Era una decina di giorni che vedevo un lampione stradale dalle parti di casa mia lampeggiare, ma ero troppo pigro per segnalarlo. Poi domenica sera ne ho visto un altro spento e così sono andato a cercare il sito per le segnalazioni e ho messo i due lampioni. Lunedì erano ancora malfunzionanti, martedi erano stati riparati e stamattina mi sono arrivate due mail da “Ticket-Remedy” che comunicavano la “risoluzione della segnalazione”. È vero che tre anni fa avevo avuto un’esperienza non delle migliori (ma non avevo il numero del lampione), ma direi che stavolta non posso lamentarmi.
Ah: le segnalazioni erano numerate 7480 e 7481 (con sette zeri davanti perché sono ottimisti :-) ). Non so da quanto sia partito questo sistema di ticketing, ma i numeri mi sa che siano davvero bassi il che è un peccato, perché io sono della scuola che i beni comuni dovrebbero essere davvero curati da tutti.

Ieri ho ricevuto una mail dall’Espresso con questa bella immagine (sì, non c’è scritto “l’Espresso”, non so esattamente come mai). Tecnicamente non è uno spam: in qualche vita passata ho dato loro la possibilità di scrivermi, e infatti non mi sto lamentando di questo. Se vi interessa divemtare un podcaster, per la cronaca, il sito dove iscriversi al contest (si sa che “concorso” fa schifo) è 
Questo libretto del romanziere marocchino Fouad Laroui è strano, perché è in un certo senso un saggio scientifico/filosofico – Laroui ha una formazione scientifica – che riprende il concetto della follia che assale i matematici quando cercano di toccare con mano l’infinito. Occhei, il concetto è più che abusato, e comunque è falso: quello che però è interessante è che nei tanti capitoletti di due o tre pagine di cui il testo è composto Laroui ha un approccio “mussuilmano” al tema, tanto che cita spessissimo Averroè, che a quanto pare è abbastanza reietto anche nella cultura araba. (Scusate la terminologia impropria). Insomma, una specie di misticismo di tipo diverso da quello a cui siamo abituati, e proprio per questo più interessante, nonostante la tesi di Laroui mi pare un po’ forzata anche rispetto agli esempi che porta nell’ultima parte del libro. È però vero che in fin dei conti per lui i matematici sono quelli più vicini a Dio, e come faccio a non apprezzarlo? Buona la traduzione di Cristina Vezzaro e Luigi Civalleri (che immagino abbia controllato la parte più strettamente matematica).