No, Orsini non è stato “oscurato” da Wikipedia

Sono più di vent’anni che esiste Wikipedia, e più di vent’anni che almeno i nostri giornalisti non hanno ancora capito come funziona. (Oppure che non gliene importa un tubo, o ancora che pensano che mettere Wikipedia in un titolo porti più visualizzazioni e quindi più soldi…) Prendete questo articolo del Corsera e guardate il titolo: quello che si può capire è che Wikipedia ha oscurato la voce su Alessandro Orsini perché “ha detto cose scomode” o qualcosa del genere.

La verità è un’altra. Fino all’altra settimana, nonostante l’evidente narcisismo di Orsini, non esisteva nessuna voce di Wikipedia su di lui: insomma, non se lo filava nessuno. Dopo che il Messaggero l’ha – se non ho capito male – censurato, i suoi solerti seguaci hanno scambiato Wikipedia per un social network e hanno cercato di creare la sua fanpage, che è stata regolarmente e immediatamente cancellata in tutte le sue incarnazioni dai nomi improbabili (“Alessandro Orsini (giornalista)”, “prof Alessandro Orsini”…). Tutto qua.

La vera domanda è un’altra. Orsini è da considerarsi “enciclopedico”, cioè una personalità rilevante, secondo le regole di Wikipedia? Beh, probabilmente sì. Nel 2010 vinse infatti il Premio Acqui Storia che dovrebbe essere importante – uso il condizionale perché non è il mio campo, e non per nulla io non sono nemmeno entrato nella discussione che si sta avendo al riguardo. In questo caso, non appena il polverone mediatico si sarà posato, immagino che la voce su di lui verrà scritta, e queste polemiche saranno riportate con la corretta enfasi come per esempio nel caso di Donatella Di Cesare. La censura insomma non c’è, checché ne pensino i solerti seguaci di cui sopra e forse anche l’estensore dell’articolo…

Latino: la natura (libro)

Per curiosità ho provato a leggere uno dei libri della collana del Corriere attualmente in edicola legata al mondo latino. Questi libretti sono divisi in tre parti: la prima racconta un tema generale, la seconda è molto breve e parla di un singolo autore che è significativo per questo tema, la terza è un compendio di grammatica e di esercizi, che confesso di avere amabilmente saltato. Sono quarant’anni che non studio più latino, e comunque partire dal capitolo 17 non è il massimo. Il tema di questo volume è “La natura”, e bisogna dire che l’approccio è piuttosto interessante, anche se per forza di cose non si entra troppo nei particolari: in particolare ho apprezzato la dualità tra quello che sulla natura hanno scritto gli autori latini – e sappiamo bene che quando si scrive si cerca sempre di edulcorare la realtà – e quanto veniva poi fatto in pratica, anche con esempi che si rifanno alla nostra sensibilità contemporanea. La parte sull’autore, in questo caso Orazio, è infine una semplice biografia. In definitiva direi che la collana è interessante per chi ama allo stesso tempo la storia antica e quella moderna, oppure vuole un metodo alternativo per studiare il latino.

(Giulia Bernardini, Latino: la natura, Corriere della Sera 2022, pag. 135, € 6,90)

L’eliminazione ai mondiali scalzerà il bollettino di guerra?

Vabbè, io ho scoperto solo stamattina che l’Italia era stata sconfitta dalla Macedonia del Nord (nomen omen) e quindi non parteciperà alla fase finale dei mondiali di calcio. Potete immaginare quanto la cosa mi interessi.

Però mi chiedo oziosamente se e per quanto tempo la notizia scalzerà le chiacchiere sulla guerra in Ucraina: in fin dei conti siamo sempre sessanta milioni di commissari tecnici…

Wikipedia Italia e l’invasione dell’Ucraina: storia di una narrazione

Dopo il primo articolo della scorsa settimana riguardo alla voce sull’invasione dell’Ucraina, ieri è stato pubblicato sul digitale (e credo oggi sul cartaceo) un articolo più completo (putroppo riservato agli abbonati).

Lasciamo da parte il fatto che continuino a parlare della fantomatica “Wikipedia Italia” (e dire che invece c’è “Wikipedia in lingua russa”… non riesco a capire quale sia per loro la differenza): evidentemente non ci arrivano. Partiamo invece dalle buone notizie: le affermazioni di Ruthven (il wikipediano intervistato dal giornalista) vengono riportate correttamente. Da questo punto di vista insomma non c’è nulla di cui lamentarsi. Quello che io ho trovato interessante è leggere nemmeno troppo tra le righe la posizione del gruppo GEDI, che è chiaramente antirussa. Insomma, il problema non mi parte tanto che Wikipedia sia o non sia un news media quanto che venga ritenuta non allineata con la scelta di campo di Elkann…

Poi vabbè, c’è il solito peana per la Treccani, dove «sono state aggiunte molte più informazioni di quelle che hanno trovato spazio, nelle tre settimane successive all’inizio del conflitto, su Wikipedia Italia.» Ho guardato ieri pomeriggio la voce relativa: ieri pomeriggio c’erano venti righe, dove tra l’altro si dice che «la Russia ha avviato una “operazione militare speciale” nel Paese, invadendo la regione di Kiev». In effetti hanno usato un punto di vista ancora più neutrale di quello wikipediano :-)

Fallacie logiche e dove trovarle

medici ucraini
Ho scoperto questo tweet di Fabio Dragoni: «Sostituire medici italiani non vaccinati con medici di un paese con uno dei più bassi tassi di vaccinazione al mondo 🤔…» (e link all’articolo della Stampa).

