Stamattina sono andato all’Avis a donare il sangue. A parte che mi hanno di nuovo abbassato l’indice di donazione a 2 volte l’anno per colpa della mia polineurite avuta a 6 anni (!) e che ho dovuto prendere un caffè prima della donazione perché avevo la pressione bassa (110/70: ci credo, mandarmi a digiuno è una cattiveria!) la cosa più interessante è stata vedere due sorelle presentarsi per la loro prima donazione: entrambe in hijab.
Statistiche del sito per novembre 2017
Novembre segna un notevole calo nelle visite a xmau.com rispetto a ottobre. Le visite sono state 45.944, le pagine 82.447, mentre i visitatori unici sono stati 23.788. Nella top 5 del blog per questo mese abbiamo
- Codice 1000: 873 visite
- Stupri di serie A e di serie B: 859 visite
- Ancora tNotice: 489 visite
- Grande Scoop del Fatto Quotidiano!!!1!: 362 visite
- Quizzino della domenica: Che ora è?: 359 visite
Come vedete, c’è un calo generalizzato. Le solite tre pagine extra blog hanno avuto rispettivamente 1354 accessi la pagina sugli accordi, 735 accessi la prova del 9 e 531 accessi il calcolo manuale delle radici quadrate. Sui referrer, noto 125 accessi dal forse in chiusura blog di Layos.
Quizzino della domenica: le due età
Paolo e Roberto sono nati nello stesso giorno, ma a sei anni di distanza. Oggi festeggiano il loro compleanno: quando un invitato chiede quanti anni hanno, Roberto risponde: “L’età di Paolo è un numero primo, mentre la mia età è il prodotto di due numeri primi”, al che Paolo aggiunge: “L’ultima volta che ci è capitato è stato dodici anni fa”. Quanti anni ha Roberto?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p285.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Varsity Math; immagine di The Martin, da OpenClipArt)
_Dino Buzzati al Giro d’Italia_ (ebook)
Anno 1949. Non solo l’Italia era uscita dalla guerra da pochi anni ed era piuttosto sgarrupata, ma la televisione non esisteva, al più c’era la radio che raccontava il mondo… e c’erano i quotidiani. Come potremmo oggi immaginare un resoconto del Giro d’Italia, l’avvenimento sportivo più improtante dell’anno, date queste condizioni? Una cronaca di tutto quello che è accaduto: cronaca non necessariamente asettica ma comunque informativa. E invece no. Il Corriere della sera prende come inviato uno scrittore come Dino Buzzati, che di ciclismo ne sa poco o nulla e lo confessa il primo giorno, anzi due giorni prima della partenza nel primo articolo. Nel suo reportage (Dino Buzzati, Dino Buzzati al Giro d’Italia, Mondadori 2014, pag. 196, € 6,99, ISBN 9789788852043505, link Amazon) tecnicamente troviamo alcuni dati della corsa (i suoi taccuini di appunti contengono i dati essenziali, il che significa che la gara la seguiva davvero) sotterrati all’interno di una epopea quasi militare tutta sua, da scrivere giorno per giorno senza riletture. La differenza con i resoconti delle tappe domenicali (il lunedì il Corsera non usciva in edicola), raccontate da Ciro Verratti e presenti in appendice, è enorme: Verratti in effetti racconta la corsa, anche se non certo asetticamente. In definitiva, un’epopea più che una cronaca.
L’unico punto dolente riguarda il prezzo dell’ebook. Io l’ho preso in prestito digitale, ma sette euro per un testo che si suppone si sia già ampiamente ripagato nei decenni secondo me è un furto.
Parcheggi creativi

In viale Monte Santo stanno (lentamente) costruendo un tratto di pista ciclabile. In questo momento sul lato nord la pista c’è, ma è ancora transennata, non so esattamente per quale ragione. Come vedete, qualcuno deve avere deciso che era un peccato lasciare libero tutto quello spazio.
(Per la cronaca, immagino che sia qualcuno degli operai che ha spostato le transenne: saltare lo scalino non è poi così semplice)
tracciamenti pervasivi
Stamattina mi si è rotta la montatura degli occhiali. L’ho scritto sul mio socialino di nicchia preferito, che tra l’altro non ha nemmeno pubblicità. Dopo due minuti, Inoreader (il lettore di feed RSS) ha cominciato a mettermi pubblicità di Visionottica. (No, prima non c’era. Sto monitorando cosa mi fa vedere)
C’è qualcosa che non va, davvero.
