 21.15 telefono per sapere perché non si è ancora visto l’ordine. Risposta: “Eh, con la pioggia c’è stata tantissima gente che ha chiamato e siamo un po’ in ritardo. Ma il fattorino è uscito 10-15 minuti fa”. Già qui ho cominciato a incazzarmi. Certo, piove, e quindi in tanti avranno fatto un ordine al volo. Ma tu sapevi da due ore che c’era un ordine pronto, e non fai passare avanti gli altri. (Ti dicono che l’ordine può arrivare in un intorno di 15 minuti dall’ora richiesta, ma se parti più di 15 minuti dopo non funzionerà mai). E comunque, anche se ci fossero state le cavallette, tu Sushi Shop hai il mio numero di telefono e la mia email. Mandare un messaggio avvisando del ritardo è il minimo sindacale.

Continuo ad attendere: alle 21.30 (tre quarti d’ora dopo l’orario previsto) finalmente arriva il fattorino. Peccato che in ascensore gli si sia rotto il sacchetto di carta prerogativa del negozio e il sushi box si sia rovesciato per terra. Nuova telefonata, con il titolare che ci ha proposto (a) di reinviare l’ordine (al che gli ho risposto “sì, così mi arriva alle 11”); (b) di farci un buono per il prossimo ordine. Alla mia replica “no, io voglio indietro i soldi” la risposta dopo un po’ è stata “sì, se proprio vuole le rimborsiamo l’ordine, però con gli ordini online ci vogliono tre giorni perché ci arrivino i dati dell’ordine e altri tre per processarlo” e probabilmente qualche scappellamento a destra che non ho sentito, perché gli ho urlato che io mi aspetto quei soldi subito e ho buttato giù il telefono.

Sicuramente Sushi Shop avrà un cliente in meno: posso accettare tante cose ma non un servizio al cliente così pessimo. Sapete consigliarmi qualche altro ristorante che consegni sushi al domicilio?

Aggiornamento (30 novembre) Mi è appena arrivata una mail che afferma
Ci scusiamo per il disguido e come richiesto dal direttore del punto vendita qui sotto la richiesta di storno dell'operazione.

Insomma, ci è voluta davvero una settimana per stornare un’operazione. Viva il digitale.

Decathlon e casse automatiche: niente da fare

Stamattina sono andato al Decathlon di Largo Cairoli a Milano per prendere due guanti da bici, avendone come mi capita spesso perso uno. Presi e salito a pagare, c’era il serpentone in coda anche perché le casse aperte erano solo due, il che ha senso alle 9:30 del mattino di un venerdì. Provo ad andare a pagare sulle casse automatiche: niente da fare. Erano chiuse.

Sbaglio o c’è qualcosa che non va?