Ero convinto che a Milano le velette dei bus (la scritta che appare davanti) non fossero modificabili dagli autisti. Però stasera mi è passata davanti una 54 con su scritto
DUOMO M1-M3
VIVA GLI ALPINI
Avete una moneta da un euro che lanciate su un piano quadrettato infinito. Il lato dei quadretti è il doppio del diametro della moneta. Qual è la probabilità che la moneta rimanga tutta all’interno di un singolo quadretto? Da bravi matematici, assumete che le righe siano di spessore nullo.

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p379.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Futility Closet.)
Ogni tanto chiedo troppo alle mie capacità di comprensione di un testo troppo lontano dalle mie conoscenze: questo (Carlo Bordoni, Il paradosso di Icaro : ovvero La necessità della disobbedienza, Il Saggiatore 2018, pag. 352, € 21, ISBN 9788842824381, link Amazon) è stato uno di quei casi. I cinque capitoli del libro sono intitolati a hybris (superbia), koros (eccesso), theios aner (conoscenza), aion (tempo), e nemesis (di per sé la vendetta, ma in questo caso la natura), anche se tutti i capitoli mantengono l’hybris come punto focale rispetto al quale viene trattato il tema. Ho trovato qualche spunto interessante, come la posizione secondo cui la creatività può essere vista come l’anticipazione di qualcosa che è lì nell’aria ma non è ancora un patrimonio comune a tutti. Però ho anche trovato il testo molto pesante. Ci sono molte reiterazioni di uno stesso concetto a poche pagine di distanza, che più che a una volontà di spiegare meglio le cose a me ha fatto pensare a una mancata rilettura. E soprattutto – ma qui ammetto che la colpa potrebbe essere mia più che di Bordoni – non sono proprio riuscito a capire il punto del libro. D’accordo, la disobbedienza è parte intrinseca di noi esseri umani. Ma la sua “necessità” è per l’appunto solo un modo di esprimerlo in altre parole?
È vero. Non occorrono “troppe” copie vendute per finire in cima alla classifica dei libri più venduti di Amazon. Ma è anche vero che se in questo momento c’è scritto che occorre aspettare da uno a tre mesi per acquistare “Io sono Matteo”, nonostante immagino che i furboni di Altaforte avessero fatto una discreta tiratura iniziale, direi che si parla di un numero di copie nell’ordine delle migliaia, almeno estrapolando cosa succedeva con i miei libri. (Occhei, bisogna estrapolare molto: io al limite vedevo acquistate una decina di copie :-) )
Detto questo, e premesso che mi è già bastato leggere l’autobiografia precedente del VicePresConsMin e quindi non perderò certo tempo anche con questo, non credo proprio che chi ha comprato questo volume ne prenderà poi altri di Altaforte (a meno che non sia Pigi Battista). Ma ho capito che almeno nella mia bolla il mio pensiero è minoritario: amen.
Non so se sia stato per colpa del pontone pasquale o altro, ma aprile è stato davvero un mese moscio, peggio persino di febbraio. Ci sono stati 15.639 visitatori per 37.635 visite, le pagine accedute sono state 88.586 e gli accessi 233.151. Non parliamo della Top 5, ai minimi storici:
La cosa più buffa è il post sullo scopiazzatore da Wikipedia Ferruccio Pinotti che è stato citato 112 volte da Twitter…
Ho scoperto che si sta votando una legge costituzionale per tagliare il numero di parlamentari (400 deputati e 200 senatori), e che la legge in questione vede favorevoli M5s, Lega, Fi e Fdi mentre sono contrari Pd, Leu, +Europa e Civica Popolare. Eppure mi pare di ricordare che qualche anno fa gli schieramenti erano praticamente opposti. Come cambiano in fretta le idee, vero?
(Io ero contrario prima e sono contrario adesso, perché non credo che siano questi i modi per tagliare i costi della politica, e soprattutto perché in questo modo le commissioni avranno una composizione ancora ridotta: ma lasciamo perdere)
L’Huffington Post, riprendendo un post dietro paywall del Fatto Quotidiano segnala gli onorevoli più assenteisti. Ho così scoperto che capofila al Senato è Tommaso Cerno, vale a dire “il mio senatore” (nel senso che è stato eletto nel collegio in cui voto).
Rassicuro i miei ventun lettori: l’anno scorso ho scelto apposta di annullare virtualmente la scheda – nel senso che ho votato per un candidato che sapevo non avrebbe mai visto il quorum neppure con il binocolo – perché non avevo nessuna intenzione di votarlo (come non avevo intenzione di votare il candidato di centrodestra, del resto).
La scorsa settimana il mio PC mi avvisa gentilmente che l’aggiornamento che deve fare è un po’ più corposo del solito, e quindi mi consiglia di schedularlo. Faccio un po’ di mente locale, penso che da fine ottobre sono giusto passati sei mesi e quindi ci sarà il nuovo Windows 10; non avendo molto da lavorare gli dico “fallo pure ora”. Quando torno al PC, vado a verificare la versione attuale… e scopro che continua a essere la 1809, anche se c’è comunque un patch o qualcosa del genere.
Non è che i signori Microsoft battano un po’ la fiacca?