Povera Italia

Non so se Matteo Salvini non capisca davvero nulla delle disequazioni. A dire il vero non trovo nemmeno la cosa così importante: detto tra noi, le disequazioni possono essere utili in diversi casi, dal banale decidere cosa comprare se si hanno pochi soldi ai problemi di programmazione lineare che permettono di ottimizzare le produzioni aziendali; ma i compiti con le disequazioni che si fanno a scuola hanno la stessa inutilità delle frasette contorte che devono essere tradotte in latino.

Quello che mi fa pena è vedere una persona che vorrebbe essere il presidente del Consiglio vantarsi della sua ignoranza vera o presunta, sapendo che migliaia di persone apprezzeranno questa manifestazione e quindi scegliendo volontariamente il populismo dell’odio per la matematica.

P.S.: complimenti al figliolo. Le disequazioni non sono di per sé difficili ma richiedono molta attenzione per non fare errori di distrazione.

Proprietà di linguaggio

Mentre uscivo per andare in palestra, ho visto cartelli appesi per ogni dove nella mia sede che comunicavano che domani sarebbero state testate le sirene antincendio, che non era un’esercitazione o tanto meno un pericolo e quindi non era necessario “evaquare” lo stabile.
Un’ora dopo sono rientrato e i cartelli erano stati tutti sostituiti: ora non è più necessario “abbandonare” lo stabile. (Ah, prima erano anche firmati e ora no)
Giuro che io non ho detto nulla a nessuno.

Biglietti del bus a Torino: si sono bevuti il cervello?

Sabato scorso Vittorio Bertola si è lamentato su Facebook dell’ultima trovata della giunta dei suoi ex-colleghi: abolire il biglietto cartaceo per i mezzi pubblici e obbligare ad avere una tessera a quanto pare personale. Leggendo perlomeno la pagina GTT al riguardo mi pare abbastanza chiaro che la tessera è personale; in effetti Bertola si lamenta per i problemi di privacy legati all’innovazione.

Io personalmente ho dubbi di ben altro tipo. A me può capitare di essere a Torino una volta l’anno. Finora non c’erano molti problemi: arrivavo, compravo il biglietto del tram, e andava tutto bene. Ora, a meno che io non riesca a passare a Torino entro il 30 aprile e sperare che quelle gratuite non siano esaurite, da gennaio 2019 dovrei spendere cinque euro per comprare una tessera che sicuramente dimenticherò la prossima volta che tornerò.

Qual è la logica di tutto questo? Non lo so. Per dire, a Milano – a parte che i biglietti cartacei continuano ad esistere, e a parte che la card ricaricabile non è personale – posso comprare un biglietto anche con un SMS. A Torino nulla di tutto questo. Qualcuno sa spiegarmi il perché?

truffe telefoniche: non sono più il giaguaro di una volta

Sabato mattina squilla il telefono (fisso). Risponde Anna, già sapendo di che si trattava: solo che non aveva voglia di divertirsi e ha detto “ah, aspetti che le passo quello di Tim”. Io ho preso il telefono e detto “Buongiorno, sono un dipendente Tim, mi dica pure”. Bisogna dare atto alla signora dall’altra parte della linea che dopo un attimo di smarrimento è andata avanti commentando “allora sa già dei prossimi aumenti”, al che io ho risposto “certo, ma so anche che l’Authority li ha bloccati” (il che è tecnicamente vero, anche se irrilevante nel contesto”. Il dialogo è continuato con “ah, a noi non ce l’hanno ancora detto…” “Beh, è possibile che non sia arrivata la notizia ufficiale, ma è su tutti i giornali”.
Vabbè, la tipa ha poi detto di non essere davvero di Tim ma di Federconsumatori, e io l’ho salutata gentilmente senza nemmeno chiederle come mai avesse il mio numero di telefono che non è negli elenchi. Sto invecchiando.

Chi presiede le Camere e chi no

M5S voleva Fico alla Camera, e si è trovata Fico alla Camera. Direi che se ci limitiamo ai risultati per loro è tutto perfetto. Certo, hanno dovuto votare Casellati al Senato, ma tanto il Senato verrà abolito dalla riforma elettorale, no?
Salvini formalmente è rimasto a bocca asciutta, ma credo che sia pronto a prendersi con gli interessi il “regalo” che ha fatto a Berlusconi proponendo formalmente una forzista (di quelle pure e dure) per la seconda carica dello Stato. Probabilmente concederà anche a Di Maio la presidenza del Consiglio, preferendo mantenere i dicasteri importanti: chissà se imbarcheranno anche Berlusconi in modo da fare una bella riforma costituzionale con una maggioranza superiore ai due terzi e quindi senza referendum conservativo. Sarà divertente vedere come i pentastellati spiegheranno che funziona tutto secondo i loro piani: se qualcuno di loro è tra i miei ventun lettori mi piacerebbe sentire cosa ne pensa di un governo M5S-Lega-(FI).
Il PD in tutto questo è rimasto non solo a bocca asciutta ma anche snobbato. Nulla di strano né di preoccupante: se davvero vorrà fare un’opposizione seria – non solo in Parlamento ma anche nel territorio, cosa che però mi pare non siano più capaci di fare – non era questo il luogo. Però mi rimane un dubbio. Giusto votare candidati di bandiera, anche se avrei cominciato già dal primo turno. Ragionevolmente giusto votare Giachetti alla Camera: era il vicepresidente anziano, quindi la figura più istituzionalmente spendibile. Ma mi spiegate perché al Senato la prescelta è stata Valeria Fedeli?

