Cinque semicerchi dello stesso diametro sono posti su un segmento, tre sopra e due sotto: inoltre sappiamo che i semicerchi di sopra distano tra di loro 12 centimetri, mentre quelli di sotto ne distano 16, e ai due lati restano 22 centimetri per parte. Qual è il diametro dei semicerchi?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p413.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Mind Your Decisions.)
_Noi siamo incalcolabili_ (libro)
Sin dalle prime pagine si capisce che l’autore ce l’ha con i numeri, usati come modo per nascondere qual è la vera realtà dell’economia in particolare e delle relazioni umane in generale: la matematica entra nel titolo del libro (Stefano Diana, Noi siamo incalcolabili : la matematica e l’ultimo illusionismo del potere, Stampa Alternativa 2016, pag. 288, € 16, ISBN 9788862225571) semplicemente come metonimia. Di per sé sarei anche d’accordo con varie tesi di Diana, dal PIL che è un modo sbagliato per valutare la ricchezza di una nazione al più generale concetto che non basta un singolo punto di vista per riuscire a comprendere la complessità nostra e del mondo in generale. Il problema è che il modo in cui Diana presenta queste sue tesi mi fa semplicemente arrabbiare, anche perché sfrutta proprio i metodi da lui tanto disprezzati: lunghe liste di termini non sempre tutti centrati per dare una potenza di fuoco, stigmatizzare da un lato i limiti degli algoritmi e poi prendere i loro risultati come legge, e così via. Anche la seconda parte del libro, “dal basso in alto”, comincia declamando i successi delle neuroscienze in modo perfettamente riduzionista per poi svoltare di 180 gradi e dire che quella è la tattica dei Razionalisti per appropriarsi anche di quei risultati. Chi comunque è curioso di saperne di più può anche leggere il sito noisiamoincalcolabili.org, nato come collaterale al libro.
Le tazze magiche Esselunga
A settembre c’è stata una promozione Esselunga. Raccoglievi i bollini, pagavi due euro e ti davano una “tazza magica” a tema Harry Potter, a scelta tra sei motivi. Tre delle tazze sono fosforescenti, tre si colorano versandoci liquidi bollenti. Mi servivano alcune tazze, due euro erano un buon prezzo (i bollini arrivavano comunque con la spesa) e ne ho prese due prima e due dopo. Me ne mancavano due: controllato che casualmente avevo il numero esatto di bollini e che era possibile acquistarle fino a domenica scorsa, l’altra settimana ho girato tre punti vendita senza trovare quelle due tazze (c’erano gli altri quattro modelli). Non era una di quelle cose per cui stracciarsi le vesti, ma comunque domenica ho scritto una letterina al servizio clienti Esselunga; servizio clienti che mi ha risposto mercoledì dicendo che se andavo in un negozio entro sabato potevo prenotare le tazze. Vabbè, ieri in pausa pranzo sono andato, ho consegnato le schede, mi hanno dato una ricevuta e mi hanno detto che arriveranno… intorno a febbraio.
Non avendo fretta e non avendo pagato, il mio unico problema è “come diavolo mi ricorderò di tenere la ricevuta? Ma soprattutto, come mi ricorderò di passare?”. L’unica speranza è che tutta la procedura sia finita dentro i millanta dati della mia Fidaty, e che mi spediscano una mail per ricordarmelo. Vediamo se il privato funziona meglio del pubblico…
Tessere fantasma
Un mese e un giorno fa sono andato sul sito di Trenord e ho richiesto la tessera Io viaggio in famiglia per i gemelli. In pratica la tessera permette di viaggiare gratuitamente sui treni del trasporto locale lombardo per chi ha meno di 14 anni, sempre che sia accompagnato da una delle persone indicate nella tessera stessa. L’idea era nata perché volevo andare a Pavia alla ERN, e non volevo andarci in auto. Compilo il tutto, mi arriva la ricevuta e trovo scritto “potrà ritirare la tessera tra un mese al punto Trenord da lei scelto; intanto può usare questa ricevuta come tessera provvisoria”. Vabbè, siamo andati in treno a Pavia ma non è passato nessun controllore quindi non so se effettivamente la ricevuta fosse valida :-) Ad ogni modo, ieri pomeriggio io e Jacopo eravamo in giro e così sono passato a Porta Garibaldi a ritirare le tessere. Faccio la mia bella coda (Jacopo si guardava i video YouTube sul mio furbofono), presento la ricevuta, l’impiegata sta cinque minuti a cercare e poi mi dice “no, non sono ancora arrivate”.