Bikewatching
Ho scoperto (con un solo mese di ritardo) che Repubblica ha lanciato una delle sue grandi iniziative: Bikewatching, per fotografare le bici a flusso libero lasciate alla bell’e meglio, o meglio «per segnalare le situazioni più assurde o quelle che più creano disagio, le soste creative e quelle odiose. Fateci conoscere il vostro punto di vista.»
Mi chiedo perché non sia mai venuto loro in mente di fare la stessa cosa per il car sharing. I numeri dovrebbero essere minori, almeno in teoria (3000 auto contro 14000 bici, e soprattutto il fatto che una free bike può essere spostata da chiunque perché relativamente leggera e un’auto parcheggiata in divieto rischia una multa che viene ribaltata con gli interessi all’autista), ma secondo me darebbe comunque soddisfazioni. Strano, vero?
Una storia italo-franco-israeliana
Io, assieme a quasi trentamila altre persone, sono in contratto di solidarietà da due anni. (In realtà in tutto sono sei anni, ma non sottilizziamo). Stiamo a casa due giorni al mese, nei quali siamo pagati come se fossimo in cassa integrazione straordinaria, il che significa molto poco: le percentuali che vedete scritte sui giornali riguardano gli operai ai livelli più bassi, ed essendo la somma uguale per tutti potete immaginare cosa significhi anche solo per un impiegato.
L’accordo di due anni fa prevedeva la possibilità di un terzo anno di solidarietà, previo accordo tra azienda e sindacato. All’inizio della settimana c’è stato un incontro tra la Triplice (che in queste settimane si è miracolosamente compattata) e l’amministratore delegato. Quest’ultimo ha detto che siamo una squadra fortissimi, ma che per continuare a esserlo bisogna fare anche il terz’anno di solidarietà, al che i sindacalisti hanno detto che non capivano come con tutti i risultati positivi tanto decantati ci fosse ancora bisogno di solidarietà, e che comunque se ne sarebbe parlato giovedì nell’incontro con Relazioni Industriali. (Io mi chiedo anche come abbiano fatto ad accedere alla solidarietà, ma questa è un’altra storia). Oggi l’azienda comunica che l’incontro di domani è annullato (rectius: “sospeso”. Le parole contano molto in questi contesti), che sospende anche l’articolo 4 della legge Fornero (l’isopensione) e in mancanza di un’intesa successiva metterà in discussione anche l’una tantum / prestito erogato. Qua occorrono forse due parole di spiegazione. L’isopensione è un prepensionamento pagato dall’azienda, che versa stipendio e contributi: uno si chiede perché un’azienda dovrebbe farlo, e quello che si è sempre saputo in via ufficiosa è che la solidarietà nasceva per far pagare a noi lavoratori meno vecchi i soldi da dare a quelli più vecchi. Quanto all’una tantum, negli accordi di solidarietà c’era scritto in maniera contorta (per aggirare la legge) che se alla fine del periodo di solidarietà fossero stati raggiunti certi livelli non formalmente definiti di produttività allora l’azienda avrebbe elargito a chi era sopravvissuto un’una tantum equivalente alla differenza tra quanto dato dall’Inps nelle giornate di solidarietà e il 60% dello stipendio, come nelle solidarietà precedenti. Addirittura permetteva ai lavoratori di chiedere un prestito aziendale a tasso zero per questa differenza, che sarebbe stato rimborsato alla fine della solidarietà… con i soldi dell’una tantum.
Che conclusioni trarre da questa storia? Nessuna che non si sapesse già. Io non avevo certo chiesto il prestito, conoscendo i miei polli, e ieri avevo scritto al mio sindacalista dopo la notizia dell’incontro con l’AD dicendo “quindi non ci daranno l’una tantum, giusto?”. Dopo tutti questi anni conosco fin troppo bene la mia azienda, tanto che sto per comprare coi miei soldi una SODIMM per aumentare la memoria al mio PC aziendale che è sempre in swap; tanto è impossibile fare un ordine di qualche decina di euro, e non ce la faccio a reggere attese sempre più lunghe. Amen.