che è successo a OpenClipArt?

Come è notorio, io non so disegnare. Il piccolo guaio è che tutti i miei quizzini, e ormai ce ne sono centinaia, hanno sempre una figura per design. In certi casi posso cavarmela con testi oppure figure geometriche: per tutto il resto ho sempre biecamente sfruttato OpenClipArt, un’enorme raccolta di immagini in formato vettoriale e libere (nel senso di avere licenza CC0, le si può usare per tutto senza nessun obbligo). Confesso che in qualche caso in cui sono stato costretto a produrre un’immagine perché non c’era nulla che mi andasse bene l’ho subito postata anche là perché magari sarebbe potuta servire a qualcuno.

Bene, anzi male. Da alcuni mesi il sito non è raggiungibile. Quello che è peggio, come raccontato qui, non si riesce nemmeno a capire cosa sia esattamente successo; ufficialmente c’è stato un attacco DDoS, ma a quest’ora si sarebbe dovuto riuscire a rimettere su il sito. O vviamente nessuno ha un backup del sito (OpenBSD ne ha uno, ma del 2010!). Esistono altri siti, come Public Domain Vectors, che hanno una libreria abbastanza ampia di immagini, ma comunque non tante quante OpenClipArt. Chissà se riusciremo mai a riaverlo…

Ergastoli italiani per gli ufficiali sudamericani assassini

L’avevo udito ieri mattina al GR di Radio Popolare, l’ho riletto ieri sera sul sito della BBC. Sono stati condannati all’ergastolo in secondo grado ventiquattro ufficiali sudamericani per gli omicidi da loro voluti durante le dittature in quei paesi. La cosa che può apparire strana è che la condanna è stata comminata da un tribunale italiano.

No, non siamo al livello delle famigerate inchieste della procura di Trani che ama citare a giudizio tutti. Qui la cosa, anche se a prima vista strana, ha un senso: tra quegli omicidi ce ne sono stati di cittadini italiani, e quindi è stata possibile un’azione legale “locale”. Certo, la probabilità che anche dopo il giudizio della Cassazione qualcuno dei condannati – ammesso siano ancora vivi – sia estradata è nulla; però credo che abbia comunque senso ricordare anche in questo modo un periodo buio della storia mondiale.

attenti alle suore

La scorsa settimana c’è stato il Brianza Pride. A Monza c’è stato un gruppo di cattolici ultraconservatori che – come pare d’uso in questo periodo – ha deciso di fare una “preghiera riparatrice”. Fin qui più o meno tutto nella norma. Solo che questo gruppo ha seclto di pregare nel pieno centro di Monza, davanti alla chiesa che si trova in via Italia. Peccato che, come racconta Il Cittadino di Monza e Brianza, la madre superiora del monastero delle Sacramentine di cui la chiesa fa parte sia uscita e li abbia cacciati, per l’ottima ragione che si trovavano in suolo privato (del monastero, appunto).

Non mi stupisce che alcuni di quei sedicenti cattolici siano rimasti a “lanciare provocazioni” contro la superiora. Non mi stupisce nemmeno che il “comitato Teodolinda” riunisca tredici sigle ma avesse solo una trentina di manifestanti. Mi stupisce un po’ di più che quello sia un monastero di clausura. So bene che la clausura non è quella di secoli fa, ma resto sempre un po’ basito quando mi rendo conto che le suore non sono “fuori dal mondo” bensì “separate dal mondo”…

Amazon Author Central

Venerdì scorso Paolo Alessandrini mi chiede come ho fatto ad avere una pagina autore su Amazon.it. La mia risposta è stata “chi se lo ricorda”; poi ho guardato un po’ in giro e ho capito che avevo creato una pagina autore su amazon.com attraverso Author Central. Così ci ho rifatto un giro, ho interagito (via email) con il servizio clienti, e ho scoperto che (a) non esiste il concetto di “pagina autore” su amazon.it, ma in un certo senso quella americana percola qui da noi; (b) il fatto che ci siano miei libri dove sono indicato come “Maurizio Codogno” e altri dove sono “Codogno Maurizio” è un ostacolo insormontabile, che può essere solo superato convincendo gli editori a cambiare il modo in cui il mio nome è indicato… oppure indicando che “Codogno Maurizio” è il mio nome d’arte; (c) amazon.com importa le traduzioni in turco di Matematica in pausa pranzo e Matematica in pausa caffè, ma dice che sono state scritte dal mio traduttore. Se mi è concesso dirlo, mi sembrano un po’ cioccolatai…

Le Betula non sono le Birkenstock

Un paio di anni fa ho comprato dei sandali “Betula by Birkenstock”. Mi era abbastanza chiaro che Betula è un loro marchio economico, e quindi non mi aspettavo per esempio le cinghie in cuoio. Però non mi aspettavo nemmeno che di colpo mi cedesse una cinghia mentre stavo camminando e soprattutto senza essermi mai accorto che si stava staccando. Mi sa che non le comprerò più.

_Che cosa sognano gli algoritmi_ (libro)

Ci sono alcune semplificazioni di questo libro (Dominique Cardon, Che cosa sognano gli algoritmi : Le nostre vite al tempo dei big data [À quoi rêvent les algorithmes], Mondadori 2018 [2015, 2016], pag. 114, € 15, ISBN 9788804703266, trad. Chetro De Carolis, link Amazon) che non mi trovano totalmente d’accordo, come la divisione quadripartita delle tecniche degli algoritmi di misura del web (al di sopra, al di sotto, dentro e accanto). Ma al di là dei giudizi personali, ho trovato questo libretto – ben tradotto da Chetro De Carolis – ottimo per comprendere come l’esistenza degli algoritmi cambi il comportamento degli internauti, e quindi abbiano un impatto notevole… anche se non quello che viene troppo spesso citato da chi non sa affatto di cosa stia parlando. Ogni tanto una boccata d’aria pura fa bene! Mi chiedo però se 15 euro per poco più di cento pagine (in effetti più spesse del normale, forse per non far vedere quanto il testo sia smilzo) sia un prezzo equo…

Il “biglietto salvacoda virtuale” ATM

Ieri sarei voluto passare al punto ATM a chiedere informazioni (non ce l’ho fatta per altre ragioni). Il sito afferma che con l’app ufficiale ATM è possibile prenotare il proprio turno, prendendo un biglietto virtuale. Che bello, mi sono detto, io ho giusto l’app sul mio telefono. La apro, trovo la voce giusta del menu, vedo anche indicato il numero di persone in coda a ciascuno degli ATM Point, e il punto da cliccare per prendere il numeretto. Clicco… e mi viene dato un numero d’ordine esattamente come quello che avrei preso al punto ATM.

Se prendiamo per esempio l’app delle Poste, è possibile scegliere un orario (se nessuno l’ha già prenotato…); in questo modo uno può organizzarsi tranquillamente. Così bisogna invece fare conti complicati sulla velocità di gestione dei singoli utenti, conti che naturalmente non funzioneranno mai per un corollario del famoso teorema “l’altra fila è sempre più veloce”. Non mi sembra un grande risulato…