Le solite beghe sulle classifiche dei libri più venduti

classifica dei libri più venduti Stamattina nella sezione “lotta nel fango” (no, scusate, “Per te”) di Twitter (no, scusate, X) ho trovato questo post, con relativi commenti schifati. Fossimo stati a inizio dicembre, immagino ci sarebbe stato lo stesso post, solo con il libro di Bruno Vespa anziché quello di Luciana Littizzetto.

Ok, io non leggo né libri di Vespa né di Littizzetto, e non so quanti degli acquirenti li leggano davvero (ma potrei sbagliarmi di grosso); però è anche vero che leggo poca narrativa. Ma non riesco a capire tutta questa acrimonia. Siete convinti che se questi libri non fossero pubblicati la gente comprerebbe “roba migliore”, qualunque sia la definizione di migliore? Volete dimostrare di far parte di quella sparuta minoranza per cui la lettura è cosa diversa dalla trasposizione in parole scritte di un personaggio televisivo? Non so quanto sia vero che per gli editori avere dei libri che vendono molto permette loro di rischiare con altri autori meno noti, e non so nemmeno se chi entra in una piccola libreria si trovi spiazzato dalle tante copie dei soliti noti e non riesca a vedere null’altro. Posso solo dare un consiglio: non guardate le classifiche dei libri più venduti e vivete sereni.

Ultimo aggiornamento: 2026-05-09 11:55

7 pensieri su “Le solite beghe sulle classifiche dei libri più venduti

  1. mestessoit

    Cominciamo dalle classifiche all’italiana: sono tante e diverse e tutte parziali (nel senso di fabbricate a tavolino per far venir fuori quello che si vuole). Nessuno, e sottolineo nessuno, pubblica i risultati globali di vendita, e molti mettono dati taroccati (tipo includere il deposito librario od il simmetrico opposto di fare le pulci tipo mettere il 98% del venduto come stima sul reso). Insomma, tutta fuffa comunque

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      1. .mau. Autore articolo

        non ho idea di come siano fatte le classifiche di vendita all’estero :-)

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  2. mestessoit

    Ok, in Italia è più disonesta che in altri posti, e più taroccabile perché si vendono meno libri. Il mercato librario italiano è tra i più piccoli. È dannoso dirlo in questi termini?

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  3. Leo M. A. Rotundo

    Mi sono sempre chiesto come funzionino le classifiche dei libri. Quello che vedo entrando in una libreria è che in Italia si legge poco ma in compenso si scrive moltissimo, rispetto al passato gli scaffali traboccano di libri di scrittori italiani vecchi, nuovi ed esordienti. Questo, insieme alle dimensioni contenute del mercato librario italiano, rafforza la possibilità che un libro possa arrivare in cima alle classifiche anche con numeri poco significativi.

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  4. un cattolico

    I numeri sulla destra cosa identificano? Per esempio 100 (2). Il numero tra parentesi è la posizione nella settimana precedente? E l’altro?

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    1. .mau. Autore articolo

      Credo che il primo sia la proporzione di vendite rispetto al primo che è posto a 100 (così non devono dire quante copie sono effettivamente vendute) e quello tra parentesi il numero di settimane in classifica.

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