Tanti anni fa io avevo una linea ADSL “nuda”, cioè senza numero telefonico associato. Avevo così fatto un contratto con Cheapnet per avere un numero VOIP. Non che telefonassi così tanto: all’atto pratico dovevo ricaricare sei euro ogni sei mesi per mantenere il numero.
Quando sono passato alla fibra, mi è stato (purtroppo) assegnato un numero telefonico: purtroppo perché essendo stato riciclato continuavo ad avere chiamate commerciali fino a che non ho deciso di togliere fisicamente il telefono. Però per qualche anno ho continuato a tenere in vita il numero voip, fino a che a dicembre ho deciso di lasciar perdere. Qualche giorno dopo sono stato contattato dal call center Cheapnet, a cui ho confermato la mia volontà di chiudere l’abbonamento, al che la signora ha commentato “però ha un po’ di soldi nel conto: scriva una PEC ufficiale che glieli saranno rimborsati”. Ho ringraziato, ho scritto la PEC indicando un conto che usiamo solo per gestire la cassetta di sicurezza e non ci ho pensato più. L’altro giorno ho aperto il sito dell’altra banca e in effetti c’era un loro bonifico.
Immagino che siano stati tenuti dei soldi per le spese di chiusura conto telefonico, ma dal mio punto di vista la cosa è irrilevante, visto che avevo già dato per persi tutti quei soldi (che comunque erano qualche decina di euro, non pensate chissà che). Mi sembra il minimo lodare pubblicamente Cheapnet – anzi per correttezza CWNET Srl, che è il nome dell’azienda che gestisce Cheapnet: in un mondo dove sembra che l’unica ragione sociale sia fregare l’utente è bello scoprire che non è sempre così.
Il prossimo giovedì sarà pubblicato 
La coppia Monti-Wacks ritorna con questo nuovo libro sulla “sicurezza nazionale”, nel quale raccontano come il concetto non sia affatto moderno – anche se ai tempi della Roma imperiale la “sicurezza” spesso era più nei riguardi dell’imperatore che per lo stato… – e soprattutto come sta cambiando. La parte iniziale con l’excursus storico è interessantissima: lo sapevate che i “delatores” erano semplicemente quelli che permettevano di far partire un procedimento penale, “portando (informazioni) riguardo (a qualcuno)”? Ma non certo inferiore è la parte moderna e contemporanea, dove vediamo come non solo il concetto di sicurezza nazionale è piuttosto ambiguo in punta di diritto ma soprattutto capiamo cosa significa in pratica lo spostamento dagli stati sovrani alle Big Tech della gestione della sicurezza nazionale. Si può essere o meno d’accordo con gli autori quando tirano l’acqua al loro mulino e affermano che La sicurezza nazionale deve diventare una parte riconosciuta del sistema legale, liberandosi della sua veste politica; ma è difficile negare che mentre la democrazia nasce come una delega di potere dal cittadino allo stato, attualmente abbiamo un’inquietante trasferimento di potere, che erode il contrasto tra democrazie liberali e regimi autoritari.