Quizzino della domenica: candeline

Tra un po’ sarà il mio compleanno. Come sempre, mi prepareranno una torta con n candeline – no, non vi dico quanti anni compio – e dovrò spegnerle tutte prima che si possa festeggiare. Il problema è che non sono mai stato bravo a soffiare. In pratica, se sulla torta sono ancora accese k candeline, dopo il mio soffio ne possono rimanere 0, 1, 2, …, k−1 con la stessa probabilità 1/k (vabbè, almeno una riesco sempre a spegnerla). Quanti soffi mi occorreranno in media per spegnere tutte le candeline?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p306.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Probability: A Lively Introduction di Henk Tijms via Mind Your Decisions; immagine di jimyeh, da OpenClipArt)

_La Bibbia non parla di Dio_ (libro)

Dopo anni di studi sul testo ebraico dell’Antico Testamento e una serie di libri per un piccolo editore piemontese, con questo libro (Mauro Biglino, La Bibbia non parla di Dio : uno studio rivoluzionario sull’Antico Testamento, Mondadori 2016 [2015], pag. 339, € 12, ISBN 9788804655299, link Amazon) Mauro Biglino ha fatto il grande salto e ha pubblicato per Mondadori questo suo saggio, nel quale afferma che la Bibbia parla in realtà di un gruppo di esseri non terrestri, gli Elohim, che hanno creato gli uomini. Il suo motto è “facciamo finta che”, nel senso di leggere il testo come se fosse perfettamente letterale e non con le sovrastrutture teologiche (cattoliche più che ebraiche) usuali. C’è solo un problema: anche Biglino prende le parti che gli fanno più comodo, partendo dal principio che tanto non siamo certo degli esperti nel campo. Mi ha fatto ridere leggere all’inizio che il libro di Isaia è in realtà stato scritto da tre autori diversi (cosa ben nota), rimarcando che del deutero- e trito-Isaia non sappiamo nulla. Perché invece cosa sappiamo del “primo” Isaia? Niente, esattamente allo stesso modo.
Più seriamente, va benissimo partire dalla constatazione che nella Bibbia si parla di tanti Elohim, dèi molto simili a YHWH e anche agli dèi della mitologia omerica, e notare come questi Elohim siano molto simili a esseri mortali ma dalle capacità superiori alle nostre; ma – anziché giungere alla conclusione che gli ebrei abbiano retroadattato leggende ancestrali comuni per infilarci il loro concetto di Dio – Biglino “fa finta che” questi Elohim siano extraterrestri in grado di creare esseri senzienti con tecniche di ingegneria genetica ma che hanno bisogno che gli uomini gli brucino le offerte in modo da assorbire i fumi rilassanti dei grassi animali, presumibilmente mischiati con un po’ di cannabis. Diciamo insomma che mettere insieme ateismo e complottismo extraterrestre non mi pare una grande idea.

Non di sola elettricità vive l’energia

Marco Marcon mi segnala questo articolo della Stampa (sì, forse è un caso ma mi pare che in questi mesi la qualità del quotidiano torinese sia peggiorata) a proposito del rapporto del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), rapporto che potete trovare sul sito GSE. Il testo è fondamentalmente corretto, non foss’altro che perché è molto simile al comunicato stampa GSE: ma poi la Busiarda casca sul titolo.
«Un quinto dell’energia elettrica italiana è pulita. Ma non basta». Come Marco fa notare, nel corpo dell’articolo c’è scritto “Ogni 100 Kwh consumati complessivamente nei settori elettrico, termico e dei trasporti, quasi 18 sono verdi”, e possiamo essere buoni e arrotondare per eccesso i quasi 18/100 (che poi sono in realtà il 17,6%) a un quinto, anche se oggettivamente sono più vicini a un sesto; ma questa è l’energia totale. Se ci limitiamo all’energia elettrica, come scritto nel titolo, superiamo il 30%, come si può leggere a pagina 185 del rapporto linkato sopra. La domanda è insomma “perché hanno dovuto aggiungere la parola ‘elettrica’? Dovevano allungare il titolo?”

(p.s.: Tolgo la parola ad almeno un paio dei miei ventun lettori dicendo direttamente io che stiamo pagando l’energia rinnovabile otto volte il prezzo di vendita: 14,2 miliardi di euro di incentivi, contro 1,7 miliardi dalla vendita dell’energia ritirata.)