una telefonata allungherebbe la vita

Fino a ieri ero in montagna da mia mamma. Sabato pomeriggio è arrivato un bel lungo temporale, e a un certo punto è saltata la corrente. Poiché l’evento non è così inusuale, mia mamma ha un gruppo elettrogeno che è regolarmente partito, quindi non c’erano grossi problemi. Alle 19:30 arriva una telefonata. È un messaggio registrato del vicesindaco, che dice che l’Enel ha comunicato che in alcune frazioni non c’era corrente ma assicurava che per le 21 al massimo sarebbe tornato tutto a posto. Per la cronaca, la corrente è tornata alle 20:30.

Tutto bellissimo. Ma da decenni, da quando insomma non c’è più il telefono “bigrigio” con cornetta, filo e presa tripolare, i telefoni non prendono elettricità dalla rete telefonica ma da quella elettrica. In pratica quindi chi era senza luce non avrebbe nemmeno potuto ricevere la telefonata. Utile, no?

Google e il CoViD

Stamattina mi è arrivata una delle solite mail di scam con testo

Google Inc is compensating you with the sum of $2,500,000.00 Dollars, as one of our active customers, and we are also using this to compensate scam and Coronavirus COVID-19 victims who use our search engine and software in their offices and home. your email was selected through our search engine.

Nulla di davvero strano. Un’ora dopo mi è poi arrivata una mail da Google Play con titolo “Notifiche di esposizione al COVID-19 per la tua area geografica” e testo

Un senso condiviso di responsabilità ha portato Google e Apple a collaborare alla creazione del sistema di notifiche sull’esposizione (SNE), per aiutare i governi e la nostra comunità globale a contrastare questa pandemia tramite il tracciamento dei contatti.

Grazie alle notifiche inviate dalle autorità sanitarie pubbliche tramite il sistema SNE, puoi contribuire a contenere la diffusione dell’infezione adottando provvedimenti in caso di un tuo possibile contatto con una persona che ha contratto il COVID-19.

seguito da link a Immuni. Questo in effetti è un po’ più strano. Google non ha mai fatto troppa pubblicità al suo sistema, se non all’inizio per convincere i produttori di app a sfruttarla. La domanda che mi faccio è “hanno cambiato idea, oppure il governo italiano ha gentilmente chiesto loro di pubblicizzare un po’ l’app ufficiale che evidentemente non si fila nessuno?” (se è stata scaricata da 5 milioni di utenti non serve a nulla anche se la usassero tutti)

I menu dei ristoranti

Lo scorso venerdì sono stato con Anna in tre posti diversi per mangiare (in uno in realtà non abbiamo mangiato, visto che al bar Atlantic di Sesto San Giovanni nessuno è passato a chiederci cosa volevamo e quindi ci siamo alzati e ce ne siamo andati). In tutti e tre i posti il menu era sparito: nei primi due casi bisognava inquadrare un QR Code e aprire la pagina del menu.

Capisco che non si possano dare i menu di carta causa Covid. Però mi chiedo se non sia possibile mettere un bel tabellone col menu del giorno: uno dei posti dove siamo andati era nella food court del CentroSarca, e non è che ci fossero trenta possibili piatti diversi. E anche se siamo nella ricca Milano, non è detto che tutti abbiano un furbofono sottomano…

Menzione negativa al terzo ristorante, il Giappugliese. Lì dovevi cercare all’interno della loro pagina Facebook le foto con il menu. L’idea di prendersi non dico un sito apposta ma almeno un blog sotto WordPress per inserire quelle pagine evidentemente era troppo complicata.

Guanti da supermercato 1.1

All’Esselunga hanno finito da un pezzo i guanti monouso, quelli che una volta servivano per frutta e verdura e ora devono sempre essere indossati. Da qualche settimana lasciavano pertanto a disposizione… dei sacchetti su cui era disegnata una mano. Vi assicuro che sono la cosa peggiore che mi sia mai capitata: non stanno attaccati alle mie mani e non mi permettono di prendere nulla.
Stamattina però, quando ho preso il sacchetto in questione, mi sono accorto che l’avevano chiuso all’interno in modo da funzionare effettivamente come guanto, anche se un po’ squadrato: era addirittura possibile separare il pollice.
A questo punto vorrei solo sapere quanto costa in meno una confezione di “sacchetti saldati”…

Fedriga e Immuni

L’altro giorno ho scoperto per caso da utenti friulani del “socialino dell’odio” che in Friuli il governatore Fedriga (quello antivax che l’anno scorso si è preso la varicella) è contro l’app Immuni e ha invece sponsorizzato quella fatta fare dalla sua regione.

