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matematto non praticante

Tartinville reloaded

Gino Lucrezi ha trovato un’altra strada per cui Google potrebbe avere avuto un’idea di chi fosse Tartinville. È infatti vero che nessuna Wikipedia parla di lui, ma esisteva comunque un elemento Wikidata. I più attenti e intraprendenti tra i miei ventun lettori sanno che cos’è Wikidata; per gli altri, è un’enorme base dati che è stata ideata alcuni anni fa per conservare tutte le informazioni che non cambiano nelle varie lingue se non per la rappresentazione. Gennaio, janvier, January sono essenzialmente la stessa cosa; se una persona è nata a gennaio, tanto vale avere l’informazione in un solo punto e replicarla nelle varie wiki, il tutto in modo trasparente all’utente. Inoltre, nel miglior spirito wikipedico, questi dati sono a disposizione di tutti i sistemi automatici per costruire nuova informazione a partire da essi.

Il problema però si sposta solo. Il motore di ricerca di Google è sicuramente felicissimo di usare Wikidata, perché non deve nemmeno far fatica a parsificare (per i non informatici: “cavare un ragno dal buco da”) un testo. Ma come vedete dal link che ho postato, che fotografa la situazione a questa mattina prima di quando mi sono messo ad aggiungere dati, di informazioni già predigerite non ce n’erano. C’era solo un link a una fonte esterna che dava più informazioni che però sono appunto da parsificare; e non mi sembra comunque facile. Diciamo che il mistero di infittisce…

Tartinville e Google

Nel mio socialino di nicchia ci si è messi a parlare del metodo di Tartinville per le disequazioni di secondo grado (fidatevi: non ne volete sapere nulla. Nemmeno io ne avevo mai sentito parlare, e così ho cercato di scoprire chi fosse questo Tartinville. Ho così ingenuamente chiesto al signor Google “Tartinville wikipedia”, ottenendo come primo risultato quello mostrato qui sopra. Tutto bene? No.

Se uno va ad aprire quella pagina scopre che di Tartinville non v’è traccia. Però Google sa lo stesso che Tartinville è un matematico francese: evidentemente ha usato altre informazioni semantiche che aveva: sia per la nazionalità – mica è così facile per una macchina immaginare che Tartinville sia un cognome francese – che su di me, evitando di mostrarmi il fotografo Bernard e la coreografa Françoise (in alternativa, ci sono state in passato molte ricerche; Google ha verificato chi cliccava dove e ha parsificato il contenuto di quelle pagine). Che poi la parola “wikipedia” gli abbia fatto perdere il lume della ragione e quindi non abbia verificato se effettivamente il nome fosse ivi presente è un dettaglio. Questa espressione di intelligenza artificiale a voi forse non sembra chissà che cosa, ma a me fa molta più paura di un campione mondiale di go.

Ah: per la cronaca “il mio” Tartinville di nome fa Arthur.

Bright Morning Star (ebook)

I libri Newcon Press sono di solito interessanti, e quindi sono contento di recensirli. In questo caso, però, “interessante” non basta a dire quanto mi sia piaciuto questo libro. [Simon Morden, Bright Morning Star, Newcon Press 2019, €5.35] Parlare del Primo Contatto dal punto di vista di una specie aliena non è naturalmente nulla di nuovo; Morden però sceglie di farlo dal punto di vista di una sonda aliena, il che cambia completamente le carte in tavola perché non solo è diversa la logica con cui si vedono le cose, ma anche la conoscenza di partenza che è nulla e viene man mano creata. In effetti mi sono accorto che mentre sono riuscito spesso a capire a cosa si stava riferendo la sonda, ci sono stati vari casi in cui ho fatto ipotesi errate, come nel caso di Pedro. A posteriori era tutto ovvio, ma i primi indizi li avevo persi…
La seconda parte del libro, quando la sonda diventa una specie di deus ex machina nello scacchiere mondiale, è secondo me più debole: Morden mette in bocca alla sonda le proprie idee, che per quanto apprezzabili segnano una bella differenza con quanto eravamo abituati a considerare. Ad ogni modo raccomando a tutti la lettura!