Chissà perché, Dragoni si è dimenticato di aggiungere che il personale sanitario deve essere vaccinato: eppure, anche se arriva dalla Bocconi, ha deciso di dedicarsi alla sanità. Detto in altro modo, quanto la popolazione ucraina sia vaccinata o no è irrilevante in questo contesto, dove è solo importante verificare che i sanitari ucraini sfollati in Italia lo siano.

Ovviamente una spiegazione c’è. Dragoni scrive per La Verità, che è notoriamente no vax. Quindi lamentarsi perché “prima i non vaccinati stranieri” segue esattamente la linea del quotidiano. Visto che le fallacie hanno sempre un senso?

“In esclusiva per te: Il tuo Incentivo”

No, non è un messaggio di spam. Il 10 marzo Amazon mi ha effettivamente scritto una mail con quel titolo. Ma torniamo un attimo indietro. Come magari sapete, io sono un “affiliato Amazon”, nel senso che se comprate qualcosa da Bezos partendo da uno dei miei link io guadagno qualcosina. Non ve ne siete accorti? Beh, sì, in effetti l’unico punto in cui io posto quei link è nelle recensioni ai libri che leggo (tutte le recensioni, anche in quelle dei libri che non mi sono piaciuti affatto: lo faccio per completezza)

In definitiva, Amazon mi ha detto “Ti abbiamo selezionato per far parte di un gruppo esclusivo che riceve un incentivo tariffario speciale e personalizzato durante marzo e aprile 2022. Ora hai l’opportunità di guadagnare commissioni aggiuntive.” aggiungendo che “I tuoi lettori si fidano degli ottimi consigli che fornisci”. Mah: una volta ero nei top 500 recensori, ormai sto per uscire dai top 1000, anche perché coi libri si fa poco. Non posso comunque dirvi quali sarebbero le commissioni aggiuntive: non perché c’è un qualche accordo di riservatezza (magari c’è anche…) ma semplicemente perché non ho nemmeno aperto il link. Penserete mica che io mi metta a fare l’influencer e consigliarvi la qualunque? Figuratevi chi comprerebbe qualcosa solo perché lo dico io…

Should You Believe Wikipedia? (ebook)

Il titolo del libro è abbastanza fuorviante: di Wikipedia si parla esplicitamente in un solo capitolo del libro, infatti. Il tema di questo lavoro, che amplia una sua precedente opera, è come si costruiscono le comunità in rete, con somiglianze e differenze rispetto a quelle classiche che si costruivano con le persone vicine. Secondo Bruckman il punto fondamentale di queste comunità è che costruiscono un corpo di conoscenza comune. Certo, Wikipedia è il primo esempio che può venire in mente: ma Bruckman racconta di esempi completamente diversi, dai subreddit di fan di una certa serie televisiva ai siti di autoaiuto sulle allergie. Inoltre queste comunità tendono a una certa coesione empatica tra i membri, qualcosa che a priori non sembrerebbe possibile. Per quanto riguarda Wikipedia – e il “possiamo fidarci di quello che c’è scritto?” la sua posizione è che la verità esiste, anche se noi abbiamo un accesso solo indiretto e incerto; il consenso sociale a volte sbaglia ma continua a essere il meglio che possiamo ottenere. Insomma sì, ci possiamo fidare. Negli altri capitoli Bruckman racconta di come Internet ha cambiato il nostro modo di pensare, che è diventato più di gruppo che personale; segue una sezione sulle nostre identità che cambiano a seconda dei gruppi dove operiamo e su come il mercato plasma i siti e li fa diventare cose diverse, nel bene o più spesso nel male – pensiamo a troll e abusi in rete; Bruckman fa alcune proposte per come Internet potrebbe diventare migliore, anche se non mi è parso di vedere un vero ottimismo. L’approccio didattico dell’autrice si nota nel recap alla fine di ciascun capitolo, dove c’è un riassunto di quanto si è imparato. In definitiva, non sarà un testo essenziale ma può servire a vedere con occhi diversi le comunità online.

(Amy S. Bruckman, Should You Believe Wikipedia?: Online Communities and the Construction of Knowledge, Cambridge University Press 2022, pag. 274, €10,19, ISBN paperback 9781108748407)