Ho fatto una rapida ricerca e se non ho capito male quello che è successo è che non ha voluto che si facesse il test dell’app in Friuli-Venezia Giulia, anche se ovviamente non poteva vietarlo. Citando dalle sue parole:

Immuni prevederà non la ricostruzione della catena di contatti dei soggetti risultati positivi, come peraltro richiesto dalla Regione al fine di integrare in modo omogeneo il lavoro oggi svolto manualmente, bensì l’invio di un sms ai cittadini entrati a contatto con un contagiato.”

Ovviamente quello che fa Immuni è esattamente quello che è stato chiesto di fare, cioè non tracciare. Evidentemente invece in FVG preferiscono tracciare la gente, perché è sempre comodo sapere chi è stato dove con chi… o almeno non si sa mai a cosa può servire. Oppure molto più prosaicamente Fedriga voleva qualche titolo sul giornale, visto che dovrebbe sapere benissimo che i controlli manuali può continuare a farli, e chi non vuole farsi tracciare non lo farebbe comunque.

D’altra parte, Immuni non mi pare avere avuto un gran successo: dieci giorni fa il numero di scaricamenti era inferiore a 3 milioni e mezzo, e non sappiamo nemmeno quanti la stiano effettivamente usando. I numeri sono di certo ben lontani da quelli necessari per superare la soglia della “connessione di gregge”, lasciatemi usare questa espressione. E tutto questo nonostante la privacy sia rispettata. In quanti saranno stati a scaricare l’app friulana?

troppa cancellazione

Ieri pomeriggio stavo chattando con un mio collega: lui stava mostrandomi uno script che non funzionava, e mi spiegava cosa aveva fatto. Nel frattempo la signora delle pulizie stava per passare l’aspirapolvere in studio: la cosa non mi preoccupava troppo, visto che tanto avevo gli auricolari. Peccato che con l’aspirapolvere in funzione non sentivo più il collega. No, non è che il rumore fosse troppo forte e quindi mi coprisse la sua voce: proprio non c’era.

Ci ho pensato su un po’, e ho deciso che gli auricolari – che sarebbero quelli del mio Samsung Note9 – sono così bravi come cancellazione d’eco che prendevano come rumore da togliere tutte le frequenze esterne, che in questo caso coincidevano con quelle vocali. Buffo, vero?
(Alla fine ho tolto gli auricolari e alzato il massimo il volume per quei due o tre minuti :-) )

pubblicità (cartacea)

La scorsa settimana, mentre percorrevamo viale Fulvio Testi, ho notato che dai cartelloni seipertré erano stati tolti tutti i vecchi manifesti. Non ne erano stati aggiunti di nuovi, però: quindi immagino che siano ancora in pochi che abbiano scelto quel mezzo per farsi pubblicità.
In compenso però sono tornati i volantini nella buca delle lettere. Si direbbe insomma che funzioni meglio il commercio locale, che si sa preferisce quei metodi, a quello a più ampio raggio. Ah: le pubblicità dei negozi di elettrodomestici ed elettronica erano già sparite qualche mese prima del lockdown. Altro mistero :-)

Anagrafe nazionale della popolazione residente

Non so se vi eravate accorti che un paio di settimane fa (il 4 maggio) l’ISTAT aveva diffuso i dati sui decessi per comune dal primo gennaio al 15 aprile, su una parte corrispondente a circa i tre quarti del territorio e della popolazione italiana. (Non ho parlato di “campione” per ottime ragioni che vi spiego dopo). Come è stato possibile tutto questo, visto che in genere ci vogliono mesi e mesi per avere a disposizione i dati? Semplice: si è finalmente sfruttata l’anagrafe nazionale della popolazione residente, per gli amici ANPR. In pratica, dopo solo quindici anni – l’ANPR è stata istituita con il Dlgs n. 82/2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale), articolo 62 – si sta cominciando ad avere una massa critica sufficiente per poter vedere in tempo reale le variazioni dell’anagrafe, e soprattutto riuscire a uniformare e si spera velocizzare i cambi di residenza. Chiaramente quei dati non possono essere statistici, perché i comuni che sono già passati all’ANPR non sono un campione casuale: per esempio, come si può vedere, Roma è solo in “preingresso”, come del resto Trieste, Reggio Emilia, Livorno e altre grandi città.
Vabbè, siamo stati lenti, però ce la stiamo facendo: vediamo insomma il bicchiere mezzo pieno!