_Storie di parole arabe_ (libro)

Non fidatevi troppo del titolo di questo libro. (Alessandro Vanoli, Storie di parole arabe, Ponte alle Grazie 2016, pag. 147, € 13,50, ISBN 9788868335342, link Amazon) Come l’autore del resto spiega nell’introduzione, questo non è un trattato etimologico, e le parole raccontate non sono nemmeno necessariamente arabe. La parola chiave è “storie”, nel senso di racconti. Vanoli è uno storico, e si è divertito a raccontare come certi termini di uso comune hanno una storia molto lunga che viaggia su e giù per il Mediterraneo e le sue varie culture nello spazio e nel tempo. I racconti sono tutti molto belli da leggere: solo gli ultimi due, nati prima dell’idea del libro e più lunghi degli altri, avrebbero forse avuro bisogno di una piccola asciugatura per eliminare qualche ridondanza. Una lettura rilassante, soprattutto in questi tempi di odio.

Le simmetrie che non ci sono

Vi sarete sicuramente accorti che non ho parlato della vicenda del talk di Alessandro Strumia al 1st Workshop on String Theory and Gender (Nota che mi alienerà la totalità delle mie lettrici: l’idea di fare un colloquio con quel nome mi pare assolutamente balzana. Sarebbe per me stato molto più logico introdurre le quote rosa nelle presentazioni dei convegni. Il gender è evidentemente un problema, ma è un problema sociale, non della teoria delle stringhe)

Ad ogni modo, con una settimana di ritardo leggo il pippone di Andrea Giammarco e non ho molto da aggiungere. Innanzitutto, la presentazione è stata ritirata dal sito del Cern a causa della possibile diffamazione nella slide 15 (con nomi e cognomi di chi avrebbe fatto fuori Strumia). Io personalmente avrei semplicemente tolto la slide incriminata, ma non è un problema mio: tanto le slide sono recuperabili più o meno ovunque.

Quello che però mi pare molto più interessante, e che Giammarco mi ha fatto il favore di verificare, è che i dati portati da Strumia hanno un bias. Da un lato ha scientemente nascosto che per esempio nel famigerato concorso la commissione era composta da sette persone di cui una sola donna, e che i vincitori sono stati cinque ma dei risultati degli altri quattro non ha fatto parola. Ma soprattutto i suoi dati statistici non hanno tenuto conto di altri fattori che potevano modificare il risultato, un po’ come quando scrisse dei paper per spiegare un effetto che in realtà non c’era (per i non fisici, soprattutto i non fisici teorici: non è un peccato scrivere su qualcosa che poi si verifica essere un errore sperimentale, fintantoché l’articolo è scritto in modo scientifico e sensato. Tanto tutta la teoria delle stringhe funziona più o meno così :-) ) Nel caso in questione Strumia non ha tenuto conto delle condizioni al contorno, cioè che in genere per un maschio è più facile che per una donna poter aspettare una quindicina d’anni dopo il dottorato prima di ottenere un posto sicuro. Dal mio punto di vista di matematico questo chiude la faccenda indipendentemente da tutto il resto.

You have been hacked


Io capisco che questi post siano inviati a strascico (tanto non costa niente) e qualche fessacchiotto che ha paura che il mondo sappia che lui o lei è andato/a su YouPorn magari lo si trova. Ma deve essere proprio fessacchiotto per iniziare una mail con “caro utente di gmail.com” senza nemmeno provare a mettere un nome-e-cognome o almeno un testo generico ma in modo più interessante (“Ti ho fregato!”)

(Sì, ero invidioso non me ne fossero ancora arrivati. Tanto gmail li mette nello spam per conto suo)

Sono su OpenMLOL

Grazie ai buoni uffici di Andrea Zanni, il mio ebook su David Foster Wallace e la matematica è su OpenMLOL. Facciamo un passo indietro: MLOL (Media Library On Line) è un servizio di prestito bibliotecario di risorse digitali, a cui sono associate molte biblioteche italiane. Però i libri in prestito tipicamente si pagano: non li paghiamo noi lettori, ma lo fanno le biblioteche (che dovrebbero avere un budget al riguardo). Poi però ci sono risorse, tipicamente fuori copyright, che sono invece liberamente distribuibili; per la lingua inglese c’è openlibrary.org, una filiazione degli Internet Archive, in Italia abbiamo appunto OpenMLOL.

La cosa più bella è che però il nome delle Elettroedizioni Bipunto è apparso ufficialmente :-)

Google+ chiude

Ho scoperto via il mio amico Antonello Sechi che dal prossimo luglio Google+ chiuderà (almeno per la versione customer). Direi che è molto indicativo dell’uso di quel social il fatto che durante un controllo gli informatici di Google abbiano trovato un baco di sicurezza piuttosto grave, e che nessuno si fosse accorto del baco. L’altra cosa che fa pensare è che – sempre secondo Google – il 90% delle sessioni Google+ dura meno di cinque secondi: in pratica il tempo per accorgersi di aver cliccato sul pulsante sbagliato.

Devo dire che in effetti in quest’ultimo anno era anche diminuito il numero di spammatori che cercava di iscriversi alla mia pagina Dewdney; in compenso quelli delle crociere continuavano imperterrimi a mandarmi pubblicità senze che io riuscissi a bloccarli. Non che fosse così importante, visto che tanto non ci passavo praticamente mai…

L’unico mio pensiero è che vedo sempre più difficile creare un’alternativa allo strapotere di Facebook. Bisognerà restare nelle sacche minimali di resistenza.

Bici e portici

Il mio amico Vittorio Bertola ha ragione. Venerdì ero a Torino, dovevo andare al Toolbox (dalle parti del Mauriziano, per i torinesi in ascolto) e avendo un po’ di tempo a disposizione ho percorso via Sacchi. Sotto i portici passa un numero abnorme di biciclette, il tutto quando dall’altra parte della strada c’è una pista ciclabile con il vantaggio di non avere alcun incrocio fino a corso Sommeiller e nemmeno pedoni vicini. La giornata era piacevole, e quindi non c’era nemmeno la scusa del brutto tempo. Perché allora? Paradossalmente l’avrei compreso nell’ultimo tratto, quello più vicino alla stazione, dove la pista ciclabile viene spostata sulla carreggiata e occupata dai bus intercomunali Giachino.

Non che a Milano sia tanto diverso. Tutte le mattine, quando porto i bimbi a scuola conducendo regolarmente il mio velocipede a mano, sul marciapiede passano due o tre ciclisti nonostante nella via parallela ci sia una bella pista ciclabile. Probabilmente però il pavimento liscio sotto i portici è ancora peggio. Possibile che i ciclisti non ci arrivino proprio?