Quizzino della domenica: tè zuccherato

Sono le cinque del pomeriggio: è l’ora del tè. Al tavolo ci sono sette persone, e la zuccheriera contiene 10 zollette di zucchero. In ogni tazza è stato messo un numero dispari di zollette, e nella zuccheriera non è rimasta nessuna zolletta. Com’è possibile? Tutte le zollette sono state messe nelle tazze, e nessuna è stata divisa a metà: a parte i granelli sparsi in giro, sarebbe difficile definire “dispari” un numero frazionario. E naturalmente zero è un numero pari, quindi nessuna tazza ha “zero zollette”.
[una teiera]

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p425.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Mia variazione di un classico problema in lingua inglese; immagine da FreeSVG.)

Il libro dei numeri (libro)

L’autore Joshua Cohen parla di uno scrittore fallito Joshua Cohen che viene ingaggiato da Joshua Cohen, capo della Tetration.com (un Google appena mascherato) che vuole scriversi un’autobiografia. Come potete immaginare, il libro (Joshua Cohen, Il libro dei numeri [The Book of Numbers], Codice 2019 [2015], pag. 745, € 25, ISBN 9788875788124, trad. Claudia Durastanti) è abbastanza complicato già così. Aggiungiamo il fatto che nella parte centrale Cohen racconta in pratica a Cohen la storia dei quarant’anni dell’informatica, e che il titolo occhieggia davvero il biblico Libro dei Numeri, con i quarant’anni di peregrinazione nel deserto – se andate a vedere i nomi dei personaggi, tutto torna. Insomma, qui dentro c’è davvero tanta roba, anche senza considerare il testo spesso sperimentale (per la gioia della povera Claudia Durastanti che l’ha tradotto) e la quantità di nozioni che sono state infilate (mi è spuntata una lacrimuccia quando ho letto “Fravia”, non pensavo che qualcuno se ne ricordasse ancora). L’unico problema del libro secondo me è che è appunto “troppo”. È un po’ come Infinite Jest di DFW: troverete gente che ne tesse le lodi, e altri che l’hanno abbandonato dopo un po’ perché è impossibile seguirlo. Scegliete voi da che parte stare.

febbre

Secondo uno studio riportato da Scientific American, in un secolo e mezzo la temperatura media di un essere umano è scesa da 37 gradi a 36,4. Ora è finalmente chiaro il perché un maschio con 37,2 è moribondo.

referendum non abrogativo

La notizia non è che la Consulta ha bocciato la proposta di referendum abrogativo presentata dalle regioni a trazione centrodestra (e quindi oggi ocme oggi Lega). La notizia non è nemmeno la motivazione per la bocciatura, cioè l'”eccessiva manipolatività del quesito referendario”. Tradotto in italiano, quando fai un referendum elettorale devi lasciare una legge funzionante, perché non si sa mai quando si vota; il che rende difficile modificarla a tagliuzzamenti vari. (Abolire in toto il Rosatellum non sarebbe stato un problema, da quel punto di vista). Ma visto che togliere la parte proporzionale avrebbe lasciato un parlamento monco di seggi, i proponenti avevano affermato (al di fuori del quesito) che tanto la legge che si stava in parte abrogando dava al governo la delega per rifare i collegi elettorali, e quindi era tutto a posto. La Suprema Corte ha invece rimarcato che a questo punto si tirava troppo per la giacchetta il governo. Sono abbastanza certo che anche i promotori, o almeno quelli con un minimo di cultura legale, sapevano perfettamente che non è che se ti danno l’incarico di ristrutturare una casa allora tu puoi anche buttarla giù e rifarla da capo perché il committente ha cambiato idea.

La (brutta) notizia è che la Consulta ha ritenuto di dover esplicitamente anticipare questa parte della sentenza: evidentemente si immaginava i trenta giorni di polemiche sul nulla nel caso di attesa della sentenza. Ma tanto l’arbitro non viene più considerato dal teatrino della politica, anzi dall’avanspettacolo che ormai è diventata.

