Le offerte mancanti Trenitalia

Sabato sono dovuto andare e tornare a Torino, e ho preso i biglietti all’ultimo momento. Né i Frecciarossa né Italo avevano posti scontati, quindi ho acquistato la tariffa base per entrambi. In effetti l’Italo che ho preso all’andata era pieno, nulla da dire. Ma al ritorno ho cambiato al volo il biglietto – tanto la tariffa era piena… – con il Frecciarossa che parte dieci minuti prima di quello che avevo scelto e si ferma a Porta Garibaldi anziché in Centrale perché poi prosegue per Trieste e il nodo della Centrale è saturo. Bene: nella mia carrozza, quella “silenziosa”, eravamo in tre (con uno che ha continuato a parlare al telefono per una ventina di minuti, tra l’altro). E mi è venuto in mente che quando avevo scelto il posto sull’altro treno, sempre nella carrozza silenziosa, non ce n’era nemmeno uno di occupato.

È ovvio che Trenitalia non ha nessun obbligo di mettere un numero minimo di posti in offerta sui vari treni, e posso immaginare che abbia pensato che il sabato prima di Natale molta gente avrebbe viaggiato e quindi ha tagliato brutalmente l’offerta. Però mi chiedo se vista la situazione biglietti non ci avrebbero guadagnato di più con un’offerta last minute…

Quizzino della domenica: recinti

All’annuale Fiera dell’Est c’è un problema. Per ospitare i sei suini finalisti della gara del Maiale Più Coccoloso, dovevano arrivare 13 pezzi di recinto, ciascuno lungo 5 metri, per costruire la struttura mostrata qui in figura. Però evidentemente il trasportatore aveva paura del 13 e quindi ha mandato solo 12 pezzi. I maiali saranno anche coccolosi, ma non sopportano di essere in due in un recinto. Come si può ovviare al problema? Tenete conto che le norme di legge prevedono che ciascun maiale abbia a disposizione almeno 10 metri quadri di spazio.

una struttura 3x1 con sei recinti rettangolari
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p421.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Varsity Week.)

Il computer è donna (libro)

È già difficile sentire parlare di donne matematiche. Delle donne informatiche non si sa praticamente nulla. Questo libro (Carla Petrocelli, Il computer è donna, Dedalo 2019, pag. 136, € 16, ISBN 9788822068859) cerca di far luce – per quanto possibile, viste le fonti davvero scarse – anche su questo aspetto. Per esempio, non è molto noto che all’inizio il lavoro di programmatore era considerato più o meno alla stregua di quello di segretaria, e quindi ritenuto adatto alle donne (e pertanto meno pagato); solo dopo una ventina d’anni, subito prima del boom dell’informatica, la situazione si ribaltò. Una pecca del libro è forse quella di indulgere un po’ troppo sull’agiografico; trovo importante ricordare che Ada Lovelace e Hedy Lamarr hanno avuto delle vite difficili al di fuori di quello per cui sono oggi note, con problemi di alcolismo e salute; ma credo che le pagine più interessanti siano quelle in cui si spiega come Grace Hopper abbia dovuto lottare contro un ambiente – quello militare – che è sempre stato maschilista, e le scarse note su tante donne sconosciute raccolte nell’ultimo capitolo. Anche il capitolo sulla biblioteconomia avrebbe avuto un valore maggiore se ci fossero stati più esempi pratici della marginalizzazione delle bibliotecarie. In definitiva il libro ha il grande pregio di ricordare a tutti che il computer è anche donna, ma a mio parere poteva essere portato avanti in modo migliore.

Almeno non prendermi per il culo

Premessa: Due settimane fa ho perso il portafoglio, senza documenti ma con tutte le carte di pagamento. Blocco carte, denuncia smarrimento, richiesta delle nuove carte. Martedì sera torno a casa e trovo nella buca delle lettere l’avviso di mancata consegna del bancomat. Ci sta, visto che io ero in ufficio e Anna in trasferta. Ci sta un po’ meno che io debba aspettare due giorni per andare in posta a ritirarlo, ma in fin dei conti giovedì avrei cominciato le ferie natalizie e quindi non era la fine del mondo.

Giovedì mattina vado in posta, prendo il bancomat, rientro a casa dove c’era Anna che stava lavorando. Esco poi di casa per una serie di appuntamenti: guardo l’orologio e vedo che sono un po’ in ritardo, essendo le 10.47. Scendo e per puro caso guardo la cassetta delle lettere: c’era il Topolino dei gemelli… e un altro avviso di consegna, questo per la carta di credito, delle… 10.44. In effetti al civico successivo c’era il motorino elettrico del postino. A questo punto mi piazzo lì, aspetto che arrivi, gli sventolo l’avviso e gli chiedo perché non abbia suonato. La sua risposta, con accento pesante ma italianissimo: “Ho cercato, ma il suo nome non c’era”. Ora, è vero che il citofono interno ha i led scassati, tanto che ogni volta che qualcuno viene a trovarci e suona al citofono esterno dobbiamo dirgli qual è il numero per il secondo citofono: ma per l’appunto con il primo citofono non hanno problemi.

Ora, o postino, va bene che magari non hai il tempo di aspettare che qualcuno scenda a prendersi la raccomandata e quindi scappi veloce. Ma potresti almeno evitare di prendermi per i fondelli?

Andiamo al referendum!

