due anni e mezzo e non ci sono ancora arrivati

Leggo su Repubblica a proposito dei tanti morti di covid di questa settimana:

Se si prende in considerazione una settimana nella quale si è avuto più o meno lo stesso numero di casi di infezione, quella tra il 6 e il 12 di giugno (i casi furono 144 mila contro i 150 mila di quella appena conclusa), si vede che i morti furno 442, cioè molti meno degli attuali.

Sono due anni e mezzo che ci appioppano giornalmente le statistiche Covid. Penso che anche i sassi sappiano ormai che c’è uno sfasamento di un paio di settimane tra il numero di casi e quello dei decessi. Dunque, che senso ha prendere come confronto due settimane con un numero simile di casi, ma una all’inizio e una alla fine di un’ondata? È ovvio che la seconda vedrà più decessi. Il confronto era da fare considerando il delay, senza curarsi del fatto che il numero di casi sarà ben diverso.

D’accordo, per me questa considerazione è automatica, ma non tutti sono matematici dentro. Verissimo. Ma in due anni e mezzo magari lo si poteva anche cominciare a introiettare. In fin dei conti si è arrivati a guardare i dati settimanali e non giornalieri, così da non stupirsi del fatto che la domenica e il lunedì i nuovi casi calavano per l’orrima ragione che si facevano meno tamponi… (il livello successivo, quello della media mobile a sette giorni, forse è troppo avanzato: ma tanto nel contesto non era indispensabile)

Ce li stiamo giocando tutti

In giro per Milano: un bel 30% di gente ancora con la mascherina, compresi dei giovani. La schiavitù mentale è più forte di quella legislativa.

Che una cosa come questa la dica Diego Fusaro è una non-notizia, e infatti non avevo nemmeno perso tempo a commentarla. Che la dica Enrico Ruggeri, oltre a farci ricordare che è sempre meglio seguire una persona solo nei campi in cui esperta, merita due parole in più.

Io ho dei grossi dubbi sull’utilità pratica di indossare mascherine all’aperto quando si va in giro, a meno che non ci si trovi in una ressa e quindi si stia vicino alle stesse persone per un po’ di tempo. Questo significa che venerdì mattina ho immediatamente smesso di portarla, e finalmente posso di nuovo vedere cosa c’è intorno a me. (Avete presente gli occhiali appannati?) Ma se qualcuno continua a portare la mascherina quando non c’è obbligo a me non cambia la vita né in un senso né nell’altro. Evidentemente c’è invece gente che ritiene di dover diffondere il suo Verbo, dando dell’imbecille agli altri.

e le mascherine?

Da Natale bisogna girare con la mascherina anche all’aperto. Ieri, mentre tornavo a casa a piedi, ho incrociato almeno una decina di persone senza mascherina. Qualcuno mi deve spiegare perché mettono l’obbligo, se tanto non viene fatto rispettare.

Taroccare i dati del Covid

Le regioni hanno paura di finire in zona arancione, il che bloccherebbe parecchie attività. La soluzione scelta? la più semplice: taroccare i dati. Ma per fare un buon tarocco occorre una certa creatività, che non manca certo alla conferenza delle regioni. La richiesta che dà il titolo è “togliere i positivi asintomatici dal numero di casi”. Questo non ha nessun effetto nel posizionamento “colorato” della regione, visto che quel parametro non è più praticamente considerato da mesi; la vera modifica è sul fatto che queste persone non dovrebbero andare più in quarantena e quindi essere pienamente produttive, per la gioia di Confindustria. Ma quella che conta davvero è la seconda richiesta delle regioni: se qualcuno viene ricoverato perché chessò si è rotta una gamba e si scopre che è positivo asintomatico, allora non deve entrare nel conteggio degli ospedalizzati Covid e non deve finire nei reparti attrezzati. Questo sì che cambia le carte in tavola: a parità di letti totali occupati – non è che quelli lì vengano dimessi… – la percentuale di occupazione magicamente si riduce.

