Io sono solo un costituzionalista da tastiera, ma l’avevo scritto sei mesi fa: per come era stato preparato il quesito referendario sul referendum per l’eutanasia, sarebbe stato ben difficile un ok della Consulta. Il punto è che la legge che sarebbe risultata in caso di vittoria dei SÌ non avrebbe semplicemente legalizzato il suicidio assistito, ma avrebbe anche portato alla possibilità di un omicidio di un consenziente, il che è una cosa ben diversa.
Mi sarei invece aspettato l’ammettibilità del referendum sulla liberalizzazione della cannabis, ma in effetti la spiegazione di Amato pare sensata: il taglio anche solo della singola parola “coltiva” avrebbe lasciato aperta la porta – almeno teoricamente – a tutta una serie di droghe molto più pesanti della cannabis. In effetti mi chiedo se non sarebbe stato molto più semplice proporre di togliere dalla tabella I dell’articolo 14 di quella legge l’inciso « 6) i tetraidrocannabinoli e i loro analoghi;» ma magari anche in quel caso ci sarebbero state droghe non leggere liberalizzate. (Per completezza: sempre tecnicamente parlando io leggo il quesito referendario come “potrò coltivarmi la cannabis ma non cederla”, ma sono appunto un costituzionalista da tastiera).
Ma il problema dei referendum italiani è proprio questo. Un referendum abrogativo deve per definizione togliere qualcosa, e non è detto che sia possibile farlo in modo così preciso come si dice di voler fare. (Poi nessuno mi toglie dalla testa il pensiero che non solo Magi e i radicali sapessero esattamente che sarebbe finita così, ma siano andati volontariamente giù di accetta e non abbiano cercato una formulazione con qualche possibilità in più di passare il vaglio della Corte Costituzionale, ma io sono un peccatore malpensante). La Corte ha già affermato che una legge sul fine vita ci vuole, ma come non può farla lei non può nemmeno permettere che sia qualcosa di completamente diverso. Dovrebbe essere il Parlamento a scrivere una legge, in modo da aggiungere e togliere quello che serve. Il Parlamento non ha intenzione di farlo? La colpa è nostra che votiamo le persone sbagliate. Punto.


D’accordo, questo è un problema mio: ma per me è stato davvero difficile leggere un libro che parla di un mondo post-apocalisse, con l’apocalisse in questione nata da una pandemia influenzale. Forse non è nemmeno la pandemia di per sé che mi ha angosciato, quanto il vedere come tutta la civiltà che do per scontata si sia sbriciolata in pochi giorni, forse anche molto più di quanto ci si possa aspettare: mi pare impossibile che al ventesimo anno dopo la fine del mondo nessuno abbia ancora cominciato a produrre elettricità anche se in piccolo, e nessuno sia andato a saccheggiare le biblioteche per cercare informazioni su come fare alcune cose di base. Eppure i protagonisti dicono che ormai la vita è molto più tranquilla che dieci anni prima… insomma non siamo più alla pura sopravvivenza.