Ormai devo dire che non me l’aspettavo più. La legge costituzionale sulla riduzione del numero di parlamentari andrà a referendum. Non perché si sia raccolto mezzo milione di firme (i radicali avranno pur detto che avevano depositato il quesito, ma avete visto un banchetto?). Non perché cinque consigli regionali abbiano deliberato in proposito (hanno altro a che pensare). Ma perché 64 senatori, un quinto del totale, l’ha chiesto; e naturalmente perché la legge non era passata con la maggioranza dei due terzi in tutte e quattro le letture.

È indubbiamente vero che la maggioranza di coloro che hanno firmato, soprattutto quelli di Forza Italia, sapevano bene di essere a rischio nella prossima elezione. E può anche darsi che qualcuno abbia invece firmato perché vuole subito nuove elezioni che a questo punto sono meno improbabili. Ma il mio punto di vista resta lo stesso: ridurre il numero di parlamentari dà risparmi risibili e porta ad avere rappresentanti sempre più scelti dai capipartito; insomma una soluzione che va contro la democrazia. L’unica cosa che mi chiedo è come Renzi consiglierà di votare :-)

La scimmia del calcio

L’ultima storia sul campionato di calcio italiano è quella sulla campagna antirazzismo con disegnati i musi di tre scimmie, roba che siamo stati presi in giro anche all’estero. A parte che il dipinto è davvero una schifezza dal punto di vista artistico e non riesco nemmeno a vedere il messaggio – forse la scimmia a sinistra è dipinta di biancazzurro e quella di destra di nerazzurro, ma la centrale? Sampdoria?) quello che mi sembra è che il mondo del calcio non riesca, per incapacità o specifica volontà, a rendersi conto di come il problema degli ultras che c’è da decenni abbia fatto un salto di qualità unendosi al più becero sovranismo. Potrebbe essere davvero la volta in cui la magistratura scavalchi la “giustizia sportiva” e cominci ad occuparsi di cosa succede durante le partite, proprio come sta cominciando a fare su quello che succede intorno ad esse?

(E comunque se proprio Simone Fugazzotto voleva rappresentare scimmie poteva raffigurare un gruppo di tifosi con sciarpa d’ordinanza e aspetto da babbuino: sarebbe almeno stato più interessante)

emendamenti inammissibili

Ieri in Senato c’è stata un po’ di bagarre perché la presidente Casellati ecc. ecc. ha dichiarato inammissibili alcuni emendamenti alla legge di Bilancio, in quanto non relativi al bilancio.

Non entro nel merito della bontà o meno degli emendamenti; mi limito a segnalare una cosa che non ho capito. Non c’è dubbio che l’ennesimo rinvio del mercato libero dell’energia non abbia molto a che fare con la Finanziaria. Per quanto riguarda la mancata liberalizzazione della cannabis light, per dare un giudizio bisognerebbe leggere il testo dell’emendamento e capire come è stato presentato: ho come il sospetto che invece che scrivere qualcosa tipo “tot milioni arriveranno da un’accisa sulla cannabis light che potrà essere venduta perché non c’è abbastanza contenuto psicotropo, e quindi risulta fuori dalla legge” ci fosse qualcosa tipo “la cannabis light viene tolta dalla lista delle sostanze illecite, così possiamo mettere a bilancio tot milioni dall’accisa relativa”.

Ma la Tobin tax, per quanto inutile essa possa essere, è una tassa vera e propria. Perché non può far parte della legge di bilancio?

Niente cibarie alla festa di Natale


Ieri pomeriggio c’è stata la festa di Natale alla scuola dei gemelli. Uno di quegli appuntamenti che io non sopporto, ma che piacciono ai bambini e quindi s’hanno da osservare religiosamente. Quest’anno, con la storia che dovevo obbligatoriamente terminare ferie e permessi, ero persino a casa dal lavoro e quindi non avevo proprio scuse. Peccato che la festa, oltre alle rappresentazioni dei bambini, non contemplasse nessun tipo di cibo, casalingo o convenzionato che fosse. Come mai? La dirigente ha emesso una circolare che lo vietava in tutti e quattro i plessi dell’Istituto Comprensivo, “come da indicazioni dei NAS”.

Come forse ricorderete, la scuola dei gemelli ha avuto un’ala chiusa per due mesi, con i bambini spostati negli spazi più inusitati, perché a metà giugno i genitori che stavano facendo lavoro di volontariato avevano trovato dei topi a scorrazzare per le aule e la suddetta dirigente, pur essendo stata formalmente avvisata via PEC e al Consiglio d’Istituto, non ha pensato di richiedere una disinfestazione nei mesi estivi; disinfestazione che è dovuta pertanto avvenire a lezioni iniziate. Io commetto peccato e penso male, ma sono ragionevolmente certo che questa circolare è semplicemente stata una ripicca; d’altra parte non mi pare che le merendine di metà mattina siano state anch’esse vietate, e non vedo una grande differenza logica. Avrei capito una richiesta di accurata pulizia da parte dei genitori dopo la festa, ma questa è proprio una piccineria.

(Poi devo dire che la rappresentante della classe di Jacopo è una testimone di Geova, e quindi alla festa dell’anno scorso non ha preparato nulla né ha avvisato della cosa gli altri genitori. In pratica tutte le classi erano a sbafare tranne quella del povero Jacopo, tanto che ho preso e sono andato all’Esselunga lì vicino a prendere almeno un po’ di roba… insomma, ci avevo già fatto il callo)