E se le mascherine non ci sono?

Io non sono tendenzialmente contrario all’obbligo di usare le mascherine quando si esce. Bisogna ovviamente mettere in chiaro un po’ di cose: che la mascherina non serve a proteggere te quanto a proteggere gli altri da te, il che significa che devi metterla bene, che copra il naso e la bocca, e soprattutto che non devi toglierla; e che la mascherina che useremmo per uscire non è un presidio chirurgico, il che significa che non c’entrano un tubo con quello che bisogna dare a medici, infermieri e persone che comunque hanno a che fare con malati e possibili malati.. Questo significa per esempio che – a parte il pessimo gusto, per cui ci si può fare poco – anche le mascherine sponsorizzate servono allo scopo.

Ma ovviamente per indossare le mascherine bisogna che vengano fornite, e non emettere un’ordinanza che poi dice “vabbè, se non le avete mettetevi pure una sciarpa sul viso, che non serve praticamente a nulla ma fa tanto colore”. È così complicato arrivarci?

BRT, non riesci proprio a programmare le consegne?

Tre settimane fa ho deciso di fare un investimento sul futuro e comprare due online due nuove biciclette per i gemelli via CoopOnline. Le biciclette sarebbero dovute arrivarci tra venerdì 13 e lunedì 16. Martedì 17 scrivo all’assistenza clienti Coop, facendo loro notare che posso capire un ritardo vista la situazione, ma che forse sarebbe stato simpatico avvisare del ritardo; mi rispondono il giorno dopo dicendo che il fornitore era chiuso per coronavirus. Fatto sta che a fine settimana scorsa mi arriva un’altra mail, questa volta da BRT, che mi segnala che hanno preso in carico le biciclette e me le avrebbero consegnate lunedì 23. Bene: da lunedì a oggi la consegna è sempre slittata di giorno in giorno, con la beffa che al mattino veniva indicata una fascia oraria più ristretta e poi la sera si resettava tutto per il giorno dopo. Queste bici sono nel deposito locale di Milano Bovisa, o almeno BRT dice così.

Bene, cara BRT, capisco che hai un casino di consegne da fare, e che tanto i gemelli non potranno usare queste bici fino a maggio se va tutto bene. Non mi lamento nemmeno troppo del fatto che io le ho già pagate. Ma non sei proprio capace di stabilire una data qualsivoglia e portarle quel giorno lì? È vero che tanto non vado in giro, ma almeno non devo controllare tutti i momenti se mi devo tenere pronto oppure no…

Grandi comunicatori aziendali

Ho scoperto solo ieri il motivo per cui i supermercati Coop avrebbero chiuso la domenica. Cito:

Secondo i vertici Coop si tratta di «una misura doverosa» perché «in questo modo contribuiamo a limitare le presenze per strada diluendo gli acquisti delle famiglie durante i giorni feriali della settimana e impedendone la concentrazione durante la domenica»

Siamo tutti chiusi in casa tutta la settimana. Quale può essere stato il pensiero che ha portato la direzione comunicazione di Coop a pensare che la gente pertanto uscirebbe la domenica per andare a fare la spesa? (il tutto senza considerare che minori sono gli orari di apertura maggiore sarà la concentrazione, ovvio). E ancora:

nello stesso tempo «veniamo incontro alle necessità dei colleghi che operano nei punti vendita e che tanto stanno facendo per garantire un servizio essenziale alle persone; sarà utile per avere una pausa in più in grado di attenuare la tensione delle scorse settimane.

