Come volevasi dimostrare

Mentre scrivevo il post precedente non sapevo che Matteo Salvini era già pronto a darmi ragione. Ripercorriamo cosa è successo. Ieri ai Giochi del Mediterraneo (competizione che non si fila mai nessuno, nonostante l’Italia agonistica la prenda sempre seriamente e stravinca nel medagliere davanti a Francia e Spagna) la staffetta 4×400 femminile vince l’oro. Piccolo particolare: nessuna delle quattro donne è di Pura Razza Italica Fondamentalmente Bianca Ancorché Non Esattamente WASP. C’è chi posta nei social qualche foto del quartetto, foto che diventano rapidamente virali con gli immancabili commenti da una parte e dall’altra. Stamattina il silenzio assordante dell’italica stampa viene rotto da Repubblica: non che siano interessati all’atletica leggera, ma al pullulare di condivisioni sui social network e soprattutto alle immagini antisalviniane. Solo a questo punto il leader della Lega si sveglia e posta un tweet, di nuovo non tanto per congratularsi con le vincitrici quanto per prendersela con «qualche “benpensante” e rosicone di sinistra». Il tutto scritto con un bello slogan: lui o il suo staff sono molto bravi, e questo non lo si sa da adesso.

Leggiamo però bene il suo testo. Se «il problema è la presenza di centinaia di migliaia di immigrati clandestini che non scappano da nessuna guerra e la guerra ce la portano in casa» se ne deduce che (a) siamo in stato di guerra – ha scritto guerra, non violenza o altro; (b) gli unici immigrati “buoni” sono quelli che sposano un Vero Rappresentante della Pura Razza Italica ecc. ecc. come Grenot o il padre di Chigbolu, oppure figli di operosi lavoratori che hanno accettato di unirsi alla Pura Razza Italica ecc. ecc. come i genitori di Lukudo e Folorunso. Perfetto. L’unica risposta da dare è insomma “cosa sta facendo il governo di cui Matteo Salvini è vicepresidente e ministro dell’Interno per permettere agli operosi lavoratori stranieri di venire a lavorare regolarmente in Italia?” Non cambierà nulla e l’interlocutore rimarrà della sua idea, ma almeno gli resterà il retropensiero che Salvini dice anche cose a cui non crede affatto.

“non leggo da tre anni”

Nella mia bolla Facebook è comparsa questa notizia riguardo alla sottosegretaria ai beni culturali Lucia Borgonzoni, con tutte le battute del caso. Tutto questo non è solo inutile, ma anche deleterio.

Siamo una nazione in cui tre italiani adulti su cinque non leggono libri. Leggere non è visto come un valore: nel migliore dei casi viene considerato un passatempo come un altro, nel peggiore una perdita di tempo. Non è un caso che poi continui con “Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro”, attività che richiedono sì tempo e denaro ma possono sembrare più interessanti per l’elettorato cui la sottosegretaria si rivolge. D’altro canto, leggere non è un fine ma un mezzo: più che farsi a vicenda l’occhiolino dicendo quanto si è bravi, è più utile sfruttare le proprie letture per imparare a controbattere agli slogan con altri slogan. (Di nuovo, entrare nel merito in genere non serve a nulla se c’è un rifiuto aprioristico dall’altra parte) Lo so, sto peccando anch’io con questo post, ma a mia discolpa sono certo che i miei ventun lettori abbiano le competenze necessarie per capire quello che scrivo: il bello di avere un blog di nicchia è questo.

Un’ultima nota: la mia sensazione è che se putacaso la maggioranza degli italiani fossse stata a favore degli sbarchi dei migranti allora Salvini sarebbe il primo a tuonare contro i cattivoni dei libici. Certe frasi sono studiate apposta per guadagnare voti, e mandarle in giro fa solo il loro gioco.

