Il solito presenzialista

Io ho già dei dubbi sul fatto che la professoressa Rosa Maria Dell’Aria abbia dovuto confrontarsi direttamente col ministro dell’istruzione Bussetti per la storia del video dei suoi studenti, e non semplicemente con il provveditorato. Ma facciamo finta che questo sia stato l’equivalente della Cassazione.

Ma mi spiegate che ci faceva il ministro degli interni? (tanto che il confronto è stato tenuto appunto in prefettura). No, non venitemi a dire che è perché il suddetto si è sentito offeso dal confronto. Ha diritto di esserlo, ma allora va in tribunale.

Santini elettorali: Stefano Maullu

Una delle cose interessanti di queste elezioni europee è la mancanza di materiale cartaceo. A Milano, tanto per dire, non hanno nemmeno messo i cartelloni elettorali temporanei, e non mi pare che nessuno si sia scandalizzato. Lo stesso per la pubblicità elettorale: ho visto mi pare un paio di santini in tutto. Però…

Però ad Anna – la capofamiglia – è arrivata una lettera di stefano MAULLU (lui si scrive così, e chi sono io per andare contro il suo volere?) con tanto di slogan “MEGLIO MAULLU” con i colori gialloblu di Fratelli d’Italia dove l’attuale europarlamentare è approdato partendo da Forza Italia. Nella sua autobiografia spiega che è nato lo stesso anno in cui è morto Enrico Mattei, probabilmente per cercare il voto dei fan della metempsicosi; si dice fiero di essere stato assessore lombardo alla Protezione Civile quando dieci anni fa ci fu il terremoto in Abruzzo e di aver recuperato 700 milioni di finanziamento per la TEEM dalla Banca Europea degli Investimenti. Però, probabilmente per mancanza di spazio, non ha aggiunto che è stato condannato in primo grado per Rimborsopoli. O forse il fatto che la condanna sia con pena sospesa e non menzione gli ha fatto immaginare che non fosse necessario menzionarlo?

Un giorno in tribunale (parte 1)

Innanzitutto una rassicurazione per i miei fan: non mi hanno arrestato. Oggi sono semplicemente stato a un’udienza presso il giudice del lavoro riguardo a un aumento contrattuale di stipendio che in realtà è risultato in una diminuzione del mio stipendio. In pratica, a fine 2017 c’è stato un rinnovo di contratto telecomunicazioni che ha dato 20+20 euro mensili di aumenti sui minimi e 10 euro di “Elemento retributivo separato”. Quest’ultimo non contribuisce al calcolo di tredicesima e TFR, quindi costa meno alle aziende che un aumento sui minimi. Vabbè, come sa chi ha fatto trattative sindacali, in genere alla fine si arriva a “pochi, maledetti e subito”.

Solo che le tranche di aumento dei minimi sono state assorbite dal superminimo, per la prima volta nella storia della mia azienda. Amen, mi sono detto, vorrà dire che di tutto l’esorbitante aumento vedrò solo i dieci euro… e invece nemmeno quelli: sono stati tolti dallo stipendio base e messi come voce separata. Quindi in pratica con questo “aumento” il mio stipendio lordo annuo è diminuito di una quindicina di euro. Non che io me ne accorga: ma il principio è pericoloso per il futuro. Quando il sindacato a cui sono iscritto ha chiesto se c’era qualcuno che ci metteva la faccia, come potete immaginare mi ci sono subito buttato, e oggi c’è stata l’udienza.

Risultato? Bisogna aspettare luglio. Oggi i due avvocati hanno semplicemente spiegato i motivi a favore e contro la richiesta. Non entro nel merito di quanto detto dalla controparte aziendale perché c’è per l’appunto una causa in corso: mi limito a segnalare come la linea di difesa sia stata “La causa è da rigettare perché è stata intentata con una richiesta errata: avrebbe al più dovuto chiedere che la parte di superminimo tolta fosse ricalcolata per evitare perdite di stipendio, e comunque non è vero che c’è una perdita di stipendio”. Dopo metà luglio ci sarà l’udienza finale: tornerò a fare la brutta statuina e vedremo che succede. Sicuramente – anche se vincessimo – ci perderò di più in ore di permesso, ma i princìpi sono princìpi!