State cercando di dirci che i dipendenti in questo periodo devono lavorare sette giorni su sette? Oppure state cercando di dirci che li mettete in ferie forzate “per avere una pausa in più”? Se non riescono nemmeno a inventarsi una scusa come “Sfrutteremo la domenica per un’ulteriore sanitizzazione dei supermercati”, sono messi davvero male…

Prove di Grande Fratello

Sono sicuro che avete letto l’articolo del Corsera che racconta come il presidente lombardo Attilio Fontana controlli (anonimamente) gli spostamenti della gente. Articolo condito di frasi come «La portata dello spazio tra una cella e l’altra è di 300-500 metri. Quindi chi esce in giardino non risulta, così come chi compra il pane sotto casa.» (come se ci fossero panettieri a ogni angolo della strada) oppure «Nel calcolo finiscono anche quanti (e sono tanti) hanno le cosiddette deroghe per andare a lavorare, per necessità familiari o di salute.» (mavalà?).

Bene. In pratica stai calcolando dati che non hanno nessun senso, perché non hai idea di chi può muoversi e chi no, non hai idea di cosa succeda con lo sgancio e aggancio di celle (mentre sto scrivendo questo post ho guardato che cosa stava succedendo sul mio telefonino: si era connesso a una cella più lontana e poi ne ha ripreso una più vicina), e soprattutto non hai idea di quali siano effettivamente gli spostamenti (se vai al supermercato e torni indietro conti esattamente come uno che ha fatto un giro turistico per la città).

Tutto quello che ho scritto qui sopra si potrebbe tranquillamente mappare con i dati a disposizione, e magari lo stanno già facendo di nascosto. “Di nascosto”, perché a quel punto l’anonimità va a farsi benedire: basta rimappare gli spostamenti con altri dati ricavabili pubblicamente e sei a posto. Ma ci si potrebbe anche limitare ad aggregare i dati per tempo di movimento e distanza percorsa, e i risultati sarebbero probabilmente ancora diversi. La mia sensazione è che articoli come questo vengano pubblicati per fare accettare alle persone l’idea che devono essere controllate negli spostamenti “per il bene loro e della comunità”, ma lasciando formalmente la libertà indicata nei decreti legge. Il tutto senza nessuna proporzione né protezione: una volta che i dati ci sono puoi farne quello che vuoi quando vuoi. Ne parlavo ieri con Stefano Epifani: lo hate speech si è spostato verso chi “non se ne sta alla casa”, ed è sempre utile fare in modo che le richieste di controllo arrivino dal basso. Bella situazione, vero?

Vincenzo D’Anna e le dimissioni a tempo (infimo)

Insomma l’ex senatore D’Anna, dopo essersi dimesso sabato da presidente dell’ordine dei biologi, ci ha dormito su e domenica ha ritirato le dimissioni.
È probabile che sia vero che lo statuto dell’ordine non permetta la nomina di un nuovo presidente se non in caso di assenza o impedimento. Ma naturalmente questo vale semplicemente perché D’Anna non si è contestualmente dimesso da consigliere, perché «Resterà in seno al Consiglio dell’Ordine per portare a termine il mandato elettorale ricevuto dai colleghi.» Mi pare evidente che D’Anna abbia fatto suo il consiglio evangelico di essere astuto come i serpenti (Mt 10,16).

Applausi

Sabato, mentre rientravo dalla farmacia, ho sentito il primo “applauso verso chi è impegnato contro il Coronavirus”, applauso a quanto pare ripetuto domenica non solo da noi ma anche in Spagna. Sarà che io odio gli applausi di questo tipo, ma mentre a un funerale li trovo semplicemente di cattivo gusto qua mi pare che siano semplicemente un’idiozia, per quanto buona sia l’idea di ricordarci di chi è in prima linea. Occhei, meno idiozia di una processione (o se preferite, di un flash mob “di persona”), ma pur sempre un’idiozia. Mi sa però che lo stare chiusi in casa contribuisca a tirare fuori le cose più stupide di noi…

No, la matematica proprio inutile non è

Leggo su BusinessInsider un’intervista al professor Carlo La Vecchia, professore di statistica medica ed epidemiologia alla Statale di Milano. A parte il titolo dell’articolo, su cui sono abituato a fare la tara, ho trovato preoccupanti alcune delle sue affermazioni.