La libreria Paravia e gli sconti sui libri

Leggo della chiusura della libreria torinese Paravia, e il mio primo commento è “ma non l’avevano già chiusa anni fa?” A mia parziale discolpa, ero passato due anni fa per via Garibaldi e non l’avevo più vista: non sapevo che si era spostata dietro piazza Arbarello, un posto che in effetti pur essendo in pieno centro è lontano dai flussi normali di transito. Motivo della chiusura? Il calo dei lettori, colpa di «Amazon che prima ha attirato i clienti solo con sconti esagerati, poiché in Italia manca una legge che tuteli i librai, e poi li ha abituati ad avere i prodotti a casa in tempi rapidissimi e con un assortimento incredibile» secondo le proprietarie della libreria, cosa ribadita in maniera un po’ più lirica da Paolo di Paolo che scrive «Perché mettere piede in una libreria non significa solo avere il libro che si cerca (come con un clic) ma trovare un libro che non stavamo cercando. E imparare a non fidarsi solo di sé stessi.»

Parlando al solito in prima persona, ecco un mio ricordo del 2011, subito prima della legge Levi (Levi che tra l’altro ora è presidente dell’AIE, l’associazione degli editori). Stava uscendo il mio primo libro Matematica in relax e volevo comprarmi alcune copie da regalare agli amici. Mi è stato più comodo prenderle da Amazon, che mi offriva lo stesso sconto del 40% che avrei avuto come autore. (E il 40% era un buono sconto autore, ci sono editori che ti fanno di meno). Diciamo che prima del 2011 c’erano indubbiamente delle storture a favore dell’e-commerce. Ma adesso non è che uno sconto del 15% sia così importante, pur essendo interessante, nella tipologia del mercato; e sono ragionevolmente certo che i lettori forti frequentatori di librerie ce l’hanno comunque (quando c’era la Celid e io vivevo a Torino gli sconti li avevo). E lasciamo poi perdere gli sconti surrettizi che spesso fa Amazon: certo, non puoi comprare altri libri perché sarebbero fuori legge; ma tutto il resto sì.

Il punto è per me un altro, e lo si vede anche in trasparenza nelle parole delle due librarie. Per quanto mi riguarda, mi sta benissimo vietare tutti gli sconti nei primi sei mesi di uscita di un libro; questi sì che drogano il mercato (e abbassano il guadagno dei librai). Dopo quella data, l’acquisto di un libro è spesso abbastanza ponderato; non è tanto il 15% di sconto né la disponibilità (quasi) immediata che fanno la differenza, quanto il sapere della sua esistenza. Ma in un mercato come quello italiano che ha superato i 70000 titoli annui l’unica possibilità per una libreria è specializzarsi in un qualche settore di non-novità. Il libraio non può più sapere tutto, anche se si mettesse a leggere le schede inviate dagli editori; ma un libraio che non sappia suggerire non dà nessun valore aggiunto. Io posso tranquillamente aspettare una settimana perché mi arrivi un libro, tanto poi finisce nel metro lineare di roba cartacea che devo ancora leggere. (Quella elettronica non la conto nemmeno) Però se tanto sono io che devo fare tutto il lavoro a questo punto lo faccio online.

Il guaio è che so benissimo che è facile dire “il libraio dovrebbe specializzarsi”, ma all’atto pratico non saprei assolutamente come fare. Nella fighetta Milano si tende ormai alla libreria-dove-si-mangia-e-beve; spero che i margini migliori aiutino, ma non sono così sicuro che sia quella la vera risposta. Ma magari quella dei libri è una battaglia persa in partenza, e dobbiamo farcene una ragione.

Ah, pare che Levi abbia detto che «tutti gli studi dimostrano che la lettura è connessa al Pil». Quindici anni fa si diceva che l’acquisto di libri (occhei, cosa diversa dalla lettura) era anticiclico, quindi cresceva al calare del Pil (occhei, sempre connessione è, anche se con correlazione negativa). Decidetevi.