_Il libro bianco dei Beatles_ (ebook)

I Beatles hanno ufficialmente cantato più di duecento canzoni, e si sa più o meno tutto su di esse. Nonostante io abbia una certa qual cultura sul tema, in questo libro (Franco Zanetti, Il libro bianco dei Beatles, Giunti 2015, pag. 420, € 9,99, ISBN 9788809801691, link Amazon) ho trovato tante notizie e pettegolezzi che non conoscevo. La struttura è semplice: a ciascun brano, scritto da loro oppure cover, è associata una scheda con i dati di prima pubblicazione in UK, USA e Italia, chi ha suonato quali strumenti e un racconto sulla genesi e composizione del brano. Certo, un beatlesiano è molto più interessato a queste informazioni, ma ritengo che anche chi non è così appassionato possa apprezzare il libro, scegliendo le canzoni preferite. C’è comunque qualche refuso, come indicare spesso il 1963 come data di uscita di Meet the Beatles e parlare di sopratonica anziché di sopradominante nella scheda su This Boy. Altro problemuccio, almeno per chi come me è un lettore dalla prima all’ultima riga, è trovare varie ripetizioni, come scrivere per ogni canzone di Revolver “anche questa canzone, come tutte le altre dell’album, non è mai stata cantata dal vivo dai Beatles”. Detto questo, il lavoro è senza dubbio utilissimo per avere una visione dell”evoluzione del quartetto, non solo da un punto di vista musicale.

Il comune di Milano è riuscito a far vincere il Codacons

Sempre sul Corsera di ieri ho scoperto che un tizio, con l’aiuto del Codacons, è riuscito a farsi togliere quindici multe dell’autovelox in viale Fulvio Testi: il tutto perché il comune di Milano non si è presentato dinanzi al giudice di pace. Mah.

Però non vorrei parlare di questo ma dell’articolo che lo racconta. Nel catenaccio troviamo scritto «tra viale Ca’ Granda e piazzale Istria, dove il limite di velocità passa da 70 a 50 chilometri orari», cosa che è assolutamente falsa: da quando vivo da quelle parti il limite per tutto il viale è sempre stato di 50 all’ora in tutto il comune di Milano, e del resto questo è il default. Certo, se si arriva da Cinisello (rectius, Sesto) il limite è di 70, ma il cartello dei cinquanta all’ora c’è prima di via Bignami… Posso immaginare che il titolista abbia scorso rapidamente il testo dove troviamo «L’amministrazione Comunale di Milano non ha fatto realizzare subito sull’asfalto le grandi scritte, apparse dopo, che riportano il limite di 50 all’ora — spiegano sulla pagina Fb —. Prima di questa novità molti erano convinti che il limite fosse di 70 chilometri orari» e non abbia capito un tubo. Ma allora a questo punto è possibile che l’annullamento delle multe non abbia nulla a che fare con quanto riportato nell’articolo e sia semplicemente dovuto a un’errato invio delle multe. Leggere i quotidiani è davvero utile, insomma, e fa imparare tante cose.

Harlan Ellison

Con tutta la storia sui cattivoni di Google Notizie che non pagano i giornali per mandare loro il traffico delle ricerche, ci si dimentica della qualità delle notizie. Tanto per dire, mentre sto scrivendo questo post Google Notizie riporta la morte di Harlan Ellison, ma solo da fonti straniere e specializzate: i grandi e piccoli quotidiani se ne sono scordati, forse perché Wikipedia in italiano ha una voce molto scarna e quindi non è possibile copiarl… ehm, prendere spunto da essa.

Ellison era uno degli ultimi grandi della seconda generazione degli scrittori di fantascienza: per capirci gente come Campbell era la generazione zero, la triade ABC (Asimov, Bradbury, Clarke) con Heinlein era invece la prima generazione. Forse è un po’ meno noto come scrittore perché ha lavorato molto come sceneggiatore televisivo: i trekkies si ricordano da decenni delle sue liti con i produttori dopo che aveva scritto il testo per un episodio di ST:TOS. In effetti Ellison aveva un caratteraccio, ed era arrivato a usare uno pseudonimo (Cordwainer Bird) per indicare che avevano pasticciato troppo con i suoi testi. Però gli volevamo lo stesso bene, perché scriveva delle belle cose :-)

Più che matematica, italiano

Sto leggendo un libro di divulgazione matematica nella sua traduzione italiana. (No, non faccio il nome del libro né del traduttore: posso solo dire che l’editore è importante). Parlando dei Principia, l’autore spiega che Newton non usa direttamente l’analisi matematica ma è chiaro che le sue dimostrazioni geometriche partono da lì, soprattutto nel caso dele flussioni: segue la frase «Oggi le chiameremmo funzioni continue (quindi derivabili)».

