Taroccare i dati del Covid

Le regioni hanno paura di finire in zona arancione, il che bloccherebbe parecchie attività. La soluzione scelta? la più semplice: taroccare i dati. Ma per fare un buon tarocco occorre una certa creatività, che non manca certo alla conferenza delle regioni. La richiesta che dà il titolo è “togliere i positivi asintomatici dal numero di casi”. Questo non ha nessun effetto nel posizionamento “colorato” della regione, visto che quel parametro non è più praticamente considerato da mesi; la vera modifica è sul fatto che queste persone non dovrebbero andare più in quarantena e quindi essere pienamente produttive, per la gioia di Confindustria. Ma quella che conta davvero è la seconda richiesta delle regioni: se qualcuno viene ricoverato perché chessò si è rotta una gamba e si scopre che è positivo asintomatico, allora non deve entrare nel conteggio degli ospedalizzati Covid e non deve finire nei reparti attrezzati. Questo sì che cambia le carte in tavola: a parità di letti totali occupati – non è che quelli lì vengano dimessi… – la percentuale di occupazione magicamente si riduce.

Certo, tutto questo potrebbe essere un trucco favoloso per ottenere con le buone o con le cattive quell’immunità di gregge che sembra sempre più un miraggio. (Ve lo dico subito: io sono ragionevolmente certo che andremo avanti a una/due dosi di richiamo l’anno fino a che non troveremo farmaci davvero efficaci, e dopo avremo la vaccinazione annuale per quelli dalla mia età in su come si fa per l’influenza). Paradossalmente per una volta quei novax della Verità hanno ragione: è probabile che attualmente il virus lo diffondano di più i vaccinati per una banalissima questione numerica che sovrasta la loro minore carica virale. Se non fosse per il fatto che anche i vaccinati sono a rischio, seppure molto minore, si potrebbe davvero pensare di fare un “liberi tutti” e vedere se davvero sopravviverebbero solo i più adatti…

Nuovo livello di code per i tamponi?

D’accordo: via Benefattori dell’Ospedale non è così larga. Ma leggere – nonostante la virgola di troppo – che davanti a Niguarda c’è così tanto traffico da dover deviare i bus mi lascia perplesso. Visto che il tweet non parla di manifestazioni, l’unica idea che mi viene è che la coda per il drive through tamponi al punto del Niguarda sia enorme, anche perché la 51 è deviata solo nella direzione a lato dell’ospedale. Ma a questo punto uno si chiede anche perché fare un punto tamponi dove arrivi in macchina in un posto dove spazio non c’è.

I tamponi che mancano

Il nostro pranzo di Natale vedeva a tavola solo noi quattro. Avrei dovuto prendere i miei suoceri ultraottantenni, ma giustamente mio suocero ha detto “forse sarebbe meglio fare un tampone per sicurezza”; peccato che in questi giorni tutti abbiano pensato la stessa cosa e il risultato è stato “niente tamponi faidatè da nessuna parte”. Vabbè, almeno c’è stata un po’ di attennzione sul tema che non mi pare affatto una brutta cosa, visto l’aumento dei casi. (Per chi leggesse qua per caso: Anna, io e i suoceri abbiamo tutti tre dosi di vaccino e i gemelli ne hanno due per l’ottima ragione che di più non ne possono fare. Però siamo tutti consci che il vaccino aiuta a ridurre il rischio ma non lo blocca certo)

Però ci sono anche altri problemi. Domenica Cecilia parte per il campus montano di trampolino elastico, ed è stato chiesto un tampone (oltre naturalmente al green pass vaccinale) da farsi al più tardi 48 ore prima dell’arrivo, previsto per le 18 del 2 gennaio. Venerdì 24 Anna e io siamo andati in farmacia e abbiamo fortunatamente trovato un posto per le 17.10 del giorno di Capodanno. Il 31 era tutto prenotato, immagino da quelli che sarebbero andati a fare il veglione se non fosse stato bloccato all’ultimo momento. Domenica 2 mattina era anche tutto prenotato, immagino dai novax che il 3 devono portare un tampone per andare a lavorare. Ora, è vero che chi non è vaccinato ha una probabilità maggiore di essersi contagiato e quindi ha senso fare più tamponi “preventivi” a loro. Ma siamo sicuri che la percentuale di tamponi ai non vaccinati sia in linea con questa statistica? Mi sa di no, che ne fanno molti di più. A questo punto ha senso creare una scarsità nel numero di tamponi che si possono fare? Di nuovo, mi sa di no. Insomma, i tamponi continueranno a mancare fino a che rimarremo in questa situazione, mi sa.

macché svarione

Mi ero ripromesso di non parlare mai di Diego Fusaro. Ma Repubblica mi costringe a commentare, visto questo suo articolo.

