I veri problemi della scuola

La scuola dei miei bambini è di nuovo agli onori delle cronache. Stavolta però tal Roberto (Colombo, per completezza, come hanno scoperto su Facebook) ha segnalato la scorsa settimana a MilanoToday un gravissimo problema: «sono ancora esposte alle finestre le decorazioni natalizie», con tanto di foto.

Evidentemente il signor Roberto è uno che guarda verso l’alto, e quindi non si accorge dello stato in cui generalmente versa il marciapiede davanti all’ingresso della scuola: ho perso il conto delle volte in cui noi genitori abbiamo segnalato all’AMSA i cocci di vetro rimasti a terra per giorni e giorni. E probabilmente deve avere qualche problema con le festività: a me personalmente gli alberi e i pupazzi di neve fanno solo allegria, e se devo dirla tutta il pensiero di avere gli “addobbi stagionali” mi fa più che altro venire in mente un supermercato. Quegli addobbi non sarebbero un problema nemmeno se tutto il resto andasse alla perfezione: figuriamoci nella situazione attuale.

Ma c’è un punto che non mi è davvero chiaro: l’ultima frase del signor Roberto. «Inoltre, agli studenti bisogna insegnare a rimettere a posto le cose dopo averle usate e non lasciarle in giro in maniera disordinata». Immagina forse che ci sia davvero un armadio con tutti i fantomatici addobbi stagionali, e che quei disordinati dei bambini si siano dimenticati di rimettere a posto quelli natalizi? O più banalmente ha dei figli disordinati come i miei ma ritiene che sia compito della scuola e non dei genitori insegnare loro queste cose? Purtroppo non ci è dato di saperlo. Però a leggere un articolo così a me viene subito in mente quando Johnny Stecchino spiega qual è il vero problema di Palermo: “il traffico”.

No, non è la BBC

Venerdì pomeriggio sono stato in corso Sempione alla Rai a registrare un intervento: sessanta secondi che prima o poi trasmetteranno all’una e mezzo di notte, dopo aver montato il tutto… mi ero preparato per due minuti, e ho dovuto improvvisare. Ma non è dell’intervento che voglio parlarvi.
Per arrivare nello studio di registrazione ho dovuto percorrere un po’ di corridoi interni. La sede sarà anche dei primi anni ’50, ma vi assicuro che lo stile è puro anni ’60. Un tuffo nel passato remoto. (Ovvio che le apparecchiature sono moderne…)

Carnevale della matematica #128: GOTO MaddMaths!

Per un consapevole matematico (ma anche informatico…) 128 è interessante perché è una potenza di 2. Ma aprile è anche il mese della consapevolezza matematica (ma anche statistica…) e quindi, come d’abitudine, il Carnevale della matematica è stato ospitato da MaddMaths!. Attenzione, perché questo mese c’è davvero tanta roba!

Quizzino della domenica: la giusta posizione

La figura qui sotto è formata da tre semicirconferenze. Il punto X può spostarsi a piacere sul diametro AB. Supponendo che il punto A sia all’origine degli assi cartesiani e il punto B abbia coordinate (1,0), per quale valore di X il rapporto tra la lunghezza della semicirconferenza sopra (rossa) e la somma di quelle sotto (blu) è massimo? E per quale è minimo?
[tre semicirconferenze]

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p375.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema adattato da Mind Your Decisions.)

_The Annotated Innocence of Father Brown_ (libro)

Premessa: ho letto l’edizione originale 1987 della Oxford University Press che ho preso in prestito alla Open Library, non quella Dover attualmente in commercio (G.K. Chesterton, Martin Gardner (ed.), The Annotated Innocence of Father Brown, 1987, pag. 352, $17.95, ISBN 9780486298597, link Amazon), quindi non sono sicuro che tutto sia uguale. Noi italiani di una certa età, quando sentiamo parlare di padre Brown, pensiamo immediatamente a Renato Rascel che indubbiamente aveva il physique du rôle. Ma leggere i racconti in lingua originale permette di capire la grandezza di Chesterton come scrittore. Le sue descrizioni sono incredibili, e uniscono una dovizia di particolari a un lirismo poetico. Martin Gardner, nella sua introduzione, traccia un parallelo tra Sherlock Holmes e padre Brown, scherzando spesso ma soprattutto mostrando come i racconti di Chesterton, per quanto improbabili, non lo sono poi tanto più dei gialli televisivi attuali: bisogna insomma leggerli per quello che sono, e godersi i ragionamenti oltre che il modo poco ortodosso in cui il piccolo sacerdote riesce a trovare la soluzione. Le quasi 200 note di Gardner aggiungono altre informazioni spesso utili per chi legge questi racconti un secolo dopo… Una lettura divertentissima.

Ancora su veneto e italiano

A proposito del post di stamattina, mia mamma mi raccontava che un giorno, mentre eravamo nella solita transumanza estiva a Sacile, lei stava parlando con mia nonna che a un certo punto dice “Hatu capìo?” Io ai tempi avrò avuto tre o quattro anni e stavo giocando. Mi fermo un attimo, dico “Hatu capìo?”, ci penso su, aggiungo “Hai capito?”, e tutto soddisfatto per la traduzione quasi simultanea mi rimetto a giocare.

Occhei, ero strano già da piccolo.

Sentéve!

La settimana scorsa ero a Trieste a presentare Numeralia. Visto che ho un po’ di parenti dalla parte opposta del Friuli e i gemelli non erano mai stati lì, me li sono portati dietro per far loro vedere dove la loro nonna è nata e vissuta e dove io ho passato tutte le estati per qualche decennio. (Non preoccupatevi: durante la mia presentazione loro erano tranquillissimi, uno col mio tablet e l’altro con il furbofono a guardarsi i video di YouTube).

Essendo per l’appunto io di origine veneta (Sacile non è ancora vero Friuli) sono un terrone del nord, e pertanto la visita parenti è d’obbligo; quindi appena arrivati ho fatto il giro, ormai non troppo lungo per ragioni di anni trascorsi. Essendo veneti, di solito si parla in dialetto: io non lo parlo, ma lo capisco senza problemi e non ci faccio nemmeno caso. Quando però la cugina di mia mamma ha detto ai gemelli “sentéve!” ho visto il duo bloccarsi, e mi è venuto in mente che per loro la parola era assolutamente aliena. (Se non siete venetofoni, significa “sedetevi”). È stato un duro colpo per la mia teoria che il veneto è come l’italiano se non per qualche desinenza diversa :-)

Aiuto! cambiare il font di Gmail sul telefonino

Ora che è arrivata la combo Samsung Note 9 – fine di inbox sto usando gmail per vedere la mia posta sul telefonino. Il problema è che il font che usa è così minuscolo che persino io – che notoriamente metto sul telefono “dimensioni carattere: le minori possibile” faccio fatica a vederlo. Le altre app sono normali, quindi il problema è proprio di gmail: settare la casella “ridimensiona i messaggi” serve a poco, anzi peggiora le cose a causa della risoluzione enorme dello schermo.

Cercando su Google trovo tante lamentele, ma tutte vecchie di anni e quindi inutili nella situazione attuale. Qualcuno ha un’idea più brillante?