Leggendo questa frase sono saltato sul letto (stavo leggendo prima di andare a dormire). Sono andato a cercare l’originale, che dice «Today we would call them continuous (indeed differentiable) functions.» Ora, lasciamo da parte che “differenziabile” in matematica è leggermente diverso da “derivabile”, perché la derivata deve essere continua (la cosa buffa è che questo viene anche scritto in una nota una dozzina di pagine dopo). Il punto è che quell'”indeed” non ha affatto il significato di “quindi”! Per fare un esempio pratico lontano dalla matematica, se io scrivo “My daughter Cecilia does not eat peaches (indeed any fruit)” non dico “Mia figlia Cecilia non mangia pesche (quindi nessun frutto)”, ma “Mia figlia Cecilia non mangia pesche (anzi, nessun frutto)”. Un erroraccio così su una delle prime cose che ti insegnano ad analisi non me lo aspettavo proprio :-(

Daniele Manca e il copyright

Ricordate il mio post di ieri su link tax e controllo del copyright? Bene. Oggi la mia azienda mi ha fatto stare a casa, per risparmiare. (Assieme ad altre 29000 persone, non preoccupatevi troppo per me). Così mi è capitato di mangiare al bar con Anna e mi è saltato l’occhio su un articolo in prima pagina, taglio alto, del Corsera: articolo a firma Daniele Manca – che poi ho scoperto essere vicedirettore del giornale – dal titolo Copyright e direttiva Ue, il lavoro intellettuale va riconosciuto (archiviato qui). Mal me ne incolse.

Per chi ha fretta: Manca è stato arruolato nel folto gruppo dei fan della nuova proposta della direttiva europea, insieme agli altri grandi nomi di cui ho dato conto ieri. Ma andiamo nel dettaglio. Riguardo all’articolo 13, quello sull’obbligo di verificare a priori il copyright di quanto caricato dagli utenti, il giornalista ha scritto

«Si fissa cioè il principio che un lavoro intellettuale non perché semplice prodotto della mente, della creatività, che si tratti di uno spettacolo teatrale di una canzone o di un racconto, possa essere tranquillamente scambiato on line senza che al lavoratore venga corrisposto il minimo compenso.»

Confesso che ho dovuto leggere tre volte la frase per comprendere cosa volesse dire: che cioè le opere dell’ingegno non possono essere scopiazzate a piacere e senza pagare chi le ha prodotte. Sorvoliamo sul fatto che a essere pagato non è “il lavoratore” ma chi detiene i diritti: se qualcuno pirata i miei libri il danno è recato all’editore, non a me. Il punto è che quel principio è già – giustamente – sancito nelle leggi attuali: la differenza è che ora è il titolare dei diritti che deve dimostrare di averli, mentre in futuro l’onere della prova finirà sul service provider che dovrà spesso tirare a indovinare e quindi per sicurezza si troverà costretto a censurare cose fuori copyright.

Per quanto riguarda la link tax, Manca spiega che

«la norma è stata battezzata furbescamente come link tax, cosa che non è. Si tratta del pagamento di informazioni, non di tassa. Si prenda il caso dei cosiddetti “snippet”. Molti aggregatori cosa fanno? Mandano in giro i loro spyder [sic], ragni elettronici, che prelevano dai siti di informazione titoli, sommari, foto e qualche rigo di testo, per trasferirli su proprie piattaforme. Anche qui in molti casi senza accordi o pagamenti con chi ha prodotto quelle informazioni.»

Peccato che gli OTT (Over The Top), le grandi corporation contro cui Manca si scaglia perché probabilmente sa che ha facile gioco verso i lettori, non se ne farebbero nulla di copiare semplicemente le righe e quindi mettono esplicitamente i collegamenti ai siti in questione. D’altra parte, si può anche stabilire che non si possono raccogliere gli snippet in nessun caso: basta che sia chiaro che questa scelta significa abolire il diritto di citazione e quindi rendere illegale un post come questo.

La mia domanda è se Manca ha presente tutte queste cose: la cosa peggiore è che temo che potrebbe non essere una domanda retorica.