Il triste ferragosto di Rocco Casalino

Sulle frasi di Rocco Casalino riportate oggi da Repubblica avrei qualche domanda.

1. Come mai sono uscite dopo un mese e mezzo?

2. Vi ricordate che Casalino è tecnicamente un dipendente nel senso letterale della parola e non in quello pentastellato di “persona eletta”, e quindi non stiamo parlando di Gigino, Teone e quell’altro? (poi è pagato abbastanza bene per doversi anche fumare il ferragosto se serve, ma quella è un altra storia)

3. (Il vero problema) Vi rendete conto che abbiamo una classe politica che – almeno a detta di Casalino – non è capace di articolare un pensiero per conto proprio e ha bisogno di chi prepari loro la pappa pronta? (poi è vero che ad Autostrade per l’Italia sono messi ancora peggio perché non hanno neppure quello che gli articoli il pensiero, ma non stiamo a sottilizzare)

Torno a parlare a Torino

Venerdì 5 sarò al Toolbox di Torino per parlare a dig.it. L’evento di per sé è pensato per i giornalisti, e infatti parlerò della nuova direttiva copyright per i giornalisti, ma è aperto a tutti. Io sarò lì da metà mattina, ma parlerò al pomeriggio: sapevàtelo!

(ora devo solo preparare l’intervento)

Quizzino della domenica: quasi sudoku

Riempite il quadrato 5×5 che ogni riga e ogni colonna contenga i numeri da 1 a 5, e le somme dei numeri in tutte e undici le aree indicate siano diversi. Nessuna somma ha valore 3, e il triomino non contiene un 3.



(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p342.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Varsity Math)

_A Blink of the Screen_ (libro)

Partendo dal punto fermo che Terry Pratchett è morto e quindi ci siamo fermati a 41 libri del Discworld, mi sono rivolto a questa raccolta di pezzi vari scritti negli anni (Terry Pratchett, A Blink of the Screen, Corgi 2013 [2012], pag. 363, Lst 8,99, ISBN 9780552163330, link Amazon). Devo dire che leggere il suo primo racconto “ufficiale”, composto a scuola a 13 anni e pubblicato quando ne aveva 15, mi ha fatto capire che la scrittura non è proprio il mio campo (ma continuerò lo stesso a scrivere, sono testardo). Non era ancora lo stile a cui siamo abituati, ma il senso della struttura e l’umorismo di base c’erano già tutti, forse anche più dei racconti scritti quando faceva il giornalista, professione che evidentemente prosciuga le energie. La seconda metà del libro, così come le tavole a colori che lo inframezzano, è dedicata al Discworld; qua ci si trova in un ambiente più familiare, anche se nella maggior parte dei casi si hanno solo degli schizzi di due o tre pagine. Ah, sì: ogni racconto è preceduto da una sua introduzione, dove però Pratchett gioca a fare il finto modesto affermando che rileggendolo avrebbe cambiato tutto. Non ci credo, non foss’altro che perché gli sarebbe servito troppo tempo… (Un qualunque scrittore degno di questo nome rifarebbe sempre tutto: anche questo è un punto fermo).

Altro che eterogenesi dei fini

Ieri si è parlato abbastanza dell’intervista che Stefano Lorenzetti ha fatto al neopresidente della Rai Marcello Foa (intervista che non ho letto). Ma se ne è parlato solo e unicamente per una domanda: se cioè Foa fosse ebreo. Oggi Lorenzetti si scusa. Il guaio è che tra le altre cose scrive «Si chiama eterogenesi dei fini: volevo difendere gli ebrei, che amo, e non ci sono riuscito».

Lasciamo perdere la pessima frase in stile “ho tanti amici gay”, e soffermiamoci sulle parole subito prima. Perché Lorenzetti dovrebbe “difendere gli ebrei”? E soprattutto, che diavolo importa se Foa è ebreo oppure no? (occhei, io probabilmente su queste cose casco dal pero. In Normale seguivo un corso di Lorenzo Foà e in facoltà sua figlia studiava matematica con noi: non mi è mai venuto in mente che quello poteva essere un cognome ebreo, e non me ne sarebbe fregato un tubo comunque) Quello che mi importa è che dica senza arrossire «Sono andati a pescare un tweet, ma non sono riusciti a trovare un solo articolo in cui criticassi irrispettosamente il presidente Sergio Mattarella», come se i tweet fossero qualcosa che non importa un tubo. Quello che mi importa è che in tutta l’intervista c’è solo una domanda a cosa farà in Rai (e non c’è la controdomanda che a me sarebbe venuta immediata: se «non tutta l’informazione è sembrata esente da settarismi», cosa pensa di fare per non avere settarismi di tipo diverso?)

Ecco. Più che di eterogenesi dei fini, io parlerei di armi di distrazione di massa.

