Quota 100 “o giù di lì”

Mi ero perso questa favolosa proposta del «professor Alberto Brambilla, che in veste di esperto di previdenza affianca il vice premier Salvini, lavorando come consulente alla presidenza del Consiglio». Come il Reddito Di Cittadinanza è la proposta chiave di M5S, così Quota Cento è la proposta chiave della Lega, quella per cui Salvini è stato pronto a sfidare Bruxelles. Peccato che i soldi non ci siano ma il nome è così bello che non può essere cancellato, così si è cominciato a cercare qualche sistema per disinnescare la bomba.
Prima idea: non si può raggiungere quota 100 come si vuole (per esempio un sessantenne che ha iniziato a lavorare quarant’anni fa) ma bisogna avere almeno 62 anni. Non bastava. Seconda idea: chi va in pensione con quota 100, olre che vedersi giustamente ridotto l’assegno a causa della legge Fornero e del fatto che verrebbe dato per più anni, non potrà fare altri lavori per almeno cinque anni. Non serviva a nulla: tanto si lavora in nero. Ora però si è giunti all’apoteosi: Quota Cento non solo varrà solo per il 2018, ma dovrà essere stata raggiunta almeno due anni fa. Poi con calma, con finestre di sei mesi in sei mesi, verranno man mano presi coloro che avevano raggiunto Quota Cento due anni prima.

Certo, così in pratica si ha Quota Centoquattro. Ma a parte il fatto che il nome è oggettivamente brutto, immagino che l’elettorato di riferimento non si accorgerà di nulla e continuerà a vivere nel migliore dei mondi possibili. Non siete felici anche voi?

anche per novembre niente statistiche

Dopo che ho fatto ripartire il server, i dati partono da metà giornata del 9 quindi non sono facilmente confrontabili. Per curiosità, posso però chiedermi come mai ci siano 142 download del file contradictions.pdf (la versione inglese di un mio raccontino, tradotta da Anne Appel) e 114 di questo frammento musicale. Ah sì, il post su eupnoico ha raggiunto 1.372 visualizzazioni. In questa stagione si va spesso in ospedale, mi sa.

Wordometers

Roberto Re mi segnala Worldometers. Nulla di trascendentale, semplicemente una serie di contatori che vengono aggiornati (basandosi sulle stime, claro) in tempo reale. Però possono dare l’idea non solo della grandezza relativa di una serie di valori ma anche di come essi cambiano.

Piazza della Repubblica – post scriptum

Una piccola nota al post di stamattina. Oggi a pranzo, tornando dalla palestra, ho avuto il frisson di attraversare piazza della Repubblica sulla bellissima e nuovissima e segnalatissima pista ciclabile. In effetti non mi è parso di vedere ingorghi, nonostante ci fossero (a) i semafori accesi e (b) una vigilessa in mezzo all’incrocio. Addirittura, attraversati i bastioni, il pezzo di pista sulla piazza che non è in corsia protetta ma solo disegnato sulle pietre era praticamente tutto libero, tranne che per un’auto che era proprio piazzata prima dell’incrocio con via Parini. Di chi era quell’auto? Dei vigili 🙁

tanto c’è tempo

Io leggo vari libri in parallelo, a seconda di dove mi trovo e cosa ho sottomano. In questo periodo il mio “libro da furbofono”, quello che leggo nei ritagli di tempo, è Patria 1978-2010 di Deaglio. Al momento sono a metà del 1982, un ottavo del totale, e MoonReader Pro mi dice che mi mancano solo 12 ore per terminarlo. Non credo di farcela per il 2018.

eh sì, è colpa della pista ciclabile

Sabato mattina il Corsera presenta una galleria fotografica eloquentemente intitolata “C’è la ciclabile, caos in piazza della Repubblica”. L’articolo correlato ha un titolo un po’ più neutrale (“Apre la pista ciclabile, ma in piazza Repubblica scoppia il caos semafori”) ma scrive che «Gli ingorghi dell’ultima settimana si devono ai nuovi semafori installati (anche) a protezione della pista ciclabile.»

Io lavoro lì dietro, il che significa che cinque mattine e cinque sere la settimana devo attraversare quegli incroci, in bicicletta da piazza Principessa Clotilde o a piedi in piazza della Repubblica. Inoltre due o tre volte la settimana passo la pausa pranzo in palestra, e devo attraversarlo di nuovo. Insomma, un minimo di esperienza ce l’ho. Orbene: lo spazio fisico della pista ciclabile è lì da mesi, quindi non è quello che può avere creato le code di questi giorni. Inoltre la pista è stata aperta venerdì, e il casino c’era già giovedì. Come mai? Semplice: i famigerati semafori giovedì erano spenti, e c’erano i vigili a gesire il traffico. Insomma le bici non c’entravano nulla.

Per fortuna l’articolo di ieri ha corretto il tiro e si è limitato a parlare di semafori 🙂

Quizzino della domenica: Stella a otto punte

Avete la stella a otto punte mostrata nella figura qui sotto, e sette monete. Il vostro obiettivo è disporre le monete su altrettante punte: però non si può semplicemente posarle, ma bisogna farle scorrere su un segmento, e per farlo occorre che il segmento stesso sia completamente libero. Potremmo per esempio mettere una moneta sulla punta 4 e spostarla in 1; poi fare uno spostamento 5-2, uno 6-3, uno 7-4 e uno 8-5. A questo punto però non ci sono più segmenti completamente liberi, quindi abbiamo perso perché ci mancano ancora due monete. È possibile riuscire nell’intento?


(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p351.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Fred Schuh, Master Book of Mathematical Recreations.)


_Il latino per tutte le occasioni_ (libro)

A che serve il latino? A tante cose. No, non a imparare la logica; al più ad ampliare la propria visione del mondo. Può però anche servire a divertirsi, come mostra l’anonimo autore di questo libretto (Pericle Piola, Il latino per tutte le occasioni, Garzanti 2017, pag. 146, € 10, ISBN 9788811676409, link Amazon) che è tra l’altro il primo a prendersi in giro: lo si vede già dal primo capitolo, quello sui “luoghi comuni per la conversazione spicciola”, che oltre a frasi come “Salvini è proprio un bell’uomo” ed “È colpa delle scie chimiche” (“sulci chymici”) aggiunge “il latino insegna a ragionare” (“sermonem Latinum discendo intellectum valde exerceri”, per i curiosi). Certo, per apprezzare al meglio il libretto occorre ricordarsi un po’ di latino, magari per capire certe traduzioni come “Abi paedicatupedic” per “le auguriamo una buona giornata”: visto che il latino serve? Il mio unico dubbio è sulle parti inutilmente grevi e soprattutto ripetitive: capisco la battuta a sfondo sessuale, ma ripeterla troppe volte ricorda troppo il comportamento di mio figlio novenne.