Erano vari giorni che sul fisso arrivavano sul nostro numero fisso delle telefonate registrate che promuovevano il Folletto. Solo che rispondeva Anna e buttava giù. Sabato mattina ho invece risposto io e ho aspettato la fine del messaggio, che diceva “se volete parlare con un operatore, premete 5”. In fin dei conti se ti vogliono vendere questi aspirapolveri dovrai ben parlare con qualcuno, no?
Premo 5, e la chiamata passa a un’altra linea. Io taccio. Una voce femminile parla: “Pronto?” Io: “pronto”. Lei: “La signora è in casa?”. Io: “No. Mi passerebbe il suo supervisor?” Lei: “Che c’entra?” Io: “Senta, lei non sa nemmeno con chi sta parlando [per la cronaca, il nostro numero non è mai entrato negli elenchi telefonici, ma visto che è stato riciclato lo si trova sui vecchi elenchi anche in CD-ROM]. Allora, mi passa il suo supervisor?” “Guardi che io sto lavorando da sola! [Possibile, ma irrilevante]”. Stavo dicendole “bene, tolga questo numero dalla sua lista” e mi ha buttato giù il telefono. Non è un po’ maleducato?
PS: notate il sessismo implicito. Un maschio non può avvicinarsi agli aspirapolvere.
Come probabilmente ricordate, alcuni anni fa avevo curato una collana di ebook per 40K. La collana si chiamava “Altramatematica” e raccoglieva appunto tanti libretti che parlavano di matematica fuori degli schemi standard. La collana è uscita fuori catalogo – sì, può capitare anche per gli ebook, non l’avrei mai creduto prima… – e quindi noi autori abbiamo di nuovo i diritti sulle nostre opere, e stiamo cercando nuove strade per la pubblicazione.

Comincio con la recensione di mia figlia undicenne, visto che il libro (Marco Pagot, 