No, non mi sto lamentando del fatto che ci voglia più di un mese per stampare due tesserine. Mi lamento del fatto che tutta la procedura non prevede una povera piccola email che mi avvisi che le tessere ci sono e quindi posso andare a fare la coda per ritirarle. Evidentemente è troppo complicato.
_Life on Mars_ (ebook)
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Il titolo di questo libro (Robert Klose, Life on Mars, Black Rose Writing 2019, pag. 191, € 5,34, ISBN 9781684333042) è fuorviante, nel senso che la vicenda narrata si svolge quasi unicamente nella nostra buona vecchia Terra, in un futuro prossimo non così diverso dal nostro presente. Il protagonista è un giovane filosofo, il massimo esperto normale della Prospettiva, che vive in un peculiare menage à trois col suo amico di infanzia, professore universitario di biologia, e la compagna di costui. Il professore è un convinto assertore della teoria dell’evoluzione, che nel mondo statunitense del libro non può essere nemmeno nominata perché l’unica teoria accettata è quella dell’Intelligent Design. La cosa divertente è che il filosofo sa che la vita sulla Terra è davvero arrivata da un’entità esterna: solo che è una razza aliena che voleva creare un giardino planetario e non si è accorta dell’infestazione che stava evolvendosi…
Non so se Klose (che secondo le note di fine libro scrive per una rivista che si chiama Christian Science Monitor) creda nel Progetto Intelligente: se sì, bisogna riconoscergli un senso dell’umorismo niente male. In generale il libro avrebbe forse bisogno di un po’ di editing e soprattutto è molto americocentrico, tanto che io in certi punti mi sono perso: però è una lettura scorrevole e divertente.
Non più Mafia, sempre Capitale
Occhei, la Cassazione ha sentenziato che Carminati and friends avevano formato due associazioni a delinquere, ma che quelle associazioni non erano mafiose. Quindi le condanne restano, ma le pene devono venire rimodulate con un nuovo processo d’appello (una delle stupidaggini della legge italiana. Sarebbe bastato fare una proporzione rispetto alle pene possibili, no?)
Quello che non ho capito è perché questa notizia dovrebbe cambiare la percezione di quello che è successo, e soprattutto quale sarebbe esattamente la firma di un’associazione mafiosa…
Povero Battiato
Qualche giorno fa è uscito un nuovo album di Franco Battiato, “Torneremo ancora”. L’album contiene quattordici brani storici arrangiati orchestralmente e suonati dalla Royal Philarmonic Concert Orchestra, e un inedito, quello che dà il titolo all’album, con la voce registrata tra il 2016 e il 2017 durante le prove di un tour con la Royal che abortì quasi subito, e la musica aggiunta questa primavera.
Il problema è che è abbastanza probabile che Battiato soffra di una forma piuttosto avanzata di Alzheimer. Ovviamente nessuno lo scrive, “per rispettare la privacy del Maestro” o più probabilmente per evitare di essere citati a giudizio; ma molti interventi lo fanno intuire, più alla lontana (Vanity Fair) o quasi esplicitamente (Roberto Ferri, che d’altra parte ne aveva già parlato l’anno scorso). Ecco: per me operazioni di questo tipo, con il Maestro vivo ma che non può avere parola al riguardo, sono di puro sciacallaggio. Non mi danno fastidio gli album postumi, anche quelli che raccattano gli scarti degli scarti: ma credo che ci sia un limite, e in questo caso è stato superato.
Brexit: Boris Johnson ci frega la palma del politico più furbo
Nella famosa serie televisiva Game of Brexit stiamo osservando un interessante gioco di forza tra il primo ministro Boris Johnson e la Camera dei Comuni. Quest’ultima è in disaccordo su quasi tutto, ma c’è una maggioranza seppur risicata che afferma che sono loro a dover decidere l’accordo va bene oppure no, e quindi hanno votato due emendamenti il cui combinato disposto afferma “se l’accordo sulla Brexit non è votato dal parlamento, il primo ministro deve chiedere un’estensione per lasciarci il tempo di votare”.
Solo che Johnson aveva spergiurato che lui non avrebbe mai chiesto un’estensione. Come salvare capra e cavoli? Semplice. Johnson ha inviato una lettera non firmata in cui chiede il rinvio, e subito dopo un’altra lettera – questa sì firmata! – nella quale dice all’UE “Stavo scherzando, non dateci il rinvio”. Tecnicamente insomma il rinvio è stato chiesto, ma non da lui.
Siamo abituati a vedere operazioni spericolate dai nostri esponenti politici, ma devo dire che questa mossa Kansas City le supera tutte! (poi secondo me l’Unione Europea concederà comunque l’estensione solo per far arrabbiare Johnson, ma questa è un’altra storia)