Certo, tutto questo potrebbe essere un trucco favoloso per ottenere con le buone o con le cattive quell’immunità di gregge che sembra sempre più un miraggio. (Ve lo dico subito: io sono ragionevolmente certo che andremo avanti a una/due dosi di richiamo l’anno fino a che non troveremo farmaci davvero efficaci, e dopo avremo la vaccinazione annuale per quelli dalla mia età in su come si fa per l’influenza). Paradossalmente per una volta quei novax della Verità hanno ragione: è probabile che attualmente il virus lo diffondano di più i vaccinati per una banalissima questione numerica che sovrasta la loro minore carica virale. Se non fosse per il fatto che anche i vaccinati sono a rischio, seppure molto minore, si potrebbe davvero pensare di fare un “liberi tutti” e vedere se davvero sopravviverebbero solo i più adatti…

Nuovo livello di code per i tamponi?

D’accordo: via Benefattori dell’Ospedale non è così larga. Ma leggere – nonostante la virgola di troppo – che davanti a Niguarda c’è così tanto traffico da dover deviare i bus mi lascia perplesso. Visto che il tweet non parla di manifestazioni, l’unica idea che mi viene è che la coda per il drive through tamponi al punto del Niguarda sia enorme, anche perché la 51 è deviata solo nella direzione a lato dell’ospedale. Ma a questo punto uno si chiede anche perché fare un punto tamponi dove arrivi in macchina in un posto dove spazio non c’è.

I tamponi che mancano

Il nostro pranzo di Natale vedeva a tavola solo noi quattro. Avrei dovuto prendere i miei suoceri ultraottantenni, ma giustamente mio suocero ha detto “forse sarebbe meglio fare un tampone per sicurezza”; peccato che in questi giorni tutti abbiano pensato la stessa cosa e il risultato è stato “niente tamponi faidatè da nessuna parte”. Vabbè, almeno c’è stata un po’ di attennzione sul tema che non mi pare affatto una brutta cosa, visto l’aumento dei casi. (Per chi leggesse qua per caso: Anna, io e i suoceri abbiamo tutti tre dosi di vaccino e i gemelli ne hanno due per l’ottima ragione che di più non ne possono fare. Però siamo tutti consci che il vaccino aiuta a ridurre il rischio ma non lo blocca certo)

Però ci sono anche altri problemi. Domenica Cecilia parte per il campus montano di trampolino elastico, ed è stato chiesto un tampone (oltre naturalmente al green pass vaccinale) da farsi al più tardi 48 ore prima dell’arrivo, previsto per le 18 del 2 gennaio. Venerdì 24 Anna e io siamo andati in farmacia e abbiamo fortunatamente trovato un posto per le 17.10 del giorno di Capodanno. Il 31 era tutto prenotato, immagino da quelli che sarebbero andati a fare il veglione se non fosse stato bloccato all’ultimo momento. Domenica 2 mattina era anche tutto prenotato, immagino dai novax che il 3 devono portare un tampone per andare a lavorare. Ora, è vero che chi non è vaccinato ha una probabilità maggiore di essersi contagiato e quindi ha senso fare più tamponi “preventivi” a loro. Ma siamo sicuri che la percentuale di tamponi ai non vaccinati sia in linea con questa statistica? Mi sa di no, che ne fanno molti di più. A questo punto ha senso creare una scarsità nel numero di tamponi che si possono fare? Di nuovo, mi sa di no. Insomma, i tamponi continueranno a mancare fino a che rimarremo in questa situazione, mi sa.

macché svarione

Mi ero ripromesso di non parlare mai di Diego Fusaro. Ma Repubblica mi costringe a commentare, visto questo suo articolo.

No, non c’è stato nessuno “svarione del filosofo sovranista Diego Fusaro”. Per prima cosa a lui importa solo farsi pubblicità; quindi che sia o no uno svarione è irrilevante. Del resto, chi è convinto che vaccini e tutte le altre misure non servano a nulla non verrà mica convinto dal ragionamento prettamente numerico delle percentuali: mi immagino già tutti quelli che commenteranno qualcosa del tipo “è ovvio che se costringi la gente a fare tamponi troverai quelli senza sintomi ma positivi; quindi le percentuali non servono a nulla”. Da un punto di vista umano posso anche apprezzare lo sforzo di Repubblica per cercare di convincere le persone a prendere delle misure contro il Covid; ma sono sufficientemente vecchio e cinico per accorgermi che sono del tutto inutili.