Quanto valgono le classifiche di vendita di Amazon

Visto che sono riuscito a far accettare entrambi i libri autoprodotti (il secondo è la versione cartacea dell’ebook su DFW e la matematica: 43 pagine in formato più piccolo di A5), ieri pomeriggio me ne sono ordinato cinque copie cadauno tanto per vedere l’effetto che fa. Stamattina, quindi 16 ore dopo, i due libri sono in posizione 21.427 tra i più venduti. Considerando che la classifica usa così ad occhio un decadimento esponenziale aggiornato ogni ora, ora potete avere un’idea di quante siano le copie effettivamente vendute dei libri che cercate.

P.S.: i libri li ho acquistati a prezzo autore che è molto più basso di quello di vendita (che al momento è comunque più alto di quello che metterò alla fine). La cosa strana è che formalmente avevo la spedizione GRATUITA, in pratica ho pagato quasi quattro euro di spedizione, o meglio la pagherò quando li avranno stampati. Non sono riuscito ad avere risposta da Amazon.

La dura vita dello scrittore autoprodotto

Come sapete, quasi ogni settimana posto un Quizzino della domenica: un problemino da risolvere magari usando l’aiutino che fornisco (se mi ricordo di metterlo sul sito) o sbirciando la risposta dopo qualche giorno.

Come probabilmente non sapete, perché mi sono dimenticato di dirvelo, questa settimana Hachette ha pubblicato nella sua collana da edicola “Sfide e giochi matematici” la raccolta dei primi 100 problemi, che ho approntato in tutta fretta questa primavera apposta per la collana (e che non ho ancora visto, tra l’altro…) Se correte in edicola magari la potete ancora prenotare.

Come sicuramente non sapete, perché non l’avevo detto a nessuno, ho pensato che in fin dei conti potevo anche autoprodurmi il libro, tanto il contratto con Hachette è solo per la versione kiosk. Preparerò anche la versione epub dei problemi da 51 a 100 (e rimetterò in sesto quella dei problemi da 1 a 50), ma visto che la struttura è molto diversa ho cominciato con quello che avevo. La scorsa settimana ho riformattato tutto, corretto i soliti refusi, e inviato il libro a Kindle Direct Publishing che ha preso il posto del vecchio CreateSpace anche per i libri cartacei.

Stamattina mi trovo una email di KDP che mi dice (in inglese, ma questo dipende forse dal fatto che io uso sempre l’interfaccia inglese)

We’re contacting you regarding the following book(s):
Quizzini della domenica: Enigmi seri e poco seri by Maurizio Codogno (AUTHOR) (ID: PRI-0P5XPM0GK89)
While reviewing your book(s), we found content inside that’s freely available on the web.

Bella forza, penso io. Non è certo un caso che non ho preparato la versione Kindle ma solo la cartacea. Ma nema problema! La mail prosegue dicendo

A. If you hold the publishing rights for this book, simply resubmit your book. That’s it! No need to respond any further.
To resubmit your book:
1. Go to Your Bookshelf: https://kdp.amazon.com/bookshelf
2. Click the ellipsis button (“…”) under the Book Actions menu next to the book.
3. Select “Edit book details.”
4. Review the metadata and content.
5. Click Save and Continue, then click the button to publish at the bottom of the page.

Vado subito a resettare: peccato che il pulsante per quel libro non sia cliccabile :-( Ora vediamo dopo quanto tempo arriverà un essere umano a rispondermi :-(

Il problema con l’autopubblicane non è il fatto che non ti si fila nessuno: questi libri qui non se li filerebbe nessuno comunque, e li preparo semplicemente per vanità. Il vero problema è che a parte tutto il lavoro prettamente editoriale che ovviamente ti devi smazzare tu c’è anche una parte burocratica incredibile :-(

Non troppo buona scuola

Quest’anno scolastico la maestra di italiano di Cecilia ha chiesto e ottenuto il trasferimento (a Monza, prima che qualcuno cominci a pensare chissà che cosa). Risultato: a oggi la classe continua a non avere la maestra. (Purtroppo poi si è anche ammalata la maestra di matematica, quindi i bimbi sono anche spesso smistati). A quanto mi è stato detto, la graduatoria degli aenti diritto è terminata, quindi la dirigente scolastica ora cercherà nelle liste a chiamata diretta: tradotto, persone che probabilmente hanno un’abilitazione ma non hanno vinto il concorso, e soprattutto persone che avranno una supplenza di un anno lasciandoci poi di nuovo nella stessa situazione. Nel frattempo la classe, quando non è smistata, guarda i film alla LIM – almeno glieli mettessero in inglese… – oppure fa disegnini.

Sulla mancanza di persone che abbiano voglia di trasferirsi dal sud a Milano per insegnare ci si può fare poco: tra l’altro, dato lo stipendio di un maestro e il costo della vita a Milano, non posso nemmeno arrabbiarmi troppo. Se però con l’ultimo concorso per la Buona Scuola non fosse stato inserito l’obbligo di selezionare tutte le province italiane, e non solo quelle in cui si sarebbe stati interessati a lavorare, non si sarebbe perso quasi un mese a cercare qualcuno che tanto non sarebbe venuto.