(non) PagoPA

A dicembre avevo prenotato una visita di controllo oculistica per giovedì 23 maggio. Pensavo fosse tutto a posto, l’altro giorno mi è anche arrivata la mail dalla regione Lombardia per ricordarmelo: solo che naturalmente devo pagare il ticket. Essendo l’appuntamento alle 8:20, mi sono detto “paghiamo online, e morta lì.” No, non è così.

Ieri mattina mi sono connesso al sito. Trovo l’appuntamento, clicco su “paga” e mi arriva una finestra di errore

L’operazione richiesta non è andata a buon fine.

Ti invitiamo a riprovare più tardi, se il problema persiste contatta il call center al numero verde 800.030.606

Faccio la ricerca per ospedale: stesso errore. Chiamo il numero verde, l’operatrice risponde subito ma – dopo un paio di pause evidentemente per chiedere informazioni – le uniche risposte che mi dà sono “passi dal fascicolo sanitario e non dalla Regione, perché noi non c’entriamo con l’altro pezzo di pagamenti” (ci provo, ma lì non si vede nemmeno la prenotazione… e comunque il numero verde l’ho trovato là) e “ma può andare anche in tabaccheria” (lo so bene, ma perché devo pagare il pizzo alla Sisal?)

Ieri sera da casa riprovo. Stavolta per due volte non riesco a entrare con il messaggio

Situazione riscontrata:
Error while forwarding the authentication Response. – Cause: CODICE: IDPC000204 – Impossibile completare la procedura di autenticazione (sito web SISS attualmente non determinabile). Si consiglia di riprovare l’accesso tra qualche minuto

e quando finalmente sono dentro mi ritrovo all’errore di partenza.
Insomma, mi toccherà una levataccia :-(

insegnanti o vigili?

Non ho scritto fino ad adesso sulla vicenda dell’insegnante palermitana sospesa per “non avere vigilato” sul lavoro dei suoi studenti. Di per sé non dovrei scrivere nemmeno ora, perché continuo a non conoscere il testo esatto del decreto di sospensione, e quindi devo fare ipotesi più o meno fantasiose. Però perlomeno ho visto il video incriminato e quindi posso fare qualche commento non dico intelligente ma spero almeno sensato.

Non è che quel video sia chissà che cosa. È vero che stiamo parlando di quindicenni, ma mettere così assieme fatti del ’38 e odierni senza spiegare perché per loro sono simmetrici non serve a molto dal punto di vista didattico. È però anche vero che non vedo risvolti penali in quanto mostrato e detto dagli studenti, cosa che sarebbe l’unica ragione per cui potrei immaginare una colpa dell’insegnante per mancata vigilanza. Magari potrei anche immaginare qualcuno che si lamenta perché non ha “corretto” certe affermazioni, qualunque sia il significato che si voglia dare al termine: ma in questo caso comincerei a chiedermi se e come il video è stato commentato a lezione – il che è molto diverso dal far modificare il video in questione – e di questa cosa mi pare non si sappia nulla, come non mi pare nemmeno si sappia se il video fosse rimasto “interno” oppure pubblicato in un qualche modo che riportasse direttamente alla scuola e non agli studenti. Insomma, una faccenda che a diversi giorni di distanza dallo scoppio del caso (e quasi quattro mesi dalla produzione del video) continua a essere poco chiara, il che mi pare un segnale preoccupante per la stampa italiana.

Che poi il caso sia partito da un attivista di Monza che evidentemnte ha degli ottimi contatti mi pare ancora più preoccupante.

_The Etymologicon_ (libro)

Mark Forsyth spiega nell’introduzione come è nato questo libro (Mark Forsyth, The Etymologicon, Icon Books 2016, pag. 252, Lst 8,99, ISBN 9781785781704, link Amazon): quando comincia a parlare di etimologia, inanella parole su parole senza mai fermarsi. Il testo in effetti è un grande cerchio che spazia più o meno per tutto lo scibile umano. Per noi italiani la lettura è spesso facilitata dal fatto che la maggior parte delle parole portate come esempi hanno radice latina o greca, e quindi sono riconoscibili. Non garantisco sulla correttezza di tutto quello che Forsyth ha scritto. Per esempio è ben noto che la nota “do” si chiama così perche Giovan Battista Doni decise che il nome “ut” non era il massimo, e scelse una sillaba “a caso”: quella iniziale del suo cognome… Insomma, consiglierei di prendere con le molle alcune delle sue affermazioni; ma in fin dei conti questa è una pecca minore nel complesso delle storie raccontate e soprattutto di come sono raccontate.