Il problema non è tanto la frase “Qualsiasi modello per una epidemia così nuova non è in grado di cogliere quando cambia la curva dei contagi”, che è più o meno quello che ho detto nelle scorse settimane ai miei amici – soprattutto fisici, chissà perché – che erano lì belli pronti a trovare il miglior fit esponenziale ai dati che arrivavano. Trovo molto peggiori frasi come “I modelli per l’evoluzione dei tumori sbagliano pochissimo perché abbiamo tantissime informazioni”, mentre in questo caso i modelli di diffusione del contagio “sono modelli basati su quello che è già successo e che non sono in grado di prevedere cosa succederà”. Rileggete quest’ultima frase, e pensate un attimo a quello che succede con le epidemie annuali di influenza. La situazione è esattamente la stessa, quindi possiamo tranquillamente dire che non siamo in grado di prevedere cosa succederà ogni anno con l’influenza.

In effetti un fondo di verità c’è: per esempio quest’anno l’influenza è stata meno virulenta del previsto (bella consolazione, direte voi). Ma questo non significa affatto che i modelli matematici siano da buttare. Semplicemente abbiamo meno dati e quindi le previsioni sono più volatili; ma per esempio possiamo già vedere cosa è successo in Cina e Corea del Sud, dove l’epidemia è scoppiata prima, e sfruttare quei dati più completi per fare qualche utile statistica su cosa può capitare da noi (e su cosa capiterà negli altri paesi che a quanto pare sono sette-dieci giorni indietro rispetto a noi). Come diceva il mio professore di fisica all’università, “meglio un cattivo numero che nessun numero”; un conto è avere un’idea di quello che potrà succedere pur sapendo che non è detto sarà così, ben diverso è brancolare del tutto nel buio. Potrà poi sembrare paradossale, ma è possibile creare modelli ragionevoli anche senza avere a disposizione tutti i dati precisi, ma limitandosi a fare stime ragionevoli. Gli errori ci saranno sicuramente, ma non si moltiplicheranno; quindi si può sapere in che direzione stiamo muovendoci.

Ma soprattutto un’intervista come quella è pericolosa per una ragione per così dire “sociale”. Io non sono uno di quelli che pensa che con la matematica si possa sapere tutto, basta inserire i numerini giusti, mischiare un po’, girare la manovella e tirare fuori il risultato. Ma la persona media che già odia per conto suo la matematica si sentirà ancora più rafforzata nella propria convinzione, visto che le stesse cose le dice un luminare. Eppure sarebbe bastato poco per presentare i medesimi dati in maniera più positiva: bastava dire che non ci sono ancora numeri a sufficienza per dare una risposta esatta a quando finirà la pandemia e neppure a quando raggiungeremo il picco di nuovi casi, ma possiamo man mano affinare le nostre previsioni. Tutto questo perché la matematica è utile, volenti o nolenti.

Dove stanno gli asteroidi?


In questi giorni di sospensione dalla scuola gli scolari hanno comunque da fare i compiti, anche se senza esagerare; i genitori si ritrovano così a verificare se i compiti sono stati fatti. Mi era così toccato ascoltare la lezione di scienze sulla luna e gli altri corpi celesti. Nel mentre cercavo di tirare fuori delle risposte sensate da un pargolo che se va bene ha appiccicato a memoria nozioni che per lui non significano nulla, ho scoperto che per il loro libro di testo la fascia degli asteroidi si trova tra le orbite di Giove e Saturno.

Tralasciando il fatto che non sono così convinto che un bambino di quinta elementare debba sapere dove si trovino gli asteroidi, se proprio vuoi che lo sappia almeno scriviglielo corretto; a quell’età non si pensa certo alle fake news, e quello che si trova nei libri di testo è verità rivelata. Capita spesso di trovare simili errori negli esercizi di matematica; lì a volte si possono dare le attenuanti generiche di un lavoro fatto a macchinetta. Ma qui non ci sono scuse: o il testo non è stato nemmeno riletto o chi l’ha fatto non ha idea di quello di cui si stava parlando…