No, non c’è stato nessuno “svarione del filosofo sovranista Diego Fusaro”. Per prima cosa a lui importa solo farsi pubblicità; quindi che sia o no uno svarione è irrilevante. Del resto, chi è convinto che vaccini e tutte le altre misure non servano a nulla non verrà mica convinto dal ragionamento prettamente numerico delle percentuali: mi immagino già tutti quelli che commenteranno qualcosa del tipo “è ovvio che se costringi la gente a fare tamponi troverai quelli senza sintomi ma positivi; quindi le percentuali non servono a nulla”. Da un punto di vista umano posso anche apprezzare lo sforzo di Repubblica per cercare di convincere le persone a prendere delle misure contro il Covid; ma sono sufficientemente vecchio e cinico per accorgermi che sono del tutto inutili.

Ci sono problemi a gestire i tamponi

Nei giorni scorsi Anna si è presa l’influenza. Anche se i sintomi non avevano nulla a che fare con il Covid, il medico di base le ha comunque prescritto un tampone (molecolare, claro) che è andata a fare venerdì 3 a mezzogiorno. Saltata la coda di tutti quelli che non avevano prenotazione è uscita, e ha dato un’occhiata al foglio col referto, dove era indicata la data in cui avrebbe potuto ritirarlo: venerdì 10 (sì, dicembre di quest’anno). Ok, tra le altre cose c’era anche scritto che in caso di risultato positivo all’HIV il referto poteva solo essere consegnato a mano dal medico, ma lasciamo stare.

Anna era molto preoccupata (e arrabbiata, se per questo): però sabato pomeriggio è arrivata una coppia di SMS, dove nel primo si indicava che il tampone era negativo e il secondo avvisava che si poteva scaricare il green pass. Qui abbiamo scoperto – alla buon’ora, mi direte – che il green pass che si scarica non ha nulla a che fare con quello da vaccinazione. Io ero ingenuamente convinto che entrassero tutti i dati: invece quel greenpass funziona solo e unicamente per quanto riguarda il tampone, come potete vedere dai dati in figura. Come corollario ho capito perché si può scegliere in genere se scaricare tutto il greenpass o solo il QR code: il banale motivo è la mal pensata gestione della privacy.

Mi pare però che tutta questa storia dei tamponi sia gestita in modo molto subottimale…

L’importanza di chiamarsi Xi

A quanto pare, la pericolosa variante del coronavirus appena scoperta si chiamerà omicron e non ν (che io pronuncio ni e non nu) perché in inglese il suono assomigliava a quello di “new” – anche se quella non sarebbe la pronuncia principale secondo il Merriam-Webster – e la lettera greca seguente, ξ (che per me è una csi) perché “è un cognome comune”. Non lo dico io, ma Associated Press.

In realtà, secondo Language Log che cita uno studio cinese, Xi non è nei primi 400 cognomi più comuni in Cina nel 2013. Però casualmente c’è uno Xi piuttosto noto…

io sono contro il SuperGreenPass

Occhei. I contagi aumentano di nuovo. Cosa pensa di fare il governo? aumentare le restrizioni del GreenPass per i non vaccinati, in pratica permettendo loro solo di andare a lavorare. La politica che è stata scelta è insomma quella del “nudging”, spingere con le buone o con le cattive la gente a vaccinarsi. Peccato che stiamo vedendo da mesi che tutto questo non funziona, anche perché i media continuano a soffiare sul fuoco invitando e intervistando i noGreenPass (che sono tipicamente noVax).

Io continuo a pensare che l’unica scelta seria sarebbe un voto parlamentare per introdurre un obbligo vaccinale almeno per un paio d’anni. Tanto abbiamo visto che le polemiche ci saranno comunque, e almeno avremmo un punto fermo. Peccato che non credo proprio che succederà…

Spie e vaccini

Martedì La Stampa ha pubblicato un articolo in cui si legge che delle spie russe hanno rubato i dati relativi al vaccino AstraZeneca, che come ricordate è stato fabbricato con l’aiuto dell’università di Oxford, per creare il loro vaccino Sputnik.

Tutto è possibile, lo sappiamo bene: e visto quanto le case farmaceutiche sono gelose dei loro risultati, e dei miliardi di utili che gli fanno loro fare, è chiaro che la posta in gioco è tanta. Però avrei già qualche dubbio nel fidarmi di uno scoop del Sun (ah: come è usuale, alla Stampa si sono “dimenticati” di mettere il link alla fonte. Dobbiamo accontentarci che almeno abbiano scritto quale quotidiano fosse). Inoltre la tecnica usata da questi due vaccini (partire da un adenovirus usato come vettore) è consolidata, e dato che se non sbaglio questo coronavirus è stato sequenziato non è che sia necessario copiare la formulazione. Altra cosa sarebbe stata la copia di un vaccino a mRNA.

Insomma, io i miei dubbi li ho. Al Sun forse li avevano o forse no, ma dal loro punto di vista la cosa era irrilevante. Spiace vedere che La Stampa abbia seguito la stessa linea.